Restare quando l’altro se ne va

Con Restare è un verbo silenzioso, pubblicato da Carthago, Marika Sangalli racconta una relazione costruita sulle promesse e consumata nell’attesa. Al centro del romanzo c’è Ginevra, impiegata milanese brillante e vulnerabile, reduce da una lunga serie di delusioni sentimentali. Vorrebbe smettere di cercare l’amore, diventare “asettica”, ma l’incontro con Davide durante una meditazione rimette in movimento emozioni che credeva di avere chiuso fuori dalla propria vita.

Davide parla con calma, sembra comprendere le ferite di Ginevra e le assicura che resterà. Il rapporto cresce attraverso messaggi, telefonate, piccoli regali e rituali quotidiani. Proprio quando quella presenza comincia a trasformarsi in una certezza, però, emergono le prime distanze. Alle parole seguono esitazioni, silenzi e ritorni incompleti. Ginevra si ritrova così a misurare il proprio tempo sulle notifiche del telefono, cercando nelle risposte dell’altro una conferma del proprio valore.

Sangalli sceglie una scrittura immediata, attraversata dall’ironia. La protagonista osserva sé stessa con lucidità e trasforma spesso il dolore in battuta. Accanto a lei, l’amica Chiara rappresenta una voce concreta e affettuosa, capace di interrompere le idealizzazioni e ricondurre il racconto alla realtà. Funzionano anche gli inserti del diario, che permettono di seguire da vicino il passaggio dall’innamoramento alla dipendenza emotiva, fino alla faticosa ricostruzione.

Il romanzo intercetta un’esperienza riconoscibile: il legame con una persona che promette stabilità, ma arretra quando la relazione richiede continuità. Il tema del “restare” acquista così un significato diverso da quello annunciato all’inizio. Non indica più la capacità di aspettare chi si allontana, bensì la scelta di non abbandonare sé stessi.

Restare è un verbo silenzioso parla soprattutto alle lettrici che hanno conosciuto l’incertezza di un rapporto intermittente. Pur con qualche eccesso nella costruzione e nel linguaggio motivazionale, il romanzo trova il suo punto più convincente nel percorso di Ginevra: una donna che smette di interpretare il silenzio dell’altro e torna, finalmente, ad ascoltare la propria voce.

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