GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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L’Occidente è vittima di se stesso

EST EUROPA/Europe di

 

L’evoluzione della crisi ucraina, iniziata nel 2014, sta procedendo a seguito del recente riconoscimento da parte di Mosca delle Repubbliche separatiste del Donbass, Donetsk e Lugansk, con l’attuazione di una operazione militare condotta da forze russe che, originariamente iniziata con lo scopo di sostenere i separatisti filorussi di queste due aree, si è evoluta portando le truppe russe nei sobborghi della capitale dell’Ucraina.

Questo sviluppo della crisi non può essere considerato come un avvenimento a sé stante, ma deve essere inserito, quale passo intermedio, nel contesto generale del perseguimento di una visione strategica, sviluppata dalla Russia alla fine degli anni Novanta, volta a riottenere il ruolo e il riconoscimento di grande potenza.

Il fine strategico di Mosca non appare, quindi, quello preconizzato e sostenuto dai media occidentali di invadere l’Ucraina e annettersi il paese, quasi si trattasse di una partita a Risiko, con obiettivo dichiarato di ricostituire la Russia degli Zar.

La decisione russa di puntare su Kiev è motivata, presumibilmente, dalla necessità di provocare uno scossone politico capace di screditare la dirigenza ucraina, provocando un possibile cambio di regime, delegittimando il presidente in carica al fine di creare le premesse per un governo più filorusso.

Che questo possibile scenario possa concretizzarsi resta da dimostrare e al momento appare quantomeno, improbabile che tale disegno strategico possa essere coronato da successo.

Ciò che è importante realizzare, invece, è il reale obiettivo che ha spinto la Russia a intraprendere questa operazione militare.

Il fine di Mosca è quello di impegnare l’Occidente, vincolandolo a impiegare le sue risorse e le sue energie nell’ambito di uno scacchiere di secondaria importanza geopolitica, impedendo che USA ed Europa, uniti, possano ricoprire il ruolo del terzo protagonista nella gestione del nuovo scenario internazionale, costituito dagli scacchieri africano e indo – pacifico uniti dalla cerniera del Medio Oriente, che vede Cina e Russia protagonisti a tutto campo in una competizione velata di un falso fair play.

L’attrito tra la Russia e l’Ucraina, creato ad arte da un regime, quello ucraino (che vale la pena di ricordare di democratico ha molto poco, ma che ha saputo usare argomenti come democrazia, libertà individuali e diritti universali tanto cari al campo progressista occidentale), per cercare di ottenere il massimo appoggiandosi al miglior offerente, è stato usato da Mosca per coinvolgere USA ed Europa in uno scenario ideale per mettere sotto pressione sia la tenuta dei rapporti tra i partner occidentali, sia per consolidare il riconoscimento di un nuovo ruolo da protagonista sul piano internazionale, che il nazionalismo russo reclama e insegue.

L’ironia della situazione è rappresentata dal fatto che nel perseguire questo obiettivo la Russia non ha fatto altro che utilizzare gli strumenti diplomatici che l’Occidente ritiene essere una sua prerogativa e sui quali si basa come cardine della sua politica estera, facendoli propri e rigirandoli contro di noi.

Se per un attimo alziamo lo sguardo e ci asteniamo da valutazioni superficiali e utopistico progressiste sul presunto riconoscimento universale dei nostri valori culturali, possiamo vedere quali siano le modalità usate da Mosca nella creazione e nella gestione dell’attuale crisi.

Il concetto fondamentale sostenuto dalla Russia è stato quello che l’ipotesi dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO metta in discussione le garanzie di sicurezza dei propri confini, aumentando la sensazione di minaccia provocata dall’ulteriore presenza di un paese confinante a lei ostile.

Tale visione riprende, esattamente invertendolo, il concetto strategico sviluppato dalla NATO stessa, che sulla base della ricerca della sua sicurezza, tende, sostanzialmente a privilegiare, ancora, il suo fianco Est, in un ridicolo revival della guerra fredda, stimolato sia dalla paura dell’Orso (e dalla necessità di investimenti per le proprie economie traballanti) proprio dei membri dell’area baltico – orientale, sia dalla particolare ritrosia che i membri nordeuropei hanno nel considerare, per l’Alleanza, scenari lontani dal cortile di casa loro, fattori che vengono ampiamente sfruttati per vincolare le scelte strategiche della NATO.

Inevitabilmente, per il fianco Est della NATO la Russia rimane il nemico da cui proteggersi e da contrastare!

Questo insieme di fattori è stato abilmente sfruttato dalla Russia con la richiesta inviata agli USA di bloccare l’ipotesi dell’accesso della Ucraina nella NATO e di procedere a una smilitarizzazione dei Paesi ex URSS entrati nella NATO, ben sapendo che sarebbe stata rigettata, come offensiva, sulla base dell’applicazione del solito concetto della libera e democratica adesione a un’organizzazione blasonata e indispensabile come la NATO.

Il mancato riconoscimento, da parte occidentale, della necessità russa di ottenere sufficienti garanzie sulla sicurezza dei propri confini, ha suscitato la provocazione di Mosca, che ha provveduto a schierare un robusto (ma non certo idoneo a una invasione in piena regola) dispositivo militare ai confini dell’Ucraina e in Bielorussia (che, per inciso, è stata costretta obtorto collo a partecipare mediante una serie di ricatti economici, neanche tanto velati, che però non hanno scatenato alcun tipo di reazione scandalizzata in Occidente!) per dimostrare la propria volontà di influenzare la politica ucraina verso una posizione meno antirussa, agitando contemporaneamente lo spauracchio di una guerra che avrebbe coinvolto un’Europa disunita e poco vogliosa di impegnarsi, se non a parole.

La reazione da parte occidentale, che si è sviluppata secondo un copione prevedibile e abbastanza scontato, ha consentito alla Russia di trovare delle ulteriori giustificazioni nel sostenere la sua posizione.

Dichiarazioni roboanti, ma prive di sostanza, da parte del Segretario generale della NATO, che hanno evidenziato la mancanza di coordinamento effettivo tra i membri della NATO.

Alzata di scudi delle Repubbliche Baltiche e della Polonia alla perenne ricerca di una vendetta contro l’arcinemico storico russo.

Pletora di iniziative diplomatiche, senza collegamento e prive di coordinamento, dove l’infantile ego nazionalista di Francia e Germania ha ritenuto come indispensabile il loro coinvolgimento quali mediatori di una supposta querelle tra Russia e USA, con processione di attori minori e deuteragonisti senza spessore alla corte di Putin nell’illusione di ottenere un qualsiasi riconoscimento di un possibile ruolo nelle trattative diplomatiche in corso.

Invio di sparuti contingenti militari nazionali (della decantata NRF, Nato Response Force, neppure l’ombra!), di armamenti e di materiali tecnici in Ucraina e Paesi limitrofi per rafforzare la credibilità di una volontà mancante di impegnarsi a contrastare con la forza una eventuale invasione.

Il tutto sostenuto da una campagna mediatica occidentale che preconizzava situazioni catastrofiche, con sedicenti esperti che stabilivano addirittura il giorno dell’invasione, i cui toni apocalittici hanno sfiorato il ridicolo, a completo vantaggio dell’azione russa.

Nel contesto generale la diplomazia di Mosca ha conseguito altri due risultati di spicco.

Il primo, la dichiarazione congiunta con la Cina che attribuisce agli USA il ruolo di nuovo Impero del Male.

Il secondo è stato quello di insinuarsi ulteriormente nelle crepe del blocco dei Paesi dell’Unione, aumentando il sospetto reciproco, proponendo e stringendo accordi commerciali con alcuni di loro, per forniture energetiche, facendo leva sulle necessità di esigenze nazionali specifiche.

Allo stato attuale delle cose, gli sviluppi e la gestione della crisi ucraina fanno sì che Mosca possa considerare il bilancio assolutamente positivo per i suoi fini strategici.

A questo punto è necessario esaminare quale sia, invece, il bilancio che noi, USA ed Europa, possiamo trarre sulla base dei risultati sino a ora conseguiti.

Dall’analisi dei risultati ottenuti, i seguenti fattori appaiono evidenti nella loro sconcertante realtà.

Il primo: gli Stati Uniti non hanno ancora riconfigurato la loro politica con una visione globale degna di una grande potenza e sono alla disperata ricerca di una leadership interna che non sia accecata da una impostazione Politically Correct progressista, universalista e sognatrice priva di qualsiasi strategia in grado di essere vincente.

Il secondo fattore riguarda la NATO, che ormai non è più quell’organismo costruito per produrre una politica di difesa e di deterrenza, ma sembra sempre più una specie di club al quale si deve appartenere per ricevere sicurezza e aiuti ma senza impegnarsi più di tanto, delegando il peso sul membro più grande e più facoltoso, ma discutendone ogni sua azione e astenendosi dal partecipare attivamente accampando prioritari interessi nazionali.

Forse la NATO sarebbe dovuta rimanere quella che era alla fine della guerra fredda limitandosi nella smania di ammettere nuovi membri al club, che ne hanno snaturato caratteristiche e processi procedurali.

Il terzo fattore riguarda inevitabilmente l’Unione Europea, che ancora una volta ha dimostrato il totale fallimento del suo principio costitutivo, rivelandosi non più di una unione economica (e parzialmente monetaria), aperta a tutti senza nessuna considerazione di ruoli ed efficacia, priva di una qualsiasi struttura politica in grado di prendere decisioni, senza una parvenza di strategia di politica estera, incapace di poter esprimere un ruolo politico nell’ambito di uno scenario internazionale complesso, difficile e multiforme come quello attuale.

L’Unione Europea è come un meccanismo perfetto i cui ingranaggi hanno perso la consapevolezza di appartenere a un organismo unico e lavorano in proprio, dove l’intraprendenza di Francia e Germania, e la loro convinzione di essere legittimati a proiettare un’immagine nazionale al di fuori del contesto europeo, vanificano il conseguimento di un qualsiasi fronte comune nelle scelte del sistema, relegando le imponenti Istituzioni Europee a ruolo di comparse senza valore in campo internazionale, come si sono rivelati la Commissione Europea o il Rappresentante delle Politiche di Sicurezza e Difesa (è naturale che poi la Commissione si impegni nel redigere il vademecum per definire la formula politically correct per gli auguri di Natale!!!!!!)

L’Europa dell’Unione è costituita da Paesi prigionieri delle loro stesse conquiste nel campo dei diritti e delle istituzioni libere e democratiche da loro create nella loro storia.

La presunzione che i nostri valori siano universali e che le nostre istituzioni siano le migliori ci porta a non considerare gli altri sistemi per quello che sono, impedendoci di affrontare le sfide geopolitiche che un mondo uscito cambiato dalla fine del secondo millennio ci propone e ci chiama a sostenere.

L’errore che Europa e NATO stanno commettendo adesso è quello di ripercorre una strada già percorsa, che è arrivata al suo capolinea.

La riproposizione di una nuova guerra fredda, dove abbiamo riprodotto un nemico chiaro e identificabile in una Russia, erede di una entità politica morta e sepolta, che noi vogliamo a tutti costi resuscitare, è sicuramente piacevole e ci offre una comfort zone sicura, conosciuta e rassicurante dalla quale non vogliamo uscire perché non siamo in grado di accettare il confronto con un altro ben agguerrito e pericoloso avversario del quale stentiamo a comprenderne sia la filosofia, sia la storia sia i caratteri e i valori che definiscono la struttura della sua società, ma che accettiamo come partner commerciale perché finanzia tutto.

L’attuale esperienza della crisi ucraina dovrebbe essere usata per dare l’avvio a un momento particolare di riflessione da parte dell’Occidente, che dovrebbe avere il coraggio di interrogarsi per rivedere se i valori che ne hanno definito la sua storia siano realmente quelli che la nostra società realmente mette in atto.

La riflessione deve accertare se questi valori sono ancora i cardini della nostra società occidentale; se sono ancora attuali e validi, allora, se vogliano sostenerli e proporli, dobbiamo cambiare completamente il nostro approccio alle dinamiche internazionali, adottando una visione geopolitica unitaria e condivisa, che faccia a meno di individualismi da prime donne, e che veda l’impegno di tutti i Paesi senza che nessuno si nasconda, godendo dei frutti coltivati agli altri.

Se questa riflessione non sarà fatta allora il nostro mondo sarà sempre più marginale e il nostro sistema di valori perderà quell’appeal che ne ha condizionato la storia.

Mentre da noi si discuterà se il Principe Azzurro può baciare la Bella Addormentata senza essere considerato un sessista, nel resto del mondo si scriveranno le regole per un nuovo ordine mondiale che ci verranno imposte da seguire.

Armao: Tajani riferimento sicuro per l’Italia e per la sua strategia internazionale

Europe/POLITICA/RUBRICHE di

“La rielezione del Presidente Antonio Tajani alla guida della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo costituisce il riconoscimento del suo prestigio ed impegno nella politica europea nella fase in cui si definisce il futuro dell’Unione, ma anche del riacquisito rilievo dell’Italia nell’UE.
L’On. Antonio Tajani per il consolidato prestigio europeo, e l’elezione per acclamazione ne è la conferma, rappresenta un riferimento sicuro per il Paese e per la sua strategia internazionale”.
Così il Vicepresidente della Regione Siciliana e coordinatore della Commissione affri europei della Conferenza delle Regioni, prof. Gaetano Armao

“CONFASSOCIAZIONI” INAUGURA UN NUOVO BRANCH INTERNAZIONALE: NASCE “CONFASSOCIAZIONI SPAGNA”

EUROPA/Europe di

Dopo soli 10 mesi dalla nascita di “Confassociazioni UK”, prima struttura internazionale della Confederazione “Confassociazioni”, è stata presentata “Confassociazioni Spagna”, il cui nuovo presidente è Stefano Ticozzelli. Tra gli obiettivi del progetto, la creazione di una comunità di dialogo e supporto all’economia e alle imprese italiane e iberiche – con gli associati che avranno la possibilità di confrontarsi e scambiarsi il loro know-how – e la possibilità di creare un ponte con il Sud America.

Roma, 20 gennaio 2022 – “È stata presentata ieri pomeriggio a Madrid, presso il Centro Cultural de Los Ejercito, ‘Confassociazioni Spagna’, la nuova importante branch internazionale della nostra Confederazione”. Lo hanno dichiarato, in una nota congiunta, il Presidente di CONFASSOCIAZIONI, Angelo DEIANA e il Presidente di Confassociazioni Spagna, Stefano G. TICOZZELLI. Continue reading ““CONFASSOCIAZIONI” INAUGURA UN NUOVO BRANCH INTERNAZIONALE: NASCE “CONFASSOCIAZIONI SPAGNA”” »

Condizione e costi dell’Insularità:
 il 10 Dicembre Conferenza alla Camera dei Deputati

Europe di

Si terrà alla Camera dei Deputati il prossimo 10 Dicembre dalle 10 alle 13, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, la conferenza sul tema “Condizione e costi dell’Insularità”. A fronte di una crescente attenzione, a livello nazionale e comunitario sull’insularità intesa come discontinuità territoriale, l’incontro intende promuovere il dibattito sulle criticità di natura economica, logistica, ambientale, sociale e demografica che da essa derivano e sulle azioni di policy necessarie all’attenuazione della condizione di oggettivo svantaggio delle isole rispetto ai territori continentali.

Un recente studio, commissionato dal Governo della Regione Siciliana su impulso del Vicepresidente Gaetano Armao, dal titolo “Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia” prende in considerazione i costi dei trasporti e le conseguenze sugli operatori economici e i vari settori di attività, stimando l’impatto della riduzione dei prezzi sul Pil in una percentuale pari al 6,8 per cento: il risultato è che l’Isola risulta oppressa da una penalità quantificabile in sei miliardi di euro all’anno.

Se l’impatto a livello regionale incide in maniera così gravosa su cittadini ed imprese, si consideri la più ampia comunità di 17 milioni di abitanti, che vivono nelle duemila isole che fanno parte di Paesi aderenti all’Unione Europea, da cui la necessità di garantire l’attuazione del terzo comma dell’articolo 174 del Tfue che prevede un occhio di riguardo alle regioni insulari, inevitabilmente, sfavorite rispetto a quelle continentali.

La conferenza, organizzata dalla Regione Siciliana, con il patrocinio della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, della Regione Autonoma della Sardegna e della Commissione Isole del CPRM, prevede i saluti istituzionali di: Apostolos Tzitzikostas, Presidente del Comitato europeo delle Regioni; Vasco Alveis Cordero, Primo Vicepresidente del Comitato europeo delle Regioni e Componente del Parlamento Regionale delle Azzorre; Christian Solinas, Presidente della Regione Autonoma Sardegna; Marie-Antoinette Maupertuis, Presidente dell’Assemblea Corsa e Vicepresidente dell’intergruppo insularità del Comitato europeo delle Regioni; Rosario Sanchez Grau, Ministro Regionale Finanze ed Affari Esteri del Governo delle Isole Baleari.

Il panel del convegno, costituito da accademici e politici che si sono concretamente occupati dei fenomeni legati alla condizione dell’insularità, analizzerà le varie questioni delineando il campo degli interventi normativi che si rendono necessari.

L’introduzione sarà a cura del Vicepresidente della Regione Siciliana e Presidente dell’intergruppo insularità del Comitato europeo delle Regioni Gaetano Armao, cui seguirà la sessione plenaria, presieduta da Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI, con interventi di: Tommaso Edoardo Frosini, Professore di Diritto Costituzionale, Università SOB di Napoli; Omar Chessa, Professore di Diritto Costituzionale, Università di Sassari; Giovanni Ruggieri, Professore di Economia del Turismo, Università di Palermo; Mary Prezioso, Professoressa di Geografia Economica, Università di Roma Tor Vergata.


La partecipazione alla conferenza in presenza è su invito personale.

Armao con i ragazzi siciliani, da Pantelleria “Frontiera d’Europa” per disegnare il futuro dell’UE

Europe di

Il Vicepresidente della Regione Siciliana e Coordinatore della Commissione Affari europei e Internazionali della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Gaetano Armao ha introdotto, in collegamento dalla Sala Informatica dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore di II grado “Vincenzo Almanza” di Pantelleria, #madebycitizen4cohesion un dialogo strutturato nell’ambito della “Conferenza sul Futuro dell’Europa” che ha visto la partecipazione, in videoconferenza, di diversi Istituti scolastici, di tutta Italia (dalla Sicilia alla Valle D’Aosta ed al Friuli-Venezia Giulia, passando per il Molise l’Emilia-Romagna

L’intervento del Vicepresidente della Regione Siciliana:

Siamo qui oggi, in collegamento da Pantelleria, per portare la nostra testimonianza dalla frontiera d’Europa. Il viaggio ideale che parte dall’Africa verso nord, incontra qui la sua prima frontiera, nel cuore del Mediterraneo. Pantelleria è un’isola che, lo ricordo ai ragazzi collegati in videoconferenza dal resto d’Italia, è quasi più vicina all’Africa di quanto lo sia addirittura alla Sicilia, del cui arcipelago è parte, ed ovviamente all’Italia.

Pantelleria è una realtà dove l’Europa misura le sue radici con la sua storia e le sue sfide perché da un lato è ancorata ai valori della cristianità, della cultura e della civiltà europea, ma è anche terra di confronto con le altre culture che si affacciano sul Mediterraneo. La popolazione di quest’isola vive contemporaneamente l’Europa ed il Mediterraneo e non è un caso che gran parte delle contrade qui abbia un nome arabo e che nella cucina pantesca vi siano tante ascendenze. Essere terra di frontiera non vuol però dire perdere la propria identità, anzi qui è proprio vero il contrario.

Dal canto suo però, l’Europa deve sforzarsi ad essere più inclusiva. Ecco perché oggi ci stiamo concentrando sull’apertura dell’Europa al cittadino con il sogno di una Nuova Europa in cui ognuno possa disegnare il proprio futuro e, tutti insieme, quello dell’intera Unione. E’ proprio questo il senso della “Conferenza sul futuro dell’Europa” che si è aperta qualche mese fa a Bruxelles e che oggi ci vede riuniti a portare il nostro contributo.

Oggi ci stiamo domandando, l’Europa cos’è? Non è una domanda facile ed è tempo di dare nuove risposte. Ciò è possibile soltanto se partiamo da quanto essa ci ha offerto. Lo sapete che l’Europa ha dato grandi vantaggi? Voi siete i nipoti degli ultimi europei che hanno visto la guerra. Questo perché nel nostro continente, da 70 anni non c’è più la guerra. L’avete studiato nel vostro percorso scolastico, l’Europa è stato il luogo dove ci sono state in assoluto più guerre fratricide… la guerra dei cent’anni, le due guerre mondiali sono partite dall’Europa coinvolgendo l’intero globo, ma grazie alla fondazione dell’Unione, l’Europa è diventata un operatore di pace e di civiltà, un diffusore di valori democratici.

L’Europa non solo ha una storia ed una tradizione straordinarie ma rappresenta anche il nostro futuro, parliamo di green, di digitale… La Sicilia ha investito, negli ultimi tre anni, ben 300 milioni di euro per l’infrastrutturazione digitale, rappresentando oggi la regione più digitalmente dotata del Mediterraneo e questo permette che voi, da casa vostra, possiate dialogare col resto del mondo, acquistare e vendere prodotti, costruirvi un’azienda, consultare ed incrementare la vostra cultura nonché diffondere liberamente e velocemente il vostro pensiero. Oggi potete fare cose assolutamente inimmaginabili anche solo qualche anno fa, perché il digitale, grazie all’Europa, è diventato un’infrastruttura a portata di tutti.

Grazie all’Europa, in particolare, noi riusciamo oggi a sostenere la continuità territoriale che è connessa al tema della condizione di insularità. Un tema che mi sta molto a cuore e per la cui soluzione definitiva mi sto battendo da molto tempo. Una condizione, quella dell’insularità che assume ancor più urgenza nei luoghi come Pantelleria che sono un’isola di un’isola, una condizione che va riconosciuta perché bisogna far sì che attraverso interventi finanziari e vantaggi fiscali si possano superare gli svantaggi dovuti alla discontinuità territoriale con l’area continentale.

Voi ragazzi e ragazze di Pantelleria, abitanti di un’isola dell’arcipelago siciliano, siete al contempo cittadini italiani e cittadini europei e la conferenza sul futuro dell’Europa è dedicata principalmente a voi affinchè possiate esprimere liberamente il vostro pensiero. L’Europa è oggi un cantiere aperto dove ciascuno può dare un proprio contributo al suo progresso. Vedete ragazzi, oggi la sfida è vincere la competizione mondiale e ciò si renderà possibile soltanto facendo sistema in Europa.

La Nuova Europa, che uscirà fuori da questo cantiere, dovrà necessariamente costituire una prospettiva di rafforzamento delle vostre capacità, in particolare la capacità di competere ed essere parte di una squadra vincente per la sua cultura, i suoi valori di libertà e Democrazia. In ultimo, da rappresentante del Comitato europeo delle Regioni, vi ricordo che sono in programma grandi investimenti sostenuti dal programma NextGenerationEU e se essi saranno ben utilizzati consentiranno alla vostra generazione, che siete oggi lo sguardo, l’anima e la fantasia di questo Paese, di vedere finalmente attuato il progetto dei padri fondatori dell’Europa.

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

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Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei disastri naturali che hanno colpito la Sicilia, nel corso dell’estate, dagli incendi alle alluvioni sino alle trombe d’aria che non hanno risparmiato Pantelleria e le isole minori.

E’ necessario – ha sottolineato Armao – intervenire urgentemente con un approccio multilivello che coinvolga l’UE, lo Stato, le Regioni e la Protezione Civile. Occorre altresì un intervento che guardi al contrasto della desertificazione, che si stima in Sicilia potrebbe arrivare in futuro al 70%, puntando su riforestazione, rafforzamento dei bacini idrici e sul recupero delle aree agricole, misure che impongono all’Europa di guardare a questi temi con attualità, attivando ed orientando risorse specifiche per gli investimenti in questo settore.”

Nel corso dell’intervento, nella sua qualità di coordinatore dell’Intergruppo delle Isole al Comitato europeo delle Regioni, Armao, ha anche evidenziato quanto sia più complesso affrontare la questione dei disastri naturali nelle isole e si renda quindi imprescindibile adottare a livello UE interventi specifici a loro sostegno proprio per meglio rispondere alle emergenze e costruire la resilienza in questi territori gravati dalla condizione d’insularità.

Il Commissario UE Lenarčič, riconoscendo come la Sicilia sia tra le aree più provate dai disastri naturali di quest’estate, ha rinnovato la disponibilità ad ogni tipo di intervento al fine di rafforzare le misure organizzative europee nel senso auspicato.

EUtopia. Istituzioni, democrazia, futuro: dal 23 al 28 agosto a Marsala la VI edizione della History & Politics Summer School

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A Marsala dal 23 al 28 agosto, si terrà “EUtopia. Istituzioni, democrazia, futuro“ (www.summerschoolmarsala.com), la VI edizione della History & Politics Summer School organizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo.

L’Europa, come realtà politica esistente e come progetto utopico, è il tema della VI edizione. Le sue origini storiche e le sue specificità culturali e linguistiche, le dinamiche istituzionali e giuridiche, le misure di intervento strutturale ed economico con l’epocale Recovery Plan, insieme ai temi della cittadinanza e dei diritti costituiscono ciò che si è voluto definire con il termine evocativo di Eutopia. Una prospettiva impervia e tuttavia percorribile per tenere insieme istituzioni, libertà e sviluppo. Senza le quali non si può fondare la pace, sia in termini di giustizia sociale che nell’ambito delle relazioni internazionali. 

L’utopia è tradizionalmente un progetto dell’umanità, un progetto politico “giusto” attraverso il quale costruire una società equa e prospera, che porta in sé l’aspirazione della trasformazione verso il “bene” di tutti e di ciascuno. In questo senso Eutopia è la nuova frontiera europea, un sogno cosmopolita e multiculturale, il disegno di una società aperta ed inclusiva che ha l’ambizione di scrivere nuove pagine della storia del vecchio continente, di costruire una nuova visione di futuro, in cui ciò che ha dato origine alla comunità dei popoli e degli individui europei possa continuare a garantire pace, libertà e benessere.

Nello specifico, i moduli attraverso cui è strutturata la Summer School prevedono lezioni sull’analisi delle istituzioni europee, dei poteri e delle competenze degli organi dell’Unione, della loro genealogia storica, dei meccanismi politico-istituzionali che ne presiedono il funzionamento, del suo ruolo geopolitico nello scenario internazionale.

Particolare attenzione sarà data alle politiche di investimento dell’Unione Europea, in cui si gioca il futuro del Continente come comunità politica. Si discuterà delle istituzioni economiche, a partire dalla BCE, il loro funzionamento e gli strumenti di programmazione strutturale. Inoltre, alla luce dello sconvolgimento globale innescato dalla pandemia, una considerazione specifica sarà riservata sugli effetti del Covid-19, sulla risposta sanitaria e vaccinale delle istituzioni europee e nazionali, ma anche sui costi sociali, economici e politici generati dal dramma pandemico, senza tralasciare l’impulso che la straordinaria crisi sanitaria può innescare nel generare nuovi modelli di relazione, di sviluppo di reti scientifiche e di comunicazione, unitamente al progresso dell’innovazione tecnologica.

Come sempre, la H&P Summer School cura con particolare riguardo il tema dei diritti, che quest’anno saranno declinati sul tema generale della identità culturale europea e sulle opportunità per i giovani che la UE mette in campo. Gli strumenti normativi dell’Unione, insieme alla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, hanno consentito una uniformazione e standardizzazione di processi e di diritti all’interno della società civile europea. Il futuro dell’Europa è il futuro dei diritti, soprattutto di quelli che faticano ad essere pienamente riconosciuti permanendo come questioni ancora aperte: tra questi rilevano le questioni di genere e i diritti dell’infanzia.

La Summer School vedrà come relatori: Anna Maria Parrinello Direttrice del Parco Archeologico Lilibeo, Marsala; Fabrizio Micari Rettore Università di Palermo; Alessandro Bellavista Direttore DEMS, Professore ordinario di diritto del lavoro, Università di Palermo; Marc Lazar Professor of Political History and Sociology, SciencePo, Parigi, Luiss – Roma; Giorgio Scichilone Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Palermo; Alessandra Pera Professoressa Associata di Diritto Privato Comparato, Università di Palermo; Gaetano Armao Vicepresidente della Regione Sicilia, Università di Palermo; Luana Moresco Presidente Fondazione Antonio Megalizzi; Marcos Ros Sempere Eurodeputato, Commissione Cultura Parlamento Europeo; Alessandro Colombo Professore Ordinario di Scienza Politica, Università di Milano; Francesco Benigno Professore Ordinario di Storia Moderna, Università Normale di Pisa; Magda Bianco Capo del Dipartimento Tutela della clientela ed educazione finanziaria della Banca d’Italia; Luca Scuccimarra Professore Ordinario di Storia delle dottrine politiche, “La Sapienza” di Roma; Francesca Bettio Professoressa Ordinaria di Politica economica, Università di Siena; Thomas Casadei Professore Associato di Filosofia del diritto, Università di Modena e Reggio Emilia; Anna Loretoni Professoressa Ordinaria di Filosofia Politica, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa; Beatrice Covassi Ministra Consigliera Delegazione UE nel Regno Unito; Francesco Bonini Rettore Lumsa di Roma, Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche; Sandro Guerrieri Professore Ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche, “La Sapienza” di Roma; Antonella Meniconi Professoressa Ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche, “La Sapienza” di Roma; Elisabetta Colombo Professoressa Ordinaria di Storia delle Istituzioni Politiche, Università di Pavia; Massimo Bray Direttore Generale Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani.

La partecipazione alla summer school è gratuita. Per aderire inviare un CV con lettera motivazionale all’indirizzo  summermarsala@gmail.com. La giornata inaugurale (23 agosto) e quella conclusiva (28 agosto) saranno aperte al pubblico.

Armao: ruolo strategico per la Sicilia Frontiera d’Europa nelle politiche europee dei prossimi anni

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Il futuro che abbiamo di fronte, a partire dall’esigenza di affrontare i drammatici effetti economici della pandemia da COVID-19, delinea sfide epocali ed impone una visione che ricostituisca dalle fondamenta le Istituzioni europee alla quale siamo chiamati a contribuire portando l’esperienza e la cultura del popolarismo europeo.”. 

Lo ha dichiarato questa mattina il Vicepresidente della Regione siciliana e Presidente del Gruppo interregionale del CdR sulle regioni insulari, Gaetano Armao nel corso della “The conference on the future of Europe: A Mediterranean perspective”, evento del Gruppo PPE al Comitato Europeo delle Regioni (CdR) nell’ambito delle iniziative #EPPLocalDialogue, cui sono intervenuti il Presidente della Regione di Gozo Samuel Azzopardi, l’On. Giuseppe Milazzo, il Sindaco di Montalto di Castro Sergio Caci e l’esperto UE Peter Agius. La conferenza è stata moderata da Leonardo Di Giovanna.

 “In questo contesto rileva il ruolo geostrategico di frontiera d’Europa della Sicilia, luogo ove si dispiega la più importante rete di back-bone per interconnessioni digitali tra gli emisferi del mondo o quella dei cavi e dei tubi nei quali scorrono energia o fonti energetiche, mentre il canale di Sicilia, divenuto uno ‘stretto strategico’ di un ‘Mare conteso’, percorso da decine di migliaia di navi-cargo provenienti da Suez diviene scenario di uno scontro tra forze mondiali che ne fa uno degli snodi della geopolitica più rilevante per i prossimi anni

 “La Regione siciliana ha recentemente riacquisito, con il lavoro degli europarlamentari e con la Presidenza della Commissione Intermediterranea della CPRM del Presidente Musumeci e quella dell’Intergruppo per le Isole presso il Comitato europeo delle Regioni, affidata al sottoscritto, un ruolo centrale nelle politiche europee nei prossimi anni e che sarà ulteriormente rafforzato dal coordinamento della Commissione Affari europei ed internazionali recentemente conferita dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Sarà quindi la Regione siciliana a svolgere, sino al 2026, il delicato ruolo di interfaccia tra tutte le Regioni italiane, il Governo nazionale e le Istituzioni europee con riguardo alla nuova programmazione europea 21-27, all’implementazione delle misure del Recovery Fund, ma anche alle politiche nazionali di coesione.”. Ha sottolineato nel corso del suo intervento, Armao.

Il Consiglio europeo straordinario del 17-21 luglio: i risultati

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Dopo quattro giorni di negoziati serrati caratterizzati dalla contrapposizione tra l’Europa meridionale e i cosiddetti “Paesi frugali”, il 21 luglio, il Consiglio europeo, riunito a Bruxelles, è giunto ad un’intesa sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027. L’ammontare complessivo del Fondo per la ripresa, il principale strumento dell’Unione europea per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia, sarà di 750 miliardi, di cui 390 a fondo perduto e 360 sotto forma di prestiti. Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico per l’Unione europea, che, per la prima volta, opta per un considerevole indebitamento comune. Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha parlato di “una giornata storica per l’Europa e per l’Italia” con toni simili a quelli usati dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e dalla Cancelliera tedesca, Angela Merkel, protagonisti nei negoziati. “Abbiamo raggiunto un’intesa sul pacchetto per la ripresa e sul bilancio europeo. Sono stati certamente negoziati difficili in tempi molto difficili per tutti gli europei. Una maratona che si è conclusa con successo per tutti i 27 Stati membri, ma soprattutto per i cittadini. È un buon accordo. È un accordo solido. Ma è soprattutto l’accordo giusto per l’Europa in questo momento” questo il commento del Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

I negoziati

Quando, il 21 luglio, alle 5,30 del mattino, è stata raggiunta l’intesa in seno al Consiglio europeo – l’istituzione dell’UE che raggruppa i Capi di Stato e di Governo – mancavano solo 25 minuti per battere il record della durata dei negoziati che resiste dal Vertice di Nizza del 2000. Il raggiungimento di un accordo sul Recovery Fund e sul bilancio pluriennale dell’UE non era affatto scontato ed è stato complicato dalla distanza tra le posizioni iniziali, dalle tensioni presenti in ogni trattativa delicata e dalla formazione e lo scioglimento continuo di coalizioni nel corso dei negoziati. La preoccupazione generale, infatti, era l’ipotesi che il negoziato si chiudesse senza un’intesa, a causa di veti esercitati dai paesi schierati in diversi blocchi di interessi. Da una parte i cosiddetti Paesi “frugali” – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Austria a cui si è aggiunta la Finlandia – che chiedevano la riduzione dell’ammontare complessivo, sia del Fondo per la ripresa che del bilancio pluriennale, maggiori controlli sulle spese e una forte limitazione delle sovvenzioni a fondo perduto. Dall’altra parte quasi tutti gli altri Paesi e soprattutto quelli dell’Europa meridionale, Italia in testa, che insistevano per non procedere con la riduzione delle ambizioni e degli strumenti europei per la ripresa dal Covid-19. Tra questi si inseriva anche il blocco dell’Europa orientale, la cui posizione, prima del Consiglio era incerta: l’Ungheria di Viktor Orban in particolare, infatti, non intendeva vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto.

Decisivo è stato il sostegno del governo tedesco – che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell’UE – a promuovere soluzioni ambiziose, di concerto con il governo francese. Al contempo si è rivelata proficua la rinnovata unità di intenti fra i Paesi più colpiti dalla pandemia come Italia, Spagna e Francia.

L’accordo sul Recovery Fund

Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico in primis per l’Unione europea, prima che per i singoli Stati membri: per la prima volta si è optato per un considerevole indebitamento comune per il rilancio della crescita e dunque per finanziare un trasferimento di risorse dai paesi più ricchi a quelli più in difficoltà, in un breve lasso di tempo.

Il Fondo per la ripresa, chiamato dalla Commissione “Next Generation UE”, avrà un valore complessivo di 750 miliardi di euro, che saranno raccolti sui mercati finanziari a nome dell’Unione Europea: di questi, 390 miliardi saranno distribuiti come sussidi a fondo perduto, mentre 360 miliardi sotto forma di prestiti.

L’UE potrà esercitare alcune forme di controllo sulla modalità di spesa dei fondi: è stata rifiutata la proposta dei paesi frugali di un diritto di veto sulle spese, ma l’ottenimento dei fondi sarà legato alla presentazione di un piano di riforme che dovrà essere approvato a maggioranza qualificata sia dalla Commissione Europea che dal Consiglio Europeo. Un’altra condizione è legata al raggiungimento dei termini intermedi del piano di riforme ed è stata introdotta, altresì, la possibilità per ogni Stato membro di chiedere una sospensione temporanea dei pagamenti in caso di sospetta violazione dei termini: si tratta del cosiddetto “freno di emergenza”.

Il Fondo sarà disponibile a partire dal secondo trimestre del 2021, tuttavia, l’accordo prevede che potrà essere usato per finanziare progetti avviati già dal febbraio 2020.

 

Il principale serbatoio del Fondo per la ripresa si chiamerà Recovery and Resilience Facility (RRF) dal valore di 672, 5 miliardi, di cui 312,5 saranno distribuiti come sussidi. Il 70 % di questi sussidi verrà stanziato entro il 2022, mentre il restante 30 % entro il 2023. Da ciò si deduce che i primi progetti finanziati con i nuovi sussidi europei partiranno fra il 2021 e il 2022, e i finanziamenti verranno erogati verosimilmente fino al 2025.

I criteri con cui verranno distribuite le risorse del RFF sono la popolazione di ogni singolo stato membro, il PIL pro capite, e per i primi due anni il tasso medio di disoccupazione fra il 2015 ed il 2019; nel 2023 questo criterio verrà sostituito con la riduzione del PIL nazionale fra il 2020 ed il 2021 a causa della pandemia.

Entrambi i criteri rendono l’Italia uno dei principali beneficiari del RFF e quindi dell’intero Fondo. Secondo un calcolo diffuso dal Governo italiano l’Italia otterrebbe circa 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi di prestiti, per un totale di 209 miliardi.

Il bilancio pluriennale

Quanto al Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027, questo è negoziato degli Stati membri ogni sette anni e fornisce le linee guida per la spesa dei contributi che ciascuno stato si impegna a versare all’Unione europea in base alla loro popolazione e ricchezza. Il 21 luglio il Consiglio europeo ha raggiunto un’intesa per lo stanziamento di 1.074 miliardi di euro per il prossimo bilancio pluriennale, tuttavia, la competenza sul bilancio è condivisa con il Parlamento europeo, chiamato ad esprimersi e ad apportare le modifiche ritenute necessarie.

L’argomento più efficace per convincere i 5 Paesi frugali ad approvare il Fondo per la ripresa sono stati i cosiddetti rebates, cioè degli sconti sui versamenti nazionali al bilancio pluriennale: tutti i frugal five hanno ottenuto degli sconti maggiori rispetto allo scorso bilancio per un totale di circa 53 miliardi in meno.

Inoltre, occorre sottolineare che per la prima volta nella sua storia, dal primo gennaio 2021 l’Unione Europea raccoglierà delle entrate fiscali che non dovranno essere negoziate con singoli paesi: è un primo e significativo passo per evitare le eterne trattative sul bilancio pluriennale, nonché un modo per guadagnare sempre più sovranità. Nel dettaglio, dal 2021 ciascuno Stato membro dovrà versare 80 centesimi per ogni chilo di plastica non riciclata, mentre dal 2023 entrerà in vigore una tassa sulle importazioni dai Paesi che non rispettano gli standard europei sulle emissioni inquinanti.

Covid-19: una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale

Con “trappola di Tucidide” il grande storico attribuiva lo scoppio della guerra fra Atene e Sparta alla crescita della potenza ateniese, e alla paura che tale crescita causava nella rivale Sparta. Oggi mentre il mondo affronta una delle sue sfide più importanti, lo scenario internazionale ci pone di fronte alla possibilità che questa trappola scatti. Ancor prima dell’emergenza Covid-19, si scorgeva una fase storica in cui una potenza a lungo dominante -gli Stati Uniti- fronteggiava una potenza emergente -la Cina- e in molti, sullo scenario internazionale, temevano per gli effetti di questa competizione.

Un duello già visto

Quest’anno per l’economia globale sarà il peggiore degli ultimi cent’anni. Solo negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione nel mese di aprile è passato al 14,7%, il più alto dalla Grande Depressione, e sicuramente le continue pressioni tra Stati Uniti e Cina non porteranno a sviluppi migliori. Nel giro di pochi mesi gli umori dell’amministrazione americana verso Pechino si sono più volte capovolti. Prima le battaglie su Huawei, il 5g e lo spionaggio informatico che, ad un certo punto, sembravano risolte con una stretta di mano tra i due leader, ma con lo scoppio del contagio il Covid-19 è diventato una pedina fondamentale sulla scacchiera internazionale.

Il Coronavirus appare in Cina a “fine dicembre” e per il mese di gennaio si rivela un problema solo cinese. Trump e i suoi esperti non esternano preoccupazione, anzi per tutto il mese e quello successivo, Trump elogerà la Cina: il 24 gennaio sul suo profilo Twitter il Presidente statunitense scriveva: “China has been working very hard to contain the Coronavirus. The United States greatly appreciates their efforts and transparency. I twill out well. In particular, on behalf of the American People. I want to thank President Xi”. Non solo Trump ringraziava il Presidente Xì per il lavoro svolto, ma il 10 febbraio si congratulava anche con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per poi accusarla a metà aprile di aver “portato avanti la disinformazione della Cina riguardo al coronavirus” e decidere la sospensione degli aiuti per un periodo tra i 60 e i 90 giorni.

La comunicazione si fa sempre più difficile

Mentre l’epidemia cresce negli Stati Uniti, a inizio marzo gli infètti sono 1300 e i morti 36, Trump dichiara emergenza nazionale e il tono nei confronti di Pechino cambia. Il Covid-19 inizia e diventare il “virus cinese” mentre il portavoce del Ministro degli esteri cinese accusa “il virus potrebbe essere partito dagli Stati Uniti e portato a Wuhan dall’esercito statunitense, quando lo scorso ottobre più di 300 soldati americani si trovavano a Wuhan per il campionato mondiale di giochi militari”.

La battaglia si sposta sul controllo della narrazione della pandemia e la comunicazione diventa la chiave per decidere chi uscirà vincitore su scala mondiale. Iniziano le ripercussioni sui giornalisti. Il 19 febbraio Pechino espelle tre cronisti del “Wall street journal”, accusati di aver utilizzato un titolo dispregiativo “China is Real Sick Man of Asia”, a cui si accoderanno più tardi anche i giornalisti del New York Times e del Washington Post. D’altra parte, Washington risponde allontanando 60 inviati cinesi dei principali media filogovernativo.

Nel frattempo, le voci che il virus possa provenire dai laboratori di Wuhan, viene smentita il 17 marzo dalla rivista scientifica “Nature medicine”. Il Covid-19 è il risultato di un’evoluzione naturale, arrivata dal pipistrello, ma questo non ferma né la propaganda americana né il Presidente Trump che annuncia l’intervento dell’intelligence americana per investigare sulle origini del Covid-19, mentre la Cina rispedisce le accuse al mittente affermando che gli Stati Uniti spostano l’attenzione dei loro ritardi nell’agire contro il coronavirus.

Lo scontro comunicativo si rinvigorisce con le esternazioni del segretario di Stato americano, Mike Pompeo che domenica scorsa davanti all’Abc, affermava di avere enormi prove che il virus provenga dai laboratori di Wuhan. Posizione ritrattata parzialmente pochi giorni dopo, “ci sono solo delle evidenze ma non delle certezze” e riaccusa Pechino di mancata trasparenza nella fase iniziale del contagio e di continuare a essere “opaca” e a “negare l’accesso” alle informazioni.

Il Covid-19 e la leadership internazionale

Quello che oggi appare più evidente non sono solo le conseguenze del Covid-19 nel mondo ma anche il ruolo che esso ha assunto nella contrapposizione tra Stati Uniti e Cina. Quello che la storia ci dirà è che quel “rinoceronte grigio” (espressione coniata dall’analista politico americano Michele Wucker che si riferisce ai pericoli grandi e trascurati) è già in casa nostra ed ha subito un processo di fusione. Come i tentacoli di una piovra che si legano immediatamente a qualsiasi cosa, il Covid-19 è progressivamente diventato la nuova pedina da sfruttare per respingere l’ambizione della Cina di colmare il vuoto di leadership con gli Stati Uniti. E l’Europa? La sensazione è che l’Ue abbia bisogno di un processo rigenerativo per poter acquisire quel sentimento di unione tanto promosso quanto artificioso. Nell’attesa che questo processo possa presto manifestarsi, la speranza è quella di non restare intrappolati nello scontro tra Usa e Cina. La sensazione è che l’Ue non dovrà fronteggiare solo le gravi conseguenze che il Covid-19 lascerà, oltre a far fronte a questa pandemia che colpisce in maniera orizzontale ogni paese, l’Ue dovrà contrastare da un lato, il forte euroscetticismo presente nei propri confini e dall’altro, la prospettiva di una contrapposizione sempre più forte tra Cina e Usa. Dalle sue risposte dipenderà il suo futuro, la sua leadership internazionale e la sua indipendenza rispetto ai due principali contendenti a livello globale.

Antonello Salvatore Cossu
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