Il confronto tra Bruxelles e le grandi piattaforme tecnologiche sta entrando in una nuova fase. Google ha contestato due decisioni europee che puntano ad ampliare l’accesso dei concorrenti ad alcuni asset legati ai motori di ricerca e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Al centro della disputa non c’è soltanto la concorrenza tra piattaforme. La questione riguarda sempre più direttamente l’accesso ai dati, diventati una delle principali risorse strategiche dell’economia dell’AI.
Per le istituzioni europee, una maggiore apertura può ridurre le barriere all’ingresso e permettere alle imprese più piccole di competere con gruppi che dispongono di enormi quantità di informazioni e infrastrutture digitali. Le grandi piattaforme sottolineano invece i rischi collegati alla proprietà intellettuale, alla sicurezza e agli investimenti effettuati per costruire questi sistemi.
Il confronto anticipa probabilmente una delle principali battaglie della politica digitale europea dei prossimi anni.
Dopo aver regolato piattaforme e mercati digitali, Bruxelles deve infatti affrontare una questione ancora più complessa: stabilire le condizioni di accesso alle risorse necessarie per sviluppare l’intelligenza artificiale. Dati, capacità di calcolo e infrastrutture cloud stanno diventando elementi centrali della sovranità tecnologica europea.
