Nel cuore oscuro di Buenos Aires: La Niña de Oro di Pablo Maurette

/

C’è una città che respira sotto la superficie delle cose, una Buenos Aires grigia e opaca, dove le vite si consumano in silenzio e i segreti si stratificano fino a diventare materia narrativa. È qui che prende forma La Niña de Oro, il nuovo romanzo di Pablo Maurette, pubblicato da Sellerio e disponibile da questa settimana in libreria. Un libro che si presenta come un giallo, ma che presto rivela una natura più ambigua, sospesa tra indagine razionale e inquietudine metafisica.

Tutto inizia con un corpo. Quello del professor Aníbal Doliner, docente di biologia, ritrovato senza vita nel suo appartamento dopo settimane di decomposizione. Un uomo solitario, quasi respingente, la cui esistenza si muoveva ai margini del mondo accademico e della socialità. Ma è soprattutto ciò che emerge dalle sue ricerche a rendere il caso disturbante: Doliner si dedicava alla teratologia, lo studio delle anomalie corporee, spingendosi oltre il limite della scienza per inseguire una personale ossessione per il “mostruoso”.

L’indagine, affidata alla sostituta procuratrice Silvia Rey e al viceispettore Osvaldo Carrucci, si muove fin da subito su un terreno instabile. Non basta interrogare testimoni o ricostruire abitudini: per avvicinarsi alla verità è necessario entrare in un universo sotterraneo fatto di pratiche oscure, traffici opachi e figure borderline. Tra queste emerge quella di Copito, un ragazzo albino dalla bellezza fragile, quasi irreale, soprannominato “la Niña de Oro”. Intorno a lui si addensa un enigma che sfugge a ogni tentativo di razionalizzazione.

Maurette costruisce così una narrazione che procede per deviazioni, false piste, intuizioni che si accendono e si spengono. Silvia Rey, inquieta e lucida, e Carrucci, più istintivo e spavaldo, incarnano due modi diversi di affrontare il mistero, due logiche investigative che si intrecciano senza mai coincidere del tutto. Il loro rapporto, mai completamente armonico, diventa parte integrante del racconto, riflettendo la difficoltà stessa di dare ordine a una realtà che sembra sfuggire continuamente.

A rendere La Niña de Oro un romanzo particolare è proprio questa tensione costante tra il visibile e l’invisibile. L’indagine poliziesca si apre progressivamente a dimensioni altre, dove il soprannaturale si insinua con discrezione ma con effetti destabilizzanti. La Buenos Aires di Maurette non è solo uno sfondo urbano, ma un organismo vivo, attraversato da correnti sotterranee in cui si incontrano stregoneria, desiderio, violenza e marginalità.

L’atmosfera che ne deriva richiama, per certi versi, le visioni perturbanti del cinema di David Lynch, dove ciò che appare familiare si deforma fino a diventare estraneo. Anche qui, le istituzioni sembrano incapaci di contenere il caos: la polizia ostacola più che aiutare, la giustizia appare lontana, quasi irraggiungibile. I misteri possono forse essere svelati, ma il prezzo da pagare è l’accettazione di un mondo in cui le certezze si sgretolano.

Con questo romanzo, Maurette si conferma autore capace di muoversi tra generi e registri diversi, fondendo la precisione della trama gialla con suggestioni che affondano nel realismo magico e nell’horror più sottile. Dopo Il tempo è un fiume, già apprezzato in Italia, La Niña de Oro rappresenta un ulteriore passo in un percorso narrativo che esplora i confini tra scienza, immaginazione e oscurità.

È un libro che cattura e inquieta, che invita a seguire un’indagine ma allo stesso tempo a diffidare delle risposte troppo semplici. Perché, in fondo, sembra suggerire Maurette, il vero mistero non è solo ciò che accade, ma ciò che siamo disposti a vedere.

Previous Story

“Mai più”: la memoria alla prova del presente. Il nuovo saggio di Anna Foa interroga le parole del nostro tempo

Next Story

L’amore sotto assedio: C’era l’amore a Sarajevo di Gigi Riva tra memoria, guerra e desiderio di vivere

Latest from IN LIBRERIA