GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Milano Golden Fashion 22: l’evento moda che unisce Paesi diversi, al fianco delle donne vittime di violenza

SOCIETA' di

L’evento Milano Golden Fashion, giunto alla sua 5° edizione, ideato e diretto dall’artista argentina Graciela Saez, è un ambizioso progetto interculturale di portata internazionale, centrato sul dialogo tra le diverse culture, attraverso il linguaggio della moda che oltrepassa i confini. L’evento si propone come opportunità per apprezzare l’universalità dell’eleganza modellata secondo le tradizioni sartoriali di Paesi diversi.

Lo show, tenutosi il 26 settembre scorso al Melia Hotel di Milano, ha fatto incontrare stiliste italiane con stiliste provenienti da Cuba, Santo Domingo, Cina, Perù, Brasile e Malta. Tra le designers in passerella con le loro collezioni erano presenti Grazia Urbano, Roberta Mellone, Adriana Monaco, Samanta MariottiSimona Pontiggia, Shaila Sabatini, Catherine Reynoso e Helen Aguilar Torres. Ospite d’onore Giannina Azar, la fashion designer dominicana che ha vestito celebrità come Jennifer Lopez, Gwen Stefani, Britney Spears e Beyoncè.

La kermesse, presentata da Anthony Peth e con madrina la cantante costaricana Cecilia Gayle, ha dedicato un importante spazio al tema della violenza contro le donne, al centro di un dibattito più che mai acceso per i tanti fatti di cronaca che vedono in aumento i femminicidi, i casi di stalking e violenza domestica. È stato infatti consegnato l’AWARDS SOLIDARIETÀ 2022 MGF a Paola Radaelli, Presidente di UNAVI-Unione Nazionale Vittime, l’associazione che lotta per i diritti delle vittime dei reati violenti e che ha tenacemente combattuto per l’approvazione della legge sulla legittima difesa. Sul palco insieme al Presidente di UNAVI, sono salite due giovani donne, vittime di violenza che con coraggio hanno denunciato i loro aguzzini e che ora testimoniano la loro esperienza per dare forza e un esempio positivo a tutte quelle donne che non riescono a ribellarsi per paura di essere sole o di non essere capite. Nel momento della consegna del premio alla Radaelli, la stilista Nada Nuovo ha omaggiato l’associazione con un abito da sposa, simbolo di candore e purezza, mentre il pittore Sergio Brabillasca ha esposto il suo dipinto della mostra “Sui Passi della Violenza” realizzato proprio per l’Unione Nazionale Vittime.

Consegna del premio alla solidarietà a Paola Radaelli, Presidente di UNAVI

Tanti i volti noti e gli ospiti della kermesse che hanno dato, a vario titolo, un contributo alla “interculturalità” attraverso il linguaggio universale delle arti visive e della comunicazione, cui sono andati altri importanti riconoscimenti, come Denny Mendez, Miss Italia 1996, attrice e modella (award allo spettacolo), Laura Avalle, direttrice della rivista SI Salute e Innovazione (award alla carriera), Leonardo Angelo, giornalista e Fashion Director (award alla comunicazione), Francesca Aiello, produttrice Mediaset e Rai (tv e cinema), Anthony Peth, presentatore tv (rivelazione).

Da considerare come anche il bilancio, dopo due anni di pandemia e stop forzato, ha superato ogni aspettativa. I numeri, infatti, non lasciano spazio a dubbi: 68 sfilate, oltre 210 eventi da calendario ed una galassia di attività collaterali hanno invaso Milano di addetti ai lavori e turisti. La Camera della Moda di Milano nel suo Fashion Economic Trends parla, infatti, di una crescita di fatturato del comparto del +25% nel primo semestre del 2022, dato che riporta il settore ai livelli pre-Covid evidenziando anzi una performance tra le migliori dell’ultimo ventennio. Cresce anche l’export che fattura 31 miliardi nel primo semestre dell’anno con un +21,6% rispetto al 2021. Di conseguenza il brand della moda made in Italy diventa sempre più autorevole nel mondo, grazie anche alla sua capacità di legarsi ai messaggi sociali e iniziative interculturali che si uniscono nel nome del bello.

Di Rosy Abruzzo

Mise, 80 milioni per realizzare nuove case delle tecnologie emergenti

ECONOMIA di

E’ stato pubblicato, il 30 settembre, in Gazzetta ufficiale il decreto del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che stanzia 80 milioni di euro per la realizzazione di nuove Case delle tecnologie emergenti sul territorio nazionale, dopo quelle già avviate nelle città di Torino, Roma, Bari, Prato e l’Aquila.

“Con il rifinanziamento della misura puntiamo a sostenere gli imprenditori dell’innovazione favorendo la creazione e la riqualificazione di aree sul territorio in cui insediare spazi altamente digitali dove sarà possibile rafforzare le sinergie tra il mondo della ricerca e il tessuto produttivo” – dichiara il ministro Giorgetti.

I progetti potranno essere presentati dai Comuni collegati alla rete banda ultralarga che, in partenariato con Università, Centri di ricerca e imprese, avranno l’obiettivo di sviluppare programmi di ricerca, sperimentazione e trasferimento tecnologico verso Start-up e PMI, basati sull’utilizzo della Blockchain, Intelligenza Artificiale, Internet of things, Crypto Asset, il 6G e le tecnologie quantistiche.

Il Ministero pubblicherà prossimamente il provvedimento che stabilisce i criteri e le modalità di presentazione delle domande. Alla nuova selezione non potranno partecipare le città già vincitrici dei precedenti bandi.

Di Anna Tulimieri

La cabina per fototessera DEDEM compie sessant’anni.

ECONOMIA di

Festeggia l’anniversario siglando l’accordo con Pininfarina per celebrare il made in Italy e diventare ancora più iconica e rifarsi il look. Le cabine per fototessera, pezzi di storia del nostro Paese che dal 1962 fotografano le facce degli italiani e sono parte integrante della nostra geografia urbana, hanno ancora molto da raccontare e festeggiano il sessantesimo compleanno con un accordo con Pininfarina, per diventare ancora più iconiche e celebrare il Made in Italy e l’eccellenza italiana. Leggi Tutto

WINDTRE e il Comune di Ascoli Piceno insieme per il modello Smart City

INNOVAZIONE di

Ascoli Piceno, 27 settembre 2022 – WINDTRE e il Comune di Ascoli Piceno sottoscrivono il
protocollo d’intesa per supportare la transizione della città verso il modello di smart city.
L’obiettivo della collaborazione è quello di progettare soluzioni innovative dedicate a cittadini e
imprese del territorio, come la digitalizzazione dei processi decisionali in ambito turistico e di
mobilità supportata dai servizi di Big Data Analytics, e di sviluppare le competenze tecnologiche.

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MISE: 120 milioni per imprese danneggiate da guerra in Ucraina

ECONOMIA di

Il nuovo decreto firmato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti  prevede contributi a fondo perduto per le imprese danneggiate economicamente dalla guerra in Ucraina a causa dei mancati ricavi dovuti alla contrazione della domanda, all’interruzione di contratti ma anche agli effetti che la crisi ha avuto sulle catene di approvvigionamento in termini di aumento dei costi delle materie prime.

Tale decreto mette a disposizione risorse pari a 120 milioni di euro per l’anno 2022 e rende operativa una misura prevista nel primo decreto legge Aiuti.

“L’intervento consente di supportare quelle imprese che per prime hanno subito gli effetti del conflitto in Ucraina, sia in termini di calo del fatturato che di aumento dei costi delle materie prime”, dichiara Giorgetti. “Salvaguardare l’operatività dei nostri settori produttivi – aggiunge – è stata la priorità che ci ha portato a istituire al Mise una task force e un fondo dedicati a sostenere le imprese danneggiate dalla crisi ucraina”.

In particolare, le imprese con sede legale o operativa in Italia potranno ricevere contributi a fondo perduto fino a 400 mila euro se negli ultimi due bilanci depositati almeno il 20% del fatturato è collegato a operazioni commerciali in Ucraina, Russia e Bielorussia, compreso l’approvvigionamento di materie prime e semilavorati. 

Inoltre dovranno aver subito nel corso dell’ultimo trimestre un calo di fatturato di almeno il 30% rispetto all’analogo periodo del 2019, mentre il confronto sarà con il 2021 per le aziende costituite dopo il 1 gennaio 2020.

Le domande potranno essere presentate dal decimo giorno successivo dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale che avverrà a seguito della registrazione del provvedimento da parte della Corte dei Conti.

Di Anna Tulimieri

L’impasse

Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si consumava la rappresentazione tragicomica della inanità di questo consesso mondiale, retaggio di un mondo che non esiste più, roboante nei suoi propositi, elefantiaco nella miriade delle sue diramazioni, economicamente fallimentare, ma, soprattutto, impotente nella risoluzione dei conflitti che coinvolgono gli stessi Paesi che ne fanno parte e che era stato deputato a evitare, il Presidente Putin in un discorso alla Nazione ha dato inizio a un nuovo capitolo del conflitto che oppone la Russia all’Occidente (rappresentato sul campo dal suo campione del momento, l’Ucraina). Leggi Tutto

Orbiting: il nuovo subdolo confine dello stalking

SOCIETA' di

Una persona interessata a noi, oppure l’ex che avete lasciato da poco, o che vi ha lasciato, oggi ha una nuova modalità di tenervi sotto controllo e monitorare la vostra vita e, grazie ai social, è la stessa vittima che mette a disposizione del suo persecutore tutti gli strumenti necessari per farlo. Si tratta di una modalità decisamente subdola, invasiva, strisciante perché, in un primo momento, difficile da individuare.

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Innovazione: Innovaway cerca più di 100 nuove risorse per la sede di Benevento. Già assunte 70 nel 2022. Inaugurata oggi la sede

ECONOMIA di

Più di 70 persone assunte nel 2022 e più di 100 nuove assunzioni entro il 2023. Sono questi alcuni numeri sulla crescita della sede di Benevento di Innovaway Consulting, società del Gruppo Innovaway, realtà che opera in un contesto globale con progetti e servizi di trasformazione digitale.
La sede è stata inaugurata oggi alla presenza del Presidente del Consorzio Asi di Ponte Valentino Luigi Barone e del Sindaco di Benevento, Clemente Mastella.
Il Gruppo Innovaway si è insediato nell’area ASI di Ponte Valentino, mettendo a disposizione del sistema delle imprese servizi e competenze per il trasferimento tecnologico.

“Siamo consapevoli di essere davanti ad una svolta epocale: la trasformazione digitale vedrà cambiare rapidamente i paradigmi dei servizi e dei modelli di business delle imprese. Dobbiamo attrezzarci per affrontare nuove sfide”, ha esordito così Antonio Giacomini, Ceo del Gruppo Innovaway.
Innovaway punta a facilitare la trasformazione digitale per la crescita della competitività delle imprese. L’interesse riscontrato da parte di stakeholder istituzionali e privati e la relazione proficua con l’Università degli Studi del Sannio possono produrre un impatto importante sul tessuto produttivo, sociale e occupazionale locale.
L’obiettivo è quello di una digitalizzazione ‘responsabile’ che metta al centro l’uomo e il territorio.

“Innovaway – ha dichiarato Antonio Burinato, General Manager di Innovaway – si occupa di servizi remoti di supporto, trasformazione digitale, offerta End- To-End dal disegno all’implementazione di soluzioni informatiche Siamo interessati sia a profili con competenze informatiche per la nostra Factory di sviluppo software e per i nostri Competence Center sia a profili con conoscenze linguistiche per i nostri servizi internazionali. Infine cerchiamo persone che vogliano affrontare con noi le sfide dei servizi remoti e di business process outsourcing in ambito bancario ed assicurativo”.
Le figure ricercate sono aggiornate costantemente sul sito di Innovaway ed è possibile inviare curriculum a  recruitment@innovaway.it

 

E’ programmata anche l’apertura di un ulteriore polo in Bulgaria, con il duplice obiettivo di supportare la crescita di Innovaway in Italia e di sviluppare nuove opportunità negli Stati Uniti e nel Centro Europa, due aree molto promettenti.

“Il Consorzio Asi di Benevento– ha dichiarato il Presidente del Consorzio Luigi Barone- è impegnato da tempo nella valorizzazione e diffusione dell’innovazione tramite il sistema locale di incubazione e accelerazione di impresa. L’Asi mira ad accrescere le prospettive di occupazione dei giovani diplomati e laureati del territorio. La presenza di Innovaway in area industriale favorirà le nostre imprese nell’affrontare la grande sfida del trasferimento tecnologico”.

“La presenza di una società come Innovaway a Benevento testimonia l’interesse che anche le aziende legate dell’innovazione tecnologica nutrono per la nostra realtà – ha detto il Sindaco di Benevento, Clemente Mastella – Abbiamo i requisiti giusti per diventare un polo dell’innovazione. Il futuro va in questa direzione, non possiamo ignorare i segnali che il mercato ci invia. C’è bisogno di una visione che costruisca nuove opportunità per i giovani. E’ fondamentale che chi governa anche una piccola città come Benevento sia capace di decifrare il presente per vivere in un futuro che possiamo dominare e non che ci domini. Le strategie di sviluppo vanno disegnate sulla base delle tendenze e dei segnali attuali, strategie utili ad anticipare il cambiamento a lungo termine per prendere decisioni migliori nel presente. Quelli che abbiamo alle spalle sono stati anni senza precedenti, in cui la connessione è diventata la linfa vitale della società e dell’economia. Anni che hanno portato enormi sfide. Ecco perché la presenza di Innovaway sul nostro territorio va accolta con grande entusiasmo: è il segnale che Benevento ha un piede nel futuro”.

 

Di Anna Tulimieri

 

Esiste un nuovo ordine mondiale

I conflitti sono sempre stati originati e condotti per ottenere risultati volti a soddisfare il conseguimento degli intendimenti strategici che le nazioni considerano essenziali per i loro obiettivi di politica nazionale.

Queste ragioni sono state, poi, immancabilmente ammantate da un pesante velo di propaganda (questo è il suo vero nome!) che le ha trasformate nell’eterna lotta tra il bene e il male dove ognuno dei contendenti è convinto che la sua fazione sia nel giusto e che la divina indulgenza ne sostenga e ne nobiliti le azioni. E l’attuale conflitto ucraino non scappa a questa regola!

Pur condannando il ricorso alla forza a prescindere, se consideriamo in modo asettico e senza condizionamenti di parte la situazione, possiamo vedere che la posta in gioco in Ucraina non è rappresentata dalla sopravvivenza della democrazia o dall’esistenza del mondo libero minacciato da una apocalisse biblica di matrice autoritaria.

Quello che è realmente in bilico è, in primis, la credibilità degli Stati Uniti nel poter gestire la sfida che rappresenta l’ascesa della Cina, quale potenza planetaria, senza il fastidio di un deuteragonista del palcoscenico mondiale (la Russia di Putin), che costringe la geopolitica americana a rimanere invischiata nell’angusto ambito euroasiatico. In stretta connessione a tale fattore è in discussione, anche, l’affidabilità degli Stati Uniti nel sostenere, militarmente ed economicamente, i propri alleati (dopo averli introdotti nella gabbia del leone!!!!!!).

Ovviamente la propaganda presenta gli USA come guida illuminata di un Occidente paladino di una visione liberale del mondo, culla e rifugio della democrazia, che lotta contro il Signore del Male di turno che, improvvisamente e senza motivo, ha attaccato il cuore pulsante dell’Europa (con tutto il rispetto per l’Ucraina, ma sino a poco tempo fa era una vaga entità ai confini del mondo sconosciuta ai più).

Dall’altra parte abbiamo, invece, una Russia che nell’ambito della sua continuità storica pretende un ruolo di potenza globale, che non accetta di essere un deuteragonista della scena mondiale e che ha radicato nel suo DNA geopolitico la sindrome dell’accerchiamento.

Questo ha come conseguenza diretta che, oltre ad essersi ripresa la Crimea (che significa l’accesso a un mare caldo e ai siti nucleari), la Russia abbia dato inizio a una seconda fase di questo conflitto per eliminare o ridurre il problema di avere alla soglia di casa un soggetto politico, considerato (non del tutto a torto, bisogna riconoscerlo) uno strumento di pressione occidentale, pericoloso perché in grado sia di condizionare le sue arterie di trasporto energetico, sia di esportare idee e tendenze poco gradite e considerate destabilizzanti per la propria stabilità interna.

Di contro, la propaganda russa presenta questo conflitto come la ineluttabile necessità di difendere la Grande Madre Patria da un nuovo attacco da parte del perverso liberalismo occidentale, che vuole privare la Russia del suo ruolo e che intende governare il mondo con le sue idee retrò di democrazia e diritti individuali.

Allargando la visione, ci troviamo di fronte, però, a un conflitto che si sviluppa su due livelli differenti: nello scenario tattico si affrontano Russi e Ucraini; nello scenario geopolitico, invece, i protagonisti sono molti di più e ciascuno ha un proprio ruolo e, ovviamente, persegue ben precisi obiettivi.

Oltre agli USA, all’Unione Europea e alla Russia, infatti, l’evoluzione della crisi ucraina interessa alla Cina in maniera diretta, mentre indirettamente ne sono coinvolti il Medio Oriente, l’India e l’Oriente Asiatico.

Se ci svincoliamo dalla visione locale eurocentrica e ci proiettiamo in un ambiente geopolitico globale, possiamo vedere che questa crisi assume significati differenti da quelli propagandistici del Davide difensore della democrazia contro il Golia neo-zarista e che la situazione stimola problematiche fondamentali per il nostro futuro, che non sono conseguenza diretta del conflitto, ma che, invece sono state ricondotte a essa come giustificazione di una impasse politica almeno ventennale dell’Occidente

Il primo aspetto da considerare è quello, composito e complesso, dello sviluppo del sistema globale delle relazioni internazionali.

Dopo l’utopia presuntuosa che la fine della Guerra Fredda avesse per sempre affermato a livello globale quei principi di democrazia e di rispetto dei diritti che sono propri del nostro patrimonio culturale di Occidentali, la crisi ucraina ha dato corpo a una realtà completamente differente che, sebbene antecedente alla crisi stessa, abbiamo sino ad ora volutamente ignorato come se non esistesse. Quello in cui viviamo, invece, è un mondo multipolare dove, giocoforza, coesistono differenti visioni e differenti interpretazioni dei concetti fondamentali di democrazia, di diritti individuali e di libertà. Ciò che non ci è chiaro è che, pur non dovendo abiurare alla nostra impostazione di società basata sulla condivisione di determinati principi, l’Occidente si trova ad affrontare un nodo gordiano: l’imposizione della nostra visione morale collide con la ricerca di una stabilità di un ordine geopolitico mondiale che non si identifica nella visione da noi proposta.

Se consideriamo che l’appello a condannare l’invasione russa e a schierarsi con l’Ucraina, concorrendo nel mettere in atto risposte precise come le sanzioni, è stato accolto con favore solo da una parte del consesso mondiale, mentre in molti dei Paesi politicamente più importanti è prevalso un atteggiamento tiepido e molto distaccato, ci possiamo rendere conto della differenza culturale che esiste tra le posizioni assunte dalla Cina, dall’India, dai Paesi del Medio Oriente e dell’Africa.

Il secondo aspetto, anch’esso cruciale per il nostro futuro, è quello della crisi energetica che ha iniziato ad abbattersi sull’economia e a incidere sulla qualità della nostra vita. Anche qui non è la crisi ucraina che è responsabile di questo problema. La vera crisi ha origini molto più profonde e lontane nel tempo (il picco massimo di sfruttamento nel settore delle fonti fossili si è verificato nel 2010!), gli avvenimenti attuali sono solo un paravento dietro al quale abbiamo cercato di nasconderci cercando di negare la gravità della situazione.

Senza dimenticare che la crisi non riguarda solo la disponibilità delle fonti di energia fossile ma soprattutto la disponibilità delle risorse di materie prime fondamentali per lo sviluppo di alternative energetiche (quasi inesistenti nel nostro continente). Il possesso, il diritto allo sfruttamento e la disponibilità delle risorse tecnologiche per poterlo realizzare sono il terreno di scontro concettuale e pratico sul quale l’Occidente si troverà a combattere per poter sopravvivere. Per tutti un esempio: la tecnologia dei pannelli fotovoltaici di cui l’Occidente è inventore e fiero promotore, quale fonte energetica alternativa, è prodotta in Cina mediante impianti a carbone, utilizza materie prime africane e ritorna in Europa con vettori su ruota a combustibile fossile.

Il terzo aspetto discende direttamente dal precedente. Energia significa economia.

Senza energia il nostro sistema economico è messo alle corde e produce incertezza e disaccordo che minano la credibilità e l’affidabilità del sistema di mercato libero che l’Occidente sostiene.

Inoltre, il sistema economico ha ricercato la via più breve e meno onerosa per svilupparsi. Tutta la nostra produzione sensibile, e non, è stata delocalizzata dove era più vantaggioso economicamente, senza la ben che minima attenzione ai rischi geopolitici che avrebbero potuto metterci in crisi. La tecnologia che l’Occidente sviluppa è prodotta all’estero per convenienza, ma ci espone a qualsiasi sconvolgimento del sistema con risultati catastrofici (un esempio è lo scompiglio che è stato causato dalla pandemia che ha modificato o interrotto i nostri flussi logistico commerciali!).

La stabilità dei mercati si basa sulla stabilità di un ordine geopolitico. La ricerca di questo ordine e il suo mantenimento è un imperativo che deve passare per l’accettazione del compromesso strategico e non per l’intransigenza di una politica morale. I concetti cardine della nostra società devono essere sostenuti e devono essere offerti come alternativa di valore assoluto, ma non possono essere imposti quale conditio sine qua non.

L’ultimo aspetto è quello che ci riguarda più da vicino: il futuro dell’Unione Europea.

La UE rappresenta una enorme potenza di carattere economico-finanziario perché è nata ed è stata sviluppata in quel senso, ma non esiste a livello politico semplicemente perché non ha la struttura per poterlo fare (nonostante la Presidente della Commissione Europea si sia arrogata un ruolo da Primo Ministro UE!).

Eppure, continuiamo a pretendere di avere un peso geopolitico sulla scena internazionale.

Se non fosse stato per la decisa spinta che gli USA hanno dato agli avvenimenti, la UE sarebbe ancora a discutere su cosa fare e non si sarebbe sognata di imporre sanzioni economiche al suo migliore cliente!

Infatti, l’UE non è un monolite compatto e coeso, ma un insieme di fazioni, gruppi e sottogruppi di Paesi che cercano di trarre il massimo vantaggio per sostenere la loro visione nazionale, che viene tenuto insieme per interessi prevalentemente economici, ma che non condivide gli stessi valori e gli stessi principi. L’allargamento incondizionato basato esclusivamente sul rispetto di parametri finanziario-economici, che è servito per allargare ed espandere l’Unione, ha snaturato quello che era il concetto alla base del progetto: la condivisone di valori e di una cultura comune, oltre che l’interesse a far parte di un mercato comune dispensatore di benefici e prodigo di aiuti.

Senza voler fare torto a nessuno, le differenze di valori e di cultura già adesso danno luogo a dissimili interpretazioni di quello che dovrebbe essere il sentire comune dell’Unione e un progressivo allargamento verso Est non farebbe che acuire questo allontanamento da una matrice culturale che rischia di perdere il suo riferimento all’interno del sistema comunitario.

Se invece, questo è il futuro di questa organizzazione allora, forse, dovremmo chiamarla Unione Euroasiatica.

In conclusione, la crisi ucraina ha aperto il classico vaso di Pandora mettendo in evidenza una serie di tematiche geopolitiche e di scelte geostrategiche che l’Occidente si era illuso di non dover affrontare, cullandosi nella colpevole utopia del dopo guerra fredda.

Obtorto collo l’Occidente è stato messo di fronte alla realtà: il mondo non è democratico, liberale, progressista, buonista ed ecologista come noi ce lo siamo immaginato; è diverso e, soprattutto, non ci riconosce alcun primato morale o culturale.

L’Occidente deve essere comunque fiero e orgoglioso dei propri valori e della sua visione della civiltà e deve continuare a proporre il suo modello perché lo ritiene valido e senza dubbio basato su concetti universalmente condivisibili.

Tuttavia, per poter proporre i suoi valori, questi devono risultare essere i migliori, cioè quelli in grado di assicurare il pieno rispetto dei diritti, ma anche l’assunzione dei doveri; il sostegno delle libertà dell’individuo, ma anche il suo rispetto della comunità; la democrazia intesa come espressione completa della gestione della società, dove vi sia il rispetto della volontà popolare che si può sviluppare, solamente, attraverso l’espressione della maturità civile dei cittadini stessi.

Maurizio Iacono
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