Il vertice del Finance Track del G20 registra il cambio di passo della strategia americana condotta da Scott Bessent. Tra il veto di Pechino su singoli paragrafi e il riallineamento di Mosca, la governance finanziaria globale si ridisegna attorno al nodo della sovraccapacità manifatturiera.
Il 31 agosto e il 1° settembre 2026 i Ministri delle Finanze ed i Governatori delle Banche Centrali delle maggiori economie mondiali hanno concluso i lavori ad Asheville, Carolina del Nord senza un comunicato congiunto. La dichiarazione finale, rilasciata dalla sola presidenza statunitense, ha messo a nudo la frattura tra Washington e Pechino: il documento trasforma il tavolo multilaterale in un atto d’accusa contro il modello di sviluppo cinese, censurando le politiche industriali di sussidio e l’accumulo di surplus commerciali sistematici.
L’amministrazione americana è riuscita a saldare un fronte compatto con le economie avanzate ed emergenti per denunciare le distorsioni che minacciano la tenuta dei mercati globali. La tesi di fondo riflette la linea del Tesoro statunitense condotto da Scott Bessent: la strategia di Pechino di compensare la debolezza della domanda interna inondando i mercati esteri con esportazioni a prezzi bassi genera squilibri non più sostenibili per la tenuta manifatturiera globale.
L’architettura del documento intercetta i nodi nevralgici del commercio internazionale. Oltre alla contestazione delle “pratiche non di mercato”, il testo sollecita i Paesi con surplus commerciali persistenti a riorientare la propria crescita verso i consumi interni, riducendo la dipendenza dal canale estero. In parallelo, la presidenza americana ha esteso il perimetro della sicurezza economica alla tutela delle catene di fornitura critiche — dai prodotti agricoli ai minerali essenziali —, chiedendo la fine delle restrizioni arbitrarie all’esportazione e la garanzia della libera navigazione lungo le rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz.
Il perimetro del G20 si sposta così dalla semplice sorveglianza macroeconomica a un confronto diretto sulle regole del gioco industriale. Questa tensione proietta le sue ombre sul vertice dei Leader previsti a Miami per il 14 e 15 dicembre 2026, lasciando alla futura presidenza britannica l’onere di tradurre un’intesa politica in vincoli normativi per scongiurare la paralisi del forum.
Le obiezioni di Pechino ai paragrafi 4, 10, 11 e 13 della dichiarazione
L’opposizione della delegazione cinese si è formalizzata con una presa di distanza netta dai punti più politicizzati del testo. Al paragrafo 4, relativo all’impatto dei conflitti sulle filiere produttive, Pechino ha respinto la lettura americana che attribuisce le turbolenze ad attori statali sgraditi a Washington, chiedendo un’analisi neutrale sulle sanzioni unilaterali.
Sui paragrafi 10 e 11, cuore dell’attacco al proprio modello economico, la Cina ha contestato l’uso del concetto di “politiche non di mercato” e la condanna dei surplus commerciali. Beijing sostiene che la propria forza esportatrice derivi da una superiore efficienza industriale, rigettando l’accusa di creare dipendenze dannose e imputando a Washington mire protezionistiche.
Infine, sul paragrafo 13, focalizzato sui minerali critici, i delegati cinesi hanno riaffermato la sovranità nazionale sulla gestione delle risorse strategiche, rifiutando ingerenze sui controlli al commercio estero disposti per ragioni di sicurezza.
Oltre l’asse USA-Cina: l’equidistanza strategica dell’Europa
I ministri delle finanze europei hanno reagito con forte critica alla presenza del ministro russo Anton Siluanov al G20 di Asheville — prima partecipazione di persona a un G20 dall’inizio della guerra nel 2022.
Il ministro tedesco Lars Klingbeil ha definito l’invito «un segnale preoccupante», motivando il rifiuto delle delegazioni UE di posare nella tradizionale foto di famiglia.
Sul fronte commerciale, pur individuando in Pechino la fonte prioritaria degli squilibri — con un surplus manifatturiero verso l’Unione che ha toccato il record di 360,6 miliardi di euro —, l’Europa cerca una via intermedia. Il Commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha ricordato che anche Stati Uniti ed UE devono fare la propria parte per riequilibrare i mercati, mentre il Regno Unito ha confermato la volontà di preservare un canale commerciale pragmatico con la Cina.
Oltre la spaccatura di Asheville: la fine dell’illusione della convergenza
Lo strappo in Carolina del Nord segna il punto di non ritorno per la governance economica globale. La mancata adozione di un testo congiunto ad Asheville rappresenta il quinto anno consecutivo di paralisi negoziale: dal 2022 la formula del Chair’s Statement è diventata la norma per prendere atto di divergenze insanabili. Se però fino a ieri i veti riguardavano le clausole geopolitiche e belliche, la rottura di oggi colpisce direttamente la struttura della politica industriale.
L’isolamento di Pechino dimostra la capacità degli Stati Uniti di compattare una maggioranza attorno al nodo del surplus manifatturiero, ma l’assenza di un documento unanime certifica l’impossibilità di governare i mercati per meri atti d’accusa. Il Finance Track entra così in un’era in cui la stabilità globale non si misurerà più soltanto sulla convergenza delle banche centrali, ma sulla capacità di gestire la de-globalizzazione governata ed evitare che la competizione economica sfoci in un protezionismo incontrollato.
Anna Sola
