Vittorio Sanna: la sfida di una scuola che sappia guardare avanti

Un libro che diviene manifesto e visioni nuove della scuola, vero centro di rinascite per il futuro

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Eccolo un saggio nuovo e per molti aspetti di contestazione creativa e lungimirante. Si intitola “Non vado a scuola, mi annoio” a firma di Vittorio Sanna. Si affronta da vicino uno dei nodi più urgenti del dibattito educativo contemporaneo: la distanza crescente tra la scuola e il mondo in cui vivono i bambini di oggi. Attraverso una riflessione critica ma concreta, Sanna mette in discussione modelli e convinzioni ormai consolidati, offrendo anche un’idea di educazione capace di valorizzare talenti, inclinazioni e unicità individuali. Un saggio che invita docenti, genitori ed educatori a interrogarsi sul futuro della formazione e sul significato stesso dell’apprendere.

La scuola oggi: un tempo dalla cattedra arrivava l’imposizione, la regola, la disciplina. Oggi ho come l’impressione che siano gli studenti a decidere e la scuola a correr dietro alle richieste. Vero?
Gli studenti non chiedono niente: o accolgono o rifiutano. Avessero la forza per chiedere significherebbe che esiste un dialogo, una connessione, un principio di fiducia. Invece l’Insegnante propone e lo studente accoglie o rifiuta. Non si parte dai reali bisogni ma dai programmi e dagli obiettivi scolastici. Senza grande flessibilità nello strutturare i percorsi per creare motivazione.

Altra impressione che corre parallela alla precedente: come se la scuola – alla stregua di un’azienda – sia più interessata a tener buoni gli studenti / clienti che a “lottare” per il bene comune… a te la palla…
È vero. Sembra esista un principio di autoconservazione della scuola. Nel processo di mediazione tra l’offerta scolastica e la richiesta sociale si trova un compromesso che non accontenta completamente nessuno: l’insegnante mantiene il proprio ruolo e posto di lavoro, lo studente cerca di barcamenarsi per evadere il proprio obbligo scolastico. L’entusiasmo è raro.

Il tuo modo di fare scuola? Il tuo modo di pensare alla formazione di un individuo? In breve, se la cosa è fattibile ovviamente…
Cercare di trovare sempre motivazione. Cercare di rendere appassionato e divertente il lavoro. Mirare a coinvolgere e valorizzare tutti. Il clima, l’ambiente deve essere costruttivo. I protagonisti devono sentirsi valorizzati. L’insegnante deve cercare di smuovere gli interessi di base di chi arriva da ambienti in cui la cultura scolastica è labile. Il reale interesse per ogni singolo studente fa la differenza. La consapevolezza che colui che deve studiare di più è l’insegnante fa pure tutta la differenza del mondo. Strategie, metodi e proposte non possono prescindere dai bisogni che cambiano e che vanno compresi e non condannati perchè lontani dai tuoi vissuti.

Dunque questo libro va diretto al corpo docenti? E agli studenti invece che cosa regala?
Va a tutti. I docenti, i genitori, gli studenti. Perchè si capisca che c’è un problema da risolvere insieme e non responsabilità da scaricare l’uno all’altro per giustificare la propria frustrazione

Da studente: il tuo ricordo più significativo, in merito agli argomenti trattati dal tuo libro?
Un professore che arrivava a scuola con l’Almanacco De Agostini e partiva per le sue lezioni da dati concreti, dalla cronaca, dal quotidiano. Per poi risalire alle ragioni storiche geografiche e culturali. C’è bisogno di tanta concretezza

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