Salvario: città fragili, siamo persi in un dolcissimo caos

L’arpeggio iniziale mi regala quella dolcissima sensazione di sospensione, della luce che un poco si spegne al tramonto mentre una fragilissima città si lascia guardare mentre corre… lei corre ed io resto fermo, innamorato, felice del mio tempo… sono quei momenti in cui ansie e dolori si fanno da parte e quasi mi sento felice. E quelle due ali d’argento che Salvario recita nelle primissime battute di “Ritorno a casa” (brano che condivide con Anna Maria Stasi), sembrano riportarmi a quelle ali di Cast Away, simbolo di speranza per rinascere. “Fragili Meravigliose Città” è questo nuovo disco, monolitico, puntuale ad ogni promessa, dal suono fermo e preciso senza alcun debito sulle spalle. È un mare profondo dove ogni peso è dissolto…

Sono di quei dischi che consegnano alla nostra storia il peso della semplicità, di quella canzone d’autore acqua e sapone che non ha niente di originale ma solo presenza, esistenza, personalità… come ascoltare un disco di Daniele De Gregori, come l’esordio di AdriaCo o di Ivan Segreto o Ennio Salomone… o chiunque altro non stia cercando nel suono e nella forma la complicità del nuovo…

E dento l’elettronica, come in “Almodovar”, come nella successiva “Animali urbani”, colora ogni istante del suono con una maturità eccellente: gusto, groove, colori d’arredo scelti con cura che a toglierli forse ambierebbe la natura di questo disco… e come si passa da questi alle sensazioni latine di “Bon Voyage”, come si passa dal suono e preciso di un pop moderno a questi riverberi e questi modi “alcolici” di suonare le corde… e come si passa poi a chiudere il disco con “Sciame”, una vera perla di ghiaccio e metropolitana industriale notturna, posso vederle le insegne a Led ormai, i tombini, i grattacieli e il traffico che mi ignora… e quel rumore di vinile che permea tutto il sottofondo… e la frase che si ripete in giro dunque la trovo corretta e coerente: niente di nuovo ma tutto di personale. Accade così e non possiamo neanche troppo spiegarlo…

 

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