Il mercato nazionale cinese dei diritti di emissione continua a crescere. Alla fine di luglio, il volume complessivo degli scambi aveva superato i 930 milioni di tonnellate, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Ecologia e dell’Ambiente, Huang Runqiu.
Il dato fotografa l’espansione di uno degli strumenti centrali della strategia climatica di Pechino. Il sistema assegna alle imprese quote di emissione negoziabili: gli operatori che rimangono entro i limiti stabiliti possono vendere le proprie eccedenze, mentre quelli che li superano devono acquistare crediti sul mercato.
Durante una conferenza stampa, Huang ha spiegato che il meccanismo ha permesso alle industrie di ridurre le emissioni a costi più contenuti, incentivando gli investimenti nell’efficienza energetica e nelle tecnologie meno inquinanti.
Il mercato introduce così un prezzo per il carbonio e orienta le decisioni delle aziende verso processi produttivi più efficienti. Le imprese che riducono più rapidamente le emissioni possono ottenere un vantaggio economico, mentre gli impianti più inquinanti devono affrontare costi maggiori.
Secondo il ministro, il sistema ha già fornito un contributo significativo alla transizione verde e allo sviluppo di un’economia a basse emissioni. La sua efficacia dipenderà tuttavia dalla qualità dei dati, dalla verifica delle emissioni e dalla capacità delle autorità di ampliare gradualmente il numero dei settori coinvolti.
La crescita degli scambi conferma la volontà della Cina di affiancare agli interventi amministrativi strumenti di mercato. Pechino punta a raggiungere il picco delle emissioni di anidride carbonica prima del 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060.
Fonte: Agenzia Xinhua
