Boomers On Computers: il rock di qualche generazione fa

Dagli anni ’90 sicuramente ma senza peccare di nostalgia o esser schiavi della condizione di “boomer”. Tutt’altro. Trovo che questo disco sia molto più attuale di tante trasgressioni a buon mercato che l’elettronica facile e “intelligente” oggi regala a tutti. Qui la musica si suona e non si programma con i preset. Sono Silvio Nunziata aka Sly alla voce, Fabio Colasante aka FabKo alla programmazione elettronica, basso e voce, Enzo Rivelli aka ImNotADrumMachine alla batteria e infine Vincenzo Marzullo aka Omar Zulle alle chitarre. Sono i Boomers On Computers, ingredienti di lungo corso e di altri progetti paralleli che oggi si riuniscono in questo moniker per dar vita a “STOP” un EP che troviamo dentro tutti i canali digitali ma anche dentro un berretto: eh si perché possiamo comprare un berretto da indossare su cui è stampato un ormai antico QR-Code… gli anni ’90 dicevamo? Quel rock acido, melodico sempre che la dimensione pop non deve mancare, velenoso nella critica, coraggioso nel guardare in faccia la sfida con i tempi omologanti di oggi. STOP deciso a tutto questo.

Una società omologata o omologante? Cosa denunciate?
Puntiamo il dito sull’appiattimento socio culturale e sociopolitico programmato e generato dai fenomeni trans-mediali.

E un deciso “STOP” poi a cosa porterà? Che tipo di rinascita sperate di vivere nel caso si potesse arrestare questa macchina?
Lo Stop imperativo dovrebbe essere una condizione individuale, tale da riuscire ad osservare lo scenario da un punto fermo.
Ciò che rinasce è lo spirito critico e una sana curiosità naïf.

Che poi – domanda provocatoria – anche voi siete parte del sistema che denunciate. Non vi pare un controsenso?
Sarebbe un controsenso non curare una malattia pur sapendo di averla.

Nessun disco stampato ma un berretto con QR Code. Soluzione che Silvio Nunziata con i suoi Sly & the Stubborn aveva già messo in scena. Che soluzioni sono? Cosa vogliono significare?
Non possiamo evitare di interfacciarci con il progresso e dobbiamo prendere atto che oggi la musica come altri “contenuti” sono fruiti, per la maggiore, nella cosiddetta forma liquida.
Quello che più fa pensare è proprio il termine “contenuto” che da esattamente l’idea di prodotto di rapido consumo.
L’idea di fast-food degli anni ‘80 nel 2025 non riguarda solo il cibo.

Tanti gli anni ’90 rimarcati in questi brani. Siete di quelli che pensano che “si stava meglio prima”?
Assolutamente no, oggi ci sono produzioni interessantissime, ma la cifra stilistica spesso da anche una connotazione anagrafica. Non ci vediamo a fare la trap, nonostante usiamo l’autotune (in qualche brano).

E di queste nuove intelligenze artificiali – visto che comunque l’elettronica fa parte anche dei B.O.C. – che cosa porteranno secondo voi?
Le cito il mito dell’invenzione della scrittura: Thot , divinità egizia dell’aldilà, presentò al faraone la sua invenzione, cioè la scrittura, come rimedio per la memoria e la sapienza. Il faraone però sollevò forti dubbi temendo che questa potesse dare, al pari di un farmaco sia effetti benefici che dannosi.

L’evoluzione che non si può arrestare è davvero una marcia in avanti per tutti noi? Oppure è l’ennesima scorciatoia per annichilire e omologare le menti?
Il termine evoluzione oggi non ha più un accezione meramente biologica ma si apre a concetti più trasversali. Oggi per esempio, si parla di trans-umanesimo. Heidegger parlava di Gestell come macchina universale che si estende a tutta la realtà e sempre nella disponibilità dell’uomo, questo però porterebbe l’uomo a perdere il senso dell’essere.
Il rischio è quello di finire metaforicamente divorati da quegli ingranaggi che noi stessi abbiamo creato come Charlie Chaplin nel celebre film Tempi Moderni.

 

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