Protect Aid Workers: l’UE rafforza la protezione degli operatori umanitari

La portata della sofferenza umanitaria globale ha oggi raggiunto dei livelli allarmanti: i bisogni umanitari risultano ai massimi storici, con oltre 240 milioni di persone che necessitano di assistenza ma che, a causa degli insufficienti finanziamenti attuali, ricevono assistenza solo in meno della metà dei casi.  

Ciò è dovuto anche ai continui blocchi di accesso agli aiuti nelle aree dove le difficoltà risultano maggiori: in Sudan, dove la crisi umanitaria persiste nel provocare vittime e sfollare milioni di persone; a Gaza, dove la distruzione e la sofferenza proseguono su scala catastrofica; in Ucraina, dove la guerra non genera solo morti e feriti, ma anche l’interruzione delle catene di approvvigionamento alimentare.

A rendere ancora più complesse le già difficili attività portate avanti dagli operatori, e a mettere a dura prova il coraggio con cui si muovono in prima linea, sono le sempre più consistenti prese di mira nei loro confronti: fino ad ora, infatti, il 2026 ha visto 82 operatori morti, 39 rapiti e 97 feriti. Non si tratta di semplici incidenti, ma di una vera e propria violazione del diritto internazionale umanitario. “Ogni operatore umanitario ucciso non è solo una tragedia personale; è anche un fallimento da parte della comunità internazionale nel mantenere i suoi impegni più basilari”, affermano Kaja Kallas, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, oltre che Vicepresidente della Commissione europea, e Hadja Lahbib, Commissaria per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi.

Dal 1992, la Commissione europea coordina e finanzia l’azione umanitaria in oltre 110 paesi. L’Unione e i suoi Stati membri sono tra i principali donatori mondiali di aiuti, e l’azione umanitaria comprende settori quali l’alimentazione e la nutrizione, l’alloggio, l’assistenza sanitaria, l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’istruzione, in linea con gli obiettivi sanciti dal consenso europeo sull’aiuto umanitario: preservare la vita, prevenire e alleviare la sofferenza, contribuire a mantenere la dignità umana di fronte ai pericoli naturali e alle catastrofi provocate dall’uomo.

Tuttavia, in una realtà nella quale gli operatori diventano oggetto di minaccia e il sistema di cui fanno parte finisce per subire pressioni sempre maggiori, i soli finanziamenti non sono più sufficienti.

La crescente pericolosità di questo lavoro rende quindi necessario aumentare lo sforzo collaborativo tra gli Stati membri e creare delle forme di supporto per gli operatori umanitari. 

Ma questo non si limita a chiedere che il diritto internazionale venga rispettato: la Commissione ha infatti operato nel concreto prevedendo 3,5 milioni di euro per il programma regionale “Protect Aid Workers”, l’iniziativa istituita nel 2024 e finalizzata a sostenere lo staff umanitario che ha subito incidenti critici durante il servizio o è sotto minaccia di arresto o detenzione. Lo scopo è quello di proteggere gli operatori da ulteriori danni, sostenerne il recupero e migliorarne il benessere attraverso meccanismi di risposta rapida, fornendo supporto finanziario, misure di protezione, assistenza post-incidente e assistenza legale.

In occasione della Giornata mondiale umanitaria, il 19 agosto, Kallas e Lahbib hanno quindi evidenziato come la protezione degli operatori umanitari sia diventata una condizione essenziale per la stessa capacità dell’Unione di intervenire nelle crisi. In un contesto in cui gli attacchi contro chi porta assistenza rischiano di rendere inaccessibili proprio le aree dove il bisogno è maggiore, infatti, difendere chi presta aiuto significa anche difendere la possibilità stessa di fornirlo.


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