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Una strategia industriale per un’Europa verde, digitale e competitiva

EUROPA di

Il 10 marzo, la Commissione europea, ha presentato una nuova strategia per aiutare il settore industriale europeo a guidare la duplice transizione verso la neutralità climatica e la leadership digitale, in virtù del suo ruolo fondamentale nel sostenere la crescita economica e la prosperità.

La nuova strategia dell’industria europea

L’industria europea è leader mondiale in molti settori, rappresenta il 20 % del valore aggiunto totale dell’UE e dà lavoro a 35 milioni di persone nell’UE. Nel marzo 2019 il Consiglio europeo ha, pertanto, chiesto una strategia di politica industriale dell’UE complessiva ed a lungo termine, accompagnata da un approccio integrato per un mercato unico più approfondito e più forte.

La strategia presentata dalla Commissione il 10 marzo mira a rafforzare la competitività dell’Unione europea nonché la sua autonomia strategica, in un momento storico caratterizzato dal dinamismo geopolitico e dalla crescente concorrenza mondiale.

La Commissione ha, così, presentato un pacchetto di iniziative che delinea un nuovo approccio, seppur caratterizzato da un saldo radicamento nei valori dell’Unione e nelle tradizioni del mercato sociale. Grandi e piccole imprese, start-up innovative, centri di ricerca, prestatori di servizi, fornitori e parti sociali: tutti gli operatori dell’industria europea gioveranno di una serie di azioni a loro sostegno.

La nuova strategia industriale europea, al fine di difendere la leadership industriale, contribuirà a realizzare tre priorità fondamentali: mantenere la competitività mondiale dell’industria europea; garantire condizioni di parità, a livello nazionale e mondiale; rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050, plasmando il suo futuro digitale.

Azioni concrete

La strategia propone una serie completa di azioni future. In primis, un piano di azione sulla proprietà intellettuale, volto a difendere la sovranità tecnologica, a promuovere condizioni di parità a livello mondiale, a lottare contro il furto di proprietà intellettuale ed adattare il quadro giuridico alla transizione verde e digitale. Il riesame in corso delle norme dell’UE in materia di concorrenza, compresa la valutazione in corso del controllo delle concentrazioni e dell’adeguatezza degli orientamenti sugli aiuti di Stato, garantirà che le norme europee siano adeguate per un’economia in rapida mutazione, sempre più digitale, in prospettiva più verde e più circolare.

Oltre a sfruttare al meglio gli strumenti offerti dai meccanismi di difesa commerciale, entro la metà dell’anno, la Commissione adotterà un Libro bianco per contrastare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere nel mercato unico ed affrontare il problema dell’accesso di soggetti esteri agli appalti pubblici ed ai finanziamenti dell’UE. La questione relativa alle sovvenzioni estere sarà oggetto di una proposta di strumento giuridico nel 2021. Di pari passo, continueranno i lavori in corso per rafforzare le norme mondiali in materia di sovvenzioni all’industria nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), nonché le azioni volte ad affrontare la mancanza di accesso reciproco agli appalti pubblici nei paesi terzi.

Sono state previste, altresì, misure finalizzate a modernizzare e decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica, per sostenere le industrie della mobilità sostenibile ed intelligente, per promuovere l’efficienza energetica e garantire un approvvigionamento sufficiente e costante di energia a basse emissioni di carbonio, a prezzi competitivi.

La Commissione è intervenuta anche per rafforzare l’autonomia industriale e strategica dell’Europa garantendo l’approvvigionamento di materie prime essenziali, mediante un piano di azione per le materie prime essenziali e prodotti farmaceutici, delineando una nuova strategia farmaceutica dell’UE.

Inoltre, è stata disposta un’alleanza per l’idrogeno pulito, al fine di accelerare la decarbonizzazione dell’industria e mantenere la leadership industriale, seguita da un’alleanza per industrie a basse emissioni di carbonio e un’alleanza su cloud, piattaforme industriali e sulle materie prime.

La Commissione analizzerà sistematicamente i rischi e le esigenze dei diversi ecosistemi industriali. Nell’effettuare questa analisi lavorerà in stretta collaborazione con un forum industriale aperto ed inclusivo, istituito entro settembre 2020 e composto da rappresentanti dell’industria.

Alle Piccole e Medie Imprese (PMI), in virtù del loro ruolo chiave nel tessuto industriale europeo, è dedicata una specifica strategia industriale che mira a sostenerle in tutto il mercato unico ed oltre, a ridurre gli oneri burocratici, ad accedere ai finanziamenti ed a contribuire nella transizione verde e digitale.

Infine, sono state previste misure concrete per rimuovere le barriere che si frappongono al buon funzionamento del mercato unico, vale a dire la risorsa più preziosa di cui dispone l’UE, al fine di consentire a tutte le imprese europee di crescere e competere.

 

“L’industria europea è il motore della crescita e della prosperità in Europa. Un motore che dà il massimo quando alimentato dagli elementi che ne costituiscono la forza: i cittadini e le loro idee, talenti, diversità e spirito imprenditoriale” ha dichiarato Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, che ha poi aggiunto “La sua importanza è ancora più grande in un momento in cui l’Europa si appresta a realizzare la sua ambiziosa transizione verde e digitale in un mondo più instabile e imprevedibile. L’industria europea ha tutto quello che serve per spianare la strada e faremo il possibile per sostenerla”.

 

La Commissione Europea presenta la nuova strategia per l’Africa: focus su clima, pace e immigrazione

AFRICA di

“La strategia con l’Africa presentata costituisce la tabella di marcia per far avanzare il nostro partenariato al livello successivo. L’Africa è partner naturale e vicino dell’Unione europea. Insieme possiamo costruire un futuro più prospero, più pacifico e più sostenibile per tutti”.

Sono queste le parole della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen il 9 marzo, al momento della presentazione della Nuova Strategia per l’Africa, proposta dalla stessa Commissione. La proposta UE sarà discussa nei prossimi mesi con i partner africani in vista del vertice di ottobre tra UE e Unione Africana.

L’obiettivo della proposta è intensificare la cooperazione attraverso il partenariato in cinque settori chiave: transizione verde, trasformazione digitale, pace e governance, migrazione e mobilità, crescita e occupazione sostenibili. L’intervento dell’Unione si assocerà quindi a quello africano nell’ambito di 10 azioni specifiche, le quali concretizzano i 5 macro-settori di partenariato previsti nella proposta.

Tra questi, la sezione sull’immigrazione evidenzia la necessità di porre le basi per una migliore cooperazione nel settore, non solo in materia di controlli alle frontiere, ma anche in materia di sicurezza, contribuendo ad una soluzione delle attuali crisi in Libia, Mali e Somalia.

 

In virtù del ruolo chiave che il Continente Africano gioca per la crescita e la sicurezza dell’Europa, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Josep Borrell, nel corso di una conferenza stampa, ha descritto l’intesa con l’Africa come una delle più importanti partnership internazionali che l’Europa porrà in essere, perché è in Africa che si gioca parte del futuro dell’Europa.

Solo dal punto di vista merceologico, i dati mostrano che nel 2018 il commercio di beni dell’UE con l’Africa valeva 235 miliardi di euro, quasi il doppio di quello della Cina con l’Africa e circa cinque volte quello con gli Stati Uniti.

La Commissaria europea per i partenariati internazionali, la finlandese Jutta Urpilainen, commenta: “Con i cinque partenariati proposti, basati su interessi e valori condivisi, l’Africa e l’Europa guideranno insieme la trasformazione verde e digitale, promuovendo nel contempo investimenti e occupazione sostenibili. La mia priorità fondamentale è garantire che giovani e donne si impadroniscano della strategia con l’Africa, che risponde alle loro aspirazioni”.

La missione Sophia va in pensione. Il Consiglio Affari Esteri lavora ad una nuova iniziativa UE nel Mediterraneo

AFRICA di

Lo scorso 17 Febbraio il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea (UE) ha sancito all’unanimità il termine dell’Operazione Sophia (EUNAVFOR Med) per il 20 marzo 2020. Si tratta di una missione di sicurezza marittima che opera nel Mediterraneo centrale approvata nell’estate del 2015, a seguito dei ripetuti naufragi di imbarcazioni con a bordo migranti e richiedenti asilo dalla Libia. Il compito dell’operazione, già prorogata di 6 mesi a settembre 2019 e da tempo priva della sua componente navale, era quella di contrastare e neutralizzare le rotte dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo.

Secondo quanto espresso da Josep Borrell, Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, la nuova missione europea, ancora priva di un nome, dovrebbe partire a fine marzo con l’intento di dare attuazione all’embargo sulle armi imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Alto Rappresentante Borrell è quindi riuscito a forzare le resistenze dei Paesi più reticenti a dare il via a nuovo impegno dell’UE nel Mediterraneo, in particolare Austria e Ungheria, da sempre critici sui dispiegamenti navali, giudicati un “pull factor” per i flussi migratori. Non è un caso che tra i dettagli noti della missione ci sia la possibilità di ritirare gli assetti navali qualora ci si rendesse conto di alimentare maggiori partenze. In più, sempre per giungere alla necessaria convergenza tra tutti gli Stati membri, si è specificato che lo sforzo si concentrerà sulla zona orientale della Libia, lì dove si concentra il traffico di armi, e non ad ovest, dove invece si registra il maggior numero di partenze dei migranti.

I Ministri degli Esteri UE hanno inoltre previsto come compiti accessori della nuova missione l’addestramento della guardia costiera e della marina libiche, nonché la lotta alla criminalità organizzata. Nonostante i dubbi e le incertezze sulla nuova iniziativa, il comando della missione europea in Libia è ora conteso tra Italia, Francia e Spagna. L’Italia, che aveva inizialmente proposto un potenziamento di Sophia, punta a confermare la sua leadership nell’impegno europeo in Libia anche se, trattandosi di una nuova iniziativa, ciò non è per nulla scontato. Parigi e Madrid sono le altre due candidate alla guida della missione, anche se la pretesa spagnola è indebolita dal comando attualmente detenuto su una missione anti-pirateria nelle acque del Corno d’Africa (EUNAVFOR Somalia). L’ipotesi di un doppio comando non agevola quindi le aspirazioni spagnole.

 

Una decisione definitiva è attesa per il 23 marzo, quando il Consiglio Affari Esteri dovrebbe lanciare la nuova missione, giungendo ad un accordo unanime sulle regole di ingaggio, l’assegnazione del comando e ulteriori dettagli della nuova missione.

Bilancio UE 2021-2027, uno strumento per il futuro dell’Europa

EUROPA di

In seno all’Unione europea si accende il confronto sul bilancio europeo per il 2021-2027, il quadro finanziario pluriennale. In vista del Consiglio europeo straordinario di giovedì 20 febbraio, convocato dal Presidente Charles Michel, a Strasburgo, i deputati del Parlamento europeo riuniti in sessione plenaria, hanno chiesto di evitare una proposta al ribasso e troppo lontana dalla posizione del Parlamento europeo. In aula anche Nikolina Brnjac, Segretario di Stato croato per gli Affari Esteri ed Europei, in rappresentanza del Consiglio, e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

La posizione del Parlamento europeo

La maggioranza dei deputati europei ha affermato che darà il proprio consenso solo ad un bilancio di lungo termine che soddisfi le ambizioni dell’Unione europea, poiché parlare di bilancio significa parlare del futuro dell’UE.

Il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli ha avvertito: “Un accordo in Consiglio è importante ma se non sarà coincidente con le posizioni del Parlamento, il Parlamento andrà fino in fondo”. “Ho apprezzato molto le posizioni di tutti i gruppi politici nel sostenere la determinazione ad andare fino in fondo” ha sottolineato Sassoli. Andare fino in fondo significa bocciare l’eventuale decisione del Consiglio europeo a favore di un bilancio privo di tutte le risorse considerate necessarie per continuare a perseguire e realizzare le politiche caratterizzanti l’UE, come la coesione, l’agricoltura, la ricerca e la cultura. Per investire, al contempo, sui nuovi settori relativi alla lotta ai cambiamenti climatici, alla difesa, alle migrazioni, alla transizione digitale ed ecologica e per affrontare le conseguenze sociali di quest’ultima. Per continuare, in definitiva, a sostenere regioni, città, agricoltori, giovani, ricercatori ed imprenditori. Attuare il Green Deal con un budget ridotto, ad esempio, significherebbe tagliare i fondi a programmi UE di successo.

“I governi devono essere informati delle conseguenze negative di una eventuale bocciatura del budget pluriennale” ha sottolineato Jan Olbrycht, deputato popolare polacco e correlatore del Multiannual financial framework (MFF). In tale eventuale scenario, l’avvio dell’esercizio provvisorio a partire dal primo gennaio 2021, avrebbe un effetto perverso per gli Stati membri UE: questo si baserebbe sui dodicesimi del vecchio bilancio, comprensivo del contributo britannico. Il Presidente Sassoli ed il team parlamentare dei negoziatori, guidati dal Presidente della commissione Budget, il belga Johan van Overtveldt, hanno, inoltre, insistito su un altro punto: la capacità impositiva diretta dell’Unione europea, per ora limitata ad una quota dei diritti doganali, che in futuro potrebbe estendersi ad altre voci, dalla web tax alla carbon tax, ampliando la capacità di spesa del budget comunitario senza pesare sui bilanci degli Stati membri che oggi assicurano circa l’85% delle risorse necessarie a finanziare le politiche dell’Unione. “La discussione sul bilancio e sulle risorse proprie deve procedere in modo parallelo” ha affermato il Presidente del Parlamento europeo. Per raccogliere risorse proprie la Commissione europea propone una base imponibile comune per le società, la semplificazione dell’Iva, il contributo sulla plastica e una quota degli Emission trading scheme-ETS. Il Parlamento europeo appoggia queste ipotesi, aggiungendo la web tax, la tassa sulle transazioni finanziarie nonché una “carbon border adjustment tax”, al fine di limitare l’ingresso nel mercato interno di prodotti che non rispettino i limiti europei sulle emissioni di CO2, praticando dumping ambientale.

La Commissione ed il Consiglio europeo

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in apertura del dibattito a Strasburgo, ha ribadito di aver chiesto agli Stati membri di tener conto delle richieste del Parlamento sulle risorse proprie, al fine di alleggerire la pressione sui bilanci nazionali. Sulla questione ambientale le sue dichiarazioni sono state nette: “Non accetterò nessun risultato che non garantisca che almeno il 25% del bilancio sia destinato alla lotta contro il cambiamento climatico, così come mi aspetto che il nuovo bilancio destini risorse fresche al Fondo per la transizione giusta, per sostenere le regioni e i lavoratori che saranno colpiti dalla transizione verde. Senza queste risorse non potremo farcela”.

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, assente al dibattito dell’Europarlamento, è impegnato nella negoziazione con gli Stati, nel tentativo di giungere ad una proposta di mediazione tra le varie posizioni, da discutere al Consiglio Affari generali, che avrà luogo lunedì 17 febbraio e poi al vertice con i capi di stato e di governo il 20. Si tratta di un compito arduo, considerando la distanza esistente tra la posizione della Commissione e quella del Parlamento: la prima ha chiesto un budget complessivo pari all’1,1% del Pil UE; il secondo ha proposto l’1,3%, al fine di finanziare tutte le politiche, nuove e vecchie, conciliando le richieste dei cosiddetti stati “frugali” che vorrebbero scendere sotto l’1% e quelle dei soprannominati “amici della coesione”, i quali temono un taglio alle politiche regionali e, pertanto, chiedono un budget complessivamente più ambizioso.

L’obiettivo iniziale della Commissione presieduta da Juncker era di approvare la proposta presentata nel 2018 entro il 2019, dedicando il 2020 all’esame ed all’approvazione dei regolamenti, in codecisione con il Parlamento, dando spazio agli Stati membri ed alle regioni per predisporre gli accordi ed i programmi operativi. Il ritardo fino ad ora registrato rischia di avere conseguenze sull’intero periodo di programmazione, registrando danni per le amministrazioni regionali maggiormente in difficoltà, tra le quali figurano anche quelle italiane.

Bruxelles: la cerimonia in memoria delle vittime dell’olocausto ed il discorso di Liliana Segre

EUROPA di

Il 29 gennaio il Parlamento europeo ha aperto la sessione plenaria a Bruxelles con una cerimonia solenne in memoria delle vittime dell’olocausto.

La Giornata internazionale della memoria per le vittime dell’Olocausto si celebra il 27 gennaio per ricordare l’Anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nel 1945. Con il termine Olocausto si fa riferimento allo sterminio di 6 milioni di ebrei, rom e altri gruppi perseguitati dai regimi nazisti e fascisti.

“È mio dovere testimoniare”

Aprendo la cerimonia, il Presidente del Parlamento, David Sassoli, ha affermato: “Oggi ci inchiniamo davanti a tutte le vittime della Shoah e vogliamo assumerci il nostro dovere di ricordare”. Sassoli ha poi sottolineato che “il nazismo e il razzismo non sono opinioni, ma sono crimini, e ogni volta che leggiamo sul giornale notizie di violenze e insulti, noi dobbiamo considerarli rivolti a ciascuno di noi. Sono attacchi all’Europa e ai valori che essa rappresenta”.

La senatrice a vita Liliana Segre è intervenuta durante la cerimonia parlando della liberazione, con un discorso memorabile in cui ha condiviso la memoria del male inflitto ad Auschwitz ed il dovere di testimoniare con i deputati europei.

La senatrice italiana ha ricordato l’assoluta disumanità dei campi e delle cosiddette “marce della morte” organizzate dai nazisti nel 1945, alle quali sopravvisse da ragazza a differenza di molti altri che non ce l’hanno fatta. “La loro unica colpa era quella di essere nati”, ha affermato.

La senatrice ha poi spiegato il motivo per cui ha deciso di porre fine agli incontri con gli studenti sulla Shoah (l’ultimo si terrà in primavera ad Arezzo): “Da trent’anni parlo nelle scuole e sento una difficoltà psichica molto forte di continuare. È mio dovere testimoniare”, tuttavia “da tre anni sento di essere io che salto fuori dalle mie memorie, quella ragazzina magra, denutrita, disperata, sola e non la posso più sopportare. Sono la nonna di me stessa e sento che se non la smetto di parlare, se non mi ritiro quel tempo che mi resta a ricordare da sola e a pensare alle grandi gioie della mia famiglia ritrovata, non lo potrò più fare comunque perché non ce la farò più”, ha continuato. “Sento che i ricordi di quella ragazzina che sono stata non mi danno pace: quella ragazzina lì che ha fatto la marcia della morte, che ha brucato nei letamai e non piangeva più è un’altra da me e io sono anche la nonna di me stessa ed è una sensazione che non mi abbandona”, ha concluso.

“L’antisemitismo ed il razzismo ci sono sempre stati”

“Anche oggi qualcuno non vuole guardare e anche adesso qualcuno dice che non è vero” ha detto la senatrice. Ha poi ricordato con le parole di Primo Levi “lo stupore per il male altrui”, che “nessuno che è stato prigioniero ha mai potuto dimenticare”.

Liliana Segre ha continuato soffermandosi sulla constatazione che “l’antisemitismo ed il razzismo ci sono sempre stati “ci sono corsi e ricorsi storici”. La parola razza ancora è utilizzata e per questo è necessario combattere il razzismo strutturale, che c’è ancora.

Durante il suo discorso, ha ricordato una bambina del campo di Terezin, che – prima di essere uccisa dai nazisti – disegnò una farfalla gialla che vola sopra ai fili spinati. “Anche oggi fatico a ricordare”, ha detto la senatrice, provata da molti anni passati a essere testimone dell’Olocausto, “ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito per ricordare il male altrui, ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin”.

“Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali: che siano in grado di fare la scelta della non indifferenza e con la loro responsabilità e la loro coscienza essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati” ha concluso.

Un lungo applauso del Parlamento europeo ha salutato il discorso della senatrice a vita. L’Europarlamento ha poi osservato un minuto di silenzio su richiesta del Presidente David Sassoli. Molto emozionati gli europarlamenti. stando alle immagini diffuse. Era presente anche Anita Lasker-Wallfisch, membro sopravvissuto dell’orchestra delle donne ad Auschwitz.

Gli altri contributi

È stato poi il turno delle dichiarazioni della Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sull’inviolabilità della dignità di ogni persona e sul dovere dei cittadini europei di lottare contro l’antisemitismo, il razzismo e la discriminazione. “Lo sterminio di 6 milioni di ebrei è il male assoluto, la barbarie peggiore che l’umanità ha potuto realizzare ad altri uomini e come tedesca avverto un senso profondo di colpa”-ha dichiarato la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen-“Come tedesca sento anche un senso di responsabilità particolare, perché in Europa so che sono stati i nostri vicini a tenderci la mano riaccogliendoci tra i popoli democratici”. “Lottiamo contro ogni forma di antisemitismo, non dimentichiamo mai” ha concluso.

“Per noi italiani è una grandissima emozione e anche motivo di orgoglio perché certamente l’esperienza di Liliana Segre è una esperienza che può dare insegnamenti e può essere di straordinaria importanza non solo per noi italiani ma per tutta l’Europa” ha detto il Commissario europeo Paolo Gentiloni. “Il fatto che oggi sia Liliana Segre a prendere la parola” ha aggiunto “è un grandissimo motivo di orgoglio e di soddisfazione, è un modo per dire che l’Italia è uno di quei Paesi in cui si coltiva la memoria e in cui nonostante qualche gesto estremista e incredibile, i cittadini, le istituzioni e le grandi figure di prestigio tengono alto l’onore del nostro Paese sui temi della memoria”.

Libia: la Conferenza di Berlino e il ruolo dell’Unione europea

EUROPA di

La Conferenza di Berlino sulla Libia ha riunito i partner regionali e internazionali più influenti nell’attuale fase cruciale della crisi libica. I partecipanti, Paesi ed Organizzazioni, hanno raggiunto un accordo su 55 punti e su una sua applicazione rapida.

I risultati della Conferenza di Berlino

Dopo 4 ore di colloqui, è stata presentata una dichiarazione condivisa in cui i partecipanti si sono impegnati ad astenersi da qualsiasi misura e da qualsiasi ulteriore sostegno militare alle parti “sul territorio e sopra il territorio della Libia, a partire dall’inizio del cessate il fuoco”. I presenti hanno poi ribadito il proprio impegno ad astenersi dalle “interferenze nel conflitto armato e negli affari interni della Libia” in virtù del fatto che “solo un processo politico libico e guidato dalla Libia può mettere fine al conflitto e portare una pace duratura”. 16 partner, tra Paesi ed Organizzazioni internazionali, hanno votato a favore di un embargo sulle armi proposto dalle Nazioni Unite che dovrà essere monitorato con maggiore attenzione rispetto al passato.

Lo scopo è quello di facilitare un processo di pace nell’ambito di un conflitto civile, in corso ormai da anni, caratterizzato da una complessità dovuta alla pluralità delle parti coinvolte.

Al tavolo dove si sono riuniti tutti i Paesi UE ed extra UE che hanno dato la propria approvazione alla dichiarazione finale sono mancati i due leader libici Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, la cui partecipazione alla Conferenza è stata frutto di negoziazioni ed accolta con favore dalla comunità internazionale. Sembra che i due leader libici abbiano nominato i membri della commissione militare “5+5” che, secondo il piano di azione United Nations Support Mission in Libya-Unsmil, dovrebbe avere il compito di monitorare il cessate il fuoco e stabilire la linea degli schieramenti.

L’Unione europea e la crisi libica

Quanto al ruolo dell’Unione europea, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione Josep Borrell hanno rilasciato una dichiarazione comune, in cui hanno ribadito che l’unica soluzione sostenibile alla crisi in Libia sono gli sforzi di mediazione guidati dalle Nazioni Unite, che mettono al centro i bisogni di tutto il popolo libico. I due, a nome dell’Unione, hanno dichiarato di sostenere “l’unità, la sovranità e l’integrità territoriale della Libia, nell’interesse della stabilità e della prosperità della regione, che sono importanti anche per l’Europa”.

L’Unione Europea è soprattutto interessata a porre fine al conflitto nel timore che la crisi peggiori e che diventi “una seconda Siria”, come affermato dal Ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas. Anche in Europa però si manifestano interessi contrastanti: l’Italia, che ha sempre avuto un peso importante nella questione libica, sostiene al-Serraj, ma da vari mesi ha perso molta della sua influenza; la Francia si è legata a Haftar, per interessi economici ed energetici, nonché nella speranza di riuscire a contrastare i gruppi terroristici in Libia e nei paesi limitrofi. Nel frattempo, la Grecia protesta per non essere stata invitata a Berlino, minacciando di porre il suo veto alle iniziative dell’Unione sulla Libia.

 

Riunione straordinaria del Cops sulla Libia

In seno all’Unione è stata convocata una riunione straordinaria del Comitato Europeo per la Politica e la Sicurezza (Cops) sulla Libia. Si inizierà, così, a lavorare sul mandato del Consiglio per la rimodulazione dell’Operazione Sophia, che dovrà essere profondamente rivista per indirizzarla sul monitoraggio efficace dell’embargo di armi dell’ONU, non solo via mare ma anche via aria ed auspicabilmente via terra. L’Operazione Sophia, congiuntamente ad una proposta per una missione di peacekeeping in Libia, sarà un punto ricorrente nell’agenda del Cops. L’Alto rappresentante dell’Ue Jospe Borrell ha auspicato, infatti, che entrambe le iniziative siano pronte per il Consiglio Affari esteri dell’Ue che si terrà il 17 febbraio.

Le dichiarazioni

“Ho parlato dell’attuazione dei risultati della Conferenza di Berlino col Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e gli ho rivolto un invito a partecipare presto alla riunione dei commissari, al fine di discutere una stretta collaborazione tra la Commissione Ue e l’Onu” queste le parole della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, su Twitter.

“L’Unione europea si sta attrezzando per attuare i risultati della conferenza di Berlino. Siamo pronti a mobilitare le nostre risorse dove sono maggiormente necessarie” questo è quanto affermato, invece, dal Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in una dichiarazione. “A breve termine- ha affermato- il nostro contributo consisterà nel riflettere sul modo più efficace di monitorare il rispetto del cessate il fuoco e il rispetto dell’embargo sulle armi”.

“La conferenza di Berlino ha funzionato” – ha dichiarato, infine, su Twitter il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli- “La dichiarazione ha trovato il consenso della comunità internazionale per dare pace alla Libia. Ruolo chiave dell’Unione europea quando agisce unita. Adesso la parola passa ai leader dei due fronti libici”.

 

Minister Crnadak on the Summit Brdo-Brijuni: EU will be completed only after the Integration of Balkans

BreakingNews @en di

Minister of Foreign Affairs of BiH Igor Crnadak attended the meeting of foreign ministers in Brdo, in Slovenia. The minister stressed during the discussion the importance of such meetings at the ministerial level and added that this type of initiative can give new impetus to the process of integration into the European Union. He agrees with the fact that the European Union will not be complete until the arrival of the Balkans. He also stressed the importance of the Trieste meeting, which will address this issue, but also other types of problems, such as the fact that young people leave the area and corruption. He also added that some things should be improved regardless of the European Union but actually for the sake of democracy and development, such as independence and freedom of the media. All this, in the opinion of the Minister, can be achieved through cooperation and good relations between the countries.

 

Darmanović: Connecting Western Balkan countries through new forms of regional economic cooperation should not be obstacle to further integration of countries in EU

BreakingNews @en di

Minister of Foreign Affairs Srđan Darmanović attended the informal meeting of Heads of Diplomacy of the Western Balkans Six (WBG) in Rome, Invited by the Italian Minister for Foreign Affairs Angelino Alfano In preparation for the summit to be held in Trieste next June. The topics dealt with were many: they spoke about many ways in which it would help to create a more stable economy and suitable co-operation models. It also underlined how much regional cooperation is important for the Balkan area. The Montenegrin Minister also stressed that strengthening of cooperation in the Balkans would not be an obstacle to joining the European Union: it would have the advantage of making this choice more aware. The Italian minister said that Italy is deeply convinced of the membership of the Balkan countries in the European Union, which is why it supports their approach to the European Union itself. the meeting was attended by the foreign ministers of Albania Damir Bushati, Bosnia and Herzegovina Igor Crnadak, Serbia Ivica Dačić, Macedonia Nikola Poposki, as well as the State Secretary of the Ministry of Foreign Affairs of Kosovo Albert Prenkaj as well. The Montenegrin minister has also been able to hold bilateral meetings with ministers from other countries.

Commission welcomes European Parliament vote on extension and reinforcement of the European Fund for Strategic Investments (EFSI), the heart of the Juncker Plan

BreakingNews @en di

The European Commission welcomes the vote by Members of the European Parliament’s Budgets and Economic and Monetary Affairs committees to agree their position on extending, expanding and reinforcing the European Fund for Strategic Investments (EFSI), the so-called “EFSI 2.0”. The Commission now calls on the Parliament and Member States to continue working towards the final adoption of the EFSI 2.0 proposal as quickly as possible to the benefit of public and private promoters driving investment projects in Europe. The plan is to extend the EFSI’s initial three-year timeline (2015-2018) to 2020, the end of the current Multiannual Financial Framework.

 

The European Union steps up its support to Somalia with €200 million at the London Conference

BreakingNews @en di

The European Commission has announced new support today worth €200 million at the London Conference on Somalia. The development funding will be channelled through the European Union Trust Fund for Africa, which aims to address the root causes of destabilization, forced displacement and irregular migration. The EU’s support will help to accelerate Somalia’s economic recovery. This will be done by supporting the reforms needed to ensure Somalia full re-engagement with the International Financial Institutions, access to multilateral finance and debt relief. This will also help laying the foundations for more inclusive, stable politics including a roadmap to a more inclusive electoral process in 2020.

 

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