C’è qualcosa di speciale quando una band come i Wilco incontra una cornice come la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Questa sera, sotto il cielo romano, la formazione di Chicago ha regalato al pubblico capitolino una tappa memorabile del suo A Tour With Wilco, confermando ancora una volta perché la line-up attuale – Jeff Tweedy, John Stirratt, Glenn Kotche, Pat Sansone, Nels Cline e Mikael Jorgensen – sia considerata una delle più solide e apprezzate realtà live del panorama internazionale.
Ad aprire le danze è stata “Art of Almost”, con le sue trame elettroniche e le esplosioni chitarristiche di Nels Cline, seguita a ruota da “Handshake Drugs” e dalla delicata “If I Ever Was a Child”. Ma è con “Via Chicago” che la Cavea ha trattenuto il fiato: la ballata dolceamara, interrotta dalle celebri deflagrazioni sonore di Glenn Kotche alla batteria, resta uno dei momenti più intensi del repertorio della band.
Non poteva mancare “I Am Trying to Break Your Heart”, gioiello di quel capolavoro assoluto che è Yankee Hotel Foxtrot, seguita da “California Stars”, il brano nato dalla storica collaborazione con Billy Bragg sui testi inediti di Woody Guthrie, cantata a squarciagola da tutta la platea.
La parte centrale del concerto ha alternato episodi più recenti come “Evicted” e la suite “Bird Without a Tail / Base of My Skull” a classici del calibro di “I’m Always in Love” e “Box Full of Letters”, quest’ultima un tuffo nel passato fino al debutto A.M. del 1995.
Con “Annihilation”, “Hummingbird” e “It’s Just That Simple” – rara occasione per sentire la voce di John Stirratt al microfono – la band ha mostrato tutta la sua versatilità, prima di lanciarsi nella cover di “Love Is Everywhere (Beware)” e nella sempre toccante “Theologians”.
Il momento più atteso dai fan della chitarra è arrivato puntuale: “Impossible Germany”, con il leggendario assolo di Nels Cline che si è dilatato in un crescendo ipnotico, salutato da un’ovazione della Cavea. A chiudere il set principale, una tripletta da brividi: la commovente “Jesus, Etc.”, l’irresistibile “Heavy Metal Drummer” e “I’m the Man Who Loves You”.
Richiamati sul palco a gran voce, i Wilco hanno concesso quattro bis d’eccezione: “The Late Greats”, la monumentale “Spiders (Kidsmoke)” con il suo groove motorik che ha fatto ballare l’intera Cavea, “Monday” e infine l’energia rock’n’roll di “Outtasite (Outta Mind)”, congedo perfetto per una serata indimenticabile.
A quasi trent’anni dalla fondazione, i Wilco continuano a dimostrare che l’etichetta di “migliore band americana in attività” non è affatto esagerata. Tweedy, con la sua presenza scenica sorniona e la voce sempre più calda, guida un sestetto capace di passare dall’alt-country alla sperimentazione noise, dal pop cristallino alle jam psichedeliche, senza mai perdere coesione.
La Cavea dell’Auditorium, con la sua acustica impeccabile e l’atmosfera intima sotto le stelle, si è confermata la cornice ideale per una band che fa dell’equilibrio tra fragilità e potenza la propria cifra stilistica. Roma ringrazia e aspetta già il prossimo ritorno.
LA SCALETTA
- Art of Almost
- Handshake Drugs
- If I Ever Was a Child
- Via Chicago
- I Am Trying to Break Your Heart
- California Stars
- (Billy Bragg & Wilco song)
- Evicted
- Bird Without a Tail / Base of My Skull
- I’m Always in Love
- Box Full of Letters
- Annihilation
- Hummingbird
- It’s Just That Simple
- Love Is Everywhere (Beware)
- Theologians
- Impossible Germany
- Jesus, Etc.
- Heavy Metal Drummer
- I’m the Man Who Loves You
- The Late Greats
- Spiders (Kidsmoke)
- Monday
- Outtasite (Outta Mind)































































