Il valore della libertà di stampa

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Anche il Capo dello Stato ha sentito il dovere di intervenire a fronte dei non poco velati attacchi nei confronti della libertà di stampa, sottolineandone l’importanza ribadendo che «ha un grande valore, perché, anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, consente e aiuta a riflettere».

Nel suo intervento parlando davanti a delle scolaresche ha sottolineato il ruolo fondamentale della stampa nella sua libertà, anche e principalmente nella diversità di opinioni e idee. E questa libertà deve essere rispettata da chiunque, non solo accettandone l’espressione, ma anche non minacciando di porvi limiti o altre forme di ostacoli, specialmente nel non malcelato scopo di zittirla.

Gli attacchi ai giornalisti da parte di non pochi rappresentanti della maggioranza sono un chiaro e pericoloso segnale di intolleranza inaccettabile in chiunque, ma ancora più allarmate perché proveniente da un movimento che, a proprio dire, voleva nascere sulla libera espressione del dissenso dei propri appartenenti: dissenso che, non dimentichiamo, è stato urlato sulle piazze nei Vaffa day di Beppe Grillo dove si è cercato visibilità ovviamente tramite l’appoggio proprio di quella stampa che oggi si vuole imbavagliare.

Da più parti si vorrebbe dimenticare e tarpare le ali a quel diritto che, sancito all’art. 21 della Costituzione, che espressamente vieta la censura alla stampa, ma anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione e che trova la sua origine moderna in John Milton, che durante la rivoluzione inglese, pubblicò nel 1644 l’Aeropagitica, un trattato che andava contro la censura del potere allora imperante sulle prime pubblicazioni, non ancora quotidiane, che si stavano diffondendo in Europa.

Fu nel successivo periodo illuminismo che la stampa si sviluppò e crebbe, permettendo il diffondersi non solo del sapere, ma anche della possibilità di potersi formare opinioni mediante il confronto di idee diverse e non soltanto utilizzando un’unica fonte di notizie controllata dal potere del momento. Si trattava, è bene ricordarlo, di uno strumento di élite, in quanto l’analfabetismo era largamente diffuso, ma è verosimile che la possibilità di avere testi su cui potersi confrontare, anche se non letti ma divulgati con la parola, abbia contribuito in non pochi casi alla crescita culturale.

Con il primo emendamento, la Costituzione degli Stati Uniti ha sancito forse in maniera definitiva il diritto alla libertà di pensiero, parola e la loro manifestazione in ogni forma, e la stampa ne costituisce l’espressione massima di divulgazione; diritti che vengono trasfusi nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Quest’ultima, dopo aver previsto che nessuno sia molestato per le proprie opinioni, statuisce anche che possa liberamente manifestarle, anche con la stampa, purché non ne abusi e, in tal caso, risponderne; in ogni caso sempre nel rispetto di leggi che non prevedano censure o limitazioni. Questi fondamentali principi, dopo quasi due secoli, sono stati ribaditi nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. Tutte le nazioni civili e democratiche accettano questi diritti che sono al contempo libertà fondamentali di chiunque; da tutelare in ogni modo, fin dalle Costituzioni.

Sembrava fossero ormai lontane le parole di Mussolini il quale considerava il giornalismo italiano “libero perché serve soltanto una causa e un regime: è libero perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione”.

Invece le recenti parole di alcuni esponenti politici contro la stampa, scesi addirittura in squallidi insulti, e la minaccia di tagliare finanziamenti pubblici ai giornali, minacce prontamente riprese da molti simpatizzanti, riportano alla mente inquietanti rischi di censura, roghi di libri sgraditi, testi messi all’indice per impedire che possano diffondersi idee sgradite. In particolare il paventato taglio ai finanziamenti alla stampa, farebbe correre il rischio di limitare a poche fonti l’informazione, con i rischi che ne deriverebbero laddove queste fonti facessero capo solo a gruppi con forti potenziali economici a discapito del confronto.

Nessun dubbio quindi che la libertà di stampa debba essere tutelata e garantita fino in fondo, ovviamente purché questo fondamentale diritto venga esercitato dai giornalisti nel rispetto delle regole, anche quelle non codificate che ne sono alla base, facendosi in ogni caso carico delle conseguenze della propria attività e accettandone le conseguenze. In particolare le sentenze che dovessero essere emesse in casi di abusi o reati. In tal caso il giornalista ha il preciso dovere, specialmente nei confronti dei propri lettori, di non difendersi trincerandosi dietro il vittimismo e la presunzione di essere un depositario di verità, venendo così meno al proprio dovere e mettendosi al livello di politici che vogliono fare della stampa uno strumento a loro asservito.

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