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La porta della legge

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“L’eccezione conferma la regola” è un famoso proverbio, di matrice latina (“Exceptio probat regulam”) dal profondo e, spesso fin troppo trascurato, significato.

Molte volte, nell’immaginario collettivo tale proverbio assume una rilevanza del tutto differente da ciò che invece esso significa. Tale falsa rappresentazione deriva principalmente dall’idea sbagliata, che si forma nelle persone, del diritto. Sbagliando, si pensa che il diritto consista in una rigida e categorica delimitazione delle azioni che si possono compiere e di quelle che, se compiute, comportano una serie di conseguenze dannose.

Perciò il diritto rappresenterebbe quel contenitore in acciaio rinforzato, con compartimenti a tenuta stagna, all’interno dei quali si andrebbe ad inserire questo o quell’altro fatto in base alla regolamentazione che ne danno di essi le leggi che li contengono. Kafka, nel Processo, ci racconta la storia di un contadino che rimane davanti alla porta della Legge per tutta la vita, morendo davanti ad essa senza mai esserci entrato.

Ma niente può essere più sbagliato. Nella realtà di tutti i giorni è possibile, anche per i meno informati, accorgersi di come il diritto sia, invece, decisamente mutevole e flessibile, tanto che le norme sono particolarmente elastiche per abbracciare un numero maggiore di casi simili.

Il diritto è ben attento, tuttavia, a non considerare uguali tutti i casi; a considerarli, piuttosto, simili, con caratteristiche comuni, cogliendo per ognuno la differenza contestuale determinata dal momento, dal luogo, dai protagonisti e da molti altri fattori che definiscono, allo stesso tempo, la differenza di sostanza di ogni fatto. Ed è qui che, almeno in via teorica, assume valore il proverbio “è l’eccezione che conferma la regola”.

Ecco che allora, in Aristotele, possiamo trovare un concetto che sintetizza tutto questo: la prudenza. Tale virtù, infatti, permette secondo il filosofo di adeguare ogni norma universale ai contesti particolari, riconoscendo anche le famose “eccezioni”, che escono dai confini della regola, ma proprio perché ne escono, ne confermano la presenza.

E quindi, se in questi giorni non sentiamo altro che inviti di prudenza ai civili, anche noi rivolgiamo un invito alla prudenza, intesa in senso più profondo, a chi promulga e a chi esegue le leggi: fate sì che le norme siano rispettate, senz’altro, ma legiferate in maniera chiara, evitando di soffocare i cittadini, i quali, ormai, sono sempre meno liberi.

Permetteteci di entrare nella porta della legge; il rischio, altrimenti, è di vivere come Joseph del Processo, costantemente inseguito per aver trasgredito una legge che, in definitiva, forse neanche esiste.

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