Pensante e intelligente l’elettronica che sfiora con garbo e decisione la produzione (video e non solo) di questo nuovo disco di Stefano Napolitano. Che ognuno dia la propria lettura di un disco così denso di piani e di codifiche: “Una nuova luce sul mondo” è il come pensare al nuovo presente consapevole di quello che ha da offrire e del come poterlo utilizzare. Consapevole anche di chi stiamo diventando. E se la lirica indaga il ritorno in scena di figure topiche delle sacre scritture, il suono rimanda a scenari di new-wave, di pop digitale, di spiritualità eccentriche alla Battiato maniera… ma non solo. Anzi…

Probabilmente te l’avranno chiesto in molti. Ma se tornassero Cristo e Maria Maddalena oggi, cosa pensi accadrebbe? Avremmo gli strumenti per riconoscerli e accoglierli?
Sarebbe bello ed eccitante rivederli insieme, ricostruire la formula sacra dell’amore che cambierebbe il futuro dell’umanità. Dubito che li riconosceremmo. Il livello di cognizione, di apprendimento e di cultura è peggiorato tantissimo. Non siamo in grado di riconoscere le cose che ci stanno davanti agli occhi, immagina un evento di quelle proporzioni.
La New Wave del boom “esterofilo” per l’Italia… che tempo è stato per te?
Per me rappresenta il momento più alto di creatività di quel decennio che va dalla seconda metà degli anni 70 alla seconda metà degli anni 80. Io sono cresciuto con quel genere musicale nato dalle sperimentazioni di Bowie, Brian Eno, Lou Reed, i Kraftwerk, i Roxy Music…..Uno degli ultimi traguardi musicali prima dell’inizio dei 90.
Da quel tempo si arriva dritti a questo disco o pensi che sia anche il frutto di qualche altra sosta lungo il viaggio nei suoni?
Non posso negare di essere stato ispirato da personaggi del calibro di Battisti, Baglioni e Battiato per quanto concerne la musica italiana. E poi Bowie, Depeche Mode soprattutto. Il mio scopo principale era quello di generare un suono unico che potesse unire in un solo corpo e una sola anima il pop occidentale con le sonorità arabe che sono di un fascino raro. Credo di esserci riuscito. Più avanti vedremo che combinazioni abbinare nei prossimi lavori.
A proposito di sintetizzatori. Hai un unicum da raccontare… che storia è?
Questa è una domanda per Danilo Ballo. Io posso dirti soltanto che i primi sintetizzatori si sono sviluppati grazie ai pionieri Harald Bode e Maurice Martenot. Ma quello che li rese fondamentali e popolari fu Robert Moog negli anni 60. Poi seguì Giorgio Moroder che li usò nel genere disco degli anni 70.
Dal vivo? Porterai questo o altri strumenti? O che tipo di spettacolo prometti?
Questo disco non è facile da proporre dal vivo fedelmente. Ci vorrebbero una ventina di musicisti a disposizione quindi userò gli effetti e le basi computerizzate. Ho trovato una soluzione più acustica e un’altra un po’ più rockeggiante che sembrano essere state apprezzate entrambi dal pubblico.
