L’intelligenza artificiale entra nella fase più difficile: deve dimostrare di poter generare ricavi sufficienti a sostenere gli enormi capitali impiegati per algoritmi, chip, data center e reti. Secondo Goldman Sachs, gli investimenti nel settore raggiungeranno 750 miliardi di dollari nel 2026 e supereranno i 1.600 miliardi entro cinque anni. I fatturati, però, continuano a crescere più lentamente, alimentando i timori di una bolla speculativa.
La concorrenza sta intanto comprimendo i prezzi. OpenAI ha ridotto drasticamente il costo di alcuni modelli, mentre le soluzioni cinesi conquistano quote di mercato grazie a prestazioni competitive e tariffe inferiori. Negli Stati Uniti, secondo i dati citati, la quota dei token acquistati da modelli cinesi sarebbe salita dall’11 al 46% in un anno. Se l’intelligenza artificiale diventerà una commodity, sarà sempre più difficile mantenere i margini necessari a remunerare gli investimenti.
Le aziende specializzate, come OpenAI e Anthropic, non producono ancora utili e dipendono dai capitali privati o da future quotazioni. I grandi gruppi tecnologici — Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta — dispongono invece dei ricavi generati dalle attività tradizionali, ma anche la loro liquidità risente della corsa agli investimenti. Le previsioni indicano un forte calo del flusso di cassa complessivo rispetto alla media registrata dopo la pandemia.
Il rischio è che, se l’IA resterà poco redditizia nei prossimi cinque-sette anni, le valutazioni delle aziende vengano corrette bruscamente. Le conseguenze potrebbero estendersi oltre il settore tecnologico, soprattutto con l’ingresso in Borsa delle principali società e la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale nell’economia.
Alla questione finanziaria si aggiungono gli effetti sul lavoro e sull’energia. L’automazione potrebbe ridurre il valore di alcune professioni, comprimere i salari e diminuire il gettito fiscale. Allo stesso tempo, la crescita delle infrastrutture digitali richiederà quantità sempre maggiori di energia. Tecnologia, occupazione e sostenibilità finanziaria stanno quindi convergendo in un unico banco di prova, dal quale dipenderà la tenuta dell’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale.
