Tra visibilità, identità pubblica e relazioni autentiche, il nuovo libro del giornalista e massmediologo racconta il potere della comunicazione nell’epoca degli algoritmi
C’è un momento, nella società contemporanea, in cui la comunicazione smette di essere soltanto uno strumento e diventa una forma di potere. È da questa consapevolezza che prende forma Potere social, il nuovo libro del giornalista e massmediologo Stefano Bergonzini pubblicato da Pendragon, presentato nei giorni scorsi tra Bologna e Modena davanti a sale gremite e a un pubblico trasversale composto da professionisti della comunicazione, studenti, curiosi e lettori interessati a comprendere le trasformazioni della vita digitale.
Dopo il successo de Il Galateo Social, dedicato ai linguaggi emersi nel periodo post-pandemico, Bergonzini torna a interrogarsi sul rapporto tra individuo e piattaforme, spostando però l’attenzione su un terreno ancora più delicato: quello della reputazione pubblica, della costruzione del consenso e della continua esposizione mediatica che caratterizza la società contemporanea.
Il debutto nazionale del volume si è articolato in due appuntamenti molto partecipati. Il primo alla Librerie Coop Zanichelli di Bologna, nel cuore di Piazza Galvani, dove l’autore ha dialogato con il giornalista Alberto Bortolotti e con l’avvocata Alessandra Selmi. Il secondo alla Librerie Coop Duomo di Modena, affacciata su Piazza Grande, patrimonio UNESCO e centro simbolico della città emiliana. A moderare l’incontro modenese è stata la anchorwoman Maria Cristina Martinelli insieme alla stessa Selmi, ricomponendo il gruppo della trasmissione televisiva Amore&Diritto, attiva dal 2018.
Ma il vero centro del libro non è soltanto il funzionamento dei social network. Bergonzini prova piuttosto a descrivere il modo in cui la visibilità abbia modificato le relazioni personali, professionali e persino sentimentali. Nel suo ragionamento convivono cultura pop, sociologia dei media e osservazione quotidiana dei comportamenti online.
Secondo l’autore, oggi il successo appartiene a chi riesce a interpretare il linguaggio del proprio tempo, alternando esposizione pubblica e apparente spontaneità privata. Da Giorgia Meloni a Chiara Ferragni, passando per Matteo Renzi, Joe Bastianich, Jannik Sinner e i nuovi creator digitali, il modello comunicativo dominante sembra fondarsi su un equilibrio sottile: essere straordinari senza apparire irraggiungibili, accessibili senza perdere autorevolezza.
Una riflessione che Bergonzini affronta anche dal punto di vista umano, evidenziando le conseguenze psicologiche della comunicazione permanente. Dietro la costruzione dell’immagine pubblica, suggerisce il libro, si nasconde spesso una pressione emotiva costante, alimentata dall’algoritmo e dalla necessità continua di rimanere rilevanti.
Nel corso delle presentazioni, l’autore ha richiamato anche la lezione culturale di Pier Vittorio Tondelli, a cui il volume è dedicato. Non è un riferimento casuale. Come nella scrittura tondelliana, anche in Potere social convivono registri differenti, cultura alta e fenomeni popolari, riflessione teorica e cronaca contemporanea. Una scelta che permette al libro di parlare tanto agli addetti ai lavori quanto ai lettori meno specialistici.
Non a caso, al termine degli incontri, gli aperitivi organizzati allo storico Caffè Zanarini di Bologna e alla caffetteria Acsè di Modena hanno assunto quasi il valore di un’estensione simbolica del libro stesso. Il messaggio che attraversa Potere social è infatti chiaro: la dimensione digitale può amplificare le relazioni umane, ma non dovrebbe mai sostituirle.
Un principio che richiama direttamente anche il primo slogan di Facebook del 2006 – “resta in contatto con le persone della tua vita” – nato in un’epoca in cui i social network promettevano connessione prima ancora che visibilità.
Oggi, vent’anni dopo, Bergonzini prova a raccontare cosa sia rimasto di quella promessa e quale prezzo comporti vivere in una società dove l’attenzione è diventata la vera moneta del potere.
