La Basile Contemporary in collaborazione con Associazione Nazionale @telefonorosa_official presentano la mostra fotografica di Roberto Vignoli. Le donne rappresentate nelle foto sono donne reali, vittime di violenza. Nessuna posa, nessuna attrice. Donne che ce l’hanno fatta! Denunciando e andando via. La mostra è stata inaugurata il 29 gennaio e durerà pochi giorni fino al 4 febbraio. L’intero ricavato della mostra andrà integralmente nelle mani di queste donne. Sono una donna e la vita non mi ha mai riservato incontri con uomini violenti. Non ho mai neppure lontanamente sfiorato questo pericolo. Ma qualcuna (più di qualcuna) è stata meno fortunata di me. Una mostra che per una volta esula dal regolare cammino della Galleria ma .. che sa infinitamente di buono! Vi aspetto!
Rosa Basile
Nota dell’autore Roberto Vignoli
I miei lavori di carattere sociale, specialmente riguardo i nativi nordamericani, ma anche gli aborigeni australiani della Città di Sydney, trovano una necessaria declinazione sul mio territorio di appartenenza, quello italiano e in particolare l’area romana dove sono nato. A questo titolo ho realizzato in passato una panoramica per Civico Zero con gli immigrati adolescenti, dal viso in parte protetto, in rispetto delle leggi vigenti, come richiesta di sensibilizzazione della opinione pubblica nei riguardi dell’immigrazione, fenomeno di grande importanza politica e storica dei nostri giorni. Non potevo evitare di occuparmi della violenza sulle donne, di cui il mio genere è responsabile, e che ha assunto proporzioni inaudite. Ho quindi deciso di mettere a disposizione della meritoria associazione di “Telefono rosa” la mia esperienza e la mia professionalità, che ha visto il mio lavoro premiato con più di cento mostre in Italia, Francia, Ungheria, Germania, Argentina, Cuba, Stati Uniti e Australia.
Grazie alla lodevole disponibilità della direzione e delle assistenti, sono riuscito a realizzare un lavoro in una delle strutture che si prende cura di donne che rischiavano la vita per la violenza efferata dei loro partner. L’edificio che le ospita (in una località segreta) è circondato da un bellissimo giardino; ho quindi pensato di ritrarle (sempre di spalle, non possono rivelare la loro identità per ovvi motivi) all’interno, dove l’idea di protezione è predominante, ma anche all’esterno, nel giardino, dove ho avuto l’impressione che in una bella giornata ci fosse anche la possibilità di evadere verso un futuro migliore e superare, anche solo temporaneamente, il dolore di una reclusione volontaria, per riuscire a sopravvivere. Sono due serie di sei foto in bianco e nero realizzate con fotocamera digitale, la prima si intitola “proteggersi” ed è ambientata all’interno; la seconda si chiama “sognare” ed è ambientata all’esterno. Per la seconda ho adottato la tecnica della fotografia all’infrarosso, che fornisce un effetto onirico. L’obiettivo è proprio quello di dare una possibilità di sognare a chi ha vissuto all’insegna di un incubo.
Lo scopo di questa mostra è di beneficienza, a vantaggio di “Telefono rosa”. I costi di sostentamento e assistenza sia organizzativa sia psicologica sono molto elevati e c’è un gran bisogno di trovare altre fonti di sostentamento. Questa mostra è un tentativo di aiutare in tal senso. La tiratura delle foto, formato 30×40 cm allestite con cornici di 40×50 cm è di 9 copie più una prova d’autore; una delle copie è stata regalata alle donne che hanno posato per la realizzazione di questo progetto. La galleria che ospita questa mostra, la Basile Contemporary, ha dimostrato una grande sensibilità su questo tema, e la gallerista Rosa Basile ha accettato una mostra che esula dal normale cammino della Galleria per fornire il suo supporto alle donne che rischiano la vita per una violenza cieca e bestiale.
Telefono Rosa salva le donne dal femminicidio, diamo tutti il nostro aiuto.

















