Un assassino come artista, una caccia che diventa ossessione

C’è una Sardegna lontana dalle cartoline, aspra, silenziosa, attraversata da stagni di sale e campagne desolate, che diventa teatro di un incubo metodico e ipnotico. È qui che prende forma Il nido del corvo, il nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi, pubblicato da Feltrinelli e in libreria dal 13 gennaio. Un noir che segna l’inizio di un nuovo universo narrativo, destinato a espandersi e a lasciare il segno nella crime fiction italiana.

La storia si apre nella Penisola del Sinis: una giovane donna, Angela Floris, scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio assoluto, di piste fredde e indagini senza esito. Poi, improvvisamente, un segnale che gela il sangue: il suo cellulare si riaccende. Sul luogo del rilevamento, gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un reperto che vale come una firma: una mano femminile, troncata e incredibilmente conservata. È l’inizio di un gioco perverso.

Pulixi costruisce un antagonista che non si limita a uccidere. Il killer de Il nido del corvo osserva, studia, contempla. Colleziona gli arti delle sue vittime come fossero opere d’arte, trasformando la morte in una performance. Ogni gesto è calcolato, ogni indizio è una pennellata di un disegno più grande, pensato per attirare, provocare e mettere alla prova chi indaga.

Corvo e Zardi sono partner per necessità, opposti per natura. Lui è un “monaco guerriero”, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere sotto controllo traumi antichi; lei è tempesta pura, affascinata dall’azzardo nel gioco e nella vita, capace di trovare equilibrio solo nel caos delle indagini. Mentre un’altra ragazza scompare e i demoni personali tornano a bussare, i due comprendono una verità inquietante: il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti.

La caccia si trasforma così in una discesa allucinata, scandita da tappe studiate con precisione chirurgica. Ogni scoperta è un passo più vicino alla verità, ma anche un avvicinamento al baratro. Più Corvo e Zardi stringono il cerchio, più diventa evidente che le vittime finora viste erano solo il prologo. Il vero capolavoro dell’Artista, l’opera suprema, potrebbe essere proprio il loro annientamento.

Sullo sfondo, una Sardegna sospesa tra western selvaggio e lande crepuscolari diventa parte integrante del racconto. Pulixi la usa come una cassa di risonanza emotiva, un paesaggio che riflette i chiaroscuri dell’anima umana e amplifica il senso di isolamento, fatalità e minaccia costante.

Il nido del corvo è molto più di un thriller ben congegnato: è il big bang di un mondo narrativo in espansione, in cui si muovono anche personaggi già incontrati nel precedente La donna nel pozzo. Ogni romanzo diventa così un tassello di un mosaico più ampio, fatto di connessioni segrete e sviluppi imprevedibili. Un libro che cattura chi entra per la prima volta nell’universo di Pulixi e conferma l’autore come una delle voci più solide e ambiziose del noir italiano contemporaneo.

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