In occasione dei live che si è svolto il 10 e 11 aprile a Viterbo prende forma WOW!, il primo contest musicale universitario nazionale interamente dedicato alle giovani voci femminili, promosso dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università della Tuscia.
Un progetto inedito nel panorama istituzionale italiano, nato da un’idea di Stefania Capati, direttrice responsabile di Radio Tuscia Events, che intreccia musica, università e impegno civile con l’obiettivo di dare spazio, strumenti concreti e visibilità al talento delle donne. In questa intervista, Capati racconta la genesi di WOW!, il suo valore culturale e sociale, il lavoro di selezione delle artiste provenienti da tutta Italia e le prospettive future di un’iniziativa che, fin dalla sua prima edizione, si propone come molto più di un semplice contest musicale.
WOW!” nasce come il primo contest universitario nazionale dedicato alle voci femminili: da dove nasce questa intuizione e quale vuoto sentiva fosse necessario colmare nel panorama musicale e istituzionale italiano?
L’idea nasce dalla constatazione che le donne spesso non riescono a mettere piede in una sala registrazione e nella maggior parte dei casi non hanno nemmeno i mezzi economici per poter incidere il loro brano. Quindi mi sono detta, l’Università è uno spazio aperto ed inclusivo, i Comitato Unico di garanzia è lo strumento adatto per colmare questa lacuna. Ne ho parlato con la Prof.ssa Sonia Maria Melchiorre presidente del CUG e lei ha immediatamente accettato e sostenuto l’idea. WOW! è l’acronimo di *W* omen Minding their *OW* n business un evento internazionale, nato sempre all’interno del CUG che promuove l’emporwement femminile.
Il progetto unisce musica, università e temi come inclusione e pari opportunità: quanto è stato importante costruire un’iniziativa che fosse non solo artistica ma anche culturale e sociale?
Come ho detto prima l’Università deve essere uno spazio aperto ed accogliente per tutti, non può più essere un luogo solo per pochi eletti ed elette, ma deve proporsi e rinnovarsi con iniziative che siano non solo culturali ma soprattutto sociali. L’UNITUS in questo è un passo avanti grazie all’impegno del CUG e della Presidente che è instancabile nel promuovere eventi di questo tipo. Con WOW! l’obiettivo di poter unire arte, cultura e impegno sociale, non è stato semplice ma ci siamo riuscite, grazie anche alla collaborazione di un team giovane e capace.
Le artiste arrivano da tutta Italia e sono state valutate da una doppia giuria, artistica e tecnica: quali sono stati i criteri principali che avete voluto privilegiare nella selezione e cosa vi ha colpito maggiormente dei talenti in gara?
La doppia giuria ha garantito la trasparenza e l’imparzialità nella scelta dei brani delle artiste. La giuria artistica ha valutato le artiste solo in base alla voce e a pochi altri criteri ma che hanno garantito che la scelta non privilegiasse solo l’aspetto fisico. Sappiamo per certo che in tantissimi talent show questo è stato un requisito discriminante. Essendo questo un vero talent show, promosso da un CUG universitario, abbiamo fortemente voluto dare un segnale forte e chiaro che si traduce in massima trasparenza.
La giuria tecnica invece ha potuto conoscere le artiste quando si sono esibite nei live e anche noi dell’organizzazione le abbiamo viste per la prima volta durante le esibizioni. La presidente della giuria tecnica individuata nella persona di Cinzia Tedesco, ha garantito che le condizioni fossero tutte uguali per tutte le concorrenti.
Dopo il successo di questa prima edizione e in vista della finale del 6 maggio, quale futuro immagina per “WOW!” e che ruolo può avere nel sostenere concretamente la crescita delle giovani artiste italiane?
I premi che riceveranno le prime 3 classificate sono soldi veri che l’ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Viterbo, attraverso il Dr. Enrico Maria Lanzetti hanno voluto devolvere per questa importante iniziativa. Inoltre una di loro riceverà anche un contratto con un produttore indipendente. Vorrei dire per usare le parole di Sonia Melchiorre, che abbiamo fatto in modo che un piccolo sogno sia diventato realtà per diverse ragazze. Anche a Sanremo si è sollevato il problema della poca partecipazione femminile, e noi tutti abbiamo voluto fare la nostra piccola parte per colmare questo gap. Cosa mi aspetto? Ovviamente di convincere il CUG ad investire altre energie in questo progetto e a non farlo cadere nel vuoto.
