GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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ECONOMIA - page 19

La protezione dei dati personali in Europa

BreakingNews/ECONOMIA/INNOVAZIONE di

La protezione dati personali in Europa viaggia essenzialmente su due canali: quello giuridico–legislativo e quello più spiccatamente operativo, che produce i suoi effetti nel settore Affari Interni.

E in effetti, Bruxelles cerca da parecchio tempo di disciplinare la delicatissima materia, che trova chiaramente ampie difficoltà, a causa della notevole differenza dei sistemi giuridici degli Stati Membri.

Come abbiamo già avuto modo di accennare su europeanaffairs.media, l’Europa legifera secondo una procedura detta di co-decisione, affidata congiuntamente, anche se con compiti diversi, al Consiglio dell’Unione Europea ed al Parlamento Europeo.

Già da diverso tempo, infatti, sono allo studio del Consiglio due atti normativi: una direttiva ed un regolamento. Com’è noto, l’una vincola gli Stati Membri ad un risultato e, al massimo, entro determinate tempistiche, lasciando un discreto margine di discrezionalità ai Paesi interessati su come raggiungere l’obiettivo prefissato. L’altro strumento, invece, vincola in maniera dettagliata e specifica tutti gli Stati dell’Unione.

Al tavolo del Gruppo Consiliare che tratta la materia, denominato DAPIX (Data Protection Information Exchange) e delle sue articolazioni, siedono – quasi per tutti gli Stati Membri – rappresentanti della magistratura e delle autorità garanti della privacy, che si interfacciano di volta in volta sui vari capitoli ed articoli dei testi normativi in discussione e che relazionano in Patria sullo stato dei lavori. Intervengono in alcuni sottogruppi anche rappresentanti delle Forze di Polizia degli Stati Membri, che sono direttamente coinvolti nell’uso delle banche dati a scopi investigativi e giudiziari e che interloquiscono efficacemente sugli esiti prodotti da specifici atti normativi di settore, come ad esempio le c. d. Decisioni di Prüm.

Recenti indiscrezioni lasciano presagire che l’approvazione, quanto meno in sede consiliare, dei due testi normativi – l’uno con caratteristiche generali e l’altro recante disposizioni più stringenti –  sia abbastanza prossima e che uno spedito superamento degli ostacoli sia uno dei principali obiettivi dell’attuale presidenza di turno, al momento affidata al Granducato del Lussemburgo.

A latere del processo legislativo in atto non possiamo non citare la presenza di un’importante istituzione Europea: il G. E. P. D., il Garante Europeo della Protezione dei Dati.

Atteso che le Istituzioni europee trattano, raccolgono, registrano, conservano o utilizzano le informazioni connesse ai dati dei cittadini dell’Unione, uno dei principali task del Garante europeo è ovviamente quello di esercitare una funzione di controllo sul rispetto delle vigenti norme sulla privacy. Ma questa forma di controllo si estrinseca anche nella gestione delle denunce dei cittadini dell’Unione che ne invochino l’intervento e nelle gestione delle relative controversie, oppure nella sorveglianza sulle nuove tecnologie che a qualunque titolo possano influire sulla protezione dei dati. Non manca infine una funzione di consulenza per le istituzioni e gli organi dell’UE su tutti gli aspetti relativi al trattamento dei dati personali e delle relative politiche e legislazione. Il Ruolo di Garante Europeo è attualmente retto dal magistrato italiano Giovanni Buttarelli.

L’approvazione di una regolamentazione comune in materia di tutela e protezione dei dati personali, che meriterebbe molti volumi di trattazione, è una materia complessa e delicata che produrrà inevitabili ambiti anche nella sicurezza aziendale e nel sistema economico degli Stati Membri. Si pensi, ad esempio, all’istituzione della figura del Privacy Officer, che diventerà una figura chiave nel processo decisionale delle aziende e che si dovrà affiancare ai Security Manager aziendali anche nella gestione della sicurezza logica e digitale delle informazioni.

 

Obama in Alaska alla conferenza sui cambiamenti climatici

AMERICHE/BreakingNews/ECONOMIA/Energia di

Il presidente Obama continua la sua azione di sensibilizzazione nei confronti dei problemi derivanti dai cambiamenti climatici che sono spesso causa di fenomeni meteorologici devastanti.

In Alaska per partecipare a una conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dagli Stati Uniti, il presidente ha voluto lanciare i nuovi piani del governo per aumentare la riduzione delle emissioni di Carbonio.

Questa conferenza si svolge nel paese dove maggiormente è sentita la tensione tra la necessità di produrre energia  e  l’impatto ambientale.

Nel mese di agosto il Presidente Obama ha presentato una serie di regolamenti per accelerare la riduzione delle emissioni di carbonio dalle centrali elettriche  con il termine di un anno per avere dagli Stati Federati  le proposte per la  riduzione delle emissioni. L’occasione del viaggio in Alaska ha permesso al Presidente di annunciare  nuovi provvedimenti per aumentare l’accesso delle famiglie alle energie rinnovabili e incentivare l’efficienza energetica.

A partire da questa conferenza gli Stati Uniti si apprestano  ad attuare i programmi di contrasto ai  cambiamenti climatici che fanno parte del piano di  interventi preparato per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2015, che si terrà dal  30 novembre all’ 11 dicembre a Parigi.

In questa occasione la comunità internazionale intende firmare patti vincolanti volti a combattere il cambiamento climatico. In vista del vertice, i paesi stanno finalizzando i piani che presenteranno al vertice. Gli Stati Uniti hanno fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025. La Cina sta puntando a ridurre le emissioni per unità di prodotto interno lordo entro il 60-65 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030.

Il vertice di Parigi potrà far scaturire un accordo molto più completo e fattivo di quanto non sia il Protocollo di Kyoto. La portata del successo si potrà misurare sulle decisioni delle nazioni emergenti come Cina e Argentina che più necessitano di energia per il loro sviluppo.

Per i paesi in via di sviluppo purtroppo l’energia fossile sarà ancora l’unica vera risorsa per le sue caratteristiche di economicità, mentre fonti più costose inciderebbero troppo nel loro sviluppo.

Alaska è forse il luogo in cui questi interessi in conflitto sono più evidenti. L’amministrazione Obama ha permesso alla multinazionale petrolifera  Shell di  iniziare la perforazione nel Mare Glaciale Artico questa estate, e alcuni dei politici più importanti dell’Alaska sono stati fermi  sostenitori dell’industria del petrolio e del gas naturale.

L’industria del petrolio e del gas naturale rappresentano circa l’80 per cento delle imposte statali dell’Alaska. L’economia dell’Alaska si basa sostanzialmente  sulla produzione e la vendita di risorse naturali, tra cui le risorse energetiche che sono il prodotto  più importante e prezioso.

Tuttavia, il cambiamento climatico continuerà a sfidare anche  l’Alaska, la regione artica è una parte importante del sistema climatico della Terra.

Lo Scioglimento delle calotte polari e l’aumento del  deflusso di acqua dolce potrebbe influenzare la circolazione oceanica e l’assunzione di acqua dolce del Mar Glaciale Artico. Neve, vegetazione e ghiaccio  hanno anche un ruolo importante nel riflettere la luce e le radiazioni del sole.

 

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Iran, stop sanzioni: i riflessi geopolitici ed economici

Con il sì del Consiglio di Sicurezza Onu, finisce l’embargo imposto a Teheran. Per il governo statunitense è “l’unica chance per fermare il piano nucleare”, mentre per l’Europa e l’Italia si apre un’importante opzione commerciale.

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Grazie alla risoluzione Onu del 20 luglio, il Consiglio di Sicurezza ha detto sì all’accordo e alla fine delle sanzioni contro l’Iran decise dalla stessa assemblea nel 2006. Via libera dunque al patto siglato tra il 5+1 e Teheran a Vienna il 14 luglio scorso. Il documento entrerà in vigore non prima di 90 giorni.

Un accordo storico per l’Occidente dal punto di vista geopolitico ed economico. Geopolitico in particolar modo per gli Stati Uniti, come ricordato il 23 luglio dal segretario di Stato Kerry: “Non potevamo di certo aspettarci la capitolazione dell’Iran – ha riferito al Congresso -. Ma era l’opzione migliore. Spero che il Congresso (rivolgendosi al Partito Repubblicano, ndr) approvi perché questa è l’unica chance per fermare il piano nucleare ed evitare il rischio di uno scontro militare”, ha poi concluso.

Ma oltre agli aspetti geopolitici e strategici nel mondo arabo, gli sbocchi sono anche commerciali. Il vicepresidente esecutivo e direttore generale di Saras (azienda italiana di raffinazione del petrolio) Dario Scaffardi, in un summit su business e finanza, oltre a sottolineare i benefici che il calo del prezzo del petrolio ha già portato sul mercato internazionale, ha riferito che, a seguito della fine dell’embargo, il proprio gruppo è stato contattato dall’Iran, tornatoad essere attore protagonista del mercato di greggio internazionale. Come già prospettato dopo l’accordo di Vienna, il ritorno alla produzione di greggio da parte di Teheran “potrà portare un milione di barili di greggio al giorno sul mercato una volta tolte le sanzioni. Con la possibilità di aggiungere altri 0,5-1 milione di barili abbastanza velocemente”, ha affermato il manager dell’industria della famiglia Moratti.

Sul fronte italiano, inoltre, i prossimi 4 e 5 agosto, il ministro degli Affari Esteri Gentiloni e il titolare dello Sviluppo Economico Federica Guidi si recheranno in Iran assieme ai rappresentati dei più grandi gruppi industriali italiani. Il fine è quello di mettere nero su bianco un interscambio commerciale significativo con Teheran. Infatti, prima della rivoluzione del 1979, l’Europa era il primo partner in termini di import-export dell’ex Persia. Primato che, al momento, dagli anni’90 appartiene alla Russia, la quale, oltre ai rapporti geopolitici di amicizia, ha effettuato importanti investimenti nei settori petrolifero e gasifero del Paese mediante la società Gazprom.

 

Giacomo Pratali

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Cina: al via joint venture per costruzione sedili di aeromobili

Asia/ECONOMIA/INNOVAZIONE di

E’ stata costituita una joint venture, con sede a Hong Kong, tra la società di consulenza italiana facente capo a  Fredrik Meloni e il gruppo di investitori di Chongqing per la costituzione di un impianto produttivo di sedili di aeromobili presso la nuova zona di sviluppo di Liang Jiang. Si tratterà del primo impianto industriale di questo tipo in Cina, che consentirà alla joint venture di produrre sedili secondo i più elevati standard internazionali in tema di sicurezza. Passo successivo alla costituzione della jv sarà l’insediamento della nuova società presso la zona industriale della AIIG nella nuova zona di sviluppo di Liang Jiang.

Turchia: Nuovo Pignone si aggiudica contratto da 70 mln per gasdotto Tanap

BreakingNews/ECONOMIA/Energia/EUROPA di

L’azienda fiorentina Nuovo Pignone, capofila della divisione Oil and Gas della multinazionale americana General Electric, si è aggiudicata un contratto da 70 milioni di euro per la fornitura delle prime due stazioni di compressione del Tanap, il gasdotto trans-anatolico che con i suoi 1.850 chilometri di tubature porterà il gas del Caspio fino in Europa tramite la connessione con il Tap.

Questo contratto  segna un nuovo importante successo dell’Italia in un settore, quello energetico, su cui la Turchia sta investendo ingenti capitali, con l’obiettivo di trasformare il Paese nel principale snodo di transito di gas naturale nel Mediterraneo.

Cina: borsa a picco

Asia/BreakingNews/ECONOMIA di

Quasi il 35% del valore dei titoli bruciati dal 12 giugno ad oggi, equivalente a 3000 miliardi di dollari. Nella giornata di ieri l’8%. Più che la crisi greca, a tenere con il fiato sospeso la comunità internazionale è la Borsa cinese. Nei 12 mesi precedenti al picco, Shanghai e Shenzen erano cresciute di circa il 150%. Poi, il baratro.

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Dopo quest’apertura, altre 500 società quotate in Cina hanno sospeso le proprie contrattazioni, portando il totale a 1476 titoli fermi, più del 50% del totale. La China Securities Regulatory Commission, ente addetto al monitoraggio della borsa, parla di “panico tra gli investitori”. Mentre, da Pechino questo crollo viene paragonato a quello di Wall Street del 1929.

Le perdite, tuttavia, non si registrano solo dal punto di vista finanziario. Il grande perdente, infatti, resta il Partito Comunista Cinese. Per due ragioni. La prima è che non sono state finora mantenute le promesse di crescita e benessere per l’intero Paese.

La seconda è che le mosse del governo, come la creazione di un fondo ad hoc per questa emergenza di circa 19 miliardi di dollari annunciata a giugno, non ha, come si vede oggi, portato agli effetti sperati. In questo senso, Citic Securities International, compagnia di broker cinese, ha chiesto a gran voce il taglio dei tassi di interesse per limitare i danni dello scoppio di questa bolla borsistica.

I giugno e luglio neri stanno sortendo un effetto domino sui mercati azionari limitrofi, come Nikkei sotto del 3,1% nella giornata di ieri, o come la Borsa di Hong Kong scesa quasi del 6%. Ma il panico e gli effetti negativi rischiano di ripercuotersi su Stati Uniti ed Europa.
Giacomo Pratali

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Germania: entrata in vigore legge su elettromobilità

BreakingNews/ECONOMIA/INNOVAZIONE di

E’ entrata in vigore la nuova legge tedesca in materia di elettromobilità. Il provvedimento, della durata prevista di 15 anni, punta ad aumentare la domanda e l’utilizzo di automobili elettriche attraverso misure quali la creazione di aree di sosta riservate, riduzioni tariffarie per parcheggi con stazioni di rifornimento annesse e permessi di circolazione in zone a traffico limitato. Il Governo federale stima che, grazie al nuovo provvedimento legislativo, potranno essere creati 30.000 nuovi posti di lavoro e arrivare alla quota di 1 milione di veicoli elettrici entro il 2020.

Anche grazie ai finanziamenti messi a disposizione dal Governo, nei prossimi mesi si terranno in vari Laender (Baden-Wuettenberg, Berlino/Brandenburgo, Bassa-Sassonia, Sassonia e Baviera) attività promozionali e fieristiche dedicate alla mobilità sostenibile.

In occasione della Conferenza sulla mobilità elettrica nazionale, tenutasi a Berlino nei giorni scorsi, la cancelliera Angela Merkel ha detto che l’ammontare complessivo degli stanziamenti pubblici non è stato ancora definito, ma che in ogni caso “gli incentivi statali non rappresenteranno uno strumento a tempo indeterminato, per non gravare eccessivamente sul debito pubblico”.

Nonostante alcune indagini di mercato indichino un persistente scetticismo dei consumatori tedeschi per questi nuovi mezzi di trasporto, soprattutto dati gli alti costi e la ridotta autonomia dei veicoli, nei primi quattro mesi del 2015 le vendite di auto elettriche sono raddoppiate, per quanto si tratti di volumi ridotti. Ad oggi i modelli elettrici prodotti da case automobilistiche tedesche sono 19, per fine anno saliranno a 30

Turchia: è seconda tra Paesi emergenti per investimenti in infrastrutture

BreakingNews/ECONOMIA/EUROPA di

Con 17 nuovi progetti, la Turchia figura al secondo posto per investimenti in infrastrutture fra i 139 Paesi emergenti. E’ quanto emerge da un rapporto della Banca mondiale, che sottolinea come le Turchia si trovi dietro il Brasile ma davanti a Perù, Colombia e India.

Nel 2014 questi cinque Paesi hanno attratto complessivamente 78 miliardi di dollari, ovvero il 73% del totale degli investimenti affluiti in tutti i Paesi emergenti. Le riforme del 2008 hanno influenzato positivamente gli investimenti energetici in Turchia: sono stati investiti 4,3 miliardi di dollari per le centrali termoelettriche di Kemerköy e Yeniköy; 1,1 miliardi di dollari per la centrale termica di Yatağan e 350 milioni dollari per quella di Çatalağzı.

Inoltre, anche i progetti per le infrastrutture del sistema di trasporti turco hanno avuto un ruolo da protagonista, con 1,1 miliardi di dollari per il porto di Salipazari e 2,9 miliardi di dollari per il terzo ponte del Bosforo e per il progetto autostradale della zona del Nord Marmara. I dati del report della Banca mondiale coprono un periodo dal 1990 al 2014 e hanno preso in considerazione più di 6.000 progetti tra i 139 Paesi emergenti.

Fonte: Ministero Affari Esteri Italiano

Un serbo a Tirana…nel senso del premier

ECONOMIA/Energia/EUROPA di

Quando si parla di “ospitalità” albanese, ebbene, le autorità non hanno fatto mancare nulla dal protocollo al capo del governo serbo: Bože pravde , l’inno nazionale serbo è stato eseguito per la prima volta nella Tirana istituzionale, durante una visita ufficiale. Nella sede di rappresentanza del Palazzo delle Brigate i due premier si sono stretti mani diplomatiche senza lasciare nulla al caso con tanto di tricolore serbo issato.
Questa visita è stata preparata nei dettagli e vissuta “seguendo l’esempio della Germania e della Francia dopo la seconda guerra mondiale”, ha detto il premier Rama, facendo riferimento alla distensione auspicata dei rapporti tra i due paesi balcanici, “ sulla scia del desiderio di intensificare i buoni rapporti”.
Vučić ha raggiunto Tiranail 27 maggio scorso, il giorno dopo la conclusione dei lavori del South-East European Cooperation Process, il consiglio di cooperazione regionale, istituito dalla Bulgaria nel 1996 e presieduto dall’Albania quest’anno. Un summit nel quale è stato ribadito e sottolineato la volontà dei paesi balcanici di puntare all’integrazione europea come obiettivo comune. Bulgaria e Romania hanno manifestato il loro appoggio incondizionato.
Una visione d’insieme che è stata rinforzata durante la visita del capo del governo serbo il giorno dopo, sia da questi che dal premier albanese, Edi Rama.
“Qualcuno in Serbia farà rumore per questa mia visita, come immagino succederà a Rama per avermi invitato. Ma il mio dovere è di guardare al futuro, e nel futuro le relazioni fra di noi sono molto importanti… Pensiamo in modo diverso, parliamo in modo diverso. Ma questo non ha a che fare con il fatto di lavorare insieme. Se saremo abbastanza responsabili, saggi e intelligenti, se non penseremo di risolvere i nostri problemi con i conflitti ma con il dialogo, con rapporti sinceri, aperti e onesti, allora sono sicuro che Serbia e Albania avranno un futuro migliore del passato. Alla storia non possiamo sfuggire, ma il nostro sguardo dovrà essere rivolto al futuro, perciò oggi sono qui per porgere al mio collega Rama la mano dell’amicizia.”
Molto più disinvolto e visionario Rama il quale esprime le relazioni diplomatiche future dichiarando “ Delle relazioni tra Francia e Germania si dice che rappresentino l’asse dell’Europa, spero di non mancare di modestia dicendo che gli albanesi e i serbi vogliono trasformare le loro relazioni in un’uguale testimonianza del fatto che da una storia di guerre sanguinose potrebbe nascere l’esempio di un comune successo di pace”.
In questo momento di pragmatismo politico non si poteva lo stesso evitare un richiamo al punto dolente delle relazioni problematiche tra i due paesi, ovvero la questione del Kosovo e della “Grande Albania”. Il virgolettato è d’obbligo stando alla versione albanese della faccenda. “La Grande Albania per noi non è un progetto o un programma. Si tratta di un’idea nutrita da coloro che non vogliono il bene degli albanesi, non la nostra nazione, che non vuole ampliamenti, a scapito di nessuno, ma la convivenza normale. Progettiamo di unirci sulla strada nell’Unione europea. Se noi avessimo visto la bandiera della Grande Serbia sul drone avremo riso, ma questa è una questione di percezione. Penso che la lezione è stata tratta da entrambi”.
Di tenore molto più sostenuto Vučić sullo stesso tema aveva in un primo momento dichiarato “E’ un fatto che non siamo d’accordo sul Kosovo. La Serbia considera il Kosovo come la sua parte e l’Albania la considera indipendente”. La posizione di Rama, più ironico e morbido, si delinea nella sua dichiarazione in merito: “La mia convinzione è che il riconoscimento del Kosovo sarebbe un grande sollievo per la Serbia, ma non voglio entrare più in profondità in questa questione dal momento che qui siamo tra amici e noi rispettiamo tutti gli amici e le loro sensibilità“. Senza paroloni, ma incisivo e serio il premier serbo ha sottolineato “La grande divergenza fra Belgrado e Tirana sullo status del Kosovo non deve essere un ostacolo ai nostri rapporti bilaterali; nonostante questo, ritengo che questa incongruenza non significhi che non possiamo ammorbidire le differenze con il dialogo”.
Nell’affrontare la crisi che si sta consumando nella Repubblica Macedone dopo i fatti di Kumanovo, entrambi i governi si sono voluti mostrare equi distanti con la volontà di non schierarsi con nessuna delle fazioni e facendosi garanti di una stabilità balcanica necessaria.
A dettare questa nuova fase è ovviamente la prospettiva economica degli investimenti esteri e tra i due paesi, nonché la posizione strategica dei Balcani nei corridoi energetici e nella infrastruttura dei trasporti transnazionale.
Nell’ambito dei Tirana Talks – Vienna Economic Forum (nato nel 2004), il giorno dopo, 28 maggio, si è ufficializzato questo riavvicinamento toccando propriamente i progetti futuri. In esclusiva, si fa riferimento all’autostrada Tirana-Belgrado , passando per il Kosovo, funzionale e simbolica. Serbi e albanesi, monitorati dalla Germania e procedendo sotto gli occhi dell’ex ministro degli esteri tedesco Joschka Fischer chiedono fondi esteri e investimenti. Hanno finalmente capito che possono diventare seriamente strategici per se stessi e l’Europa. In un contesto di crisi delle frontiere europee, della crisi profonda, difficilissima in Ucraina e nelle ex repubbliche sovietiche, con conseguenze economiche enormi per tutti, i balcanici provano a elevare le rispettive posizioni, cercando di attrarre investimenti, prestigio e credibilità.
Non è una passeggiata nella storia, si tratta di conflitti secolari, di diatribe territoriali e culturali radicalizzate. Si tratta di Berlino con lo sguardo puntato e, soprattutto gli albanesi, si ricordano bene un altro Berlino, quello del Congresso del 1878, quello degli Imperi ( Austria e Turchia) e delle grandi Potenze europee, quello a conclusione del quale gli albanesi si sono visti negati l’esistenza niente di meno che da Bismarck: “Non esiste alcuna nazione albanese”. Erano altri tempi, ma i Balcani si sono visti fare e disfare nei secoli da altri le loro esistenze. Ad ogni modo, era il mondo di ieri.

Brasile: lancia piano per infrastrutture da 198 mld reais

AMERICHE/BreakingNews/ECONOMIA di

Il Governo brasiliano ha annunciato un nuovo piano di investimenti in infrastrutture e logistica che include una serie di progetti per un valore stimato intorno ai 198 miliardi di reais (circa 57 miliardi di euro). In particolare, 66 mld di reais saranno destinati al settore ferroviario, 66 mld al comparto autostradale, 37,4 mld a quello portuale e 8,5 mld agli aeroporti. Il Brasile prevede una prima fase di concessioni per circa 70 miliardi di reais nel triennio 2015-2018. Gli altri progetti fanno parte di una seconda tappa, con inizio nel 2019. Nel settore ferroviario, il progetto principale e’ legato all’accordo internazionale per la costruzione della linea Transoceanica, che collegherà la costa atlantica brasiliana a quella peruviana sul Pacifico.

Nel settore autostradale, oltre al rinnovo della concessione per il ponte che collega Rio de Janeiro alla citta’ di Niteroi, le gare riguarderanno la realizzazione di collegamenti fra Stati chiave nella produzione di commodities agricole e a piu’ forte vocazione manifatturiera. In ambito portuale sono previsti gli affidamenti in gestione di 50 terminali gia’ esistenti nei porti brasiliani, oltre alla concessione per la realizzazione di 63 nuovi terminali a uso privato. Per gli aeroporti, infine, le concessioni riguarderanno la gestione degli scali di quattro capitali di Stati: Salvador, Fortaleza, Florianopolis e Porto Alegre

Redazione
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