Con Piante, noi e loro. biologia, simboli, sentimenti di una relazione speciale, pubblicato da Il Mulino, Paola Bonfante invita il lettore a esplorare un territorio in cui scienza e sensibilità si incontrano, si osservano e cercano un linguaggio comune. Biologa di fama internazionale e pioniera negli studi sulle relazioni tra piante e microorganismi, Bonfante parte da una constatazione semplice ma universale: ognuno di noi, che sia scienziato, appassionato di natura o semplice osservatore, intrattiene un rapporto intimo e spesso emotivo con il mondo vegetale. Ci sono persone che parlano alle piante, che trovano quiete in un bosco, che si emozionano davanti a un germoglio. E ci sono ricercatori che studiano ciò che non si vede, dai processi evolutivi alle reti sotterranee che consentono alle piante di comunicare e sopravvivere.
Il punto in cui queste due dimensioni si toccano è il cuore del libro. Bonfante apre infatti una serie di finestre sulla relazione che, come esseri umani, abbiamo sviluppato nel tempo con il mondo vegetale. Lo fa intrecciando la biologia vegetale con la storia culturale, i simboli, le abitudini sociali e persino i movimenti che hanno influenzato il modo in cui pensiamo alla natura. Dalle metamorfosi delle piante raccontate nella mitologia greca all’estetica botanica presente nell’arte contemporanea, dai dibattiti sulla dieta vegetariana alle riflessioni legate al femminismo e al corpo, Bonfante indaga come il vivente non animale sia stato percepito, interpretato e utilizzato nella nostra immaginazione e nella nostra vita quotidiana.
Il libro procede così in un dialogo continuo tra sapere scientifico e sentire umano. Da un lato c’è il rigore della biologia, che illumina i meccanismi straordinari con cui le piante crescono, comunicano, costruiscono relazioni con altri organismi e contribuiscono alla vita del pianeta. Dall’altro c’è la dimensione simbolica, che le rende protagoniste di storie, riti, leggende, e che ne fa metafore di resilienza, trasformazione, rinascita. Bonfante non contrappone questi due sguardi, ma li intreccia, mostrando come il fascino che le piante esercitano su di noi derivi proprio da questa duplicità. Il risultato è un percorso che invita a riconsiderare la natura non come qualcosa di esterno o decorativo, ma come una parte essenziale della nostra identità.
Accanto alla riflessione scientifica e culturale emerge anche un interrogativo più ampio sulle responsabilità degli esseri umani nei confronti del regno vegetale. In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dal consumo eccessivo delle risorse e dal progressivo allontanamento dagli ecosistemi naturali, Piante, noi e loro propone una diversa qualità di sguardo: più consapevole, più curioso, più rispettoso. Bonfante suggerisce che comprendere davvero le piante significhi osservare ciò che non è immediatamente visibile, riconoscere la loro complessità e accettare che il nostro benessere dipenda da relazioni molto più intricate di quanto immaginiamo.
Il valore del libro si fa ancora più evidente se si considera la figura della sua autrice. Paola Bonfante è Professoressa emerita di biologia vegetale all’Università di Torino, membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia di Agricoltura di Francia e dell’Accademia Europea. È tra i ricercatori italiani più citati al mondo e la sua carriera ha contribuito in modo decisivo alla comprensione delle simbiosi tra piante e microorganismi, un campo che ha rivoluzionato il modo di concepire l’interdipendenza tra forme di vita diverse. Portare questa esperienza in un libro accessibile a tutti significa offrire al lettore la possibilità di entrare in contatto con una visione ampia, capace di unire rigore e immaginazione.
Piante, noi e loro non è soltanto un viaggio nel mondo vegetale. È un invito a ripensare il nostro rapporto con ciò che ci sostiene, ci ispira e spesso ci sfugge. È un tentativo di colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che sentiamo, tra la precisione del dato scientifico e la forza delle emozioni che la natura suscita. Ed è, soprattutto, un modo per ricordare che, in un mondo fragile come il nostro, imparare a guardare le piante con occhi nuovi significa imparare a guardare anche noi stessi con una rinnovata consapevolezza.
