“L’arma dell’inganno”: spionaggio al servizio delle fake news

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Una storia reale che se facesse a gara con una storia inventata, vincerebbe a mani basse. Il nuovo film L’arma dell’inganno – Operazione Mincemeat di John Madden, alla luce della situazione attuale in Ucraina, sbarca al cinema in un terribile tempismo e ci fa aprire gli occhi sul tema della disinformazione in guerra, tra spionaggio e fake news.

In sala con Warner Bros dal 12 maggio, il film ci porta nel 1943, al momento della preparazione dello sbarco da parte degli alleati per liberare l’Europa dalla letale morsa di Hitler: il piano è sbarcare in Sicilia con un assalto totale, ma i nazisti se lo aspettavano. Ecco che per l’intelligence la mission è beffare i nazisti facendo credere che l’accatto sarebbe avvenuto in Grecia. La speranza di cambiare le sorti della Seconda guerra mondiale è affidata a due agenti, Ewen Montagu, interpretato da Colin Firth e Charles Cholmondeley, vesti affidate a Matthew Macfadyen. Le due menti geniali mettono in scena il più straordinario piano di disinformazione della guerra e lo fanno grazie al più improbabile degli agenti segreti: un uomo morto. “La storia è l’assoluta protagonista di questo film”, è così che ha dichiarato la sceneggiatrice Michelle Ashford. L’“Operazione Carne tritata” è la storia vera di un’idea che sperava di cambiare il corso del conflitto – e che effettivamente ha mutato il futuro europeo – sfidando ogni logica, senza temere alcun rischio: un’ingente prova di coraggio per i due ideatori.

Continua la Ashford, “se gli alleati non fossero stati in grado di irrompere in Europa, sarebbero stati distrutti. A quell’epoca, l’Europa era pesantemente difesa dai tedeschi. Se i britannici non avessero avuto successo con la Operation Mincemeat, ci sarebbe stato un terrificante bagno di sangue. Senza quella brillante orchestrazione, non avrebbero mai vinto quella guerra”.

Dalle parole dell’autore del bestseller omonimo, Ben Macintyre comprendiamo bene quanto “fu probabilmente la più riuscita operazione militare d’inganno mai ideata prima. Ciò che gli ingannatori dovettero fare, era provare a convincere i tedeschi che il nero era bianco e il bianco era nero. E lo fecero in questa straordinaria maniera”. Macintyre dice che, a vederla ora, potrebbe benissimo essere una missione da romanzo d’avventura e in realtà, l’ispirazione dei britannici è nata proprio dalla lettura delle pagine di Thompson.

Difficilissimo da realizzare in tempi di guerra, ma i britannici avevano deciso: l’inganno doveva avere per protagonista un morto, o meglio il corpo di uomo che, in abiti militari e nell’identità di un corriere morto in un incidente aereo, i creatori del piano buttano al largo delle coste spagnole, sicuri che le spie naziste lo avrebbero raccolto. Ma il genio sta altrove: al corpo, i britannici aggiungono una valigetta con dei documenti falsi che, per via indiretta, sarebbero finiti dritti nelle mani di Hitler: “Attenzione! L’enorme armata degli Alleati sta per invadere l’Europa e inizia dalla Grecia, non dalla Sicilia”.

È proprio l’apparente impossibilità di riuscita dai toni fantastici a rendere il film irresistibile, una storia “fuori di testa” secondo il regista. Lo spettatore sarà attratto dall’umanità presente nel racconto: il fulcro è uno scantinato nel centro di Londra dove degli uomini tirano fuori idee ridicole su come prendersi gioco dei tedeschi e lo fanno per la salvezza del resto del mondo.

Una storia da “non ci credo!”, di quelle che ci piacerebbe raccontare agli amici per stupirli, ma che in realtà, nasconde il concetto di unirsi per il bene universale, “un gruppo di persone ai margini che si riunisce per realizzare qualcosa di importante, non per vincere medaglie o il prestigio, quanto per uno scopo più alto”. È sempre Ashford che con le sue parole descrive Operazione Mincemeat come non il solito film di guerra fatto di bombe e armi, ma il film in cui i protagonisti sono gli eroi anonimi, quelle figure nell’ombra che, accantonato il sogno del fronte, avevano sentito di dover fare la propria parte, anche se dietro le quinte.

Come possiamo agire quando le cose attorno a noi si complicano? Nel racconto di questa missione c’è una sfida per ognuno di noi: riconoscere il sacrificio, il rispetto delle persone e la difficoltà per mantenere un mondo libero dalla tirannia, restando dalla parte giusta della storia. “Sveglia! Non possiamo camminare nella nebbia o scivolare nel torpore. Queste forze si ripropongono, e noi dobbiamo farci trovare pronti e in guardia”.

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