Tre giorni di incontri istituzionali, confronti con SACE e SIMEST e visite alle cooperative. Al centro della missione la proposta di una Piattaforma Industriale Cooperativa con Montevideo come hub verso il mercato sudamericano. Dello Russo: «Non delocalizzare il valore, ma internazionalizzare le competenze».

Trasformare i rapporti storici tra Italia e Uruguay in una rete economica e produttiva capace di sfruttare le opportunità aperte dal nuovo quadro commerciale tra Unione europea e MERCOSUR. È l’obiettivo della missione promossa da UN.I.COOP., che dal 2 al 4 settembre ha portato a Roma una serie di incontri istituzionali, confronti con gli organismi finanziari italiani e visite a realtà cooperative.
Al centro del progetto c’è la proposta della Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay, pensata per mettere in collegamento cooperative, imprese, territori, tecnologie e competenze. Montevideo dovrebbe assumere il ruolo di hub operativo e logistico, con una prospettiva che guarda progressivamente anche agli altri mercati dell’area MERCOSUR.
«L’apertura del mercato MERCOSUR rappresenta un’opportunità importante per il sistema produttivo italiano, ma coglierla richiede strumenti nuovi e una capacità di lavorare insieme», ha dichiarato la presidente di UN.I.COOP., Lucia Dello Russo.
L’impostazione punta ad andare oltre la tradizionale esportazione di prodotti. «Non vogliamo limitarci a esportare prodotti. Vogliamo creare le condizioni perché il nostro know-how, le nostre tecnologie, la nostra capacità di innovare e la nostra cultura produttiva possano incontrare nuovi mercati e nuovi partner», ha spiegato Dello Russo.
La formula scelta per sintetizzare il progetto è il passaggio dal Made in Italy al “Made with Italian Know-how”: mantenere in Italia ricerca, formazione, innovazione e competenze ad alto valore aggiunto, sviluppando allo stesso tempo, quando economicamente sostenibile, partnership produttive nei Paesi di destinazione.
Tre giorni tra istituzioni, cooperazione e finanza
La delegazione era composta da Ignacio Palermo, consigliere del Com.It.Es., tesoriere dell’Associazione Calabrese in Uruguay e Consultore della Regione Calabria, e Fabrizio D’Alessandro, presidente dell’ADOC – Cooperativa Professori di Lingua e Cultura Italiana, Consultore della Regione Calabria e segretario generale dell’Associazione Calabrese in Uruguay.
Il programma è iniziato il 2 settembre alla Camera dei Deputati con un incontro con Emanuele Pollio, componente del Gabinetto del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani. Il confronto ha riguardato le prospettive dell’interscambio tra Italia e Uruguay e le possibili iniziative da sviluppare nel più ampio contesto del MERCOSUR.
La delegazione ha quindi visitato la Cooperativa Agri Iuvenia, impegnata nelle produzioni vitivinicole e nell’olio extravergine di oliva, e la Cooperativa Agricoltura Capodarco, attiva nell’agricoltura biologica e sociale. Due esperienze indicate da UN.I.COOP. come esempi di integrazione tra produzione, territorio, competenze e dimensione sociale.
Il 3 settembre il confronto si è spostato sugli strumenti finanziari per l’internazionalizzazione. Gli incontri con SACE e SIMEST hanno approfondito le possibilità di sostegno alle imprese e alle cooperative interessate ai mercati latinoamericani, considerando non soltanto l’export, ma anche investimenti, trasferimento tecnologico, partnership e sviluppo di filiere internazionali.
La missione si è conclusa il 4 settembre con l’incontro con S.E. L’Ambasciatore dell’Uruguay in Italia Alfredo Bogliaccini. al quale è stata illustrata la proposta della Piattaforma Industriale Cooperativa. Secondo quanto riferito da UN.I.COOP., l’ambasciatore ha espresso apprezzamento per l’iniziativa e disponibilità a favorire il dialogo attraverso i canali istituzionali.
Una “quarta via” per l’internazionalizzazione
La proposta parte dalla constatazione che l’apertura dei mercati non elimina gli ostacoli che PMI e cooperative devono affrontare quando decidono di operare a migliaia di chilometri di distanza. Logistica, trasporti, procedure doganali, regole di origine, certificazioni, quote e organizzazione commerciale richiedono strutture e competenze che le realtà di minori dimensioni non sempre possiedono.
UN.I.COOP. propone quindi quella che definisce una “Quarta Via” all’internazionalizzazione: né semplice esportazione dei prodotti finiti né trasferimento all’estero delle attività produttive, ma costruzione di un sistema capace di portare sui mercati internazionali tecnologie, processi, formazione, macchinari, software e modelli organizzativi italiani.
Il progetto si articola su due canali.
Il primo, denominato Export Premium, riguarda le produzioni per le quali l’origine italiana costituisce una componente essenziale del valore: vini, oli DOP e IGP, agroalimentare di alta gamma e altre eccellenze territoriali. In questo caso produzione, certificazione e identità resterebbero saldamente legate ai territori italiani, mentre Montevideo potrebbe diventare un punto di accesso logistico e commerciale verso il mercato regionale.
Il secondo canale riguarda invece le partnership produttive e il trasferimento di know-how. Nei settori in cui distanza, logistica o caratteristiche della domanda rendono utile una produzione più vicina al mercato, potrebbero essere create collaborazioni con partner uruguaiani attraverso tecnologie, macchinari, software, protocolli produttivi e formazione italiana.
L’obiettivo dichiarato è evitare una logica di sostituzione della produzione nazionale, costruendo invece un rapporto di interdipendenza. L’Italia manterrebbe le attività a maggiore contenuto di conoscenza – ricerca, progettazione, innovazione, formazione e certificazione – mentre i partner uruguaiani metterebbero a disposizione capacità produttive, conoscenza del mercato e accesso all’area regionale.
Il ruolo del Mezzogiorno
Una parte rilevante del progetto riguarda il Mezzogiorno. Nella strategia delineata da UN.I.COOP., Calabria, Sicilia e gli altri territori meridionali dovrebbero essere considerati non soltanto come luoghi di produzione, ma come serbatoi di competenze agricole e agroalimentari, biodiversità, ricerca applicata, tecniche di trasformazione e innovazione.
«Il Mezzogiorno può avere un ruolo straordinario in questo progetto. Non soltanto come territorio di produzione, ma come luogo di conoscenza, biodiversità, innovazione e competenze», ha sottolineato Dello Russo.
La rete immaginata ha però una dimensione nazionale. Tra i primi distretti individuati figurano la Sicilia per agroalimentare e biodiversità; Umbria e Toscana per le filiere olearie DOP e IGP; Piemonte e Veneto per il vitivinicolo; Emilia-Romagna e Lombardia per meccanizzazione, packaging, automazione e tecnologie produttive. Si tratta ancora di una prima ipotesi, destinata a essere verificata attraverso la mappatura delle imprese e la selezione dei progetti.
Montevideo come hub verso il MERCOSUR
Nello schema elaborato da UN.I.COOP., Montevideo dovrebbe diventare il punto operativo della piattaforma: un hub incaricato di collegare imprese e cooperative dei due Paesi, sostenere le attività commerciali e facilitare la costruzione di partnership.
A questa struttura potrebbero affiancarsi laboratori tecnici, scientifici e formativi dedicati alla sperimentazione, alla certificazione, alla prototipazione e all’adattamento delle tecnologie alle esigenze locali. Anche cooperative miste italiane e uruguaiane potrebbero diventare strumenti operativi per realizzare singoli progetti.
UN.I.COOP. assumerebbe il ruolo di aggregatore delle realtà italiane, mentre alle istituzioni e alle rappresentanze diplomatiche spetterebbe il compito di accompagnare il dialogo con le autorità e sostenere le attività di diplomazia economica. Tra le proposte figura anche la costituzione di un Tavolo Istituzionale di Accompagnamento alla Piattaforma Industriale Cooperativa Italia-Uruguay.
Dai progetti pilota alla rete regionale
La prossima fase sarà quella della selezione. Il primo passaggio prevede una mappatura delle cooperative e delle imprese interessate, delle tecnologie disponibili, dei modelli produttivi replicabili e delle competenze esportabili.
Da questa ricognizione dovrebbero emergere tra tre e cinque progetti pilota, sui quali verificare sostenibilità economica, domanda locale, disponibilità di partner, strumenti finanziari, aspetti doganali e modalità di trasferimento delle competenze.
La sperimentazione servirà anche a definire la struttura dell’hub di Montevideo e a valutare una successiva estensione della rete agli altri Paesi del MERCOSUR.
Per le cooperative, uno dei nodi sarà la capacità di aggregarsi. L’accesso ai mercati internazionali richiede infatti continuità produttiva, organizzazione commerciale, dimensioni adeguate e condivisione di servizi specialistici, dalle procedure doganali alle certificazioni fino alla logistica.
La missione di settembre rappresenta dunque l’avvio di un percorso ancora da costruire. L’ambizione è utilizzare l’Uruguay come primo terreno di sperimentazione per un modello di internazionalizzazione che mantenga il valore nei territori italiani e, allo stesso tempo, costruisca relazioni produttive stabili in Sud America.
«Non delocalizzare il valore, ma internazionalizzare le competenze», sintetizza Dello Russo. Una formula che affida alla cooperazione il compito di trasformare il legame storico tra Italia e Uruguay in una rete economica capace di guardare all’intero MERCOSUR.
