Il fuoco di Venezia di Giovanni Montanaro: amore, vetro e Storia nella Murano che resiste

C’è un fuoco che non si spegne mai davvero. È quello delle fornaci di Murano, ma è anche quello dei sentimenti, delle ambizioni, delle città che resistono alla Storia. Con Il fuoco di Venezia, pubblicato da Feltrinelli, Giovanni Montanaro torna a raccontare la sua città scegliendo il vetro come metafora e destino.

Siamo alla fine degli anni Sessanta. L’uomo sta per mettere piede sulla Luna, il divorzio non è ancora legge in Italia, il mondo sembra sull’orlo di una trasformazione irreversibile. Sull’isola di Murano, Elena Spina Torcellan guida da sola la Fornace dell’Est. È una donna in un universo dominato dagli uomini, spesso ostili, diffidenti, pronti a considerarla un’eccezione destinata a fallire. Ma Elena è competente, determinata, capace di visione. Vuole salvare l’azienda di famiglia e sa che per farlo serve talento, rischio, futuro.

Quel futuro ha il volto di Tiziano Zen, giovane maestro vetraio, geniale e ombroso, cresciuto in un sestiere popolare. Tra lui ed Elena c’è distanza sociale, culturale, persino emotiva. Eppure li unisce il vetro, materia fragile e incandescente che sotto le loro mani diventa forma, intuizione, bellezza. Insieme danno vita a collezioni destinate a viaggiare nel mondo, a partire dai visionari Vetri Spaziali che intercettano lo spirito di un’epoca lanciata verso l’infinito.

Elena è sposata, ha un figlio, una vita già scritta. Ma tra lei e Tiziano nasce un amore che attraversa oltre cinquant’anni, si perde, si ritrova, si trasforma. Un sentimento che resiste mentre intorno brucia tutto: il fuoco della fornace, il fuoco degli anni di piombo, delle Brigate Rosse, della Mala del Brenta, delle crisi internazionali come Černobyl’ e l’11 settembre, fino alla grande crisi economica che mette in ginocchio imprese e certezze.

Montanaro intreccia la vicenda privata con la Storia collettiva, facendo di Venezia non soltanto uno scenario ma un organismo vivo. Non la cartolina immobile e decadente che spesso domina l’immaginario, ma una città abitata, attraversata da tensioni, contraddizioni, speranze. Le serate alla Fenice, le gite in laguna, gli addii e le rinascite si alternano a eventi che segnano il Paese e il mondo, mentre la Fornace dell’Est diventa il simbolo di un’identità da difendere.

Lo sguardo di Montanaro, veneziano di nascita, restituisce una città sorprendente perché quotidiana. Venezia è unica, certo, ma è anche una città come le altre, con i suoi fallimenti, le sue ambizioni, le nuove generazioni che scelgono di restare e di vivere affacciate sullo specchio mutevole della laguna. Il fuoco di Venezia è un romanzo vitale, attraversato da un amore che non si consuma e da un’idea di lavoro come eredità e sfida.

Nel crepitio del vetro che prende forma, Montanaro racconta il tempo che passa e ciò che resiste. Perché alcune storie, come il vetro fuso, sembrano destinate a spezzarsi. E invece, sotto il calore giusto, trovano una forma capace di durare.

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