Sergio Cavoli: dalla Sclerosi al tumore, rinascendo scrivendo a mano

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“Passi di speranza” di Sergio Cavoli nasce quando andare avanti non era affatto scontato. E dunque subito mettiamo innanzi tematiche difficili che purtroppo possono o sono materia quotidiana di tanti di noi. Non un progetto letterario di mera estatica quanto invece un bisogno urgente, quasi primigenio: citando dalla sua cartella stampa, questo libro nasce dallo scrivere a mano per rallentare, respirare, restare in piedi. Restituire al tempo una dignità umana che non ricordiamo neanche più di dovergli concedere. Dalla Sclerosi Multipla al tumore: rinascere è stato possibile. Nessuna ricetta chimica o magica, nessuna soluzione e nessuna strategia psicologica: soltanto vicinanza umana.

Una domanda secca, diretta e centrale: come si convive con la malattia, la morte a due passi, con l’obiettivo di una rinascita che sembra impossibile?
Convivo con tutto questo restando presente a ogni istante, senza negare il dolore né fuggire la paura. Con la sclerosi multipla ho conosciuto la paura, con il tumore al polmone ho conosciuto il dolore, ma ho conosciuto anche la forza, grazie all’amore della mia famiglia. Accetto la fragilità del corpo e la vicinanza della morte come parte della vita, ma scelgo di vivere pienamente ogni giorno, trasformando la difficoltà in resilienza. La rinascita non è un miracolo improvviso, ma un percorso fatto di piccoli passi e speranza, dove ogni gesto, parola e relazione diventa motivo di vita. La mia esperienza insegna a dare valore al presente e a condividere la forza con chi affronta le proprie battaglie.

Dunque è possibile dire che la scrittura è stata il centro e il motore di questa rinascita?
Sì, assolutamente. Per me la scrittura è stata sia il centro che il motore di questa rinascita. Mettere in parole le mie paure, il dolore e la fragilità mi ha permesso di trasformarli in forza e consapevolezza. Scrivere è stato un modo per stare presente, dare senso alla sofferenza e costruire una resilienza concreta. È attraverso la scrittura che ho potuto condividere la mia esperienza, trasformando il dolore in parola, la parola in forza e la forza in qualcosa da donare agli altri. Senza questo processo, la mia rinascita sarebbe stata incompleta, perché scrivere mi ha insegnato a vivere nonostante tutto.

Il tuo impegno sul sociale in tal senso è una bandiera che ormai sta raccogliendo anche i suoi frutti. Qual è stato il primo vero passo di questo libro?
Il primo vero passo di questo libro è stato mettere su carta la mia esperienza più intima, trasformando il dolore in parola e la parola in forza. Volevo che le mie sfide, la malattia e la fragilità diventassero un racconto condivisibile, capace di sostenere chi affronta momenti difficili. Dal solco di questo lavoro è nato anche il vademecum contro le truffe, sviluppato come gesto di solidarietà e ispirato dal mio impegno nel sostegno alle persone fragili. Il progetto aiuta anziani, persone fragili e i loro familiari a riconoscere e difendersi dai tentativi di truffa, un fenomeno in crescita sia nel mondo reale sia su internet. Così libro e iniziative collegate diventano strumenti concreti di presenza e protezione nella vita degli altri.

Che rapporto hai con la speranza?
La speranza per me è una compagna di viaggio, non un’illusione. È ciò che mi dà equilibrio nei momenti difficili, che trasforma la paura in determinazione e la fragilità in consapevolezza. Mi spinge a restare presente, a trovare forza nei gesti quotidiani e a condividere con gli altri ciò che imparo affrontando le sfide. La speranza è anche la luce che ci ricorda che, nonostante tutto, c’è sempre qualcosa per cui lottare, qualcosa che può fiorire anche nei momenti più bui. La felicità non è l’assenza di problemi, ma il modo in cui li affrontiamo, e questo libro può offrire conforto e incoraggiamento a chi sta passando un periodo difficile o cerca una prospettiva nuova.

E questo libro, che rapporto ti insegna ad avere con la vita e con la sua fine? Che penso sia il vero muro nella cultura di oggi…
Questo libro mi ha insegnato a stare pienamente nella vita, ad accoglierne la fragilità e la bellezza, senza cercare di fuggire dalle difficoltà o dalla morte. La fine della vita, che oggi spesso rappresenta un vero muro culturale, non è qualcosa da temere o negare, ma una parte naturale del cammino umano. La sofferenza non sparisce, ma può cambiare il modo in cui la vivi, diventando occasione di consapevolezza e forza. Scrivere e condividere la mia esperienza mi ha aiutato a capire che ogni momento ha valore, che possiamo scegliere come vivere anche nelle prove più dure, e che la consapevolezza della fine può rendere ogni gesto più autentico e ogni relazione più preziosa. In questo senso, il libro invita a vivere con coraggio, presenza e gratitudine, senza illusioni, ma con speranza attiva.

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