Tra i venti e i trent’anni si attraversano territori scoscesi, si inciampa nelle proprie fragilità e si scopre che certe cadute insegnano più di qualsiasi manuale di istruzioni. È dentro questo spazio irregolare che prende forma “Dirupi”, il disco d’esordio di Alessandro Cerea, in uscita proprio oggi venerdì 20 febbraio 2026 per Musica Distesa. Una label che in qualche modo fotografa a pieno questo Mood tra folk intenso e attentissimo alle liriche e scenari digitali di un apporto assai diretto ad un gusto retrò.

Otto brani sospesi tra case silenziose, autostrade che portano al mare e città che si svuotano all’imbrunire. La provincia credo diventi un fulcro dove ognuno di noi costruisce il proprio tracciato e la propria lettura del disco…e quel senso di smarrimento che risento anche dentro certe soluzioni di arrangiamento, dentro questo modo che Cerea ha di cantare la voce, le immagini che mi regala della provincia che trattiene e insieme spinge a partire. E dentro ci trovo di tutto, Castelnuovo, Carella, Morandini e tantissimo del funk e della leggerezza pop da cassetta degli anni ’80. Il rock fa capolino nei contorni dell’apertura affidata a “Sogno perfetto” come anche dentro “Fratello sacrificale” in cui però vira e sembra ricordarci la bellezza dei modi new wave tutti italiani. La produzione che incontra il mestiere artigiano di Giuliano Dottori poi significa anche la sicurezza che tutto quel che sentiamo è suono suonato, come ormai paradossalmente siamo tenuti a specificare. E qui doverosamente citiamo didascalicamente dalla cartella stampa: Alessandro Cerea (voce, pianoforte, synth, chitarre), con il contributo di Giuliano Dottori (chitarre, basso, cori, synth), Giordano Rizzato (batteria, percussioni) e Zanira (cori). È un tempo nuovo ma anche la scusa buona per voltarci indietro per ricordarci come suonava un tempo il futuro…
