La rete non è neutrale: genere, potere e violenza digitale

Internet non è un posto per femmine di Silvia Semenzin 

Con Internet non è un posto per femmine, in uscita il 13 gennaio per Einaudi, Silvia Semenzin firma un libro necessario e urgente, capace di smontare uno dei luoghi comuni più radicati del nostro tempo: l’idea che la tecnologia sia neutrale e, soprattutto, “naturalmente” maschile.

Il paradosso da cui prende avvio il saggio è storico prima ancora che politico. Alle origini dell’informatica e della programmazione c’erano le donne: scrivevano codici, facevano funzionare le macchine, immaginavano linguaggi. Poi qualcosa è cambiato. O, come suggerisce Semenzin, qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare un territorio tecnico, specialistico e quindi maschile. Da quel momento in poi, l’esclusione è cresciuta insieme alla tecnologia, producendo un ecosistema digitale sempre più segnato da sessismo, stereotipi e discriminazioni.

Il libro intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista con uno stile personale e coinvolgente. Semenzin parte dalle prime esperienze sui social network e arriva al suo impegno come sociologa e attivista, guidando il lettore in un viaggio dentro l’anima più oscura di Internet. Un luogo che non è solo spazio di connessione, ma anche di violenza simbolica e materiale, dove la misoginia trova nuove forme di espressione e amplificazione.

Al centro dell’analisi c’è la violenza di genere digitale: dalle molestie online al revenge porn, dalle campagne d’odio coordinate fino ai meccanismi più sottili di delegittimazione e silenziamento. Un ruolo cruciale lo giocano gli algoritmi, che lungi dall’essere strumenti imparziali, finiscono spesso per rafforzare stereotipi e disuguaglianze, premiando contenuti polarizzanti e normalizzando modelli tossici.

Semenzin osserva con lucidità anche i processi di radicalizzazione emotiva e politica che avvengono sempre più spesso online. In questo contesto prosperano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour e apparentemente innocua, consolidano una visione gerarchica e diseguale dei rapporti di genere. È la cosiddetta “manocultura”, un fenomeno ormai globale, sostenuto da agende politiche e strategie comunicative sempre più sofisticate.

Internet non è un posto per femmine non si limita però alla denuncia. Il cuore del libro sta nell’invito alla consapevolezza e all’immaginazione. Se la tecnologia non è mai neutrale, allora può – e deve – essere compresa, criticata e trasformata. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi della rete, serve un’educazione digitale che tenga insieme competenze tecniche, pensiero critico e responsabilità sociale.

Il saggio di Silvia Semenzin è una lettura fondamentale per chi vuole capire cosa sta accadendo oggi nello spazio digitale e perché la battaglia per l’uguaglianza di genere passa anche – e sempre di più – da lì. Un libro che parla di Internet, ma soprattutto del futuro che stiamo costruendo, spesso senza rendercene conto.

Previous Story

Domani avevo vent’anni, quando la memoria diventa salvezza dal tempo che passa

Next Story

Un assassino come artista, una caccia che diventa ossessione

Latest from LIBRI