GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

Tag archive

european affairs - page 3

Operazione Mare aperto

Difesa di

Sono partite da tutti I porti d’Europa per l’esercitazione Nato “Brilliant Mariner-Mare Aperto 2013”, attività addestrativa finalizzata a raggiungere “un elevato livello di addestramento e integrazione di parte delle forze che, dal primo gennaio 2014, faranno parte della componente marittima della Nato Response Force (Nrf), sotto guida italiana.

[subscriptionform]

[level-european-affairs]

Il capo di Stato Maggiore della Difesa italiano Generale Claudio Graziano ha dichiarato durante il suo discorso di insediamento che l’operazione rientra nel quadro addestrativo interforze internazionale e che nonostante sia stata pianificata da tempo resta comunque un valido strumento di dissuasione.

La Nato Response Force, cioè la Forza di Reazione Rapida della Nato, è un dispositivo militare “ad alta prontezza operativa”, formato da un’elite delle componenti terrestri, marittime, aeree e speciali provenienti dalle Forze armate dell’Alleanza atlantica. L’Italia parteciperà con 3.150 uomini e donne, la portaerei Cavour, i cacciatorpedinieri Duilio e Mimbelli, l’unità anfibia San Marco, le fregate Aliseo, Espero e Grecale, la rifornitrice Stromboli, la corvetta Fenice, i pattugliatori Foscari e Cigala Fulgosi, i cacciamine Crotone e Milazzo ed il sommergibile Pelosi, oltre ad 8 elicotteri e aerei Harrier AV8B.

forza da sbarcoProprio la partenza della nave San Giorgio dal porto di La Spezia ha comunque destato qualche curiosità visto l’arrivo dei fanti di marina arrivati all’arsenale nella notte del 27 febbraio e ripartiti evidentemente sulla nave anfibia la mattina del 28 febbraio con destinazione acque in ternazionali del sud mediterraneo.

Alcune indiscrezioni raccolte indicano come possibile il dispiegamento dei fanti di marina a protezione del Greenstream, il gasdotto subacqueo dell’Eni che si snoda tra Gela in Sicilia e la stazione di compressione di Mellitah, una struttura lunga 520 km, molti dei quali percorsi sotto il Mediterraneo.

[/level-european-affairs]

 

 

Italia, il Generale Graziano nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa

Difesa di

Roma 28 febbraio 2015, Il Comando in Capo della Squadra Navale ha ospitato la cerimonia del cambio di Capo di Stato maggiore della Difesa alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, del Ministro della Difesa Roberta Pinotti e del Presidente del Senato Pietro Grasso.

L’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli lascia il suo incarico al termine dei consueti due anni durante i quali gli scenari che hanno visto impegnate le nostre forze armate sono stati molteplici e mutevoli. Assume il comando delle Forze Armate il Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, già Capo di Stato maggiore dell’Esercito.

cambio smd 3Nel suo discorso di commiato l’Ammiraglio Binelli Mantelli ha voluto ringraziare tutte le componenti delle forze armate per il loro impegno nei trascorsi due anni e in modo particolare ha ricordato, commosso, i due fanti di marina, “ grazie a Massimiliano la Torre e Salvatore Girone, per la grande dignità e senso di responsabilità con cui continuano a vivere da marinai e soldati quali sono l’assurda odissea che ha segnato il loro servizio negli ultimi tre anni, sarò sempre al loro fianco”

Il Generale Claudio Graziano assume la più alta carica delle Forze Armate in un momento particolarmente complesso in cui gli scenari di crisi si avvicinano sempre più ai confini nazionali italiani ed europei.

“Un incarico che affronterò sapendo di poter fare affidamento sul sostegno di tutto il personale militare e civile che con passione e dedizione operano per le forze armate”, ha dichiarato nel suo discorso il nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa e indicando la necessità di ”Incrementare la collaborazione internazionale in tema di difesa importantissime per l’integrazione dei sistemi di difesa comune in particolare quella Europea per affrontare le crescenti delicate sfide che si delineano all’orizzonte.”

Le minacce che l’Italia e più in generale l’Europa e il mondo occidentale si trova ad affrontare in questo momento assumono caratteristiche di estrema flessibilità, indiscriminata violenza e rapidità di espansione, portando integralismi e terrorismo anche nei confini nazionali.

cambio smd 2“Si tratta di sfide complesse – ha continuato nel suo discorso il Generale Graziano – che richiedono una risposta globale nel cui ambito le nostre forze armate sono sicuramente pronte a fronteggiare con efficace in aderenza alle misure politiche che saranno assunte”

La situazione internazionale si è molto deteriorata nell’ultimo anno, l’arco della crisi tocca i confini meridionali dell’Europa e del nostro paese – ha sottolineato il Ministro della Difesa Roberta Pinotti nel suo discorso – soprattutto l’imprevedibilità dei rischi e delle minacce che ci deve preoccupare, imprevedibilità che riguarda sia la localizzazione geografica, la provenienza sia la forma e gli obiettivi che si possono concretizzare.”

Un biennio complesso quello che dovrà affrontare il nuovo Capo dello Stato Maggiore della difesa con sfide su teatri operativi che si avvicinano pericolosamente ai confini nazionali.

[youtube]http://youtu.be/zYCve5w6mqo[/youtube]

Accordo Grecia – Troika: un sirtaki o un coro tragico?

ECONOMIA/EUROPA/POLITICA di

Atene e i suoi creditori della zona euro hanno concordato un accordo dell’ultima ora per estendere a 172bn di euro il programma di salvataggio del paese per quattro mesi, ponendo fine in questo  modo a intere settimane di incertezze che minacciavano di innescare l’ultima corsa agli sportelli greci, indirizzando la Grecia alla bancarotta.

[subscriptionform]

[level-european-affairs]

 

L’accordo, raggiunto in una riunione make-or-break dei ministri delle Finanze della zona euro il 20 febbraio scorso, lascia diverse questioni importanti pendenti, in particolare sulle riforme che  Atene dovrà adottare urgentemente al fine di ottenere i 7,2 miliardi di euro in aiuti che dovrebbero essere forniti al completamento del programma attuale.

Il nuovo governo greco sara tenuto a presentare le misure per la revisione al Fondo monetario internazionale e le istituzioni dell’UE lunedì e qualora non siano ritenute idonee, un’altra riunione dell’Euro-gruppo potrebbe essere chiamata già domani, martedì.

Criticamente, l’accordo del Venerdì impegna Atene ai fini del “completamento” del salvataggio, qualcosa che il nuovo governo greco ha da tempo promesso e ripetuto di voler evitare. “Fino a quando il programma non sarà stato completato, non ci sarà alcun pagamento”, ha dichiarato Wolfgang Schäuble, il potente ministro delle finanze tedesco.

Alexis Tsipras, il primo ministro ha di contro ribadito che la Grecia  con l’accordo del Venerdì intende annullare gli impegni di austerity presi dal precedente governo conservatore, ma ha messo le mani avanti non promettendo miracoli. Saranno tempi duri per i greci.

“Abbiamo dimostrato che l’Europa è protesa a compromessi reciprocamente vantaggiosi, non a infliggere punizioni”, ha detto Tsipras il giorno dopo. Ma l’ accordo di venerdì non rappresenta la chiusura dei negoziati. “Stiamo entrando in una nuova fase. I negoziati diventeranno sempre più sostanziali, fino al raggiungimento di un accordo definitivo ai fini di una transizione dalle politiche catastrofiche del memorandum, delle politiche che si concentreranno sullo sviluppo, l’ occupazione e la coesione sociale”, ha continuato il primo ministro greco.

Tuttavia, l’accordo consente di evitare quello che i funzionari della Troika temevano avrebbe provocato forti scosse sui mercati e le borse. O meglio, se si fosse giunti all’accordo slittando di una settimana in più, si sarebbe dovuto arginare  la corsa dei greci al ritiro  dei depositi dal settore bancario del paese che, secondo quello che dichiarano i funzionari, stavano raggiungendo circa 800 euro al giorno, contribuendo alla creazione di un situazione al limite di una vera  e propria corsa agli sportelli. La premessa per la catastrofe.

“La trattativa  è stata intensa, perché si trattava mettere le basi di un rapporto di  fiducia tra noi”, ha detto Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo olandese il quale ha mediato l’accordo, anche dopo aver fallito già due volte nel corso della scorsa settimana. “Stasera è stato fatto un primo passo nel processo di ricostruzione del rapporto di fiducia…”, ha proseguito.

Alla notizia dell’accordo le borse hanno “festeggiato” al loro modo. Wall Street è salito a livelli record. L’indice S & P 500 è cresciuto da 0,6 per cento a un record di 2.110, mentre il Dow Jones ha raggiunto il massimo storico di 18.144.

La decisione di chiedere una proroga del programma atutale è una significativa “mediazione” per Tsipras, che aveva promesso nella sua campagna elettorale di abbattere il piano di salvataggio esistente.

Alle istituzioni del FMI e dell’UE, della Banca centrale europea e la Commissione europea rimangono le redini e il controllo della valutazione delle misure delle future riforme economiche greche e l’erogazione dei fondi di salvataggio, nonostante il moto dei greci diretto alla liberarazione dalla tanto odiata “troika”. Tsipras dovrà essere abile a non deludere la sua gente, non glielo perdonerebbero, troppi sacrifici, troppa stanchezza.

“Anche se Atene si è impegnata a mantenere gli avanzi primari di bilancio e di prendere più di quanto spende, quando gli interessi sul debito non verranno conteggiati” – ha detto Mr Dijsselbloem.

“Siamo riusciti a scongiurare una serie di molti anni di avanzi primari soffocanti che la nostra economia non può produrre”, ha detto Yanis Varoufakis, il carismatico ministro delle Finanze greco.

Un alto funzionario coinvolto nei colloqui ha precistao che la posizione del bilancio greco in rapido deterioramento ha messo sotto pressione Atene per giungere a un accordo. “In verità, i greci sono  spalle contro il muro”. Indiscrezioni e pressioni di corridoio.

Pare che la BCE sia già pronta a erogare nuova liquidità alla Grecia già da questa settimana. All’inizio di questo mese la BCE di Mario Draghi aveva tagliato tale prestito, costringendo le banche a fare affidamento sui tassi molto elevati della liquidità di emergenza da parte della banca centrale greca.

Tra le concessioni fatte ad Atene vi è un patto per l’astensione da qualsiasi “rollback” o “cambiamenti unilaterali” dalle misure delle riforme già esistenti. L’accordo, inoltre, non prevede di tagliare i livelli di debito della Grecia, un’altra promessa che Alexis Tsipras aveva fatto durante la campagna elettorale.

[/level-european-affairs]

Accordi Al Qaeda-Usa: rispunta il fantasma del Mullah Omar

Medio oriente – Africa di

Si torna a parlare di una vecchia conoscenza, il Mullah Mohammad Omar. Il capo spirituale di Al Quaeda che Tolo tv, l’emittente afghana, dichiarò morto – per poi smentire la notizia – nel 2011 per mano pakistana riemerge dall’oblio in occasione dei tentativi di arrangiare i negoziati di pace fra talebani e Stati Uniti in Qatar. L’evento, annunciato da una fonte del movimento islamista, riconosce al Mullah Omar un ruolo ancora determinante nella definizione degli accordi che potrebbero già vedere la luce entro pochi giorni, nel mese di marzo. Islamabad, Kabul, Pechino o Dubai sono le città candidate ad assumere il ruolo di quello che potrebbe diventare il negoziato del secolo, a chiusura del lungo percorso che dal 2001 ha visto opporre la forza armata internazionale alla comunità talebana in Afghanistan.

[subscriptionform]

[level-european-affairs]

 

Al Qaeda, oggi guidata da Ayman al Zawahiri, ha subito negli ultimi anni la mancanza di un potere organizzativo forte spaccandosi in mille rivoli. Insicurezze e precarietà sono state utilizzate dai seguaci dell’Isis – che ancora in Afghanistan rappresenta una debole presenza – per potersi infiltrare e accusare Al Qaeda di non essere sufficientemente in linea con la corretta dottrina jihadista, applicata al contrario, dal Califfato di Abu Bakr al Baghdadi. Le posizioni di Isis a questo proposito sono riassunte nel sesto numero di Dabiq, la rivista on line dello Stato islamico in lingua araba. Nell’articolo dal titolo “al Qaeda di al Zawahiri e la saggezza perduta dello Yemen”, i terroristi dubitano fortemente dell’esistenza in vita del Mullah Omar ritenuto da molti combattenti arabi provenienti dall’Afghanistan, morto o catturato. E criticano pesantemente il movimento di Al Zawahiri, reo di non aver “mai lanciato anatemi contro gli sciiti in Iraq”.

Dell’esistenza del Mullah Omar ha invece ricominciato a parlare una fonte diplomatica che da Kabul sottolinea come l’esito dei negoziati di pace con gli Usa “dipendera’ dal leader talebano, il Mullah Mohammad Omar”, impegnato, pare, in queste ore a consultare la leadership talebana. Intanto la presenza armata statunitense che oggi in Afghanistan impiega circa 10.000 soldati (altri 3.000 sono i militari forniti dalle nazioni partner della Nato) sarà ridimensionata ulteriormente nei prossimi mesi fino a d arrivare a circa la metà entro la fine del 2015. Una decisione, paventata dal Presidente Obama, che in realtà ha suscitato le preoccupazioni del Presidente afghano Ashraf Ghani preoccupato dell’arrivo, con l’estate, della stagione più pericolosa.

La recrudescenza ciclica, nei mesi estivi, degli attacchi terroristici talebani metterebbe a dura prova infatti la capacità di risposta delle forze afghane in parte “orfane” dell’assistenza fornita dalla coalizione. Obama quindi starebbe valutando la possibilità di un rientro meno traumatico anche per evitare che possano crearsi parallelismi con l’Iraq dove la rapida rimozione delle forze nel 2011 ha fatto ripiombare di fatto il paese nella destabilizzazione e soprattutto si possano aprire quei vuoti utili alle infiltrazioni delle frange terroriste.

Monia Savioli

[/level-european-affairs]

 

Ucraina, rapporto di Msf: è emergenza umanitaria

Varie di

L’Ucraina è uno delle questioni calde del dibattito internazionale. Oltre 15mila pazienti feriti, 1600 donne incinte seguite da apposite strutture sanitarie, circa 4000 persone malate croniche. Questi i dati riportati da Gabriele Eminente, Direttore Generale di Msf Italia, intervistato da European Affairs.

Dove operate in Ucraina? Quali attività portate avanti nelle regioni dell’est?

“La tipologia di conflitto sviluppatasi nell’ultimo anno in Ucraina ha imposto a Medici senza Frontiere di programmare il proprio intervento umanitario in maniera differente. Normalmente, all’indomani di un’emergenza, interveniamo con le nostre strutture e i nostri campi. In questo caso, invece, abbiamo adottato una strategia operativa basata su cinque squadre che con maggiore sensibilità e mobilità possano muoversi sul territorio. Quando parlo di territorio, intendo la linea del fronte e la fascia, da entrambe le parti, immediatamente a ridosso. Alcuni dei nostri gruppi sono dislocati a Donetsk e Lugansk, ma siamo mobili sul territorio per due ragioni. La prima, prendendo ad esempio il bombardamento su Kramatorsk che è molto più ad occidente della linea del fronte, è perché supportiamo ospedali e strutture sanitarie locali: purtroppo, sin dall’inizio, questa guerra ha tutelato davvero poco gli obiettivi civili e spesso i bombardamenti hanno interessato gli ospedali stessi. Questo ha comportato il grave danneggiamento di tali strutture e molte delle vittime sono stati gli operatori sanitari. La seconda, parlando appunto della regione del Donbass, riguarda la carenza di acqua, cibo, forniture elettriche e, soprattutto, farmaci, che noi forniamo laddove mancano: tra grandi e piccoli centri urbani, noi supportiamo un centinaio di strutture sanitarie. E, sempre a proposito di mobilità, la nostra missione è quella di cercare di raggiungere quei centri che risultano isolati.

Un altro ambito nel quale ci muoviamo è quello dell’assistenza psicologica ad una popolazione stremata da questo conflitto. Abbiamo avviato già un centinaio di consultazioni con singole persone e circa duemila di gruppo.

Un ultimo capitolo dell’attività di Msf ha a che fare con la ragione per cui noi eravamo già presenti in Ucraina, in particolare nell’est: in quella zona esiste un’alta percentuale di persone affette da Hiv e da Tubercolosi multiresistente, ovvero quella malcurata che ha sviluppato una resistenza ai farmaci tradizionali.

Ospedali e presidi sanitari sono costantemente sotto attacco dall’inizio dell’anno: esiste la prospettiva di un corridoio umanitario, previsto nel secondo accordo di Minsk?

Innanzitutto, voglio rimarcare quelle che sono le due richieste avanzate da Medici senza Frontiere alle due parti in conflitto: la prima è l’immediata cessazione di attacchi ad obiettivi civili, in particolar modo a strutture sanitarie; la seconda è avere la possibilità di fare uscire la popolazione civile da quelle zone che rischiano di diventare delle enclave da cui sarebbe difficile fuggire a causa dei bombardamenti. Venendo al tema del corridoio umanitario, Debaltseve è uno dei contesti più critici perché è più o meno a metà tra Donetsk e Lugansk e un centro d’intersezione di nodi stradali e ferroviari: pertanto, è un importante obiettivo militare per le parti in conflitto. Ad inizio febbraio era stata annunciata l’apertura di un corridoio per favorire la fuoriuscita dei civili rimasti in loco, ma nella pratica è stato molto difficile farla rispettare. Quello che in queste situazioni fa la differenza è verificare che le parti militari coinvolte recepiranno le direttive a livello politico e diplomatico. Purtroppo il precedente dell’estate scorsa non è incoraggiante.

Come si è evoluto il conflitto nell’ultimo anno?

Ci sono state molte tappe. L’estate scorsa è stata particolarmente cruenta: vedi la tragedia dell’aereo malese. Tutto questo aveva portato al cessate il fuoco di settembre, il quale, però, non ha portato ai risultati sperati per tutta una serie di ragioni politiche in essere tra Russia ed Ucraina. Inoltre, tra fine 2014 e inizio 2015, abbiamo registrato il riacutizzarsi di una fase molto violenta. Le differenze tra queste fasi sono due. La prima è che siamo in pieno inverno in una regione in cui esso ha forti ripercussioni sulla popolazione. La seconda è che la lunga durata di queste tensioni hanno accentuato gli effetti secondari: ricordiamoci che il governo ucraino ha interrotto il pagamento degli stipendi e, più in generale, i flussi finanziari verso i dipendenti statali che vivono nelle regioni orientali. Questo di fatto ha portato una mancanza di liquidità e, al tempo stesso, ad una mancanza di generi alimentari e farmaci. Noi abbiamo ad esempio raccolto la testimonianza di civili, in particolar modo donne e bambini, che sono stati costretti a rifugiarsi in un centro che era stato pensato ancora prima della guerra come rifugio per i senzatetto e che non era stato ancora completato. I nostri psicologi, che operano in questa struttura, parlano di un profondo stress a cui è sottoposta questa gente.

Visti i numerosi traumi che colpiscono la popolazione, in special modo i bambini, quanto sono profonde le ferite, a livello sociale, tra ucraini e russofoni? Quanto questo fattore inciderà nel processo di pace in futuro?

Nel medio-lungo termine, come in altri contesti simili, ci sono ferite psicologiche profonde che vanno curate. Chiaramente, il nostro attuale lavoro di assistenza psicologica di concentra più sull’immediato: quindi, è un supporto di base verso i traumi subiti dalla popolazione. Popolazione divisa in due parti con lingue e culture differenti: ecco, questo sarà poi un intervento incisivo da fare. Prima di questo, c’è bisogno di porre fine al conflitto e mettere al riparo i cittadini.

Le Nazioni Unite parlano di oltre 5000 vittime dall’inizio della crisi ucraina.

Credo che questo numero ormai sia stato superato. Lo stiamo osservando noi stessi in Ucraina. L’intervento che stiamo portando nelle regioni di Donetsk e Lugansk ha cifre molto chiare: oltre 15mila pazienti feriti, 1600 donne incinte seguite dai nostri ospedali, circa 4000 malati cronici gravi. Sono dati importanti che parlano di una guerra vera, a due passi da casa nostra. Forse Europa ed Italia non hanno ancora la piena percezione di quanto sia acuto questo problema.

L’Occidente e l’Europa hanno quindi sottovalutato questo conflitto? Manca la percezione che in Ucraina sia in corso una guerra civile in tutto e per tutto?

In relazione all’opinione pubblica italiana, mi sento di confermare questo. Questa crisi non ha ancora raggiunto quel livello di attenzione dimostrato verso altri conflitti. In questi ultimi giorni, i media hanno coperto il tema della ricerca di una soluzione diplomatica alla guerra. Ma probabilmente questo è dovuto al fatto che questa guerra ha subito un’evoluzione con alti e bassi dal punto di vista della virulenza. Tuttavia, parliamo di un conflitto in Europa ed è difficile capire come non ci possa essere un’attenzione costante verso di esso.

Giacomo Pratali
0 £0.00
Vai a Inizio
× Contattaci!