Il direttore esecutivo ad interim del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP), Carl Skau, interverrà il 25 agosto a New York durante il dibattito aperto di alto livello del Consiglio di Sicurezza dedicato al rapporto tra conflitti e sicurezza alimentare. Alla riunione parteciperà anche il segretario generale dell’ONU, António Guterres.
Il confronto, intitolato “Food under fire: the Security Council’s role in mitigating global and local food crises”, sarà incentrato sulle misure necessarie per rafforzare l’applicazione della Risoluzione 2417, approvata nel 2018. Il provvedimento condanna l’uso della fame come metodo di guerra e riconosce il legame diretto tra conflitti armati e insicurezza alimentare.
Al centro del dibattito ci sarà la necessità di migliorare la risposta internazionale alle crisi alimentari provocate dalle guerre, soprattutto quando le conseguenze si estendono ben oltre le aree direttamente interessate dalle ostilità. L’interruzione delle catene di approvvigionamento, l’aumento dei prezzi e le difficoltà incontrate dalle operazioni umanitarie possono infatti coinvolgere Paesi e popolazioni lontani dai fronti.
Secondo il WFP, i conflitti rappresentano ancora la principale causa dell’insicurezza alimentare acuta nel mondo. Le guerre in Medio Oriente e in Ucraina, insieme alle crescenti preoccupazioni per gli effetti di El Niño, rischiano di aggravare ulteriormente la situazione. Le tensioni incidono sui flussi energetici, sulle forniture di fertilizzanti, sulla produzione agricola, sulle rotte commerciali e sulla possibilità di portare assistenza alle comunità più vulnerabili.
Skau arriverà a New York dopo una visita in Somalia, uno dei Paesi nei quali l’emergenza appare più grave. Circa sei milioni di persone, pari a un terzo della popolazione, affrontano condizioni di fame acuta o ancora più severe. Quasi due milioni si trovano già a livelli di emergenza.
Nel Paese africano gli effetti dei conflitti si sommano alla siccità, agli sfollamenti, alla riduzione degli aiuti umanitari e all’aumento dei prezzi degli alimenti e del carburante. La disponibilità di risorse resta tuttavia fortemente insufficiente: il WFP riferisce di poter sostenere appena una persona ogni dieci tra quelle che avrebbero bisogno di assistenza. Milioni di somali rimangono così esposti alla fame e alla malnutrizione.
Il quadro illustrato dalla Somalia riflette una crisi più ampia, osservata da Skau anche durante le recenti visite alle operazioni del Programma alimentare mondiale in Afghanistan, Ucraina, Libano, Palestina, Sudan, El Salvador, Guatemala, Etiopia, Uganda e Repubblica Democratica del Congo.
L’intervento al Consiglio di Sicurezza servirà quindi a richiamare la comunità internazionale alle proprie responsabilità. Per il WFP, proteggere l’accesso al cibo e garantire la continuità delle operazioni umanitarie non rappresentano soltanto obiettivi assistenziali, ma elementi essenziali per contenere l’instabilità e impedire che le guerre producano nuove crisi su scala globale.
