Al Salone Internazionale del Libro di Torino, tra gli stand istituzionali dedicati alle Forze Armate, la presentazione del volume Come Folgore dal cielo. Storia e identità della Brigata “Folgore” si è trasformata in qualcosa di più di un semplice incontro editoriale. È stato un momento di riflessione sulla memoria militare italiana, sul significato contemporaneo del servizio e sull’identità di una delle unità più celebri dell’Esercito Italiano.
A guidare il confronto sono stati il Generale di Brigata Dario Paduano, comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”, e il professor Gastone Breccia, storico militare e docente dell’Università di Pavia. Due prospettive differenti ma complementari: da una parte il comando operativo, dall’altra l’analisi storica. Al centro, un’opera illustrata che ricostruisce il percorso della Folgore dalle sabbie di El Alamein fino ai moderni teatri operativi internazionali, passando per la rifondazione della Brigata nel 1963 e le missioni in Libano, Kosovo, Afghanistan, Iraq e Timor Est.
Il Generale Paduano ha sottolineato come il libro non sia soltanto una ricostruzione storica, ma anche un racconto dell’evoluzione contemporanea della Brigata. Le nuove piattaforme operative, l’innovazione tecnologica, i sistemi introdotti negli ultimi anni testimoniano il cambiamento profondo vissuto dalle Forze Armate. Eppure, nel suo intervento, il comandante della Folgore ha chiarito un concetto centrale: la tecnologia amplifica l’azione militare, ma non la definisce. A qualificare davvero l’operato dei paracadutisti restano i valori.
È proprio questo il cuore simbolico del volume: la continuità morale tra le generazioni della Folgore. Paduano ha evocato le testimonianze dirette degli ultimi reduci di El Alamein, uomini ormai anziani che raccontavano le ultime ore prima della battaglia, quando, privi di acqua e viveri, scavavano ancora le loro postazioni difensive nel deserto egiziano. Non c’è retorica nelle parole del generale, ma la consapevolezza che quell’eredità rappresenti ancora oggi il nucleo identitario della Brigata.
Nel corso della presentazione, Gastone Breccia ha offerto una lettura storica di tre momenti fondamentali nella vicenda della Folgore. Il primo non poteva che essere El Alamein. Lo storico ha scelto però di soffermarsi non tanto sull’epica dello scontro quanto sul momento finale della battaglia: il 6 novembre 1942, quando i superstiti della Divisione Folgore, ridotti a poche centinaia di uomini, furono costretti ad arrendersi dopo aver esaurito le munizioni. Breccia ha descritto la scena con intensità: i paracadutisti che non volevano deporre le armi, gli ufficiali costretti a imporre l’ordine della resa, i reparti britannici che presentano le armi agli sconfitti in segno di rispetto. È l’immagine di un’onorabilità militare reciproca che appartiene alla storia del Novecento e che ancora oggi continua a esercitare una forte suggestione collettiva.
Il secondo episodio ricordato da Breccia è l’operazione Herring dell’aprile 1945, l’ultima missione aviotrasportata della campagna d’Italia. Centinaia di paracadutisti vennero lanciati dietro le linee tedesche in una fase ancora estremamente instabile del conflitto. Dispersione, isolamento, combattimenti contro forze superiori: l’operazione fu rischiosa e costosa in termini di perdite, ma rappresentò uno degli esempi più evidenti della capacità della Folgore di operare oltre i limiti convenzionali dell’azione militare. Per Breccia, quel momento racchiude il senso dell’audacia che caratterizza storicamente i paracadutisti italiani.
Il terzo passaggio individuato dallo storico riguarda invece le missioni internazionali degli ultimi decenni. È qui che emerge la trasformazione più profonda del ruolo militare contemporaneo. Breccia ha ricordato una sua esperienza diretta in Afghanistan, nel 2011, accanto a un reparto della Folgore impegnato in una situazione ad alta tensione con la popolazione civile. In quel contesto, ha spiegato, non contavano soltanto le capacità tattiche, ma soprattutto il controllo, la freddezza e la professionalità dei militari italiani. Una professionalità che oggi non si misura esclusivamente nella capacità di combattimento, ma nella gestione dell’equilibrio tra forza, mediazione e contatto umano nei moderni scenari di crisi.
Ed è forse proprio qui che il libro riesce a trovare la sua dimensione più interessante. Come Folgore dal cielo non si limita infatti alla celebrazione della memoria militare. Il volume prova a raccontare la metamorfosi di un reparto d’élite che ha attraversato ottant’anni di storia italiana cambiando missioni, strumenti e scenari operativi, ma conservando una precisa idea di appartenenza.
Nel dibattito pubblico italiano, spesso distante dalla cultura della difesa, opere di questo tipo assumono anche una funzione civile. Non soltanto perché contribuiscono a conservare la memoria storica di uomini e reparti, ma perché permettono di comprendere come siano cambiati il ruolo delle Forze Armate e il concetto stesso di sicurezza nazionale. Dalle trincee del deserto africano alle operazioni di peacekeeping, fino ai teatri asimmetrici del XXI secolo, la storia della Folgore racconta anche l’evoluzione dell’Italia nel mondo.
E forse il senso più profondo della presentazione torinese sta proprio nelle parole che hanno attraversato gli interventi del Generale Paduano e del professor Breccia: onore, audacia, professionalità. Tre termini che, nel racconto della Brigata Folgore, diventano non soltanto memoria del passato, ma chiave di lettura del presente.
