Oggi al WeGil la conferenza stampa di presentazione della sesta edizione di Lazio Sound

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C’è un momento, nelle politiche culturali, in cui le parole “talento” e “territorio” smettono di essere formule rituali e provano a incarnarsi in un progetto concreto. È il terreno su cui si muove LAZIOSound, il programma della Regione Lazio dedicato alla musica emergente, la cui sesta edizione è stata presentata oggi negli spazi del WeGil, a Roma.

Un luogo non casuale: ex edificio della Gioventù italiana del Littorio, oggi riconvertito a hub culturale, il WeGil è diventato negli ultimi anni uno dei simboli della nuova geografia culturale capitolina. Qui, tra architetture razionaliste e pubblico giovane, si è aperto ufficialmente il bando 2026 di un progetto che ambisce a qualcosa di più di un semplice contest musicale.

A dirlo con chiarezza è il direttore artistico Paolo Vita, che durante la conferenza ha definito LAZIOSound «una macchina al servizio dei giovani, fatta di persone, passione e competenze». Un’immagine che restituisce bene la natura del progetto: non solo competizione, ma infrastruttura culturale.

Nato per trasformare la passione musicale in una possibile professione, LAZIOSound si articola infatti in un sistema complesso: un contest live e digitale, sei finali distribuite nei territori della regione e una finale conclusiva — fissata per il 16 luglio al Castello di Santa Severa — affiancate da percorsi di formazione, produzione e promozione.

Tra le novità più rilevanti della sesta edizione c’è l’introduzione della categoria “interpreti”, pensata per chi non scrive brani ma si misura con l’arte, tutt’altro che secondaria, dell’interpretazione vocale. Una scelta che allarga il perimetro del progetto e riflette una mutazione più ampia del panorama musicale contemporaneo, sempre meno rigidamente diviso tra autori e performer.

Accanto agli interpreti restano le cinque categorie già consolidate — jazz, urban, cantautorato, classica ed elettronica — a comporre una mappa sonora che prova a tenere insieme tradizione e nuove tendenze.

È soprattutto sul piano politico-culturale che la Regione Lazio insiste. L’assessore Simona Renata Baldassarre ha parlato esplicitamente di «investimento strutturale» e di «ecosistema favorevole» per i giovani artisti, sottolineando come il progetto punti a valorizzare non solo i talenti ma anche i territori, con finali distribuite nelle diverse province.

In questa prospettiva, LAZIOSound si inserisce in una strategia più ampia: costruire una filiera musicale regionale capace di dialogare con il mercato nazionale. Non a caso, tra i premi figurano opportunità concrete — produzione di singoli e videoclip, distribuzione, formazione — fino all’accesso a palcoscenici come Casa Sanremo e, da quest’anno, al San Marino Song Contest.

A fare da cerniera tra istituzioni e industria musicale è una giuria che somiglia a una piccola enciclopedia del settore: dal cantautore Sergio Cammariere — che ne è presidente — a figure come Maurizio Fabrizio, Stefano Di Battista, Federica Gentile e Briga. Un mosaico di competenze che attraversa generi e generazioni, e che riflette l’ambizione del progetto: intercettare linguaggi diversi senza gerarchie predefinite.

Sergio Cammariere ha parlato di «viaggio» e di «opportunità per scoprire nuovi talenti». Parole attese, ma che acquistano peso in un contesto in cui la scoperta musicale è sempre più mediata dagli algoritmi e meno dagli spazi fisici.

In controluce, la conferenza del WeGil ha raccontato anche un’altra storia: quella di un tentativo — non isolato ma ancora fragile — di ricostruire un rapporto tra istituzioni pubbliche e produzione culturale giovanile. In un Paese dove l’accesso alle professioni artistiche resta spesso precario e informale, LAZIOSound prova a mettere in campo strumenti, reti e occasioni.

Resta da capire se questa “macchina” riuscirà davvero a produrre ciò che il suo direttore artistico auspica: «una canzone, un musicista, un artista italiano» capace di lasciare un segno.

Per ora, il dato più evidente è un altro: la musica emergente, almeno nel Lazio, torna a essere oggetto di una politica pubblica strutturata. E già questo, nel panorama culturale italiano, non è un dettaglio.

Vi lasciamo alle foto di Chiara Lucarelli

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