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EST EUROPA - page 4

Crisi ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

Continuano incessanti i bombardamenti su Kiev. Mariupol stretta d’assedio sembra oramai prossima alla resa, Odessa si prepara. Intanto l’intervento di Volodymyr Zelensky alla Knsset, il parlamento israeliano, ha suscitato numerose polemiche in quanto gli israeliani non hanno accettato il fatto che il presidente ucraino abbia paragonato la guerra che sta vivendo il suo Paese alla Shoah. Domani ad attendere il numero uno di Kiev sarà invece il parlamento italiano.

Da segnalare anche il vertice tra Mario Draghi, Joe Biden ed altri importantissimi leader europei. Il presidente americano sarà, inoltre, in Polonia venerdì.

L’Ucraina ha rifiutato l’ultimatum russo di Mariupol. Il Cremlino avrebbe offerto un passaggio ai civili in caso di resa. Tuttavia, nonostante la città, al cui interno sono intrappolate 300mila persone, sia vicina alla capitolazione, Zelensky ha fermamente rifiutato la proposta russa. Stando alle fonti ucraine il 90% di Mariupol sarebbe oramai andato distrutto.

Non accennano a diminuire gli attacchi anche sulle altre città d’Ucraina. Forti esplosioni sono state registrate soprattutto nella capitale, dove le autorità hanno riferito che sono state bombardate numerose abitazioni e un intero centro commerciale. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, data la situazione, ha imposto un coprifuoco fino a mercoledì 23 marzo.

Ieri, durante il suo intervento alla Knesett, Zelensky ha fatto richieste molto specifiche alle autorità israeliane: l’imposizione di sanzioni economiche alla Russia e l’invio di armi per difendersi dall’invasione, citando il sistema di difesa anti-missile Iron Drone. “Avete il sistema di difesa anti-missile più potente al mondo. Sapete cosa significa ricevere una minaccia dal cielo e come difendere gli interessi dello Stato e dei cittadini”. Ed ha anche aggiunto che Israele dovrebbe compiere una scelta in quanto quello che Mosca vuole fare con gli ucraini è quello che i nazisti fecero agli ebrei durante la Shoah. Parole queste che dai media israeliani e dalla maggior parte dei deputati e ministri sono state considerate un paragone oltraggioso.

In ogni caso anche da Israele non giungono notizie positive sulle trattative in corso. Il primo ministro, Naftali Bennett, ha dichiarato infatti che nonostante ci siano stati progressi nei colloqui sul cessate il fuoco, tra Russia e Ucraina nel complessivo continuano ad esserci divari molto grandi. Tuttavia, Bennett ha anche aggiunto che farà tutto ciò che gli compete per cercare di colmare questo divario e porre fine alla guerra. Oggi vi è stata inoltre una videoconferenza tra Mario Draghi, Joe Biden, Emmanule Macron, Olaf Scholz e Borsi Johnson. Sul tavolo dell’incontro la preparazione dei prossimi vertici Nato, il G7 e il Consiglio Europeo

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU!

Questo organismo internazionale creato per “prevenire la guerra, per condannare la guerra, per fermare la guerra!” come ribadito dell’ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite, Linda Thomas Green-Field, allo stato attuale dei fatti ha fallito ancora il suo compito dimostrando di essere incapace di assolvere la missione per la quale sono state decise la sua costituzione e il suo sviluppo.

Pur non essendo una novità, in quanto la storia dell’Organizzazione è segnata da clamorosi insuccessi, anche in questa occasione la vacuità delle azioni operate ha evidenziato la reale impotenza dell’ONU a ricoprire con successo il ruolo per il quale è nato e dovrebbe operare.

L’ONU ha, infatti, dimostrato ancora una volta che da solo non è in grado di imporre nulla ed è completamente inerme nei confronti di una crisi come quella che attualmente scuote il nostro continente, soprattutto quando uno dei protagonisti principali risulta essere uno dei cinque Paesi che nel Consiglio di Sicurezza hanno il diritto di veto.

La scorsa settimana – dopo quasi 20 giorni dall’inizio del conflitto – l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato in favore di una risoluzione che chiedesse l’immediata fine delle operazioni in Ucraina.

L’esito della votazione, che ha ottenuto 141 voti a favore, 4 voti contrari e 35 astensioni, ha rappresentato una dimostrazione di supporto all’Ucraina condivisa ed estesa – ma non generale come ci si sarebbe potuto aspettare -, che si è tradotta in una dichiarazione di intenti non cogente e assolutamente simbolica. In sintesi, assolutamente inutile per il paese attaccato e moralmente ambigua per il ruolo che l’ONU dovrebbe interpretare

Il valore formale della votazione dell’Assemblea Generale risulta ulteriormente sminuito se si considera che solo alcuni giorni prima il Consiglio di Sicurezza, organo molto più importante e rilevante a livello diplomatico, aveva veicolato un differente e ben più pesante messaggio.

Infatti, in tale sede il Segretario Generale non aveva potuto emanare una risoluzione che imponesse l’immediata cessazione delle ostilità e il ritiro delle truppe russe, in quanto, benché sostenuta da 11 voti favorevoli, la mozione era stata bloccata dal “no” del rappresentante russo, che, come membro permanente del Consiglio, aveva esercitato il suo diritto di veto secondo quanto previsto dalla procedura dell’Organizzazione.

Considerazioni di opportunità politica hanno impedito ai Paesi membri di sfidare il veto e, quindi, hanno consentito la limitazione delle prerogative del Segretario Generale.

L’utilizzazione di questo diritto da parte di uno dei cinque membri permanenti al fine di supportare gli interessi specifici delle proprie politiche estere è una delle caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto l’attività dell’Organizzazione; tuttavia, è opportuno notare come questa procedura negativa si sia intensificata negli ultimi anni, rendendo poco o nulla incisive le attività dell’ONU nell’ambito della gestione delle varie crisi internazionali, non ultima l’annessione della Crimea nel 2014.

L’irrilevanza nell’ambito del palcoscenico delle relazioni internazionali che contraddistingue da diversi anni l’Organizzazione è conseguenza di questa peculiarità organizzativa che, creando le premesse per un’impasse decisionale nell’ambito del Consiglio di Sicurezza, ne vanifica la funzione.

Le proposte per la soluzione di questa criticità sono state diverse, da un allargamento dei membri con diritto di veto a una differente ripartizione dei posti nel Consiglio di Sicurezza, sino all’abolizione del concetto stesso di veto, ma tutte sono naufragate nell’impossibilità di trovare un accorso che potesse essere accettato da tutti i Paesi, in quanto la percezione comune è stata quella di evitare una qualsiasi compromissione della possibilità di tutelare gli interessi nazionali ritenuti indispensabili.

Ma questa non è stata la sola causa della perdita di credibilità che sta condizionando l’ONU, svuotando di significato le sue istituzioni e privando di efficacia le sue azioni.

Purtroppo, non è solo l’Assemblea Generale che attraversa un momento di crisi, ma anche le molteplici Agenzie Specializzate, che sono state costituite come parte operativa dell’Organizzazione (tra cui l’UNESCO, la FAO, il WFP, il WHO, l’IMF), hanno dimostrato una flessione notevole nella percezione generale sia della loro utilità sia delle loro capacità intrinseche di esprimere valori fondamentali riconosciuti e universalmente condivisi.

La perdita di consenso globale e la diminuzione dell’efficacia organizzativa sono state determinate da differenti fattori di carattere tecnico specifico come la crescente complessità delle problematiche mondiali, l’evoluzione delle situazioni geopolitiche di riferimento nelle quali le Agenzie dovrebbero svolgere la loro opera, l’estensione temporale delle attività connesse alla risoluzione di problematiche specifiche, la crescita esponenziale dei fondi necessari alla realizzazione dei progetti. Tutte queste condizioni, avendo come risultato il mancato conseguimento degli obiettivi fondamentali stabiliti dalle Agenzie, determinando la scarsa incisività nella risoluzione delle problematiche, evidenziando l’impiego di fondi e risorse secondo criteri di dubbia efficacia, hanno avuto come conseguenza il declino dell’efficienza dell’Organizzazione in generale e la perdita di fiducia che globalmente i Paesi riponevano nell’ONU.

A questo declino non è estraneo, inoltre, un fenomeno che ha percorso trasversalmente l’Organizzazione stessa, che è quello della percezione dell’incapacità nel fornire soluzioni di successo alle varie problematiche, dell’inadeguatezza di gran parte del personale a ricoprire ruoli e funzioni e della corruzione che spesso ha caratterizzato le attività messe in atto nelle operazioni internazionali, nell’assunzione del personale e nella scelta dei dirigenti.

A questo punto si impone la necessità di operare una riflessione profonda sulla opportunità di rivitalizzare un’organizzazione, la cui importanza originale rimane immutata e oltremodo critica in un mondo che attraversa un’evoluzione caratterizzata da conflitti e da attriti internazionali sempre più frequenti e pericolosi, ma che è cresciuta in maniera esagerata, con ramificazioni che si estendono ai campi più disparati e che ha visto la sua credibilità offuscata dalla applicazione di criteri organizzativi e gestionali stabiliti in una condizione geopolitica che ormai non esiste più.

Il fatto che nell’ambito dell’Assemblea Generale, durante la votazione per la risoluzione sulla crisi in Ucraina, come detto in apertura, ben 35 Paesi si siano astenuti (circa un quarto degli Stati Membri!) dovrebbe stimolare una revisione critica che dia una risposta alle seguenti domande.

Il ruolo dell’ONU di organizzazione mondiale che ha come scopo il mantenimento della pace e il prevalere del diritto nei rapporti internazionali è ancora un valore fondamentale condiviso e perseguito dalla Comunità Internazionale?

Il concetto di universalità dei principi che hanno ispirato l’ONU e che ne guidano le sue azioni deve essere ancora il presupposto fondamentale dell’Organizzazione?

Se la risposata a queste domande, come fermamente credo debba essere, è sì, allora la Comunità Internazionale deve procedere a una rifondazione dell’ONU, provvedendo a individuare e stabilire nuovi criteri e nuove modalità operative al fine di consentire che le funzioni di garante della pace e custode del diritto internazionale che, a suo tempo, sono state individuate come i pilastri costitutivi di questa organizzazione, possano ritornare a essere assolte con successo nell’ambito di un rinnovato consenso globale di tutti gli Stati Membri.

 

 

 

Crisi Ucraina: le ultime dal fronte

Guerra in Ucraina di

 

Nella giornata di oggi di rilievo l’adunata del popolo russo nello studio Luzhniki di Mosca durante la quale il Presidente Vladimir Putin ha dichiarato che il suo Paese farà di tutto per mettere la parola fine al genocidio del Donbass.  “Abbiamo fatto risorgere questi territori” della Crimea e “attueremo tutti i nostri piani (…) Sono gli abitanti della Crimea che hanno fatto la scelta giusta, hanno messo un ostacolo al nazionalismo e al nazismo, che continua ad esserci nel Donbass, con operazioni punitive di quella popolazione. Sono stati vittime di attacchi aerei ed è questo che noi chiamiamo genocidio. Evitarlo è l’obiettivo della nostra operazione militare”.

Intanto la Russia resta ferma sulla posizione circa la quale si potrà iniziare a parlare di un possibile incontro tra i presidenti Putin e Zelensky solo dopo l’approvazione di un testo d’accordo tra Mosca e Kiev.  Lo ha rilevato il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky. “Dirò solo che prima di parlare dell’incontro tra i leader, è necessario che i negoziatori preparino e concordino il testo del trattato, che secondo le nostre proposte, dovrebbe essere siglato dai ministri degli Esteri. Poi il trattato sarà approvato dai governi e solo dopo avrà senso parlare di un vertice dei capi di stato”, queste le sue parole. Tuttavia, Medinsky ha anche aggiunto che le posizioni negoziali di Mosca e Kiev sullo “status di neutralità” dell’Ucraina alla Nato è uno dei punti chiave dei colloqui e che è quello dove le posizioni delle due parti si sono avvicinate maggiormente.

Di primaria importanza anche la chiamata, durata più di due ore, tra Il presidente della Repubblica Popolare cinese e quello degli Usa. Xi Jin Ping ha esortato gli Stati Uniti e la Nato al dialogo con la Russia per cercare di mettere la parola fine al conflitto in Ucraina. “Tutte le parti dovrebbero sostenere congiuntamente il dialogo e il negoziato tra Russia e Ucraina e negoziare i risultati e la pace”, ha dichiarato il leader del Partito Comunista cinese che ha, inoltre, aggiunto: “Gli Stati Uniti dovrebbero anche dialogare con la Russia per risolvere il nodo cruciale della crisi ucraina e risolvere i problemi di sicurezza sia della Russia che dell’Ucraina”.

Dall’ incontro di oggi, inoltre, i due presidenti si sono detti l’un l’altro che le relazioni tra i due Paese non possono e non devono arrivare ad uno scontro in quanto non sarebbe nell’interesse nessuno.

Sul “fronte” Unione europea si rileva che la prossima settimana i leader dei Paesi membri si riuniranno per iniziare a mettere nero su bianco la strategia sulla strutturazione della difesa comune europea. Il documento, frutto di un’elaborazione lunga più di due anni, verrà adottato nella riunione di lunedì dei ministri degli Esteri e della Difesa e poi verrà formalmente approvato dai Capi di Stato e di Governo di Bruxelles in un vertice che è previsto per il 24-25 marzo. Non si tratta di un documento di risposta all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ma di un piano strategico di lungo periodo. Un alto funzionario dell’Unione ha a riguardo dichiarato: “Ovviamente la guerra in Ucraina è la prima minaccia per l’Unione ma non è l’unica. La strategia riguarda anche minacce all’interno e all’esterno, quali quelle che potrebbero arrivare dai Balcani occidentali, dal Sahel, dal Medio ed Estremo Oriente e dall’Indopacifico”. All’interno del suddetto documento sono state incluse anche le raccomandazioni sull’aumento della spesa per la Difesa.

Guerra in Ucraina, il punto di vista degli esperti ucraini

Guerra in Ucraina di
Vi proponiamo una analisi del conflitto in corso realizzata da analisti urcaini a Kiev.
 
L’invasione russa degli alleati della NATO diventa altamente probabile in una prospettiva a breve termine.  Nel 2021, in numerosi miei articoli e interviste, ho notato che la Russia continua a elaborare un piano del 2014 per conquistare i territori dell’Ucraina da Kharkiv a Odesa e spingere un corridoio terrestre, non solo verso la Crimea occupata, ma oltre la sua metastatica  territorio della Transnistria.
 

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Ucraina, da Kiev l’analisi degli esperti ucraini

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L’invasione russa degli alleati della NATO diventa altamente probabile in una prospettiva a breve termine
Nel 2021, in numerosi miei articoli e interviste, ho notato che la Russia continua a elaborare un piano del 2014 per conquistare i territori dell’Ucraina da Kharkiv a Odesa e spingere un corridoio terrestre, non solo verso la Crimea occupata, ma oltre la sua metastatica territorio della Transnistria.

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Ucraina. Kharkiv sotto attacco

 

UCRAINA: DA AMNESTY INTERNATIONAL LE TESTIMONIANZE DALLA CITTÀ DI IZIUM, ASSEDIATA DALLE FORZE RUSSE DAL 28 FEBBRAIO. Tra il 9 e il 12 marzo Amnesty International ha raccolto drammatiche testimonianze di persone evacuate dalla città di Izium, nella regione ucraina orientale di Kharkiv, assediata e bombardata dalle forze russe dal 28 febbraio e i cui abitanti rimasti e rifugiati nelle cantine e nei sotterranei sono ormai a corto di cibo e di acqua. “Decine di piccoli centri dell’Ucraina sono sotto costanti attacchi e i loro abitanti sono al centro degli scontri armati o sono assediati dalle forze russe. Le testimonianze che abbiamo raccolto rivelano il terrore di persone Leggi Tutto

UCRAINA: AL VIA DOMANI PRIMA MISSIONE DI EVACUAZIONE CIVILI DELLA CROCE ROSSA ITALIANA. FRANCESCO ROCCA SARA’ SUL POSTO PER RACCOGLIERE LE NUOVE NECESSITA’ DELLA CROCE ROSSA UCRAINA

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 Al via la prima missione di evacuazione di civili della Croce Rossa Italiana dall’Ucraina: un convoglio partirà domani per Leopoli con l’obiettivo di portare in Italia oltre 60 persone fragili (bambini, anziani, diversamente abili ecc.). Parallelamente, il Presidente Francesco Rocca si recherà a Vinnytsia e Chernivtsi per raccogliere richieste e necessità della Croce Rossa Ucraina.

“Da settimane – sottolinea Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) – la CRI ha messo in atto un ponte umanitario importante per rispondere alle enormi necessità della Croce Rossa Ucraina, inviando numerosi convogli di aiuti. A questo, ora si aggiunge la richiesta di evacuazione di civili fragili alla quale abbiamo dato prontamente risposta, mettendo a disposizione tutte le nostre forze. Un convoglio, infatti, partirà nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18 marzo alla volta di Leopoli. Leggi Tutto

I DUE GRATTACAPI PER L’UCRAINA: IL SUPPORTO MILITARE RICHIESTO E IL PROBLEMA DELLA NEUTRALITÀ

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Da settimane si sta discutendo attorno al tema dell’approvvigionamento di strumenti militari a favore delle forze militari ucraine che devono difendersi dall’aggressione della Russia, iniziato il 24 febbraio. Alcuni Stati membri dell’Alleanza atlantica hanno già inviato delle armi, altri hanno garantito al più presto tale approvvigionamento, come gli Stati Uniti che hanno garantito anche l’assistenza finanziaria per la sicurezza in Ucraina, la stessa Germania che, inizialmente, era restia all’esportazione di armi in una zona bellica, ha poi deciso di consegnare una serie di strumenti militari alle forze militari ucraine, anche il resto degli Stati si sono ritrovati sullo stesso binario del rifornimento di armi e dispositivi di protezione al governo ucraino.

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Crisi ucraina: le ultime dal fronte

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Ieri si è chiusa un’altra giornata di guerra. Un’altra giornata, l’ennesima, tra bombe enegoziati senza reali prospettive di successo.

A Kiev i bombardamenti vanno avanti senza tregua e non accennano a diminuire. Nella capitale è stato attaccato un altro palazzo residenziale ed è stato indetto un coprifuoco di 36 ore.

Anche a Mariupol la situazione continua ad essere tragica.  Stando alle parole del suo sindaco, Vadim Bojenko, nella città le truppe russe starebbero tenendo in ostaggio 400 persone, compresi medici e pazienti, all’interno di un ospedale. Tuttavia, sempre da Mariupol, in queste ultime ore sarebbero riuscite a uscire almeno duemila auto anche se le persone che vorrebbero uscire dalla città e non vi riescono sarebbero circa 350.000.

Secondo “La Tass”, inoltre, l’esercito di Putin avrebbe preso il controllo della città portuale di Berdiansk, centro abitato di 100 abitanti sul Mar d’Azov.

Sul fronte diplomatico continuano a farsi sentire incessanti le parole di Volodymyr Zelensky, il quale durante un colloquio con i dirigenti della Joint Expeditionary Force (corpo di spedizione militare del Regno Unito) ha dichiarato che: <<E’ chiaro che l’Ucraina non è un membro della Nato. Lo capiamo. Per anni abbiamo sentito parlare della presunta porta aperta, ma abbiamo sentito dire che non dovremmo entrarvi. E’ vero. Va riconosciuto. Comprendiamo che non siamo nell’Alleanza>>.

Queste parole del Presidente ucraino insieme a quelle con le quali è tornato a chiedere la “no fly zone” saranno sicuramente dibattute la prossima settimana quando il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sarà in Europa. Intanto a rispondere sulla questione Nato ci ha pensato il suo Segretario Generale, Jens Stoltenberg, che ha ribadito che un intervento militare dell’Alleanza Atlantico è previsto solo quando a subire un attacco è un suo Stato Membro.

Ieri sera a Kiev, inoltre, sono arrivati tre Primi Ministri dall’Est Europa: il polacco, Mateuz Morawieck, il ceco, Petr Fiala e lo sloveno. I tre si sono riuniti nella capitale ucraina per incontrare il Presidente Zelensky allo scopo di assicurare il loro sostegno e quello della Ue e presentare il pacchetto di iniziative adottato dall’Unione.

Intanto vanno avanti anche i negoziati tra Russia e Ucraina. Il vicecapo dell’ufficio del presidente ucraino al canale televisivo N24 ha chiarito che << Sono in corso i negoziati tra le delegazioni. Nei primi round la Russia non era pronta ad ascoltare la nostra posizione, ha posto degli ultimatum: che l’Ucraina deve arrendersi, deporre le armi, che il nostro presidente firmerà una resa. Ora, la Russia ha un tono un po’ diverso. La posizione ucraina è stata ascoltata, i negoziati sono diventati più costruttivi. Stiamo parlando di un accordo futuro, dopo la guerra>>.

Tuttavia, questo moderato ottimismo da parte della delegazione ucraina è stato prontamente stroncato da Putin che in una delle sue ultime dichiarazioni ha affermato che l’Ucraina non è seria nel voler trovare una soluzione mutualmente accettabile.

Redazione
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