Giuliano da Empoli torna al romanzo: dopo il Cremlino, il potere passa nelle mani dei nuovi “maghi” dell’IA

“Le Fondateur”, in uscita a ottobre in Francia per Gallimard, porta lo scrittore nel mondo dell’intelligenza artificiale, della sorveglianza e dei dati. Al centro Zimmer, fondatore di una multinazionale dell’intelligence che usa la tecnologia non soltanto per conoscere, ma per conquistare potere.

Dopo aver raccontato il potere politico e le sue zone d’ombra ne Il mago del Cremlino, Giuliano da Empoli cambia scenario ma non ossessione narrativa. Il nuovo territorio da esplorare è quello dell’intelligenza artificiale, delle grandi piattaforme tecnologiche e soprattutto degli uomini che controllano quantità di informazioni e capacità di elaborazione senza precedenti.

Il nuovo romanzo dello scrittore, “Le Fondateur”, arriverà nelle librerie francesi il prossimo ottobre per Gallimard. Da Empoli sceglie dunque ancora una volta la Francia per la prima edizione di una sua opera, replicando il percorso seguito con Il mago del Cremlino, pubblicato inizialmente da Gallimard e successivamente arrivato in Italia per Mondadori nel 2022.

Il precedente romanzo, diventato un successo internazionale e trasposto nell’omonimo film diretto da Olivier Assayas, aveva portato il lettore dentro i meccanismi del potere russo attraverso la figura di Vadim Baranov. Con Le Fondateur il Cremlino lascia spazio a un potere meno facilmente localizzabile, ma potenzialmente ancora più pervasivo.

Zimmer, il fondatore che vuole diventare onnipotente

Al centro della storia c’è Zimmer, fondatore di una multinazionale dell’intelligence basata sull’intelligenza artificiale. Non è semplicemente un imprenditore tecnologico. Per lui algoritmi, dati e capacità di calcolo sono strumenti attraverso i quali ampliare progressivamente la propria influenza, fino a sfiorare un’ambizione di onnipotenza.

È attraverso questo personaggio che da Empoli affronta una delle questioni centrali del nostro tempo: cosa accade quando una quantità immensa di informazioni e la capacità di interpretarle vengono concentrate nelle mani di pochissimi individui?

La questione, per lo scrittore, non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda soprattutto il potere.

Nella storia dell’umanità ogni innovazione capace di accelerare la circolazione delle informazioni ha modificato gli equilibri tra centro e periferia, governanti e funzionari, istituzioni e cittadini. Da Empoli ricorda, in un’intervista pubblicata sul sito di Gallimard, come già nell’Ottocento l’introduzione del telegrafo avesse suscitato timori per le conseguenze della comunicazione istantanea sull’autonomia dei diplomatici.

Con l’intelligenza artificiale quella tendenza raggiunge però una dimensione completamente nuova. Non si tratta più soltanto di trasmettere velocemente le informazioni, ma di raccoglierle, organizzarle, interpretarle e utilizzarle per anticipare comportamenti e decisioni.

Il punto decisivo di Le Fondateur sembra essere proprio questo: dietro la tecnologia non esiste un meccanismo impersonale. Esistono uomini che competono per controllarla.

Dallo scienziato al “mago”

Da Empoli introduce così una distinzione destinata probabilmente a diventare una delle chiavi di lettura del romanzo: quella tra scienziati e maghi.

Lo scienziato cerca la conoscenza. Il mago cerca la potenza.

Secondo lo scrittore, i grandi fondatori dell’industria tecnologica contemporanea sembrano appartenere sempre più alla seconda categoria. Utilizzano un linguaggio scientifico, tecnico e spesso incomprensibile alla maggioranza delle persone, ma contemporaneamente prendono decisioni capaci di produrre conseguenze economiche, politiche e sociali su scala globale.

Zimmer rappresenta l’espressione estrema di questa trasformazione.

Anche le idee diventano strumenti da impiegare nella conquista del potere. Il protagonista richiama frequentemente il pensiero del filosofo René Girard, ma non è realmente interessato alla filosofia. Seleziona piuttosto ciò che può risultargli utile, trasformando concetti e teorie in strumenti operativi.

Da Empoli lo definisce un “predatore intellettuale”: un uomo per il quale le idee acquistano valore soltanto quando possono aumentare la capacità di agire, influenzare e dominare.

Marbella, capitale degli uomini nell’ombra

Anche l’ambientazione contribuisce alla costruzione del romanzo. Le Fondateur si svolge infatti a Marbella, sulla Costa del Sol spagnola.

Non è soltanto una scelta scenografica.

Dietro l’immagine turistica delle spiagge, degli yacht e delle ville di lusso, da Empoli individua un microcosmo nel quale nel corso dei decenni si sono incontrati aristocratici, grandi patrimoni, ex dittatori, monarchi del Golfo, oligarchi russi, trafficanti d’armi e protagonisti dei circuiti più opachi della finanza internazionale.

Una geografia nella quale ricchezza e influenza finiscono spesso per cancellare appartenenze e differenze morali.

Marbella diventa così, nelle parole dello scrittore, “un luogo soleggiato per personaggi ombrosi”. Lo scenario ideale per una storia nella quale i confini tra tecnologia, politica, intelligence, finanza e ambizione personale diventano sempre meno riconoscibili.

Ma esiste anche un’altra Marbella.

È quella legata a Gaia, personaggio femminile che vive in un piccolo borgo e introduce nella storia una dimensione differente, quasi un contrappunto luminoso rispetto all’universo dominato da Zimmer.

Il “granello di sabbia” che può inceppare il sistema

È proprio sul controllo che Le Fondateur sembra porre la sua domanda più inquietante: è ancora possibile sottrarsi a un sistema capace di sapere quasi tutto di noi?

Da Empoli conserva uno spazio per l’imprevisto.

Anche le strutture di controllo più sofisticate possono essere vulnerabili a un’anomalia individuale, a un errore tecnico, a quel piccolo “granello di sabbia” capace di inceppare un meccanismo apparentemente perfetto.

Finché a esercitare il potere sono esseri umani, sostiene lo scrittore, rimangono infatti l’errore, l’imprevedibilità e la possibilità della disobbedienza. La storia dimostra che nessun regime è riuscito a controllare completamente il destino di una comunità.

L’elemento nuovo introdotto dall’intelligenza artificiale potrebbe però modificare radicalmente questa condizione.

Che cosa accadrebbe se la gestione delle informazioni e delle decisioni non dipendesse più soltanto dall’uomo? E quale spazio rimarrebbe alla libertà individuale se chi possiede i dati disponesse contemporaneamente degli strumenti necessari per interpretarli, prevedere i comportamenti e orientare le scelte?

È probabilmente qui che Le Fondateur supera il romanzo sul mondo della tecnologia per diventare una riflessione più ampia sulla società contemporanea.

Dopo il Cremlino, dunque, Giuliano da Empoli torna nei luoghi dove si decide il potere. Solo che questa volta non esiste un palazzo da indicare sulla carta geografica. Il nuovo centro è disseminato tra piattaforme, server, algoritmi e aziende globali.

E i nuovi protagonisti non sono necessariamente presidenti, generali o capi dei servizi segreti. Sono i fondatori delle grandi società tecnologiche, uomini capaci di controllare infrastrutture e informazioni dalle quali dipendono ormai pezzi crescenti della nostra vita.

I nuovi “maghi”, appunto.

Con una differenza decisiva rispetto al passato: gli strumenti che hanno tra le mani potrebbero conoscere gli esseri umani meglio di quanto gli esseri umani conoscano se stessi.

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