GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Ucraina: Garantire la sicurezza.

Ucraina: i corridoi umanitari non sono sicuri, nuove testimonianze. Servono osservatori nazionali

11 Marzo 2022

Photo by Andriy Dubchak/dia images via Getty Images

Ai civili le cui abitazioni sono state distrutte e a coloro che, temendo per la propria vita, sono costretti a fuggire dai bombardamenti russi in Ucraina dev’essere garantito l’accesso a corridoi umanitari sicuri. Lo ha dichiarato Amnesty International, ricordando che da due settimane in Ucraina migliaia di persone vivono sotto bombardamenti illegali e milioni sono state costrette a sfollare. Gli attacchi delle forze russe alla popolazione civile ucraina e le furiose distruzioni delle infrastrutture necessarie alla vita quotidiana violano le Convenzioni di Ginevra e altre norme internazionali, e devono cessare. Come minimo, devono essere garantiti i percorsi sicuri di evacuazione, tuttavia questi corridoi, fino ad oggi, si sono rivelati inaffidabili e pericolosi. Ucraina e Russia hanno raggiunto il primo accordo sui corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili e sull’ingresso degli aiuti umanitari il 3 marzo, ma la loro attuazione è stata lenta e limitata. È urgente che ai civili che cercano riparo dai bombardamenti, compresi quelli le cui abitazioni sono state distrutte, siano garantiti percorsi sicuri di evacuazione. Inoltre, è importante che queste persone non siano costrette a trasferirsi nei territori controllati dalla Russia, compresi la Crimea e il Donbass, o nella stessa Russia.

“Occorre istituire autentici corridoi umanitari in modo veloce, efficace e sicuro. I civili non possono andare incontro a rischi addirittura maggiori mentre cercano di allontanarsi dal conflitto”, ha dichiarato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International.

“Prendere di mira civili e obiettivi civili, così come portare a termine attacchi indiscriminati, è vietato dal diritto internazionale. Tutti gli attacchi illegali devono cessare. Questo urgente bisogno di corridoi umanitari è la conseguenza diretta del tradimento della Russia dei suoi obblighi legali”, ha aggiunto Callamard. Le autorità ucraine hanno chiesto percorsi di evacuazione dei civili dalle città di Mariupol, Enerhodar, Sumy, Izyum e Volnovakha, sottoposte a pesanti bombardamenti. Hanno inoltre chiesto percorsi verso la capitale per i residenti di alcune città vicine a Kiev, come Bucha, Irpin e Hostomel. Dalle testimonianze raccolte da Amnesty International, ciò non è stato possibile a causa dei continui bombardamenti russi. Amnesty International chiede a tutte le parti di accordarsi sull’istituzione di corridoi umanitari ben organizzati e sicuri e di rispettare in buona fede questi accordi, fornendo alla popolazione civile mezzi di trasporto accessibili e tempo sufficiente per un’evacuazione sicura. L’organizzazione internazionale chiede inoltre che sia garantito l’accesso a osservatori internazionali che monitorino questi passaggi sicuri. Le forze russe non devono ricorrere a quegli assedi illegali di civili che ricordano quelli della capitale cecena Grozny e delle città della Siria, sottoposte a bombardamenti indiscriminati e ad attacchi alle infrastrutture civili, con la popolazione costretta a scegliere tra la resa e la fame.

Gli attacchi a Irpin

Il 6 marzo nei pressi di Irpin, un sobborgo alla periferia di Kiev, le forze russe hanno aperto il fuoco contro un punto di passaggio per l’evacuazione dei civili, uccidendo diversi di loro. Questa è la testimonianza di una donna, che faceva parte di un convoglio di 12 automobili che recavano la scritta “bambini”, che tentava di lasciare Irpin: “In due o tre minuti, dopo aver superato un carro armato distrutto, hanno iniziato a sparare. Una donna di 30 anni è morta e con lei una donna di 60 anni, la madre di una parente che era nella mia automobile. Mio cognato ha riportato una frattura a un braccio, l’autista ferite alle costole. Io sto bene, ho solo una piccola ferita alla testa”. I giornalisti che stavano effettuando riprese nella zona hanno riferito di un altro attacco che ha ucciso quattro persone, tra cui una donna e due dei suoi tre figli. Hanno parlato di spari e colpi di artiglieria a ripetizione: ciò fa pensare che si sia trattato di attacchi indiscriminati o sproporzionati, dunque violazioni del diritto internazionale umanitario.

@Photo by SERGEI SUPINSKY/AFP via Getty Images

“Impossibile andare via”

Amnesty International teme che alcuni gruppi di persone che cercano di lasciare le zone di conflitto vadano incontro a ulteriori difficoltà: persone con disabilità, anziani, persone con problemi di salute che sono meno in grado di lasciare facilmente le proprie abitazioni, cercare riparo durante gli attacchi o ricorrere a cure mediche. Elena Kozachenko, una donna di 38 anni di Chernihiv, sta facendo cicli di chemioterapia a seguito di un tumore al seno: “Ho il cancro e ho bisogno di cure mediche. L’ultimo ciclo di chemioterapia è stato il 23 febbraio. Il prossimo dovrebbe essere il 16 aprile. Devo eseguire dei controlli ma l’ospedale oncologico si trova in una zona costantemente bombardata. Ho troppa paura per andarci. Restare in Ucraina per una persona nelle mie condizioni sarebbe un suicidio. Ma andarsene è impossibile. Sono un bersaglio vivente”. Molte persone anziane, oltre alle difficoltà di lasciare le proprie abitazioni, non voglio andarsene dai luoghi dove hanno vissuto per decenni, se non per tutta la vita. Rita, medico di famiglia di 64 anni residente a Kiev: “Kiev è una città antica. Le persone anziane, quelle con mobilità limitata, non possono scendere dalle proprie abitazioni al piano terra. Col buio disattivano la corrente elettrica così pensano di non attirare i bombardamenti. È come se fosse una condanna a morte. Se non possono usare l’ascensore, restano bloccate in casa”. Un membro del consiglio regionale di Kiev, che rappresenta Irpin, Bucha e altre comunità sotto l’assedio russo, ha aggiunto: “Sono per lo più gli anziani a rimanere. È più sicuro per loro rimanere a casa piuttosto che muoversi senza soldi o cibo. È il luogo in cui sono nati, lo conoscono, conoscono i vicini, temono che altrove nessuno li aiuterà. E comunque non hanno i soldi per andarsene”. Alle persone anziane e quelle con disabilità, così come altri gruppi particolarmente a rischio, dev’essere data priorità così come previsto dal diritto internazionale umanitario. L’organizzazione e la comunicazione sull’evacuazione e sui corridoi umanitari sicuri devono essere inclusivi e le informazioni, i trasporti e gli altri servizi devono essere accessibili a ogni persona. Da tutta l’Ucraina, le persone intervistate da Amnesty International hanno riferito di vivere in luoghi sovraffollati in cui scarseggiano cibo, acqua e medicinali. A causa degli incessanti bombardamenti russi, ci sono persone bloccate nei propri appartamenti da giorni, senza riscaldamento, elettricità e linee telefoniche funzionanti.

La forzatura della Russia di distorcere il diritto internazionale pur di motivare l’aggressione all’Ucraina

Guerra in Ucraina di

Ormai, è ben palese la condotta russa di occupare manu militariuno Stato indipendente e sovrano come l’Ucraina, membro delle Nazioni Unite, che ha tracciato la flagrante violazione dell’articolo 2, paragrafo 4, della Carta onusiana, la qualebandisce il ricorso ad ogni strumento bellico contro l’integrità territoriale di uno Stato.

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La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

EST EUROPA/EUROPA/Europe di
foto Huiffington post.

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha distorto l’immagine.

Oggi, la decisa presa di posizione adottata dell’Europa per fronteggiare la crisi ucraina, ha avuto l’effetto di causare un brusco risveglio, obbligando la Germania a uscire da un torpore geopolitico profondo.

Il mea culpa del Ministro della Difesa che ha evidenziato il ruolo marginale del suo Paese nel concorrere alla risoluzione delle crisi legate all’attivismo russo (Georgia, Crimea, Donbass) è stato, ulteriormente, rinforzato dalle dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate tedesche che ha ammesso la limitata possibilità in termini di opzioni militari, che il suo Paese potrebbe rendere disponibili nel supportare le azioni che la NATO o gli altri partner decidessero di sviluppare per contrastare l’attività in Ucraina.

Queste affermazioni, inaspettate e particolarmente pesanti sotto un profilo politico hanno spinto le autorità tedesche a intraprendere delle azioni volte a dare un segnale significativo della volontà di adottare una nuova posizione in campo internazionale.

Oltre ad autorizzare la cessione di armamenti e materiale militare a un paese coinvolto in un conflitto, il governo tedesco ha lanciato un programma di revisione del proprio strumento militare, con l’intenzione di colmare le lacune lamentate e ammodernare le capacità delle Forze Armate.

Contestualmente, sotto la pressione degli altri Paese Europei, l’isteresi iniziale che aveva condizionato le reazioni della Germania è stata superata e il governo tedesco ha aderito alle iniziative di carattere finanziario ed economico che la Comunità Europea e gli Stati Uniti hanno definito quale risposta alla Russia.

Significativo è anche il fatto di aver sospeso le attività di completamento e messa in opera del gasdotto Nord Stream 2, progetto fondamentale per il perseguimento della politica energetica tedesca che ha favorito, negli ultimi dieci anni, lo stabilirsi di ottimi rapporti commerciali esclusivi con la Russia, creando un certo disappunto in ambito occidentale.

Tutto queste attività sono state stimolate e realizzate sotto l’effetto dell’onda emotiva dello shock causato dall’attacco all’Ucraina e dopo un pressing diplomatico europeo-statunitense.

Ma dureranno una volta che la situazione di crisi sarà finita? Avrà la forza la coalizione del semaforo di mantenere le linee tracciate adesso, oppure la Germania scivolerà di nuovo in un limbo opportunistico in termini di realpolitik?

Dopo l’inizio della crisi nei Balcani, dove la Germania sorprese tutti riconoscendo per prima, di fatto, il disfacimento della Iugoslavia e dove importanti modifiche legislative consentirono una partecipazione attiva delle Forze Armate tedesche ai vari contingenti militari che operarono a vario titolo nei Balcani, è seguito un trentennio di diplomazia dove il balance of power ha ceduto posto a un concetto di convenienza economico – finanziaria.

La domanda da porsi e se il nuovo establishment politico, che faticosamente ha raccolto l’eredità della Cancelliera, possieda le capacità per mantenere la linea tracciata in questi giorni?

Nel formulare tale domanda si devono tenere in considerazione alcuni fattori.

La nuova leadership tedesca non ha avuto sino ad ora un approccio differente dal passato; infatti, ha perpetrato un attivismo politico diplomatico basato unicamente su comportamenti ispirati al pieno rispetto del dialogo e dell’applicazione di forme di diritto dichiarate universali, nella profonda convinzione che tali regole fossero condivise e accettate da tutti gli altri protagonisti.

Questa illusione ha portato la Germania (e l’Occidente stesso) a ritenere che il conseguimento dei propri interessi nazionali potesse essere raggiunto senza dover, necessariamente, esprimere un rapporto di potenza a sostegno della propria posizione. L’aver rinunciato a priori nel dotarsi, anche, di un consistente strumento geopolitico in grado di supportare la politica estera, ha condizionato il dopo guerra fredda nell’illusione, abbastanza naïve, che la pace mondiale fosse stata raggiunta e che quindi non ci fosse più bisogno che di piccole limitate risorse per gestire occasionali e circoscritti episodi di disturbo dell’ordine mondiale (ben lontano da casa). La crisi ucraina ha invece dimostrato, purtroppo un’altra realtà!

Se l’establishment tedesco è deciso a colmare il gap evidenziato, oltre ai buoni propositi, è necessario anche che consideri l’indispensabilità dei seguenti due elementi: risorse economiche e tempo.

Quindi il governo tedesco deve decidere se è in grado di reperire gli stanziamenti di bilancio necessari – e a quale costo politico – e, nell’attesa di poter concretizzare questo progetto, quali saranno le sue linee guida in campo diplomatico internazionale.

La coalizione che adesso governa il Paese si regge su partiti con background piuttosto differenti e le azioni intraprese, di condanna e di allineamento alle sanzioni economiche, hanno rappresentato un disallineamento tra il programma politico iniziale e le azioni effettuate. A lungo andare questo elemento potrebbe costituire un problema di tenuta politica del governo stesso, qualora gli elettori non approvassero questo nuovo inedito corso della politica estera tedesca.

Altro elemento da valutare con attenzione riguarda il fatto se gli elettori siano disposti ad affrontare e sostenere un nuovo programma politico che prevede di reindirizzare risorse importanti, a scapito di altri programmi, per l’ampliamento e l’ammodernamento degli strumenti geopolitici necessari a sostenere il conseguimento degli interessi nazionali.

Infine, la Germania dovrà decidere come intenda ricoprire un ruolo di maggiore responsabilità nel campo internazionale e nell’ambito di quali organismi internazionali o multinazionali riterrà di potersi identificare per il conseguimento degli obiettivi di politica estera.

La risposta a tali quesiti non può esse immediata in quanto le variabili sono molteplici e ugualmente dotate di elevata importanza.

Per concludere si può auspicare che il risveglio della Germania e la sua presa di coscienza che una nuova realtà regolerà le relazioni geopolitiche da oggi in poi, possa coinvolgere e portare alla stessa consapevolezza l’Occidente europeo, stimolando la ricostruzione di quegli strumenti di geopolitica indispensabili per poter continuare a veicolare e sostenere i principi e i valori che contraddistinguono l’Occidente e l’Europa.

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

SI va avanti a piccoli passi, ma almeno si va avanti. Stando ai risultati del terzo round di negoziati tra delegazione russa e ucraina si dovrebbe esser giunti, quantomeno, ad un accordo sui corridoi umanitari, fondamentali per dare linfa vitale ai civili straziati dal conflitto. Tuttavia, seppure il consigliere presidenziale di Kiev, Mikahilo Podolyak, abbia mostrato ottimismo sulla realizzazione di questi ultimi, rimane lecito dubitarne. Perché? Perché l’azione bellica di Mosca anziché affievolirsi s’intensifica e aumenta ogni giorno di più il numero delle vittime civili ucraine. A quanto si dice, infatti, dovrebbe esserci a breve un quarto round. Sintomo che ancora c’è da lavorate per l’effettiva messa in opera di questi corridoi. Di fatti, il capo negoziatore russo, Vladimir Medinsky ha dichiarato che ancora non si è arrivati ad un compromesso con la controparte di Kiev poiché la delegazione del Cremlino avrebbe portato moltissimi documenti che gli ucraini avrebbero chiesto legittimamente di studiare. Si presume, infatti, che tra quei fogli ci sia la richiesta russa di una resa quasi totale dell’Ucraina. Qualora fosse vero, sembra, che, il governo di Volodymyr Zelenk’kyj non abbia alcuna intenzione di accettarla, almeno per il momento. Anche perché stando alle dichiarazioni del Presidente ucraino la resistenza sembra stia rallentando l’avanzata dell’ex armata rossa, anche se va aggiunto che questa seppure lentamente, procede.

Dunque, l’impressione è che prima di trovare una soluzione vi siano ancora molti nodi da sciogliere. Già ieri, infatti, erano emerse molte problematiche che evidenziavano che molto difficilmente si sarebbe arrivati ad un compromesso durante il terzo incontro di consultazioni. I corridoi umanitari annunciati dai russi prevedevano uno sbocco in Russia e in Bielorussia e Kiev aveva giudicato questa proposta non solo inaccettabile ma, soprattutto, immorale.

Tornado sul fronte dei combattimenti, ieri pomeriggio, un’offensiva russa prodotta da un attacco aereo su una fabbrica di pane nella città di Makariv, poco distante dalla capitale, avrebbe causato la morte di altri 13 civili.

Nella serata nuovi allarmi aerei a Kiev, dove il sindaco, Vitalij Klycko, nel pomeriggio aveva annunciato che <<da un minuto all’altro>> sarebbero potute entrare le truppe di Putin.

Situazione tragica anche a Irpin dove otto persone sono rimaste uccise dai colpi di mortaio dei soldati russi. La descrizione della città è di case in fiamme e devastate e di una popolazione senza acqua luce e gas, rinchiusa negli scantinati per il timore dei bombardamenti.

Stando a quanto affermato dal ministro delle infrastrutture ucraino, Oleksander Kubrakov, il costo dei danni prodotto dall’invasione di Mosca già ammonterebbe almeno 10 miliardi di dollari. Ovviamente quello della popolazione è incalcolabile. La popolazione non ha un costo ma un valore

Intanto, Putin ha inserito anche l’Italia trai i Paesi della sua lista nera.

Il cielo sopra l’Ucraina continua ad essere scuro e in questa oscurità le luci dei bombardamenti e degli spari continuano a confondersi con le stelle e il popolo, perso tra i lampi, prosegue l’attesa incessante di un’alba che permetta al sole di tornare a splendere e d’irradiare di pace i suoi territori martoriati dalla distruzione.

Usa: proposto un embargo petrolifero a Putin. Da capirne i potenziali effetti sui suoi alleati europei

Guerra in Ucraina di

Stop alle importazioni di petrolio dalla Russia. <<Aspettatevi una legge negli Usa per bandire le importazioni di petrolio russo, forse già questa settimana>>. Stando alle fonti questa sarebbe la prossima mossa messa sul tavolo da Washington per cercare di piegare il Cremlino e costringerlo a un passo indietro rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina. La speaker della Camera dei rappresentanti americana, Nancy Pelosi, ha dichiarato che il testo di legge per porre in atto le sanzioni a Mosca sarebbe già pronto mentre il segretario di Stato, Antony Blinken, ha rivelato che gli Stati Uniti, a riguardo, hanno già intavolato negoziazioni con gli europei. Un embargo petrolifero sarebbe un durissimo colpo per Putin, infatti, stando ai dati dell’International Energy Agency, Mosca è il terzo produttore al mondo di petrolio, dopo Usa e Arabia Saudita, ma, soprattutto è il primo esportatore. In termini economici i ricavi dagli idrocarburi equivalgono per Mosca al 36% del bilancio nazionale (24 miliardi nel 2019). Dunque, imporre tali sanzioni significherebbe togliere al Cremlino più di un terzo delle sue risorse economiche, paralizzare la sua economica e dunque generare un malcontento interno che potrebbe, seriamente, mettere in discussione la leadership di Putin.

Tuttavia, non è sempre oro quel che luccica. Questo tipo di sanzioni alla Russia comporterebbe una serie di ricadute che andrebbero ad intaccare anche l’economia europea. Il 60% delle esportazioni russe, infatti, va in Europa, che quindi subirebbe un danno economico incalcolabile. Inoltre, una tale misura facendo ridurre la fornitura mondiale di energia provocherebbe un aumento del prezzo della benzina anche per gli americani. DI fatti su tali manovre, come dimostra l’esternazione della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaky, non sembra esserci consenso unanime nemmeno tra le file del governo americano. <<Il nostro obiettivo è massimizzare l’impatto su Putin, riducendo al minimo quello su noi, i nostri alleati e i partner. Non abbiamo alcun interesse a ridurre la fornitura globale di energia>>.

Ovviamente a questa serie di problematiche si accompagnerebbe anche quella relativa alla lotta al cambiamento climatico. I governi europei, per esempio, si troverebbero ipoteticamente costretti a dover ricorrere a fonti di energia come il carbone e il nucleare che si credevano oramai superate. Sostanzialmente si lascerebbe la strada spianata a tutte quelle lobby economiche che chiedono di mettere da parte la riduzione delle emissioni di CO2 in nome dell’aumento della produzione. Dunque, resta difficile da capire se l’Unione Europea si accoderà a questo tipo di sanzioni, qualora venissero messe in campo. Un embargo simile per Bruxelles significherebbe compromettere quasi la totalità della sua produzione e della manutenzione dei suoi impianti.  Gli Stati Uniti a differenza degli Stati europei importano da Mosca solamente il 3% del loro fabbisogno petrolifero.

Dunque, qualora Washington volesse imporre un embargo di questo tipo nei confronti della Russia senza però intaccare gli interessi dei suoi alleati, come dimostrano le parole della Psaky, dovrebbe accompagnare alle sanzioni tutta un’altra serie di misure tese a limitare i danni ai suoi partner. In Primis gli Usa dovrebbero aumentare la propria produzione petrolifera, spingere gli alleati mediorientali e africani a fare altrettanto e iniziare ad acquistare più barili da Messico e Canada. Non a caso in questi ultimi giorni dopo anni di assenza è tornata a Caracas una delegazione diplomatica americana. Questo tentativo di riavvicinamento rientra all’interno di una strategia finalizzata a sfilare alleati a Putin e a riprendere i contatti con il Venezuela che, avendo le più grandi riserve petrolifere mondiali non sfruttate, sarebbe un socio d’oro per trovare alternative valide alla dipendenza d’oro nero dalla Russia. Gli Usa, infatti, qualora riuscissero ad aumentare le proprie riserve cominciando ad importare dal governo Nicolas Maduro potrebbero permettersi di aumentare le esportazioni per Bruxelles. Bruxelles che se riuscisse a sopperire alla dipendenza energetica da Mosca, comprando petrolio da Washington, potrebbe permettersi anch’essa di imporre sanzioni. infliggendo a Putin un colpo durissimo.

 

 

La complicità della Bielorussia nello scacchiere della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina

EST EUROPA di

Da giorni che si assiste alla Russia che sta attuando la c.d. operazione speciale militare su larga scala sul territorio ucraino, anche se nella realtà dei fatti è una guerra a tutti gli effetti contro la sovranità, l’integrità e l’indipendenza di un altro Stato. Le truppe russe sono entrate nel territorio dell’Ucraina non attraverso le due repubbliche separatiste o la Crimea, ma transitando dal territorio bielorusso.

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La posizione della Cina nella crisi ucraina

EST EUROPA/EUROPA/Europe di

Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera.

A premessa di quanto verrà detto, è necessario sottolineare che la Cina è estremamente rigida nel sostenere la sua visione geopolitica strategica e vuole evitare che una qualsiasi restrizione, od opposizione da parte degli Stati Uniti, possa limitare o vanificare il conseguimento degli obiettivi che si è posta.

La situazione che si è venuta a creare con la crisi ucraina la pone, adesso, di fronte alla necessità di affrontare tre differenti sfide che possono incidere sul conseguimento del suo programma geopolitico.

Innanzitutto, il mantenimento di una reale partnership con la Russia.

Quindi, la necessità di sostenere la sua radicata posizione diplomatica di non interferenza e di rispetto dell’integrità territoriale.

Infine, il problema di come ridurre i danni collaterali che le sanzioni economiche adottate da USA ed EU nei confronti della Russia possono causare al sistema economico cinese.

La possibilità che questi tre obiettivi siano conseguiti simultaneamente, e con successo, appare quantomeno dubbia, in quanto ognuna delle tre linee d’azione espone la Cina a una serie di problematiche la cui soluzione incide sulle altre.

Nel primo caso la condivisione di una comune visione geopolitica con la Russia, espressa da una serie di intese in diversi campi e di accordi di collaborazione di vario tipo, suggellata durante le recenti Olimpiadi di Pechino con una dichiarazione congiunta nella quale la politica USA è identificata come l’elemento destabilizzatore del sistema mondiale e che, quindi, raffigura l’avversario che Cina e Russia devono fronteggiare uniti, rappresenta sì una forma di partnership economico politica, ma non può essere intesa come un’alleanza.

Di qui deriva la posizione assunta da Pechino che non ha espressamente condannato Mosca per le azioni intraprese in Ucraina. Tuttavia, le dichiarazioni cinesi hanno assunto una certa ambiguità – confermata dalla sua astensione nel recente voto espresso dal Consiglio di Sicurezza ONU – se pur velata, non definendo un’invasione quanto attuato dalla Russia ai danni dell’Ucraina.

In tale modo la Cina ha inteso sottolineare le legittime preoccupazioni russe per la propria sicurezza, ma, allo stesso tempo, ha reiterato la visione cinese per il pieno rispetto del concetto di mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale.

Questo atteggiamento, oltre a offrire un supporto di carattere politico alla Russia, avvalorandone in qualche modo le presunte motivazioni poste alla base delle sue recenti attività, tende, soprattutto, a sottolineare due elementi cardine della linea di condotta cinese.

In primis, nel considerare valide le preoccupazioni per la sicurezza espresse dalla Russia, la Cina vuole ribadire il concetto che la sicurezza dei propri confini e dei propri interessi è un elemento che ritiene essere di sua esclusiva pertinenza, che prescinde da qualsiasi condizionamento esterno. Questo significa che in un’eventuale situazione simile, in cui gli interessi territoriali e di sicurezza della Cina fossero considerati in pericolo, le autorità di Pechino non accetterebbero nessuna ingerenza da parte di organismi o elementi internazionali.

Successivamente, invece, la velata ma decisa presa di distanza dalla posizione di Mosca sul mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale, denota l’intenzione di mantenere intatta la libertà di manovra cinese, non compromettendo la sua autonomia qualora in un futuro prossimo fosse necessario affrontare problematiche simili, concernenti la gestione dei territori cinesi con aspirazioni autonomistiche.

Per quanto concerne, invece, la posizione di non interferenza e di rispetto dell’integrità territoriale che ha caratterizzato l’indirizzo diplomatico nel contesto politico internazionale della Cina, si pone la stessa dicotomia di atteggiamento. Un supporto deciso nei confronti della Russia che vada oltre dichiarazioni diplomatiche più o meno forti, costringerebbe la Cina a effettuare una scelta di campo, non voluta né ricercata, che limiterebbe sia la sua autonomia geopolitica sia la sua libertà di movimento in altri scacchieri dove la Russia può essere considerata più un avversario che un alleato.

Similmente, un appoggio aperto alle pretese territoriali russe sulla Crimea o sul Donbass o, addirittura, su porzioni più ampie dell’Ucraina costituirebbe un elemento le cui conseguenze potrebbero essere pericolose per l’integrità della Cina stessa, come precedentemente affermato.

Consideriamo adesso la terza linea d’azione, cioè quella che riguarda il supporto economico che la Cina può offrire alla Russia per mitigare o vanificare il pacchetto delle sanzioni economiche che l’Occidente ha configurato come risposta all’attacco in Ucraina.

Innanzitutto, va sottolineato che la Cina si è sempre dimostrata contraria al concetto di applicazione delle sanzioni economiche come mezzo di pressione diplomatica e che, quindi, nei confronti del partner russo esiste una premessa di carattere concettuale che può favorire un ruolo attivo e importante in tale frangente.

Inoltre, deve essere considerato che, nei recenti contatti sino-russi, diverse sono state le iniziative di carattere commerciale che sono state concluse dai due Paesi al fine di rinforzare l’idea di una partnership a 360° che supporta e solidifica una visione geopolitica comune nei confronti dell’Occidente.

Di conseguenza, la Cina potrebbe costituire un elemento di fondamentale importanza per l’economia russa (non solo nel comparto energetico, ma anche, nei settori alimentare e degli scambi di altri beni) che sicuramente è stato analizzato da Mosca nella fase di pianificazione che ha dato il via alle operazioni cinetiche in Ucraina.

Tuttavia, nel fornire supporto alla Russia in tale settore, la Cina deve considerare con molta attenzione un fattore critico importante: la sua bilancia commerciale è fortemente condizionata dagli scambi sia con gli USA sia con l’Europa. Un eccessivo allineamento con Mosca avrebbe come conseguenza un inasprimento delle tensioni che già esistono e rendono difficile il rapporto commerciale economico con i partner occidentali. Questo, anche nel breve termine, potrebbe costituire un danno di elevate proporzioni per la sua economia.

Per concludere, le conseguenze generate dagli sviluppi di questa fase della crisi ucraina, come abbastanza facilmente ipotizzabile, non sono circoscritte al solo scacchiere europeo ma investono direttamente anche gli altri protagonisti del sistema geopolitico mondiale e la Cina non fa eccezione.

Il rafforzamento dei rapporti con la Russia in chiave prioritariamente antioccidentale, il contrasto delle democrazie occidentali sul piano dei diritti umani, e la contestuale necessità di mantenere con esse crescenti legami economici, e il sostegno dei principi di non interferenza e della intangibilità dei confini nazionali sono gli elementi che riassumono le linee guida della visione geopolitica cinese.

Nonostante l’abilità diplomatica cinese e la sua ambiguità nell’assumere posizioni chiare mantenendo sempre aperte delle possibili vie di uscita da situazioni complesse, appare molto improbabile che in questa fase la Cina riesca a perseguire con successo le sue linee d’azione.

Siamo ancora nelle fasi inziali di questa crisi, ma le conseguenze che da essa deriveranno, non solo in Europa ma nel resto del mondo, fanno pensare che la Cina non possa più a lungo permanere in un limbo diplomatico senza mettere in pericolo il conseguimento della sua visione geopolitica.

 

L’intervento umanitario ONU per 12 milioni di persone in Ucraina

La continua violenza armata e il rapido deterioramento delle misure di sicurezza in Ucraina continuano ad aggravare la sofferenza di milioni di persone nella regione orientale, un’area già esposta a otto anni di conflitto armato, isolamento delle comunità, deterioramento delle infrastrutture, molteplici restrizioni ai movimenti, livelli elevati di mine antiuomo e contaminazione da ordigni inesplosi, nonché l’impatto del COVID-19.

La situazione attuale

La situazione umanitaria in Ucraina è peggiorata rapidamente in seguito al lancio dell’offensiva militare della Federazione Russa il 24 febbraio 2022. La violenza armata è aumentata in almeno otto oblast (regioni), tra cui Kyivska oblast e la capitale Kiev, nonché nell’est oblasts Donetska e Luhanska che erano già state colpite dal conflitto. I recenti sviluppi delle ostilità hanno reso la situazione ancora più imprevedibile e instabile.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha registrato dall’inizio del conflitto 802 vittime civili in Ucraina: 249 uccisi (di cui 232 adulti, 9 ragazzi, e 8 bambini) e 553 feriti.

La maggior parte delle vittime civili sono state causate dall’uso di armi esplosive di lunga portata, attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria pesante e sistemi missilistici multilancio. L’OHCHR ritiene che le cifre reali siano considerevolmente più elevate, soprattutto nel territorio controllato dal governo e soprattutto negli ultimi giorni, poiché la ricezione di informazioni da alcune località in cui sono in corso intense ostilità è stata ritardata e molti rapporti sono ancora in attesa di conferma. Ciò riguarda, ad esempio, la città di Volnovakha (parte della regione di Donetsk controllata dal governo) dove si sospetta un numero elevato di vittime civili.

Le conseguenze umanitarie del conflitto

L’intensa escalation militare ha provocato la perdita di vite umane, feriti e movimenti di massa della popolazione civile in tutto il paese e verso i paesi vicini, nonché gravi distruzioni e danni alle infrastrutture civili e agli alloggi residenziali.

La fornitura di servizi pubblici – acqua, elettricità, riscaldamento e servizi sanitari e sociali di emergenza – è sottoposta a forti pressioni e l’accesso delle persone alle cure di prima necessità è limitato da un sistema sanitario allo stremo.

Con la continuazione dell’operazione militare e la crescente instabilità, è probabile che le catene di approvvigionamento vengano interrotte per un periodo di tempo prolungato. Anche la capacità delle autorità locali di sostenere un livello minimo di servizi è stata gravemente ostacolata dalla dipartita dei dipendenti o dall’impossibilità di accedere al proprio posto di lavoro.

I gruppi particolarmente vulnerabili includono gli anziani e le persone con disabilità, che potrebbero non essere in grado di fuggire o rimanere nelle aree colpite, con conseguenti rischi per le loro vite, difficoltà a soddisfare i bisogni quotidiani e difficoltà nell’accesso all’assistenza umanitaria.

L’intervento della comunità umanitaria

La comunità umanitaria si è rapidamente adattata all’evolversi della situazione, anche grazie allo Humanitarian Response Plan, ovvero il piano di emergenza inter-agenzie aggiornato all’inizio del 2022 prima dell’inizio della crisi. Purtroppo, la violenza degli scontri armati ha provocato una forte escalation dei bisogni e una significativa espansione delle aree in cui è richiesta assistenza umanitaria rispetto a quanto previsto all’inizio dell’anno. Anche il tipo di bisogni e le attività umanitarie richieste negli oblast di Donetska e Luhanska sono cambiati a causa della nuova portata delle ostilità.

Ciò ha intensificato gli sforzi delle organizzazioni comunitarie per mitigare l’impatto del conflitto attraverso la fornitura di assistenza alimentare, servizi di protezione, accesso all’acqua potabile, rifugi e assistenza sanitaria.

Le Nazioni Unite, attraverso l’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) hanno autorizzato una sovvenzione del Fondo centrale di risposta alle emergenze (CERF) di $20 milioni ad integrazione dei meccanismi di finanziamento umanitario già esistenti, tra cui lo stanziamento di $18 milioni da parte del Fondo umanitario ucraino.

L’assegnazione del CERF consente alle agenzie e ai partner delle Nazioni Unite di potenziare ulteriormente le operazioni umanitarie, in particolare in nuove località che non sono state precedentemente colpite da ostilità, e di migliorare la capacità della catena di approvvigionamento al fine di fornire assistenza umanitaria mirata alle persone colpite dalla recente ondata di violenza.

I finanziamenti attualmente disponibili per le operazioni umanitarie in Ucraina sono estremamente limitati. Per un rapido aumento della risposta umanitaria, i partner umanitari richiedono 1,1 miliardi di dollari per aiutare più di 6 milioni di persone bisognose. I finanziamenti immediati e urgenti saranno cruciali per soddisfare le esigenze umanitarie di milioni di civili nel mezzo di un’escalation delle ostilità.

Sostieni il Fondo umanitario in Ucraina

L’ONU ha lanciato un appello di emergenza per 1,7 miliardi di dollari per fornire aiuti alle persone all’interno dell’Ucraina e ai rifugiati fuggiti nei paesi vicini. Il Fondo umanitario ucraino è un fondo comune nazionale. I fondi messi insieme supportano una risposta umanitaria tempestiva, coordinata e basata sui diritti umani.

La tua donazione aiuterà le ONG umanitarie e le agenzie delle Nazioni Unite in Ucraina ad assistere le comunità e le persone più vulnerabili e a fornire loro cibo, acqua, riparo e altro supporto di base di cui hanno urgente bisogno. Grazie a questo meccanismo di risposta rapido e flessibile, il tuo regalo di oggi può davvero salvare una vita.

Link in basso per fornire assistenza alle vittime del conflitto in Ucraina

Fondo umanitario in Ucraina:

https://act.unfoundation.org/onlineactions/D47Mjcz_6ECF1PLeCnHIIw2

Agenzia ONU dei Rifugiati (UNHCR):

https://dona.unhcr.it/campagna/crisi-ucraina/

UNICEF:

https://donazioni.unicef.it/landing-emergenze/emergenza-ucraina?wdgs=GAEU&gclid=CjwKCAiAjoeRBhAJEiwAYY3nDD_jSpD6lKPQ0LHB7hQ9v5Iz2hU_ZE5WnT76RiUJGD4EccpjtDuYMBoCWY8QAvD_BwE#/home

World Food Programme:

https://donatenow.wfp.org/it/~mia-donazione?redirected=IT

 

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Roberta Ciampo
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