GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Difesa - page 15

Siria: l’utilizzo dell’acqua come arma

Difesa/Medio oriente – Africa di

Anni di guerra feroce e di una mancanza di investimenti e manutenzione hanno preso un pedaggio grave su infrastrutture idriche in tutta la Siria. Anni di guerra e di mancata manutenzione hanno influito negativamente su tutta la rete idrica siriana.

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Il conflitto ha reso inevitabile che l’acqua fosse disponibile solo a intermittenza dove possibile o semplicemente indisponibile in tante aree di conflitto. I Siriani hanno dovuto adattarsi ricorrendo ai vecchi pozzi, all’acqua in bottiglia o attingendo alle risorse dei fiumi utilizzando acqua non depurata.

Le organizzazioni umanitarie tentano di arginare il problema cercando di fornire acqua potabile ma gran parte della popolazione ha un accesso molto limitato alle condutture municipali. Non sorprende che in questo contesto crescano le malattie visto che le persone sono sempre di più esposte ad agenti patogeni di origine idrica.

In Siria anche l’acqua può diventare uno strumento di guerra, anche se raramente decisiva, utilizzando le risorse di accumulo idriche per bloccare vie di accesso ai campi di battaglia o trattenuta nelle dighe per isolare intere zone questo uso ha però degli effetti indiscriminati. Soprattutto per questo motivo, ci sono state numerose intese locali tra forze ribelli e governative per mantenere le infrastrutture acqua corrente per sostenere le popolazioni civili. Ad esempio, sia lealisti e ribelli hanno a lungo mantenuto accordi dentro e intorno alle città di Aleppo e Damasco per cui l’acqua continuerà a scorrere, spesso in cambio di promesse di cessate il fuoco.

Lo Stato islamico, al contrario, ha volontariamente violato dighe o sistemi idrici in overflow nelle regioni militarmente strategica, in modo più evidente in Iraq. Ma anche lo Stato islamico ha in gran parte cercato di mantenere flussi di acqua per sostenere i suoi sforzi per svolgere il ruolo di un governo.

Ci sono tre aree principali di debolezza in Siria che potrebbero essere facilmente sfruttatate. Qualsiasi interferenza attuata sulle stazioni di pompaggio di Aleppo, il Tabqa diga lungo il fiume Eufrate e il flusso d’acqua a Damasco dalle montagne Qalamoun – soprattutto dalla sorgente di Wadi Barada, a nord e ad ovest – potrebbero alterare drasticamente l’approvvigionamento idrico in Siria .

La penuria di carburante ostacola l’efficacia e la produttività delle stazioni di pompaggio esistenti, riducendo il loro deflusso. La diga di Tabqa genera elettricità e assicura che il Lago Assad rimanga a livelli sostenibili; priorità nella fornitura di energia elettrica viene assicurata per la  preservazione dell’acqua può causare un calo insostenibile del livello del lago di Assad, minacciando la sua capacità a lungo termine per fornire acqua.

Infine, Wadi Barada si trova in una zona contesa tra i ribelli e lealisti forze, e potrebbe essere facilmente sfruttato e utilizzato come strumento di conflitti futuri.
Monia Savioli

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Accademia della Crusca: cyberattacco a ritmo di rap

Difesa/EUROPA di

Attacco informatico alla storica istituzione per la salvaguardia della lingua italiana, nata nel ‘500. Le indagini della Digos non hanno ancora chiarito se sia stato opera di simpatizzanti dello Stato Islamico.

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“Quando America e Iran uccidono i musulmani, in Iraq, Palestina, Afganistan e Vietnam nessuno sente il latrato dei media. Ma quando lo Stato Islamico arriva per difenderci… Tu incontri le alleanze. E ti troverai di fronte i kamikaze. Io difendo la mia religione, i miei fratelli e le mie sorelle. Perché i nostri governi sono i veri terroristi. Con il suo supporto o il suo silenzio. Questa guerra è appena cominciata e noi vinceremo a Dio piacendo.”

Con questo rap intitolato “Are you human ?”, sabato 8 Agosto è stato attaccato il sito dell’Accademia della Crusca. Il Presidente dell’antica istituzione, Claudio Marazzini, ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’attacco grazie ad una telefonata di un giornalista de La Nazione, che lo ha avvisato. Dopo aver ripristinato il sito, l’attacco è stato reiterato e la pagina è riapparsa la domenica.

Il manifesto, con le classiche immagini che richiamano allo Stato Islamico, era a firma di Phenomen DZ, riportando due link: il primo ad una pagina Facebook che risultava però irraggiungibile. Il secondo ad un account twitter @phenodz. Altre firme di gruppi hacker erano riportate.

Phenomen DZ risulta aver condotto una lunga serie di attacchi informatici in diversi paesi, fra cui Francia Belgio e Russia. Questi i fatti di cronaca, fra i quali si registrano anche le indagini a cura della Digos. Non è ancora chiaro se l’attacco sia veramente opera di soggetti isolati o gruppi che supportano lo Stato Islamico oppure no.

Un altro interrogativo concerne l’obiettivo in sé: la Crusca è una delle più antiche istituzioni europee, nata in Toscana nel 1538, dunque in pieno Rinascimento, per salvaguardare la lingua. Il nome rimanda proprio all’obiettivo di discernere la crusca dalla farina, garantendo la purezza della lingua. Dopo alterne vicende, con l’Unità d’Italia diviene depositaria del compito di stabilire una sorta di “canone” linguistico per l’italiano moderno.

Composta da accademici di varia estrazione e provenienza, svolge un prezioso ruolo culturale di interesse pubblico. Tuttavia (purtroppo), non sembra avere un ruolo simbolico così forte, come potrebbe essere per l’Academie Francaise, tale da giustificare un attacco teso a colpire il governo e al paese.

Questa considerazione apre la strada ad altri filoni di indagine, non necessariamente collegati al terrorismo e all’Isis, che potrebbe essere stato utilizzato come paravento. Di sicuro non è un fenomeno da sottovalutare, rappresentando una goccia nel mare agli attacchi informatici che quotidianamente assediano i siti delle istituzioni, con lo scopo di screditare e colpire l’Italia.

Toccherà agli inquirenti stabilire la gravità di questo attacco.
Leonardo Pizzuti

 

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La Difesa italiana nel contesto globale

Difesa/EUROPA/POLITICA di

Intensificare lo sforzo della Difesa italiana per mantenere stabilità nelle aree di crisi, facendo i conti con i nuovi tagli imposti al settore e massimizzando i benefit delle cooperazioni internazionali.

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E’ questo il nuovo indirizzo della politica militare nazionale, inserita in un sistema di relazioni globali che da un lato garantiscono il supporto di sinergie operative e tecnologiche, dall’altro esigono risposte efficienti alle nuove sfide poste dal contesto geopolitico mondiale. Mentre l’America ci chiede formalmente di impegnarci ad arginare il problema dell’Ucraina e distendere i rapporti con la Russia, l’Europa ci affida un ruolo preponderante nella risoluzione della crisi mediterranea che la minaccia da vicino.

Ciò significa instaurare un dialogo “super partes” con i Paesi del medio oriente, rinsaldare i rapporti fondamentali con l’Egitto, appianare la questione libica, monitorare le rotte dei migranti e assumerci la responsabilità di stabilizzare l’intera area. Significa, soprattutto, acquisire una leadership che garantisca l’efficacia di strumenti collettivi quali l’Unione Europea e l’Alleanza atlantica per il rafforzamento della Politica Comune di Sicurezza e Difesa, promuovere la condivisione delle risorse tra i Paesi membri, anche in termini di misure fiscali che favoriscano incentivi al comparto militare.

Come da direttive del Libro Bianco presentato dal Ministro Pinotti, l’Italia punta a preferire le partnership multilaterali a quelle bilaterali, in assoluta controtendenza rispetto al passato, allo scopo di valorizzare il legame transatlantico alla luce dell’intesa tra la dimensione europea della Difesa e la NATO. Individuate quindi nelle regioni euro-atlantica e mediterranea le aree d’intervento prioritarie su cui concentrare gli sforzi, la presenza dei nostri militari impegnati in operazioni marginali è stata considerevolmente ridotta.

Delle oltre trenta missioni sparse in tutti i continenti, dunque, ne restano attive ventiquattro, in ambito ONU, NATO e UE. Tra queste, strategiche le missioni UNIFIL e MIBIL in Libano, volte a supportare la popolazione e le condizioni socio-economiche del Paese a seguito del conflitto siriano; la Risolute Support in Afghanistan, successiva ad ISAF e incentrata sull’addestramento delle milizie afghane; la KFOR in Kosovo, che garantisce il supporto alle organizzazioni umanitarie per l’assistenza ai profughi; le missioni European Union Training Mission in Mali, contro i gruppi terroristici locali, e in Somalia, dove l’Italia partecipa alla strategia europea per la sicurezza nel Corno d’Africa; l’operazione Prima Parthica in Iraq, di contrasto all’Isis, e infine la MIL in Libia, successiva alla guerra civile scaturita dalla caduta di Gheddafi.
Viviana Passalacqua
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La Difesa “tecnologica”

BreakingNews/Difesa/INNOVAZIONE di

«Se gli Alleati non avessero compreso il funzionamento della macchina cifrante ENIGMA, la Seconda guerra mondiale avrebbe avuto un esito diverso», dichiarò l’Ufficiale dell’Intelligence inglese Frederick Wintherbotham, prefigurando il trend che di lì in poi avrebbe caratterizzato per sempre l’evoluzione dei conflitti. Si è parlato a più riprese di guerra “elettronica” e “tecnologica”, per indicare lo sviluppo di diverse modalità di combattimento incentrate su ricerca e innovazione.

Ma il progresso gioca un ruolo fondamentale anche in fatto di strategie di risposta all’offensiva moderna, volte a riportare stabilità in quadri geopolitici compromessi. Si pensi all’accumulo di dati biometrici per l’identificazione dei jihadisti tramite “scansione” dell’iride messo a punto dagli statunitensi, come pure ai Predator, i droni dell’Aeronautica italiana serviti a spiare le mosse di libici e afghani. Ne deriva la necessità di rafforzare la cooperazione non soltanto fra i diversi Paesi, ma anche più direttamente fra l’Esercito e i poli specifici dell’industria e dell’università. Una sinergia irrinunciabile, questa, per far fronte in maniera efficiente alle minacce del terrorismo internazionale e degli attacchi cibernetici.

E’ necessario un sistema di sicurezza moderno, basato sullo sviluppo di “sistemi duali”, destinati cioè ad un utilizzo sia civile che militare, che rivoluzioni la cultura stessa del settore. Strumentazioni all’avanguardia e personale addestrato al loro utilizzo. In tal senso, il Libro Bianco della Difesa parla chiaro: occorre una pianificazione pluriennale trasparente, che garantisca l’efficienza delle risorse e un’adeguata valorizzazione delle eccellenze industriali nazionali importanti sia dal punto di vista dell’innovazione, sia in termini di ricaduta occupazionale. Imprese, cioè, che rappresentano un importante elemento di crescita per l’Italia, ad oggi leader di settore nei comparti dell’aerospaziale e della produzione di armi. Per far questo, specifici piani individueranno i distretti su cui puntare, dando vita a partnership delineate tra Difesa, imprenditoria, università e mondo della ricerca. La programmazione riguarderà anche le voci di spesa. Ultimo acquisto segnato sul bilancio della Difesa, quello di apparati americani per la dotazione missilistica degli aerei robot, mentre fra le novità dell’industria di settore “made in Italy”, i potentissimi droni “Piaggio”.

Viviana Passalacqua

 

 

Libro Bianco della Difesa, come cambiano le forze armate italiane

Difesa di

Lungamente atteso dal mondo politico e militare, il Libro Bianco della Difesa è stato pubblicato in versione definitiva il 21 aprile scorso. Il documento – valevole per i prossimi 15 anni – detta le linee programmatiche per il perseguimento della sicurezza nazionale e la ridefinizione del ruolo italiano su scacchiere internazionale. Una revisione del vecchio testo che si muove sostanzialmente su quattro direttive: l’analisi geo-politica dei contesti di riferimento, la riforma del personale, la riorganizzazione della governance e la pianificazione degli investimenti in tecnologia e formazione. Premesso che, rispetto al passato approccio, spetta ora alla politica l’onere di assumersi la responsabilità delle scelte di settore, mentre all’Amministrazione Difesa il compito esecutivo di attuarle.

Ne deriva la futura necessità di provvedimenti e leggi governative che diano concretezza ai cambiamenti in essere. Primo pilastro del Libro, la valutazione dello scenario geostrategico in cui impegnare o sfoltire la presenza della nostra Forza Armata. Due i contesti prioritari: quello mediterraneo, dove l’Italia è coinvolta in prima persona anche in termini di politica estera e leadership nelle coalizioni internazionali, e quello euro-atlantico, che vede minacciate le tradizionali certezze relative a riduzione degli armamenti e trattati di disarmo. Rispetto al personale, caratterizzato da un’età media elevata e da un forte squilibrio tra gradi e categorie, si propone il ricorso a risorse più giovani, meglio ripartite tra servizio permanente e tempo determinato, e più specializzate.

Corpi di quadri intermedi diversificati e vertici dirigenziali ridotti, con percorsi di carriera e livelli di retribuzione proporzionati non solo al grado e all’anzianità, ma anche allo svolgimento di incarichi specifici. Maggior impulso alla creazione di una Riserva Selezionata che in caso di emergenza potenzi le fila delle unità operative, e all’evoluzione del concetto di Servizio Civile Nazionale. Quanto alla governance, il superamento della tripartizione delle spese di bilancio lascia spazio a una futura legge pluriennale – su cui si pronuncerà il Parlamento – in riferimento a tre voci di costo: personale, missioni e cooperazioni, operatività dello strumento militare. Ultima modifica, la programmazione degli investimenti in formazione e sviluppo tecnologico, in sinergia con i poli della ricerca e dell’industria.

Viviana Passalacqua

DOWNLOAD : Libro Bianco DIfesa

 

In autunno grande esercitazione NATO

BreakingNews/Difesa/EUROPA di

Più di 36 mila truppe provenienti da oltre 30 nazioni NATO, tra cui l’Italia con la base di Trapani, e di sette Paesi partner (Ucraina, Svezia, Finlandia, Austria, Australia, Bosnia ed Erzegovina e Fyrom), l’Unione europea, l’Unione africana e diverse organizzazioni umanitarie internazionali, parteciperanno ad una delle più grandi operazioni di simulazione militare NATO dalla fine della Guerra Fredda.
L’operazione SOROTAN si baserà sul fronteggiare una situazione di crisi in Cerasia (una regione fittizia), caratterizzato da instabilità nell’area dovuta ad attacchi terroristici, atti sovversivi, violazioni all’integrità territoriale, deterioramento della situazione umanitaria ed attacchi cibernetici (propaganda tramite media e social networks).
Il  Generale Maggiore Phil Jones, parte del commando Nato che sta organizzando l’esercitazione, afferma che la simulazione era stata pianificata già prima dell’avanzata del Daesh e dell’annessione della Crimea.

Stati Baltici: "La nostra garanzia di sicurezza è la solidarietà"

Difesa di

Stati Baltici: I Presidenti di Lituania e Lettonia hanno annunciato che coopereranno nello sviluppo dei propri apparati militari in risposta alle crescenti minacce russe. Sembrerebbe che i due Paesi mirino ad invitare nel progetto di difesa comune, al quale si darà il via con l’acquisizione congiunta di materiale bellico, altri due alleati NATO: Polonia ed Estonia.

UE e NATO sono partner unici

BreakingNews/Difesa/EUROPA di

Hanno dichiarato congiuntamente il  Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker durante il loro incontro alla Comunità europea

“L’UE e la NATO sono partner unici ed essenziali che condividono valori comuni e interessi strategici.” Ha dichiarato Jens Stoltenberg, “ Lavoriamo fianco a fianco nelle operazioni di gestione delle crisi, sviluppo di capacità e le consultazioni politiche per sostenere la pace e la sicurezza internazionale”

Una dichiarazione congiunta che arriva in un momento critico dei rapporti tra l’Unione Europea e la Russia che in risposta alle esercitazioni NATO in corso ha accusato la NATO di avvicinarsi troppo al confine russo

“La nostra cooperazione è particolarmente importante – continua il segretario generale della NATO –  nel contesto di un calo bilanci della difesa in molti dei nostri Stati membri. Dobbiamo rafforzare il potenziale della nostra partnership strategica per ridurre al minimo inutili duplicazioni e massimizzare la redditività.

Sia Stoltenberg che Junkers si augurano una crescita degli sforzi dei paesi membri nel migliorare la capacità di operare congiuntamente e in stretta cooperazione aspirando ad una difesa europea più forte e efficace.

Si attende allora con interesse il  europeo di giugno durante il quale si dovranno esaminare  misure decisive in tal senso.

Foreign Fighters: l’Europa ce la sta mettendo tutta contro il terrorismo.

BreakingNews/Difesa/EUROPA/POLITICA di

BRUXELLES: – Per avanzare nell’attuazione delle sue priorità di prevenzione e lotta al terrorismo, nell’ambito dell’Agenda europea sulla sicurezza, la Commissione europea ha recentemente chiesto al Consiglio di autorizzarla a firmare, a nome dell’Unione, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione del terrorismo, e il suo protocollo aggiuntivo.

consiglio-dei-ministri-dellunione-europea   Facciamo subito una precisazione per i non addetti ai lavori: Consiglio      europeo, Consiglio dell’Unione Europea e Consiglio d’Europa sono cose    totalmente differenti. Il Consiglio europeo è un organo squisitamente        politico e non decisionale, che non detiene alcun potere di legiferazione.    È composto da Capi di Stato o di governo, che vi partecipano a seconda      dell’importanza rivestita dalla carica da essi ricoperta nell’ambito delle      legislazioni nazionali ed adotta un’agenda politica dell’Unione.

Il Consiglio dell’Unione europea, assieme al Parlamento Europeo, è invece l’organo deputato alla legiferazione nell’ambito della procedura di co-decisione delle norme che regolano l’unione. È composto dai singoli ministri nazionali, che si ritrovano in determinate “formazioni” in base alla materia da trattare, e legiferano anche sulla base dei Gruppi e sottogruppi in seno al Consiglio stesso, che sono formati da funzionari e dirigenti dei singoli dicasteri nazionali, competenti per materie da trattare.

Il Consiglio d’Europa è un organizzazione internazionale del tutto estraneo all’Unione Europea, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa.è composto da 47 Stati Membri ed è nato nel 1949.

Questa digressione obbligatoria, ci è utile per farci comprendere che  l’adozione del protocollo aggiuntivo alla OLYMPUS DIGITAL CAMERAConvenzione è un importante passo avanti nell’ottica di una più decisa risposta europea al terrorismo, in particolare alla minaccia rappresentata dagli ormai tristemente noti “foreign fighters”. Il protocollo implementa alcune disposizioni della risoluzione 2178 (2014) del Consiglio di  sicurezza dell’ONU sui terroristi combattenti stranieri, come la criminalizzazione di attività quali il recarsi in paesi terzi a fini terroristici (ad esempio per ricevere addestramento) o la partecipazione ad attività   di gruppi terroristici o a formazione a scopi di terrorismo. La Convenzione prevede che tutte le parti firmatarie designino punti di contatto permanenti per agevolare un rapido scambio di informazioni su persone sospettate di viaggi all’estero a scopi terroristici.

Consiglio-dEuropaFinora l’Unione Europea non ha firmato la Convenzione, né il suo protocollo aggiuntivo, ma ha attuato alcune delle loro disposizioni nella decisione quadro del 2008 sul terrorismo, che verrà aggiornata nel 2016. Poiché il protocollo costituisce un’aggiunta alla Convenzione, la Commissione intende firmare entrambi contemporaneamente, per aprire la strada per l’attuazione delle loro disposizioni. Attendiamo fiduciosi che il Consiglio dell’Unione Europea, nella sua formazione “Justice and home affairs”, dia il via libera alla firma di un documento che ostacolerà ancora di più la crescita e l’alimentazione delle reti eversive terroristiche nel vecchio continente.

 

Prime esercitazioni per la VHRJ Task Force NATO

BreakingNews/Difesa/EUROPA di

L’avanguardia completa della Very High Readiness Joint Task Force della NATO, composta da più di 2.000 soldati provenienti da nove Paesi dell’Organizzazione, ha eseguito la sua prima esercitazione martedì 9 giugno nel Nord della Polonia.

Previsto un ulteriore dispiegamento di circa 25.000 unità tra ottobre e novembre, per esercitazioni in Italia, Spagna e Portogallo.

Redazione
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