Nei giorni scorsi abbiamo intervistato la cantante americana, stella del jazz internazionale, Veronica Swift, che sarà presente all’Eddie Lang Jazz Festival che si terrà a Monteroduni (IS) dal 6 al 9 agosto prossimi.
Questa all’Eddie Lang Jazz Festival è la sua unica data estiva in Italia. Che effetto le fa esibirsi nella cornice storica dei Giardini del Castello Pignatelli di Monteroduni?
Sono davvero fortunata a poter venire a cantare in Europa più volte all’anno, ma l’Italia è una rara opportunità… ed è sempre tra le mie mete preferite! Ascolto più opera italiana che qualsiasi altro genere, parlo io stessa un po’ di italiano e ho avuto sei fidanzati italiani o con origini italiane (incluso il mio compagno Brian Viglione, che suonerà la batteria con noi in questo spettacolo). Ogni volta che ho l’onore di cantare in Italia, specialmente se circondata da splendidi edifici secolari, vengo trasportata indietro nel tempo ed è un’esperienza paradisiaca! Sono una grande appassionata di storia, e c’è così tanto da esplorare nel vostro Paese!
Il suo nuovo album omonimo segna una forte affermazione artistica. Rispetto a Confessions e This Bitter Earth, in che modo rappresenta una svolta o una maturazione nel suo percorso?
L’album omonimo ha rappresentato un’evoluzione piuttosto che un punto di svolta, mi piace definirlo il mio album ‘TransGenre‘. Per tutta la vita sono sempre stata molto più di una semplice cantante jazz: sono anche una cantautrice rock, con una formazione in teatro, canto lirico, gospel, soul e musica folk degli Appalachi… nessuno di questi generi rappresentava una novità per me. Non ero mai riuscita a racchiudere tutti questi elementi in un unico disco.quindi Ho utilizzato ciascun album per avvicinarmi gradualmente a una rappresentazione più completa e autentica di ciò che sono lemie origini. Confessions era puramente jazz tradizionale, This Bitter Earth ha poi introdotto alcuni elementi cinematografici e rock, e quest’ ultimo progetto è stato la naturale conseguenza! Inoltre, stavo vivendo limitazioni nella mia vita che non riuscivo più a tollerare… c’era troppa musica repressa dentro di me che aveva bisogno di sfogarsi. Conoscete quella sensazione che si prova quando si desidera dire qualcosa a qualcuno, ma si è stati repressi e si è tenuto tutto nascosto dentro Tutti abbiamo bisogno di quella liberazione, e ciò che il mio album ‘TransGenre’ ha dimostrato agli artisti di tutto il mondo è che non è necessario rimanere chiusi in uno schema o limitarsi a un solo ambito musicale. Decine di cantanti mi hanno riferito che, grazie al mio esempio, hanno trovato il coraggio di fondere tutti i generi che amano in un unico spettacolo, anche se le loro scuole o i loro colleghi consigliano loro di non deviare dal proprio percorso. Sono onorata di sapere che il mio messaggio sia arrivato a destinazione.
Nel disco lei fa convivere jazz, opera lirica, rock industriale, funk e vaudeville. Quale è stata la sua fonte di ispirazione?
Questa non è soltanto una storia professionale, ma un’autentica storia d’amore destinata a durare! I Dresden Dolls sono stati una fonte d’ispirazione enorme per me. Dall’età di 12 anni ascoltavo ogni intervista di Brian e sognavo di suonare in un gruppo e di collaborare con qualcuno come lui… o, ancora meglio, di avere una relazione con una persona simile… Era questo il desiderio che lanciavo nell’universo mentre guardavo le sue foto, i suoi video e stravedevo per lui. Arrivando al mio album del 2021, scelsi di incidere una cover del loro brano ‘Sing‘ come messaggio conclusivo del disco, senza mai immaginarmi che Brian l’avrebbe ascoltata. È stata proprio quella registrazione ad attirare la sua attenzione e a spingerlo a contattarmi su Instagram. Mi disse che, se fossi andata a Los Angeles, gli sarebbe piaciuto incontrarmi. Ero al settimo cielo e, nel settembre del 2021, ho potuto finalmente incontrare il mio idolo: da quel momento stiamo insieme! Gli ho mostrato la mia musica inedita e gli ho raccontato la vita che sognavo per me stessa, ma che non avevo mai avuto il coraggio di perseguire. Brian mi ha fatto comprendere che era il momento di agire! Insieme abbiamo intrapreso questo percorso collaborativo con l’album omonimo, inizialmente come prova per valutare la sintonia in studio, ed è stato tutto perfetto! Siamo l’uno il complementare dell’altra, pur viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda: io provengo dal mondo del jazz, ma ho il rock ‘n’ roll nell’anima… Freddie Mercury è il mio punto di riferimento. Brian è un batterista rock con radici profonde nel jazz, poiché il suo mito è Elvin Jones. Questo incredibile equilibrio tra due mondi distinti ha generato un sound fresco ed entusiasmante, oltre a un nuovo modo di interpretare brani che per decenni erano stati eseguiti sempre allo stesso modo! Condividevamo la stessa visione e gli stessi metodi, e da questo è nata la nostra rock band, i DAME. Ho davvero realizzato il sogno di trovare non solo il partner musicale e collaboratore perfetto, ma anche la relazione che avevo sempre desiderato!
Chi sono i musicisti con cui condivide questo progetto?
Così come io e Brian spaziamo con fluidità tra i generi, affrontiamo ogni stile a partire da un punto di vista autentico, lo stesso vale per Jack Tustin e Mathis Picard. Sono molto selettiva nella scelta dei membri della mia band e ho scelto questi musicisti perché potrei letteralmente eseguire con loro uno spettacolo in trio jazz/cabaret di stile Weimar oppure un concerto glam rock, mantenendo invariati il livello di musicalità, la presenza scenica e la padronanza tecnica. Questi ragazzi sono in grado di suonare qualsiasi cosa, ma senza farlo in modo banale o superficiale: ognuno di loro è un innovatore. Inparticolare lo è Mathis Picard, il cui sound unico crea un ponte tra jazz, musica elettronica, soul e classica. Il suo ultimo album è una raccolta di preludi e fughe originali di sua composizione. Con questo gruppo sento davvero di aver trovato la mia comunità ideale, sensazione che non provo quando sono circondata da musicisti esclusivamente jazz o da puristi del rock ‘n’ roll. Lo spettacolo che stiamo preparando per voi è un’anteprima del prossimo album in uscita nel 2027, “Home”, che esplora le numerose sfaccettature di questo concetto… Da dove veniamo, dove ci troviamo ora nella vita e dove desideriamo essere un giorno. Siamo soddisfatti della nostra ‘casa’ o abbiamo un legame complesso e ricco di sfumature con le nostre radici? L’auspicio è che, attraverso questo spettacolo, il pubblico possa riflettere su questi temi e trovare le proprie risposte.
Come riesce a far dialogare mondi così distanti mantenendo la sua identità artistica sempre così riconoscibile?
Il percorso per individuare la ‘propria voce originale’ richiede tempo, anni e anni di totale dedizione alla propria arte! Bisogna sviluppare la propria tecnica e il proprio messaggio e, se si avverte un’attrazione verso uno specifico artista, occorre assecondarla approfondendo ogni singolo aspetto della sua arte: la modalità di produzione del suono, il fraseggio, lo stile di arrangiamento, e così via… Attraverso un’imitazione profonda ed esaustiva, arriviamo a interiorizzare questi elementi nel nostro corpo affinché diventino parte del nostro essere. Con il passare del tempo, attraverso le diverse fasi e gli artisti che si è cercato di emulare, il loro sound collettivo finisce per identificarsi con la tua voce e comincerai a notare, a posteriori, in cosa consista la tua identità vocale. Inoltre, non bisogna lasciarsi influenzare da un solo genere o stile, poiché tutti gli artisti più affermati sono stati condizionati da generi diversi da quello che propongono. È fondamentale individuare l’elemento personale che ti distingue dagli altri, altrimenti si rischia di rimanere nell’anonimato.
La ‘propria voce’ non si trova seguendo una procedura definita passo dopo passo, ma si comprende di averla raggiunta dopo anni di pratica dell’imitazione. È necessario essere curiosi e non limitarsi a scaricare spartiti per studiare in modo meccanico, né cantare gli assoli di Ella Fitzgerald sovrapponendosi alle sue registrazioni o cercare risposte rapide tramite intelligenza artificiale su Google… Occorre scavare a fondo e trovare queste risposte autonomamente. Bisogna svolgere il lavoro vero, poiché è l’unico modo per far sì che diventi parte integrante di ciò che si è. Non esistono scorciatoie (a prescindere da ciò che gli influencer sui social media vorrebbero far credere per trarre profitto dalle visualizzazioni).
