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Aria Festival 2026, Antrodoco diventa un cantiere musicale tra jazz, tradizione e identità

Cinque giorni di musica, letteratura e arti visive trasformano Antrodoco in un laboratorio culturale diffuso. Dal jazz di Gioacchino Fabbi alla “Musica per cicale” di Matteo D’Incà, la quarta edizione di Aria Festival mette al centro i talenti del territorio e il rapporto tra comunità e produzione artistica.

Antrodoco torna a essere un laboratorio a cielo aperto dove musica, letteratura e arti visive dialogano con il territorio. Dal 18 al 22 agosto il borgo della Valle del Velino ospita la quarta edizione di Aria Festival, appuntamento che inaugura anche il primo anno di un nuovo triennio di programmazione, realizzato con il supporto del Comune di Antrodoco.

Il tema scelto per il 2026 è “Identità in movimento”. Non soltanto uno slogan, ma la chiave attraverso la quale il festival prova a raccontare Antrodoco partendo da chi vi abita e da chi contribuisce alla sua vita culturale. Teatro, musica, fotografia, editoria e artigianato diventano così parti di un unico racconto, costruito attraverso artisti professionisti e dilettanti, studenti e associazioni locali.

Al centro della programmazione ci sono tre esperienze artistiche nate o cresciute proprio ad Antrodoco. La prima è quella di Matteo D’Incà, musicista bellunese ma antrodocano d’adozione dal 2014, protagonista di Musica per cicale: un esperimento sonoro nel quale gli strumenti entrano in dialogo con il frinire delle cicale e con l’ambiente naturale. D’Incà si esibisce inoltre in duo elettrico con il chitarrista e compositore romano Daniele Fiaschi, musicista che nel corso della sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con Daniele Silvestri, Max Gazzè, Giovanni Truppi, Manuel Agnelli, Diodato, Marco Mengoni e Levante.

Spazio poi al jazz con Gioacchino Fabbi. Il batterista antrodocano porta al festival la nuova formazione The Clarinet Machine, con un repertorio originale che punta a intrecciare differenti suggestioni musicali. La fotografia entra invece nel programma con Giulia Feliciani e la mostra Filamenti di identità, realizzata insieme ad Annamaria Giusti ed Eleonora Pasquali.

Aria Festival allarga però lo sguardo oltre i confini del borgo per coinvolgere l’intera Valle del Velino. Da Rieti arriva Raffaello Simeoni, interprete impegnato nella ricerca e nella sperimentazione dei linguaggi musicali provenienti da diverse culture. Dall’Alta Valle del Velino arrivano invece i Poeti dell’Ottava Rima, custodi della tradizione del canto improvvisato. Due mondi apparentemente lontani che il festival mette in relazione, facendo incontrare ricerca contemporanea e patrimonio popolare.

Non c’è soltanto la musica. La programmazione comprende anche due appuntamenti dedicati ai libri e al tema dell’ascolto: Musica a colazione di Martina Chechi e Anatomia di un suicidio sonoro di Riccardo Paddeu.

Gli appuntamenti sono distribuiti in diversi luoghi di Antrodoco, trasformando il paese nella scenografia stessa della manifestazione. Il Boschetto del Comune ospita Musica per cicale, mentre Piazza del Popolo accoglie gli incontri letterari. Il Chiostro di Santa Chiara è lo spazio scelto per il concerto di Daniele Fiaschi e Matteo D’Incà, mentre The Clarinet Machine si esibisce a Largo Santa Chiara. Il 20 agosto è dedicato anche all’incontro musicale tra i Poeti dell’Ottava Rima e Raffaello Simeoni.

La chiusura, sabato 22 agosto alle 21.30 in Piazza 4 Novembre, riunisce fotografia, concerto e performance con Filamenti di identità di Giulia Feliciani, Annamaria Giusti ed Eleonora Pasquali. In caso di maltempo gli appuntamenti vengono trasferiti al Teatro Sant’Agostino. L’ingresso agli spettacoli è gratuito.

Con questa quarta edizione Aria Festival consolida quindi un percorso che va oltre la semplice successione di concerti. L’obiettivo è fare del borgo un luogo di produzione culturale, mettendo in relazione artisti, pubblico e comunità. “Identità in movimento” diventa così il racconto di un territorio che guarda alle proprie radici senza trasformarle in qualcosa di immobile: le utilizza, piuttosto, come materia da reinterpretare attraverso musica, immagini, parole e nuovi linguaggi.

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