Milomaria: nel nuovo disco anche Leo Gullotta

Sono le piccole cose che fanno nascere dischi come questo. Milomaria torna in scena con “La breve distanza”, che porta in audio anche la voce del maestro Leo Gullotta in una featuring che troveremo nel singolo “Via Maqueda”. Quando si parla di percorsi maturi e di un mestiere elegante, di suoni composti e di un pop d’autore che forse, ai più feroci consumatori di motivetti, sembrerà ancora povero di quella soluzione radiofonica. Sono dischi di contenuto e non da centro commerciale. Spiragli alla Gazzè, alla Fabi, modi latini e feste rionali di piazza. Ma soprattutto tantissima semplicità…

La parola “distanza” oggi sembra un assurdo. Siamo iper-connessi, siamo tutti coesi. È una provocazione? 
Non è una provocazione, è una riflessione. Essere iperconnessi non significa automaticamente coesione, anzi, a volte coincide con una profonda solitudine. Tra l’essere davvero coesi e il crederlo soltanto c’è una breve distanza. Lo spazio quasi magico che ci separa da ciò che siamo e ciò che potremmo essere, o persino da ciò che abbiamo e ciò che potremmo avere.

Manca la distanza per tutto direi… alla distanza chiediamo certe responsabilità ma anche certi valori che ormai abbiamo dimenticato. Che rapporto hai con la distanza?
Con la distanza convivo da sempre. È il mio coinquilino. Da bambino ero un sognatore, amavo inventare e raccontare storie, e le storie sono pianeti distanti. Ho inseguito sogni distanti, voci distanti, pensieri distanti. Anche fisicamente ho messo spazio tra dove vivo e dove sono nato. Per me distanza significa ricordarsi da dove si viene e quali sacrifici ho dovuto affrontare per provare a fare ciò che amo ed essere chi sono oggi.

Cosa succede in “Via Maqueda”? Che luogo è? E perché hai condiviso tutto con Leo Gullotta?
In Via Maqueda accade che un luogo, in un momento preciso della mia vita, ha fatto da confessore e suggeritore. Palermo mi ha regalato una lucidità creativa che si è trasformata in un brano di cui sono profondamente orgoglioso.
Leo Gullotta lo ammiro da sempre. Volevo che fosse la voce capace di placare la malinconia della mancanza. Così grazie a Primiano Di Biase (direttore artistico e musicista di De Gregori), che suona il pianoforte nel brano, e alla bravissima attrice Chiara Cavalieri sono riuscito a contattarlo. Lui ha ascoltato il brano, se ne è innamorato e ha deciso di donarmi la sua maestria. Un uomo con uno spessore umano e artistico incredibile.

Il dialetto è un altro ingrediente per questo lavoro… qui arriva quasi come colore di scena o sbaglio? Non sembra voglia essere un centro culturale o sbaglio?
Il dialetto scappa via istintivamente. In L’Amuri, per esempio, non è un vezzo né uno sfoggio: è esattamente un colore, come dici tu. In Santa Rosalia diventa quasi una rivendicazione sociale che poi sfocia in festa, in “burdellu”. Non è mai intenzionale, ma neppure casuale. È semplicemente dove doveva essere.

E quindi con la Sicilia? Che rapporto hai?
La Sicilia è casa mia. È la mia famiglia: mia madre, mio padre, le mie sorelle, i miei amici. È una storia d’amore infinita, di quelle in cui si discute perché si vuole la stessa cosa ma la si dimostra in modi diversi. Un amore per cui, nello stesso istante in cui la mandi a fanculo, vorresti stare tra le sue braccia. La Sicilia è il mio vanto e il mio peccato, il mio astio e la mia stima.

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