Terremoto in Colombia, decine di vittime e città in ginocchio: corsa contro il tempo per salvare i dispersi

La scossa di magnitudo 7,4 ha colpito l’ovest del Paese ed è stata avvertita fino a Ecuador e Panama. Gravi danni a Cali, Pereira, Armenia e Manizales. Crollate strutture sanitarie, aeroporti chiusi e servizi essenziali interrotti. Si mobilita la comunità internazionale.

Una violenta scossa di terremoto ha colpito la Colombia, provocando decine di vittime, numerosi feriti e danni estesi in diverse città dell’ovest del Paese. Il bilancio, ancora provvisorio, è destinato ad aggravarsi: molte persone risultano disperse e potrebbero essere rimaste intrappolate sotto le macerie degli edifici crollati.

Il sisma, di magnitudo 7,4, si è verificato nelle prime ore della mattina del 10 agosto e, secondo le informazioni diffuse dalle autorità, sarebbe durato circa quattro minuti. Un tempo interminabile per chi si trovava nelle aree maggiormente investite dal movimento tellurico. L’epicentro è stato localizzato nei pressi di San José del Palmar, in una zona rurale del dipartimento di Chocó, a circa 300 chilometri da Bogotá. L’ipocentro è stato individuato a 96 chilometri di profondità.

La scossa è stata avvertita in gran parte della Colombia e anche oltre i confini nazionali, dall’Ecuador a Panama. A Bogotá migliaia di persone si sono riversate in strada, ma le prime ricognizioni non hanno segnalato danni paragonabili a quelli registrati nelle regioni occidentali. I vigili del fuoco stanno comunque controllando gli edifici che presentano lesioni e possibili problemi strutturali.

Cali tra le città più colpite

La situazione più drammatica viene segnalata a Cali, terza città della Colombia, e nei centri di Pereira, Armenia e Manizales. Si tratta di un’area densamente popolata, nella quale vivono complessivamente circa tre milioni e mezzo di persone.

Palazzi, abitazioni e infrastrutture sono stati gravemente danneggiati. A Manizales è crollata anche la torre della cattedrale, mentre da più località arrivano notizie di interi edifici ridotti a cumuli di detriti. Le squadre di soccorso lavorano senza sosta, spesso in condizioni difficili, nella speranza di individuare segnali di vita.

A Cali l’emergenza riguarda soprattutto il sistema sanitario. Secondo le prime informazioni, una parte dell’ospedale universitario sarebbe crollata. L’ala pediatrica e il reparto di terapia intensiva risultano tra i settori maggiormente colpiti e si teme che pazienti, bambini e personale sanitario siano rimasti intrappolati.

Gravi danni sono stati segnalati anche alla Clinica Villa Salud, una delle più note strutture private della città. Il coinvolgimento di due importanti presidi ospedalieri rischia di compromettere la capacità di assistere le persone ferite proprio nel momento in cui la domanda di cure è più elevata.

Le autorità non hanno ancora fornito un bilancio definitivo. Le cifre cambiano di ora in ora, con il procedere delle operazioni di ricerca e con l’arrivo di nuove informazioni dalle località più isolate. In questa fase la priorità resta raggiungere gli edifici crollati e liberare eventuali sopravvissuti prima che trascorrano le ore decisive.

Emergenza nazionale e servizi interrotti

Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha dichiarato lo stato di emergenza per calamità naturale e ha annunciato una visita a Pereira per verificare personalmente l’andamento delle operazioni.

«Ho richiesto un rapporto dettagliato sulla situazione e sulle necessità più urgenti», ha comunicato il capo dello Stato, assicurando alle popolazioni colpite che il governo sta intervenendo. Il terremoto rappresenta il primo grande banco di prova per la nuova amministrazione, insediatasi pochi giorni prima della catastrofe.

Oltre ai crolli, l’emergenza è aggravata dalle interruzioni nelle forniture di acqua, gas ed energia elettrica. Anche le comunicazioni telefoniche risultano difficili. Le autorità hanno invitato i cittadini a utilizzare, quando possibile, i servizi di messaggistica e i social network, evitando di sovraccaricare le linee con chiamate non indispensabili.

Sono stati chiusi temporaneamente gli aeroporti di Cali, Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura. L’Aeronautica civile ha spiegato che le operazioni resteranno sospese fino al completamento delle verifiche sull’integrità delle piste, dei terminal e delle altre infrastrutture aeroportuali. La misura, necessaria per ragioni di sicurezza, rischia tuttavia di complicare l’arrivo dei soccorsi e il trasferimento dei feriti.

Un’altra preoccupazione riguarda le possibili scosse di assestamento. La popolazione è stata invitata a non rientrare negli edifici danneggiati e a seguire le indicazioni della Protezione civile. Nelle aree urbane maggiormente colpite sono in corso evacuazioni e vengono allestiti punti di raccolta per gli sfollati.

La mobilitazione internazionale

La risposta internazionale è stata immediata. El Salvador ha offerto squadre di soccorso, personale sanitario e forniture per affrontare l’emergenza. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha assicurato alla Colombia tutto il sostegno necessario, mentre messaggi di solidarietà sono arrivati anche dal presidente guatemalteco Bernardo Arévalo.

Gli Stati Uniti hanno manifestato la disponibilità a fornire assistenza attraverso il segretario di Stato Marco Rubio. Anche Israele, per mezzo del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, ha offerto il proprio sostegno.

Il presidente colombiano ha incaricato il vicepresidente José Manuel Restrepo e il ministro degli Esteri Omar Bula di coordinare la cooperazione internazionale e di organizzare la distribuzione degli aiuti destinati alle comunità colpite. Una gestione efficace sarà fondamentale per evitare sovrapposizioni e garantire che uomini, mezzi e materiali raggiungano rapidamente le zone con le necessità più urgenti.

Anche la Croce Rossa Italiana ha comunicato la propria disponibilità a intervenire. Il presidente Rosario Valastro ha inviato un messaggio al direttore esecutivo della Croce Rossa Colombiana, Juvenal Francisco Moreno Carrillo, esprimendo la vicinanza dell’organizzazione e offrendo il supporto dei volontari italiani.

«Di fronte a un’emergenza, la prima risposta è esserci», ha dichiarato Valastro. La Croce Rossa Colombiana sta coordinando le operazioni dalla propria Sala di crisi, mantenendo i contatti con le altre società nazionali del Movimento internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

La Farnesina e l’ambasciata italiana a Bogotá stanno seguendo gli sviluppi. In base alle prime verifiche comunicate dall’ambasciatore Giancarlo Curcio, al momento non risultano cittadini italiani coinvolti, ma i controlli proseguono, soprattutto nelle aree in cui le comunicazioni sono ancora instabili.

Un Paese esposto a un elevato rischio sismico

La Colombia si trova in una delle regioni geologicamente più complesse del pianeta. Sul suo territorio convergono le placche di Nazca, sudamericana e caraibica, una configurazione che espone il Paese a una frequente attività sismica. Ogni mese vengono registrati migliaia di movimenti tellurici, nella maggior parte dei casi così deboli da non essere percepiti dalla popolazione.

La memoria collettiva è ancora segnata dal terremoto del 1999, quando una scossa di magnitudo 6,2 devastò Armenia e numerosi centri dell’area del caffè, causando quasi mille vittime e lasciando decine di migliaia di persone senza casa. Nel 1983 un altro sisma colpì Popayán, provocando 287 morti e distruggendo una parte consistente del centro storico.

La nuova catastrofe arriva inoltre a circa un mese e mezzo dai terremoti che hanno duramente colpito il Venezuela, confermando la vulnerabilità di una vasta parte dell’America Latina agli eventi sismici estremi.

In Colombia, intanto, la fase più difficile è appena iniziata. Dopo la corsa per salvare chi si trova ancora sotto le macerie, sarà necessario garantire assistenza sanitaria, alloggi temporanei, acqua potabile e generi di prima necessità agli sfollati. Seguiranno la valutazione dei danni, la messa in sicurezza delle città e una ricostruzione che si annuncia lunga e complessa. Per migliaia di famiglie, però, in queste ore tutto dipende ancora dal lavoro dei soccorritori e dalla possibilità che, sotto i detriti, ci sia qualcuno da riportare in salvo.

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