GEOPOLITICA DEL MONDO MODERNO

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Domenico Martinelli - page 3

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Nome in codice Gladio. La storia e i valori dell’organizzazione Gladio, nel libro di Mirko Crocoli. Uno stralcio di storia italiana, sconosciuto ai più.

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Visto l’interesse che da sempre European Affairs nutre verso l’intelligence e la difesa,​ non potevamo non cogliere alcune novità editoriali ed alcuni importanti anniversari – appena trascorsi ed ignoti ai più – di sicuro interesse per gli appassionati di questioni strategiche e per gli addetti ai lavori. 

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Dure parole dell’UE contro la Corea del Nord e il Myanmar.

Il 16 ottobre è stato un giorno intenso anche sotto il punto di vista delle operazioni più squisitamente politiche dell’UE.

Prima di tutto il Consiglio ha adottato delle conclusioni sul Myanmar/Birmania, abbastanza dure, in cui si legge che “la situazione umanitaria e dei diritti umani nello Stato di Rakhine è estremamente grave” per via delle notizie, recentemente diffuse, su violenze nei confronti della popolazione e di gravi violazioni dei diritti umani (uso di mine, violenza di genere, uso indiscriminato di armi da fuoco). Nel documento si parla della popolazione Rohingya, che sta fuggendo in Bangladesh, e si lancia un appello a tutte le parti in conflitto

Rohingya in fuga verso il Bangladesh su mezzi di fortuna (fonte www.rai.it)

affinché le violenze cessino. Nel frattempo, l’UE ha intensificato l’assistenza umanitaria a favore dei rifugiati Rohingya in Bangladesh e si è dichiarata pronta a estendere le proprie attività a favore di tutte le persone in stato di necessità nello Stato di Rakhine, una volta che venga consentito l’accesso ad una sua missione (in virtù del principio giuridico internazionale secondo il quale uno Stato in crisi debba necessariamente acconsentire all’ingresso di organizzazioni internazionali nel suo territorio). 

D’altro canto – si legge in una nota – l’UE si è compiaciuta del fatto che alcuni enti governativi si stiano occupando del triste fenomeno dell’apolidia dei Rohingya e che il governo si stia in qualche modo impegnando a consegnare alla giustizia  i responsabili delle violazioni dei diritti umani (spesso commesse anche nei confronti di minori) e lo ha invitato a collaborare con la Commissione Internazionale dei Diritti Umani dell’ONU, che ha stabilito una missione in quei territori.

Nel contempo però, l’UE ha stigmatizzato lo sproporzionato uso della forza da parte delle forze di sicurezza ed ha annunciato che rivedrà tutti gli accordi di cooperazione concreta in materia di difesa, confermando la permanenza del vigente embargo su armi e affini e promettendo anche misure più drastiche, in ogni sede, qualora la situazione dovesse non mutare.  Insomma: una situazione ancora in divenire, e dagli scenari mutevoli, anche perché in Myanmar esiste una Delegazione UE, ossia una vera e propria ambasciate dell’Unione, che dipende dal Servizio di Azione Esterna.

Una delle strade “deserte” di Pyongyang, capitale della Corea del Nord.

Altro fronte aperto rimane quello della Corea del Nord. Il 16 ottobre il Consiglio in versione “Affari esteri” ha infatti discusso del dossier, con particolare riferimento allo sviluppo di armi nucleari e di missili balistici che hanno violato totalmente ogni risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al riguardo.

L’UE ha comminato ulteriori sanzioni, che rafforzano quelle già decise in ambito ONU:

 

  • il divieto totale di investimenti dell’UE in Corea del Nord, in ogni settore: in precedenza il divieto era circoscritto agli investimenti nell’industria nucleare e delle armi convenzionali, nei settori minerario, della raffinazione e delle industrie chimiche, della metallurgia e della lavorazione dei metalli, nonché nel settore aerospaziale. Ora non si può investire più in Nord Corea. 
  • il divieto totale della vendita di prodotti petroliferi raffinati e petrolio greggio, senza alcuna limitazione in pejus. Prima c’erano dei limiti, già insopportabili, che comunque permettevano un minimo commercio di idrocarburi. Ora tutto questo non sara proprio più possibile. 
  • la riduzione dell’importo delle rimesse personali, da parte dei nordocreani residenti all’estero, da 15.000  a 5.000 euro, in ragione dei sospetti che queste siano utilizzate per sostenere programmi illegali connessi al nucleare o ai missili balistici. Quindi, difficoltà anche a spedire i soldi a casa: non verranno nemmeno rinnovati i permessi di lavoro per i cittadini nordcoreani presenti nel territorio dell’Unione (tranne per coloro che godono della protezione internazionale, perché rifugiati. In poche parole, solo ai dissidenti del regime dei Kim verranno garantiti lavoro ed assistenza). 

Il Consiglio ha inoltre inserito negli elenchi delle persone ed entità soggette al congelamento dei beni e a restrizioni di viaggio tre persone e sei società che sostengono i programmi nucleari illeciti. Sono quindi 41 le persone e 10 le società sottoposte a misure restrittive nei confronti della Corea del Nord – che si aggiungono alle 63 persone e 53 entità designate dalle Nazioni Unite – a cui si sta cercando in tutti i modi di “tarpare le ali” per fare pressione sul (pericoloso) governo di Pyongyang. 

(fonte www.consilium.europa.eu)

L’UE sempre più “operativa” nelle aree di crisi: nuova missione in Iraq, confermata missione in Bosnia, adottata nuova strategia per l’Afghanistan

Il 16 ottobre è stata una giornata impegnativa per la politica di sicurezza dell’UE, per vari motivi.

In primis, il Consiglio ha lanciato una nuova missione civile nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) in Iraq. La missione sarà incentrata sul sostegno alle autorità irachene nell’attuazione degli aspetti civili della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq, e sarà guidata dal tedesco Markus Ritter. Saranno 35 gli esperti dell’UE che forniranno consulenza e assistenza in diversi settori fondamentali identificati come “critici” (nel senso anglosassone del termine) dalle autorità irachene.  La missione dovrebbe essere dispiegata a Baghdad entro la fine dell’anno, e dovrebbe avere un costo (inziale) di 14 milioni di euro. La missione, sotto egida PSDC si inquadra nelle missioni così dette “civili” dell’UE: ossia quelle missioni che hanno il principale obiettivo di ricostruire le istituzioni nei paesi martoriate dalla guerra, che ne siano usciti o ne stiano uscendo. Normalmente l’UE invia degli esperti (per l’appunto) civili, affinché affianchino le autorità locali e tentino di riformare e rifondare i settori della pubblica amministrazione: polizia, apparato giudiziario, sanità. Ma gli esperti possono fornire consulenza anche in settori come l’uguaglianza di genere ed i diritti umani; insomma: tentano in ogni modo di ripristinare o di stabilire lo stato di diritto. Le missioni dell’UE vengono dirette dal Comitato Politico di Sicurezza, che risponde all’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’UE (ora Federica Mogherini). L’Alto Rappresentante è a capo del SEAE, il Servizio di Azione esterna dell’UE, e presiede anche il Consiglio dell’UE nella sua versione “Affari Esteri” (cosa anomala per il Consiglio, la cui presidenza nei diversi settori

La sede del Servizio Europeo di Azione Esterna a Bruxelles

di legiferazione, normalmente, è a rotazione).  L’Alto Rappresentante è anche uno dei Vice Presidenti della Commissione europea: è l’unica figura, quindi, a cavallo sia del Consiglio che della Commissione. Il Comitato Politico di Sicurezza ha due ulteriori entità alle sue dipendenze: il Comitato Militare dell’UE, che guida le missioni di taglio più “robusto” o militare, ed il così detto CIVCOM o comitato per la gestione civile delle crisi. A occhio e croce questa nuova missione in Iraq dovrebbe inquadrarsi sotto l’egida del CIVCOM. L’obiettivo della strategia di sicurezza nazionale dell’Iraq è creare istituzioni statali capaci di consolidare la sicurezza e la pace e di prevenire i conflitti, rispettando nel contempo lo Stato di diritto e le norme in materia di diritti umani. La strategia individua una serie di minacce urgenti alla sicurezza nazionale – tra cui terrorismo, corruzione, instabilità politica e polarizzazione etnica e settaria – che la missione PSDC contribuirà ad affrontare.

La missione opererà in stretto coordinamento con la delegazione dell’UE in Iraq e con i partner internazionali presenti nel paese, compresi il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), la NATO e la coalizione internazionale contro lo Stato Islamico. Il che significa che le questioni squisitamente militare

Soldati dell’EUFOR e forze di polizia della Bosnia Erzegovina (fonte www.euforbih.org)

resteranno un affaire della NATO.

In secundis, il Consiglio ha ribadito e confermato il suo impegno a favore della prospettiva europea della Bosnia-Erzegovina come paese unico, unito e sovrano ed ha ufficialmente stigmatizzato il fatto che, negli ultimi mesi, le riforme siano state rallentate a causa di politiche legate al (triste) passato e di polemiche sorte in occasione delle elezioni anticipate.

Per tale motivo, l’Istituzione europea ha dichiarato, con una nota, che approva ed accetta di buon grado il fatto che l’operazione ALTHEA continui ad esistere in BiH. Le forze militari impegnate nell’operazione contribuiscono ormai da tempo alla capacità di deterrenza delle legittime autorità bosniache nelle situazioni di crisi. Inoltre, non si può non dire che la forza multinazionale europea, con sede presso la base di Butmir e “succursali” in tutto il paese,  ha effettivamente contribuito anche a formare ed incrementare le capacità delle forze armate e di polizia bosniache e, più in generale, a sostenere tutti i settori della pubblica amministrazione che andavano riformati.

Infine, sempre il Consiglio ha adottato delle conclusioni su una strategia dell’UE relativa all’Afghanistan. Nel documento è stato ribadito l’impegno a lungo termine dell’UE e degli Stati membri in Afghanistan per promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile. La strategia si concentra su quattro settori prioritari, così come elencati nel documento: la promozione della pace, della stabilità e della sicurezza nella regione; il rafforzamento della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani e la promozione della buona governance e dell’emancipazione delle donne; il sostegno allo sviluppo economico e umano; la gestione delle sfide legate alla migrazione. L’UE vanta ormai una lunga storia di cooperazione con l’Afghanistan ed in Afghanistan volta a contrastare la corruzione e la povertà ed a favorire la crescita economica ed il rafforzamento delle istituzioni democratiche.

In un solo giorno tre segnali da parte di un UE sempre più impegnata ben oltre i suoi confini, e – come nell’ultimo caso esaminato – ben oltre le così dette politiche di vicinato. In futuro, aspettiamoci un’Europa sempre più solida e più compatta nel campo della risoluzione (militare o civile) delle crisi internazionali, magari anche al fianco della NATO e, sicuramente, su mandato dell’ONU.

 

(fonte www.consilium.europa.eu)

Giornalista uccisa a Malta: l’OSCE e l’UE impegnati nei diritti umani, nella libertà di stampa e di espressione.

È stato comunicato ufficialmente oggi dall’OSCE che la 19esima conferenza sull’Open Journalism in Asia Centrale (che si terrà a Tashkent dal 17 al 19 ottobre), verrà presieduta dal Rappresentante dell’OSCE per la libertà di stampa, Harlem Désir, che ricopre questo incarico dal luglio scorso. La conferenza sull’Open journalism nell’Asia Centrale si tiene ogni anno e garantisce un form per la discussione di questioni relative alla libertà di espressione ed integrai

(fonte www.osce.org)

doveri istituzionali dell’OSCE nello specifico settore, ovviamente in territorio centroasiatico. Désir incontrerà nella circostanza alti funzionari degli Stati aderenti e rappresentanti della società civile e dei media per discutere, in particolare, dello stato della libertà di stampa in Uzbekistan ed in tutte le aree di competenza dell’OSCE. Ma oltre alla rappresentativa uzbeka, lo stato dell’arte in materia verrà discusso in questi due giorni da oltre 100 partecipanti, tra cui attori istituzionali, giornalisti ed accademici provenienti da Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan e Turkmenistan, con rappresentanti provenienti persino dalla Mongolia ed altri esperti internazionali. Il Rappresentante OSCE ha il compito di monitorare gli sviluppi della libertà di stampa e di espressione presso i 57 Stati membri dell’OSCE e di denunciare le violazioni in tali settori, indicando anche quali siano le prescrizioni dell’OSCE in materia. E proprio oggi, per esempio, ha chiesto alle autorità maltesi di indagare velocemente sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa in questi giorni sull’isola. Nel formulare le sue condoglianze alla famiglia, Désir si è detto “profondamente scioccato ed offeso dall’omicidio” della giornalista, che ha definito “fiera, investigatrice e coraggiosa”, ed ha chiesto che tutto il mondo conosca chi ne ha cagionato la morte.

Daphne Caruana Galizia (fonte www.wikipedia.it)

La collega era infatti autrice su Malta Indipendent, e scriveva su un suo blog personale. È  morta questo lunedì (16 ottobre) pomeriggio in una macchina appena noleggiata, che è esplosa con lei a bordo: aveva denunciato di essere stata minacciata di morte due settimane prima. Già da febbraio – si legge in una nota dell’OSCE – l’ufficio del Rappresentante per la libertà di stampa aveva invitato le autorità maltesi a proteggere la giornalista e la libertà di stampa, in generale. È pur vero che lo stesso Rappresentante – cha ribadito come “silenziare i giornalisti uccidendoli sia un fatto inaccettabile” ha apprezzato sin da subito le indagini immediatamente avviate dagli inquirenti della polizia maltese ed ha ulteriormente espresso apprezzamento per il fatto che il Primo Ministro Muscat e le altre autorità abbiano immediatamente condannato l’attacco. Non esistono delle stime ufficiali e universalmente condivise sullo stato della libertà di stampa nel mondo. Annualmente l’organizzazione Reporters san frontières stila una classifica di 180 Paesi: quest’anno l’Italia si è classificata solamente al 52° posto. Ma come vengono compilati questi elenchi? Ce lo spiega in un suo articolo di aprile u. s. la giornalista de La Stampa Nadia Ferrigo. L’ONG per giornalisti invia ai suoi partners dei questionari da compilare in merito a  “pluralismo, indipendenza dei media, contesto e autocensura, legislatura, trasparenza, infrastrutture e abusi”. All’ultimo posto? Ovviamente la Corea del Nord, di cui abbiamo svariate volte esaltato le prodezze geopolitiche su questa rivista. Ma come mai l’Italia è in una zona quasi di pericolo? Parrebbe che i giornalisti si sentano in parte minacciati dalla pressioni politiche, ed optino talvolta per non esprimersi. La colpa, sembrerebbe, è da attribuirsi ad alcuni partiti populisti, che hanno assunto talvolta posizioni anti-media. Ma per correttezza (e non per paura) preferiamo non entrare nella discussione politica.

Harlem Désir, rappresentante OSCE per la libetà di stampa (fonte www.OSCE.org)

Apprezziamo invece il lavoro dell’OSCE e ci rammarichiamo davvero per la scomparsa di una collega, vittima della sopraffazione e dell’ignoranza che, purtroppo, non hanno bandiera e non hanno colore. Anzi: forse hanno proprio tutte le bandiere e tutti i colori. Alla sua famiglia ed ai suoi colleghi, le espressioni più sentite della redazione di European Affairs.

Ci fa piacere e ci entusiasma, invece, come proprio oggi anche l’UE abbia ribadito l’importanza dei diritti umani e, tra questi, quello ad esprimersi liberamente. Il Consiglio “Affari esteri”, in data odierna, ha discusso infatti della politica dell’UE in materia di diritti umani e delle modalità migliori per promuoverli nei contesti bilaterali e multilaterali. L’Istituzione europea ha ribadito l’impegno dell’UE a promuovere e proteggere i diritti umani ovunque nel mondo, adottando conclusioni sulla revisione intermedia del piano d’azione per i diritti umani e la democrazia. Ha adottato anche la sua relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2016. Ma questa è (anche) un’altra storia.

12 e 13 ottobre: i Ministri della Giustizia e dell’Interno europei si incontrano a Bruxelles.

Il Palazzo Justus Lipsius, sed eprincipale del Consiglio dell’UE.

Varie volte su queste colonne abbiamo avuto modo di parlare delle istituzioni europee deputate alla sicurezza interna, ossia all’interno delle frontiere dell’Unione. Una di queste è di sicuro il Consiglio Giustizia  Affari Interni, che riunisce a Bruxelles, con cadenza mensile, tutti i ministri dell’Interno e della Giustizia degli Stati membri. Ovviamente gli argomenti oggetto di discussione si soffermano sulle proposte legislative in itinere tra le viari istituzioni europee coinvolte. Di volta in volta, vuoi su input della Commissione europea, vuoi sulla base del lavoro dei  sottogruppi strategici e tecnici che sempre in seno al Consiglio si riuniscono, il Consiglio GAI affronta gli argomenti più disparati: dalla gestione delle frontiere esterne, all’ordinamento delle agenzie europee che operano nel settore, dal terrorismo all’eguaglianza di genere, dal cybercrime all’immigrazione ed all’asilo, dalla cooperazione giudiziaria alla procura europea. A distanza di qualche mese dall’avvio delle primissime attività della Presidenza estone, non possiamo non lodare le numerosissime iniziative intraprese nel settore dallo Stato membro baltico, di cui abbiamo esaltato parecchie peculiarità diverse volte qui su Europeanaffairs.it (qui, qui e qui ): un particolare impulso è stato dato proprio alle banche dati, allo scambio delle informazioni tra forze di polizia, alla cooperazione con le agenzie GAI specializzate; il tutto nell’ottica di una visione sempre più analitica e statisticamente intellegibile dei fenomeni securitari dell’Unione, volta a cercare rimedi e soluzioni altrettanto analiticamente misurabili e subito operativi sul campo.

Non a caso, la velocità con cui il Consiglio GAI promuove l’iter legislativo, la rapidità con cui discute di quanto portato alla sua attenzione in sede strategica e tecnica e l’efficacia delle azioni intraprese, molto dipendono dalla Presidenza di turno. Repetita iuvant, chi assume la Presidenza del Consiglio dell’Unione, guida tutti i tavoli  anche a livello ministeriale, quando il Consiglio si riunisce in diverse “versioni” per legiferare rispettivamente in “diverse” materie.

Ma veniamo a noi: il 12 ed il 13 ottobre a Bruxelles si è riunito un’altra volta il Consiglio GAI. Sono stati affrontati vari argomenti. Ci soffermeremo su quelli più inerenti gli home affairs, facendo un volo in planata sulle questioni attinenti alla giustizia.

Dopo un breve scambio di vedute sulla proposta di modifica del Codice Frontiere Schengen, già da tempo all’ordine del giorno del Consiglio, i Ministri hanno subito rinviato a quanto verrà loro suggerito a livello tecnico: la riforma del Codice Schengen prevede dei cambiamente nelle regole che disciplinano la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne agli Stati membri. Inutile nascondere che l’argomento è un topic sensibile e non è facile, almeno a livello politico, raggiungere immediati accordi: pertanto è necessario che i tecnici, i così detti “eurocrati” (termine che noi non consideriamo dispregiativo, anzi) trovino prima delle possibili soluzioni compromissorie, sul campo.

A sinistra il commissario europeo per la Migrazione,Avramopoulos e a destra, il Ministro dell’Interno Estone, presidente del Consiglio GAI, Andreas Anvelt (foto www.consilium.europa.eu)

Alto argomento dibattuto è stato il terrorismo: è già il secondo mese che la Presidenza propone scambi di vedute sullo scambio di informazioni in chiave anti-terrorismo tra le Forze Armate e le Forze di Polizia. Anche questo argomento è però di difficile evoluzione: come abbiamo già detto su questo giornale (qui) non intravediamo nel breve periodo la nascita di una intelligence europea. Nessuno la intravede. E questo gli Stati membri, tutti gelosi della loro intelligence – dove non esistono alleanze – lo sanno bene. Si sta tentando allora di diffondere chiaramente l’idea che le Forze Armate, ormai da parecchi anni impegnate in medio-oriente ed in altre aree di crisi, godono dell’immenso privilegio di raccogliere intelligence durante le operazioni da loro condotte in queste aree e sono, sull’argomento, molto ferrate. Le loro informazioni, che sono quindi processate ed analizzate con rigore scientifico e , per l’appunto, militare, sono una risorsa preziosa. Queste informazioni sarebbero utilissime se condivise tra gli Stati e, ancora di più, tra le loro forze di polizia. Di sicuro i Paesi di origine “latina”, che annoverano tra le loro forze di polizia delle componenti di gendarmeria (ossia di forze di polizia a statuto militare, con competenza anche sulle questioni civili e di ordine pubblico) saranno avvantaggiati in questo ambito, proprio perché le gendarmerie possono dialogare indistintamente ed efficacemente sia con le forze militari sia con le forze di polizia ad ordinamento civile. Ma a parole sono bravi tutti: come abbiamo cercato di dimostrare in passato, un conto è scambiare informazioni di polizia, di taglio investigativo, ed un conto è scambiare ed utilizzare in ambito giudiziario informazioni coperte dal segreto perché raccolte dall’intelligence militare. Ogni ordinamento giuridico, e giudiziario,  di ogni Stato membro, è diverso dall’altro:  in qualche caso, molti Stati sono favorevoli ad una raccolta ed una condivisione dell’intelligence senza limitazioni ed a tutta birra; in alcuni Stati – sembrerà assurdo – l’azione penale non è obbligatoria da parte degli inquirenti (il che significa che un magistrato od un poliziotto potrebbero anche tenere per sé un’informazione relativa ad un reato, utilizzandola in un secondo momento… cosa impossibile in Italia!); in altri Stati la privacy, la corretta utilizzazione delle informazioni in sede giudiziaria, la più precisa separazione tra “poteri”, rappresentano capisaldi del diritto, che non possono essere intaccati se non in casi eclatanti, per necessità ampiamente comprovate. Ma va da sé che se l’intelligence si chiama così proprio perché è molto difficile parlare di dati “comprovati”. Insomma, l’Europa è in realtà ancora lontana, secondo chi scrive, dal raggiungere un accordo in materia. Altro argomento spinoso, di cui i Ministri hanno discusso, è quello dell’immigrazione: avanza l’iter legislativo per l’istituzione di un Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS – Common European Asylum System), e per il miglioramento del sistema EURODAC (che consente di identificare in maniera chiara ed incontrovertibile l’identità dei richiedenti asilo, principalmente per evitare che una persona possa richiederlo in più paesi contemporaneamente o in caso di diniego da parte di uno degli Stati membri). È una novità invece il tentativo della Presidenza di ricevere mandato dal Consiglio per avviare i negoziati con il Parlamento europeo su una normativa che disciplini e regoli la ricollocazione dei migranti e le prescrizioni in capo agli Stati membri nel settore della loro accoglienza. Una norma che, se approvata come piace a noi, metterebbe in mora gli Stati che fanno finta di non sentirci, quando si tratta di accoglienza dei migranti e, in più, metterebbe in ridicolo tutti quei movimenti di destra più o meno estrema che, cavalcando la tigre dell’intolleranza e della disoccupazione dei connazionali, rendono impossibile il processo di integrazione europea ed espongono i propri governi alle ire della Commissione, sempre pronta – con draconiana e giusta severità – ad avviare procedure di infrazione contro gli inadempienti.

Il Ministro italiano Orlando, il 12 ottobre, alla riunione dei Ministri della Giustizia (foto www.consilium.europa.it)

In ogni caso, non si può negare che ciascuno – a modo suo – sta cercando di far confluire in uno sforzo congiunto il tentativo di risolvere i problemi e le paure dei cittadini in questi settori.

Il giorno 12 ottobre, invece, i ministri della Giustizia hanno portato avanti l’iter legislativo per la creazione di una procura europea (EPPO – Europeana Public Prosecutor’s Office), che avrà tra i primi incarichi quello di indagare e punire chi si macchierà di offese agli interessi finanziari dell’Unione. Altro tassello  che si sta felicemente incasellando è quello della creazione del sistema ECRIS: European Criminal Records Information System, una banca dati centralizzata dei casellari giudiziali degli Stati membri, che dovrebbe facilitare il contrasto a vari fenomeni criminali, specialmente ste transfrontalieri e transazionali.

E’ in Calabria il primo vero master universitario in Intelligence

Varie di

E’ ormai prossimo alla settima edizione il master di II livello in intelligence dell’Università della Calabria. Unico nel suo genere, è il primo percorso formativo – non necessariamente indirizzato agli esperti del settore – che rappresenta il primo vero esperimento ben riuscito di far assurgere l’intelligence e le sue sottodiscipline al rango di insegnamento universitario. In realtà, le scuole di intelligence, i corsi di intelligence ed i percorsi di formazione, più o meno “alta”, sono numerosi in Italia, e non sempre – o quasi mai – vengono somministrati da atenei che a giusto titolo possano fregiarsi di tale appellativo. Nessuno di questi percorsi formativi, ad eccezione di quello che ci accingiamo a descrivere, è però a nostro parere valido: molti sono i punti di vista personali, moltissimi i contenuti parziali, troppi gli elementi informativi che fanno pensare più ad approfondimenti giornalistici che ad un approccio scientifico e metodologico.

Il master in intelligence dell’Università della Calabria, voluto dal compianto Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga – appassionato di intelligence e di forze armate – e diretto dal prof. Mario Caligiuri, annovera invece tra i suoi docenti politici, diplomatici, security manager delle più affermate multinazionali italiane, ufficiali e funzionari delle forze di polizia; nelle scorse edizioni, hanno preso parte alle lezioni i direttori delle Agenzie di Informazioni e Sicurezza e del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio, oltre che studiosi e teorici dell’analisi criminale e di intelligence.

Non è nostro intento pubblicizzare un corso di studi, per quanto lo stesso sia validissimo, ma cercare di far comprendere ai lettori l’importanza dell’approccio all’intelligence in quanto scienza sociale a pieno titolo.inteligence

Sinora l’intelligence è stato confinata, in un’atmosfera quasi da romanzo noir o da cronaca complottista o scandalistica, in un mondo per i soli addetti ai lavori: militari, sbirri, americani, gladio, la NATO e chi più ne ha più ne metta…. ma non è così. Lo scopo del master (e del presente articolo) è quello di far comprendere che l’intelligence dovrebbe essere pane quotidiano per tutti e non solo per un’indecifrabile intellighenzia. Mi spiego: non affermo che informazioni riservate o documenti protetti dal segreto di stato dovrebbero essere accessibili a tutti. Tutt’altro. Esattamente l’opposto. La popolazione dovrebbe capire che esiste l’intelligence, e che se esiste la segretezza è proprio perché informazioni e documenti riservati, apparati ed agenti sotto copertura servono a tutelare prima di tutto la sicurezza della Repubblica. La sicurezza di tutti.

UnicalSarebbe importante capire in maniera più diffusa come operano i servizi segreti, conoscere approfonditamente le leggi che ne regolano inflessibilmente il funzionamento e comprendere, prima di tutto, che non sono uno strumento politico utile alle campagne elettorali, ma che se il loro operato sfugge – solo in parte – al controllo della magistratura è perché le decisioni emergenziali (come sempre sono quelle relative alla sicurezza) sono proprie del potere politico. C’è sempre tempo, come è giusto che sia in ogni democrazia, in fase di discussione parlamentare e di dibattimento giudiziario, per capire se è stato fatto tutto ciò che andava fatto e per accertare eventuali omissioni o responsabilità. Ma davanti ad un rischio od un pericolo, o per arginare un danno (tutti concetti apparentemente sinonimi, ma totalmente diversi, ben noti a chi studia queste materie) una decisione va presa, giusta o sbagliata che sia. L’intelligence è anche questo: una breve e minima deroga alla democrazia, per decidere con rapidità ed efficacia il da farsi quando la sicurezza esterna ed interna del nostro Paese, dei suoi cittadini e dei suoi interessi militari od economici sono minacciati.

Cyber Intelligence: tra libertà e sicurezza“, “Intelligence e Magistratura” “Intelligence e Scienze Sociali” “Cossiga e l’Intelligence” “Intelligence e ‘Ndrangheta“, sono solo alcuni titoli dei tantissimi volumi scritti dal prof. Mario Caligiuri, direttore del master ed accademico, che per primo ha dimostrato nel nostro paese la validità di un approccio scientifico, universitario e sistematico all’intelligence. Con un occhio di riguardo per la sua regione, nella quale ha ricoperto in varie vesti ed in differenti periodi anche ruoli politici ed amministrativi, egli ha sviscerato e sta sviscerando ogni singolo aspetto della (nuova?) disciplina universitaria in relazione ad ogni materia delle scienze sociali, senza trascurare la modernità, la contemporaneità e le insidie del cybercrime e del cyberterrorismo. Non a caso, la necessità di conformarsi ai tempi moderni, di velocizzare e meglio veicolare le informazioni attraverso il web hanno trovato anche espressione in una rivista on-line, curata dall’Ateneo e denominata IntelligenceLab.

Insomma, l’intelligence – che è un termine intraducibile in italiano – è una disciplina aperta e fruibile a tutti e, almeno come metodo, tutti dovrebbero accrescere la loro consapevolezza al riguardo.

Europeanaffairs.media ha sempre avuto a cuore l’argomento intelligence, specie per gli aspetti strategici e geopolitici ad esso contigui e con esso interdipendenti. La nostra speranza è quella di far comprendere, con queste poche righe, che un mondo costituito da persone più consapevoli, senza riserve e con il desiderio di approfondire anche tematiche spesso più ostiche o meno frequenti nella vita di tutti i giorni, può essere un mondo più sicuro.

Lo studio dell’intelligence – senza riserve e senza cercare ovunque complotti e macchinazioni – se condotto con un approccio interdisciplinare (in cui la psicologia, l’informatica, il diritto, l’ingegneria, la geopolitica e la religione, e non solo, si intrecciano) può contribuire a creare un mondo migliore. E’ non è sterile romanticismo. Basta leggere i giornali per capire quanto la sicurezza sia un bene sempre più prezioso, di cui tutti hanno fame e sete. 

Cominciamo dall’Italia.

Focus sull’Estonia: Capitolo 3

EUROPA/POLITICA/Varie di

Le celebrazioni del 60° anniversario della fondazione dell’UE ci danno l’oportunità di parlare nuovamente dell’Estonia – come abbiamo promesso in precedenza – da un punto di vista europeo.

Come abbiamo già detto, l’Estonia deterrà la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea nella seconda metà del 2017, a partire da luglio, ereditando qesto compito da Malta. Questo significa che l’Estonia sarà responsabile della definizione delle posizioni del Consiglio, dovendo tenere contestualmente conto degli interessi degli Stati membri e rimanendo neutrale.

L’Estonia agirà in qualità di primo Stato del suo “trio” , in partnership nel 2018, con la Bulgaria e con l’Austria. Abbiamo descritto il “trio” in altre occasioni. Questo compito europeo dell’Estonia terminerà mentre la nazione starà per festeggiare il centesimo anniversario dalla sua fondazione (in effetti, gli Estoni considerano il periodo di appartenenza all’Unione Sovietica come un’occupazione militare; e una buona parte della comunità internazionale riconosce che la loro storia, in qualità di Stato indipendente, non si è mai interrotta durante quel periodo).

c-justus lipsius ilustracka_mensiaMentre l’attività legislativa è normalmente avviata dalla Commissione europea, essa viene negoziata ed adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE, che rappresenta i governi degli Stati Membri: i singoli ministri nazionali di ciascun paese si incontrano presso il Consiglio per prendere decisioni a livello politico. La regola più importante è che gli incontri sono presieduti dal Ministro appartenente allo Stato che detiene la Presidenza, e che tale procedura funziona anche a livello di gruppi strategici e di sottogruppi tecnici (i così detti “corpi preparatori“).

Durante la Presidenza, l’Estonia sarà responsabile della conduzione di circa 200 gruppi di lavoro che si riuniranno sia a Bruxelles che a Tallinn, dovendo contestualmente organizzare il lavoro del Consiglio e dei suoi corpi preparatori, sviluppando gli ordini del giorno degli incontri, tentando di raggiungere posizioni condivise tra le differenti opinioni dei delegati, e presiedendo meeting e negoziati. In quanto Stato a capo del Consiglio, inoltre, l’Estonia dovrà difendere la posizione dello stesso Consiglio dinnanzi al Parlamento ed alla Commissione durante appositi negoziati.

Tutte le questioni su cui si focalizza una Presidenza  vengono sempre dal passato; tuttavia ciascuna Presidenza prova generalmente ad aggiungere qualcosa in più, qualcosa di specifico che possa essere ricordato a livello politico e legislativo.

Da fonti ufficiali, apprendiamo che la repubblica baltica si focalizzerà sui singoli mercati digitali, sull’energia, e su una più stretta integrazione con i partner dell’Est Europa. Vorrebbero anche proporre e diffondere soluzioni digitali lungo l’Unione e supportare l’IT nelle differenti politiche dell’UE (come abbiamo detto nel nostro primo intervento, l’Estonia è il paese più evoluto in Europa dal punto di vista dell’information technology).

E’ stato previsto che circa 20 incontri di altro livello si terranno in Estonia, durante il semestre (compresi quelli relativi alla gisutizia, gli affari interni, la sicurezza e la difesa). Inoltre, mentre la maggioranza degli incontri e le riunioni dei gruppi di lavoro avranno luogo a Bruxelles, l’Estonia ospiterà almeno 200 eventi diversi, di differente livello, con un numero atteso di visitatori che si aggira tra le 20mila e le 30mila unità. Così, è un fatto che questo futuro e temporaneo leader dell’Europa incrementerà la sua visibilità nei campi della cultura, dell’economia, dell’information technology, del turismo, della education e della ricerca, sostenendo nel contempo tutte le questioni di interesse, che sono importanti per il popolo estone.The Estonian Permanent Representation to EU

Organizzare la Presidenza significa anche incrementare la capcità dello Stato di dire la sua e di far affermare i propri interessi ed obiettivi in Europa e dovunque nel mondo. Il Governo ha già dichiarato che il semestre non costituirà uno sforzo valido per un’unica occasione, auspicando che il lavoro fatto, ed i relativi investimenti, possano apportare benefici a lungo termine per il Paese.

Questo lavoro strategico parte da lontano. Dal 2012, il Governo di questo paese smart e high tech ha istituito una commissione preparatoria per la Presidenza, presieduta dal Segretario di Stato, cominciando ad assumere e ad addestrare il personale necessario, ed organizzando i citati incontri ministeriali informali e gli altri eventi di alto livello.

Unitamente al Comitato per il Centenario, evento che non è formalmente connesso con la Presidenza, gli estoni hanno preparato il semestre con l’intento di risparmiare tempo, denaro e sforzi, per implementare congiuntamente un programma internazionale per far consocere l’Estonia e la cultura estone nei Paesi stranieri.

Approssimativamente 100 funzionari supporteranno lo staff già insistente presso la Rappresentanza Permanente dell’Estonia presso l’UE a Bruxelles.

Questo dimostra che questo paese altamente tecnologico e specializzato, precedentemente appartenente all’Unione Sovietica, sta giocando adesso un ruolo importante nella sua stessa storia e nelle questioni europee.

Quello che abbiamo tentato di dimostrare con questi articoli di approfondimento è che l’Estonia rappresenta un paese ormai moderno, disponibile ad ospitare istituzioni ed organizzazioni internazionali, aperto ad esperienze politche fondamentali come la Presidenza del Consiglio dell’UE e le celebrazioni del suo centenario dalla fondazione.

Nel prossimo articolo ci concentreremo sulla NATO in Estonia e sulla “NATO estone” vista dalla Russia.

Focus on Estonia: Chapter 3

Europe/Policy/Politics di

The celebrations of the 60th Anniversary of the EU foundation held in Rome during the last weekend, gives us the opportunity to talk about Estonia, as we promised in our previous articles, from an european point of view.  

As we mentioned, Estonia is holding the Presidency of the Council of the EU in the second half of 2017, starting from july, and taking over this job from Malta. This means that Estonia will be responsible for defining the Council’s positions, while taking into account the interests of all member States and remaining neutral at the same time.

Estonia will act as the first country of its &trio&, in partnership in the next 2018, with Bulgaria and Austria. We described what the &trio& in other previous occasions. This estonian &european& task will end while the country will start its centennial anniversary in the mentioned 2018 (in effects, Estonian consider the period under the Soviet Union like a military occupation; and also a good part of the international community recognizes that their history, as an indipendent State, never stopped during that period).The Estonian Permanent Representation to EU

While new legislation is normally initiated by the European Commission, it is negotiated and adopted by the Council of the European Union, which represents the governments of member states, and the European Parliament: national ministers from each country meet at Council meetings to take decisions at the political level. The most important rule is that the meetings are chaired by the Minister of the country holding the EU presidency, and this procedure also works at the strategical groups level and at the techinical subgroups level (the so called working parties).

During the presidency, Estonia will be responsible for leading the work of nearly 200 working parties in both Brussels and Tallinn, organizing the work of the Council and working parties, developing agendas for meetings, trying to achieve common positions trough the single different opinions, while chairing the meetings and negotiating. As leader of the Council, Estonia will have to face the Commission and the Parliament in negotiations.

All the issues which the Presidency will focus on comes from the past; but each Presidency generally tries to add something more, something specific that should be remembered at the political and legislative level.

From official sources, we read that the Baltic republic will focus on the single and digital markets, the energy union and the closer integration of the Eastern partners into Europe. They also want to promote and disseminate e-solutions across the Union and support the information society in EU policy areas (as we said, in our first intervention, Estonia is the most “e-educated” country in Europe).

It has been planned that approximately 20 high-level meetings will be held in Estonia, during the semester (JHA and defense/security events included). In addition, while the majority of meetings and working meetings will take place in Brussels, on the other hand, Estonia is going to host nearly 200 different events, whose scale of levels will be different, with an expected total of 20,000 to 30,000 international guests. So, it’s a fact that this future and temporary leader will increase its visibility in the fields of culture, business, information technology, tourism, education and research, raising in the meanwhile all issues which are important for Estonians.

Organizing the Presidency also means increasing the country’s capacity to have a say and assert its interests and objectives in Europe and elsewhere. The Government already declared that the semester will not be an one-off effort, but the work done and the related investments are supposed to bring long-term benefits for the country.

This strategical work starts from the past. Since 2012, the Government of this smart and high-technological country formed a commission responsible for the preparations for the presidency, chaired by the Secretary of State and started to recruit and train the necessary staff, organizing the above mentioned unofficial ministerial meetings and other high-level events.

c-justus lipsius ilustracka_mensiaTogether with the Committee of Estonia 100, which is not obviously related to the semester, they prepared the political and legislative time table of the Presidency, with the aim to earn time and save money and efforts in order to jointly implement an international programme in foreign countries to introduce Estonia and Estonian culture.

Approximately 100 officials and support staff will supplement the existing staff of the Estonian Permanent Representation to the European Union in Brussels.

This demonstrates that this IT-high-specialized country, formerly governed by the Soviet Union, is now playing an important role in its history and in all the European main issues. What we’ve tried to show in these chapters is that Estonia represents a modern country, available to host international institutions, open to new fundamental political experiences, like the Presidency and the celebrations of its centennial anniversary.

In the next chapter we will focus on the NATO in Estonia, and the “estonian NATO” seen by Russia.

Focus sull’Estonia: capitolo 2

Varie di

Come abbiamo anticipato nel nostro primo articolo sull’argomento, ci concentreremo adesso sull’evoluzione del ruolo di questo paese nelle istituzioni europee. Cominciamo dalla cosa più facile. Meglio: comminiciamo da una cosa difficilissima e molto tecnica, ma molto facile da essere spiegata ai lettori. Parliamo di eu-Lisa. L’abbiamo menzionata in qualche nostro articolo precedente, parlando della specularità tra alcune agenzie ONU ed Europee. eu-Lisa è speciale, è non ha “gemelli” nel contesto ONU.

Il suo acronimo si riferisce letteralmente all’Agenzia (A), all’Europa (eu), alla Libertà (L), alla Giustizia (la “I” o la “J” di Justitia), ed alla Sicurezza (S). Il suo nome per esteso è Agenzia Europea per i sistmi IT di larga scala nelle aree di libertà, sicurezza e giustizia.

L’agenzia ha sede in Tallinn, la graziosa capitale dell’Estonia, sin dal 2012 e fornisce supporto tecnico per gli Stati Membri e le Istitutzioni dell’UE, gestendo i sistemi IT di larga scala integrati, il cui scopo è quello di mantenere la sicurezza interna nei paesi dell’area Schengen, facilitare la materia dei visti per l’ingresso in tali paesi, e determinare quale Stato Membro debba esaminare le richieste di asilo, secondo quanto stabilito dal ben noto sistema Dublino.

L’Agenzia ha anche il compito di testare le nuove tecnologie e di realizzare un moderno e sicuro sistema di gestione delle frontiere esterne europee. Per esempio, le è stato chiesto di testare e realizzare la fase pilota (con le relative risultanze) del progetto “Frontiere intelligenti“, che è la traduzione operativa del “pacchetto Frontiere Intelligenti“: un pacchetto legislativo delineato dalla commissione e discusso dal  Consiglio dell’Unione Europea, nella sua versione Giustizia e Affari Interni. Questo “pacchetto” istituira – solo dopo una condivisa e ben condivisa procedura di co-decisione – un Sistema di Entrate e Uscite (SEU) ed un Sistema Europeo di Informazione ed Autorizzazione al Viaggio (ETIAS, secondo l’acronimo inglese European Travel Information and Authorization System). Si suppone che entrambi possano essere operativi nel 2020. Il primo dovrà assicurare la sicurezza delle frontiere tracciando tutti i movimenti dei cittadini di Stati extra-UE attraverso le frontiere esterne dell’Unione in entrambe le direzioni. Ovviamente, monitorando turisti e viaggiatori il sistema dovrebbe controllare visti, passaporti e documenti d’identità, verificando se qualcuno dei soggetti controllati è un criminale, un terrorista o sia coinvolto in qualche modo nell’immmigrazione illegale o, peggio, nel traffico di migranti. Il SEU dovrebbe effettivamente prevenire e deterrere il compimento di crimini collegati all’immigrazione, al terrorismo ed alla tratta di esseri umani. Inoltre, dovrebbe automaticamente avvisare le forze di polizia dela presenza di “overstayers“, ossia di persone che hanno superato il loro periodo massimo di permanenza nel territorio dell’Unione in base al visto precedentemente concessogli.

L’ETIAs sarà invece molto simile all’americano ESTA e dovrebbe istitutire una sorta di prenotazione per ottenere il permesso a viaggiare verso l’europa. L’entrata in funzione di tale sistema comporterà la necessità di modificare il vigente Codice Frontiere Schengen. Ma, ovviamente, determinerà un incremento della prevenzione e del perseguimento dei reati sempre connessi alle frontiere ed alla sicurezza interna. Di sicuro coloro che saranno sospettati di essere riminali o terroristi non verranno autorizzati ad entrare nell’UE.

Riteniamo che la presenza di eu-Lisa in Estonia sia motivo di orgoglio per questa nazione evoluta, smart, e risoluta.

L’Agenzia è dotata di un Consiglio di Amministrazione che si riunisce due volte all’anno ed in cui tutto gli Stati Memembri sono egualamente rappresentati, e si avvale di alcuni gruppi di consulenza, costituiti da esperti sia nelle materie IT che in quele relative al settore Giustizia e Affari Interni (GAI). Essa gestisce i tre principali sistemi (o banche dati) GAI: il Sistema di Informazione Schengen, Il Sistema di Informazione sui Visti ed il sistema Eurodac (il ci principale obiettivo è quello di raccogliere ed analizzare le impronte digitali dei richiedenti asilo nell’UE).

Ovviamente l’Agenzia studia il modo di rendere l’Europa più sicura, da un punto di vista meramente tecnico, ma non ha poteri legislativi o cogenti. Coopera con i singoli Stati membri e con le Istituzioni europei – nel settore GAI – agendo come un consulente ed un consigliere altamente specalizzato e molto qualificato.

L’Agenzia è anche parte della rete delle Agenzie europee GAI che, una volta all’anno, organizzanoun incontro congiunto tra i loro leader per scambiare infromazioni metodologiche, buone prassi ed addestramento. Il Presidente del network è scelto a rotazione tra i Direttori delle singole agenzie e la sua carica dura un anno. L’Agenzia che detiene la presidenza ha il compito di organizzare presso la citta in cui ha sede il meeting. Tutte le Agenzie, dopo l’incontro, approvano e distribuiscono un documento congiunto recante le loro conclusioni, il cui scopo è sempre quello di rendere le loro policy e le loro azioni più coerenti, sempre meno accavallate e meglio collegate.

eu-Lisa e Tallinn hanno avuto il compito di organizzare questo incontro nel 2015. Un’altra ragione per guardare all’Estonia come un partner ed un attore chiave nell’UE, che sta incrementando anche il suo ruolo nell’assetto generale della sicurezza in Europa.     

Focus on Estonia: chapter 2

Tech & Cyber di

As we mentioned in our previous and first article on Estonia, we are now going to concentrate on its evolution in the EU institutions context. Let’s start from something easy to be told. Better: let’s start from something very difficult and technical, but very easy to be explained to readers. Let’s talk about eu-LISA. We mentioned this agency in some of our previous articles last year, speaking about the specularity between UN Agencies and EU ones. eu-Lisa is special, and has no twins in the UN context.

downloadIts acronym refers literally to eu (of course, Europe), L(iberty), I (“I” or “J” mean the same: is the first letter for Justice), S(ecurity), A(gency). The extended name is European Agency for the operational management of large-scale IT Systems in the area of freedom, security and justice.

The Agency is settled in Tallinn, the pretty Estonia’s capital, since 2012, and provides technological support for EU Member States and Institutions, managing the large-scale integrated IT systems whose aims are to maintain internal security in the Schengen countries, to enable Schengen countries to exchange visa data and to determine which EU country is responsible for examining a particular asylum application, according to the well known Dublin system.

The Agency is also in charge to test new technologies to put in place a modern and secure border management system in the EU. For example, it was tasked to put in place and start the testing and follow-up phases of the “Smart Borders” project, the operational step of the “Smart Borders package” drawn by the European Commission, and discussed by the Council of the European Union, in its Justice and Home Affairs modality. This “package” will institute – only after an agreed and well-concluded co-legislation process – an Entry-Exit System (EES) and an European Travel Information and Authorisation System (ETIAS). Both of them are supposed to start in 2020. The first one will ensure border security tracing all the movements of third countries citizens through the external borders of the Union in both directions. Of course, monitoring the flow of tourists and travellers, the system should check visas, passports, ID documents, verifying if any of the checked persons are criminals, terrorists, or involved in some way in illegal immigration or, worst, in migrant smuggling. This EES should in effects prevent and deter crimes related to immigration, terrorism, and human trafficking. In addition, it should automatically alert the law enforcement agencies about the so called “overstayers”, people who exceeded the maximum period of their stay within the EU borders, according to their visa.

The ETIAS will be very similar to the American ESTA, and is instituting a sort of reservation for achieving a permission to travel to Europe. The entrance of this system in the EU legislation environment is meaning that the Schengen Border Code must be changed. But, of course, it will increase the prevention and the prosecution of crimes involving borders and internal security. That’s sure: people suspected to be criminals or terrorists will not be allowed to enter the Union.download (1)

We think that eu-LISA presence in Estonia is a source of pride for this evoluted, smart and resolute country.

The Agency has a management board that meets twice a year and in which all Member States are equally represented, and uses some advisory groups, made of technicians and experts in both the IT and JHA issues. It manages the 3 main JHA systems and databases: the Schengen Information System, the Visa Information System and the Eurodac (whose main task is to collect and examine the fingerprints of people asking for asylum in the EU).

Of course, the Agency studies the way to make Europe safer, from a technical point of view, but has no legislative or cogent powers. It cooperates with single Member States and all the European Institutions – in the JHA area – aging as a high specialized and very qualified consultant and advisor.

 

The Agency is also part of the network of the JHA Agency which, once a year, organize a joint meeting of their key representatives, in order to exchange methodological information, best practices and training. The network chair is rotational and is chosen from all the agencies Directors for one year. The agency which holds the presidency of the network is also in charge to host the meeting in the country in which is settled in. All the Agencies, after the meeting, approve and disseminate a document containing their joint conclusions, whose aim is to make their policies and actions more coherent, deconflicted, and better linked.

eu-Lisa and Tallinn were in charge of this in 2015. Another reason to look to Estonia as a key partner and actor in the EU, which is increasing its role in the european security framework.

Our next step will be a focus on the upcoming Estonian Presidency of the Council of the EU.     

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Domenico Martinelli
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