Einstein Telescope, Italia e Germania rilanciano la candidatura congiunta: accordo tra Sardegna e Sassonia per il futuro osservatorio europeo

La corsa a ospitare Einstein Telescope entra in una nuova fase. A Nuoro, le principali istituzioni scientifiche italiane e tedesche hanno sottoscritto un Memorandum of Agreement che consolida la strategia comune tra Sardegna e Sassonia per candidarsi a ospitare la più avanzata infrastruttura europea dedicata allo studio delle onde gravitazionali.

L’intesa rappresenta il passaggio operativo di un percorso avviato nei mesi scorsi sul piano istituzionale. Dopo la dichiarazione d’intenti firmata a gennaio 2026 al Ministero dell’Università e della Ricerca, la collaborazione si estende ora direttamente agli enti che avranno il compito di progettare e sviluppare il futuro osservatorio.

A firmare il documento sono stati l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Università Tecnica di Dresda e il Karlsruhe Institute of Technology. La cerimonia si è svolta al Museo Etnografico della Sardegna, al termine di una giornata di confronto scientifico dedicata alle prospettive del progetto.

Una rete europea invece di una competizione

L’accordo conferma la volontà di sostenere una soluzione innovativa rispetto alle candidature tradizionali. La proposta prevede infatti una configurazione “a doppia L” (2L), con due interferometri installati in siti differenti: uno nell’area di Sos Enattos, in Sardegna, e il secondo in Lusazia, nella Germania orientale.

L’obiettivo è costruire un’infrastruttura distribuita, capace di sfruttare le caratteristiche geologiche particolarmente favorevoli di entrambi i territori e di ampliare le prestazioni scientifiche dell’osservatorio. Una scelta che trasforma quella che poteva apparire come una competizione tra territori in un progetto di cooperazione internazionale destinato a coinvolgere laboratori e centri di ricerca europei.

Einstein Telescope rappresenta il naturale successore degli attuali rivelatori di onde gravitazionali. Grazie a una sensibilità molto superiore agli strumenti oggi in funzione, consentirà di osservare fenomeni cosmici finora inaccessibili, dalla fusione di buchi neri e stelle di neutroni fino agli eventi più remoti della storia dell’Universo.

La Sardegna accelera sul piano delle infrastrutture

La giornata di Nuoro ha avuto anche una forte dimensione territoriale. Nel pomeriggio le iniziative si sono spostate a Lula, nel cuore dell’area mineraria di Sos Enattos, individuata come sede italiana del futuro osservatorio.

Qui è stato inaugurato il punto informativo dedicato a Einstein Telescope, pensato per accompagnare cittadini, scuole e visitatori lungo il percorso della candidatura. Poche ore dopo è stato presentato ufficialmente ET-SUnLab, il centro di ricerca destinato a supportare le attività scientifiche e tecnologiche collegate al progetto. L’avvio dei lavori è previsto nelle prossime settimane.

Per la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde questi passaggi dimostrano come il percorso non si limiti alla promozione della candidatura internazionale, ma proceda attraverso investimenti concreti sul territorio. L’obiettivo è rafforzare progressivamente l’ecosistema scientifico e tecnologico che dovrebbe ospitare una delle infrastrutture di ricerca più ambiziose mai progettate in Europa.

La ricerca come leva per innovazione e sviluppo

Secondo il presidente dell’INFN Antonio Zoccoli, il Memorandum consolida una visione condivisa che punta a offrire all’Europa la soluzione scientificamente più solida per Einstein Telescope. La configurazione con due rivelatori, sostiene, rappresenta oggi l’opzione che garantisce le migliori prospettive scientifiche e organizzative, valorizzando le competenze presenti nei diversi Paesi coinvolti.

Roberto Ragazzoni, presidente dell’INAF, ha richiamato il valore strategico della ricerca fondamentale, ricordando come lo studio delle onde gravitazionali possa generare innovazioni tecnologiche oggi difficili da prevedere, così come avvenuto in passato per molte scoperte nate dalla ricerca di base. Dall’osservazione delle fusioni di buchi neri fino alle esplosioni di kilonovae, le ricadute riguardano strumenti di precisione, calcolo ad alte prestazioni, sensoristica avanzata e nuovi sistemi di elaborazione dei dati.

Fabio Florindo, presidente dell’INGV, ha invece evidenziato il contributo delle discipline geologiche e geofisiche, indispensabili per caratterizzare siti sotterranei che richiedono livelli estremamente ridotti di rumore sismico. Proprio la stabilità geologica costituisce uno dei principali punti di forza condivisi tra Sardegna e Lusazia.

Un’alleanza che guarda oltre Einstein Telescope

Alla cerimonia hanno preso parte, oltre ai rappresentanti delle istituzioni scientifiche, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, la Segretaria di Stato del Ministero della Scienza della Sassonia Heike Graßmann, i sindaci di Nuoro, Lula e della città sassone di Ralbitz-Rosenthal. Nel corso della mattinata è stato letto anche un messaggio del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

A margine dell’evento è stato firmato un ulteriore accordo tra la Regione Sardegna e la Regione Umbria, rappresentata dalla presidente Stefania Proietti. L’intesa amplia la collaborazione su ricerca, innovazione tecnologica e sviluppo di progetti comuni, rafforzando la rete istituzionale costruita attorno alla candidatura.

Anche dalla Germania è arrivata una conferma della strategia condivisa. Il ministro sassone Sebastian Gemkow ha definito il Memorandum un passaggio decisivo per una candidatura che assume sempre più una dimensione europea, mentre Christian Stegmann e la rettrice dell’Università Tecnica di Dresda Ursula Staudinger hanno sottolineato il ruolo che il progetto potrà svolgere nello sviluppo di tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale al calcolo ad alte prestazioni, fino all’optoelettronica e ai sistemi di misura di precisione.

La scelta della sede definitiva di Einstein Telescope richiederà ancora tempo. Intanto Sardegna e Sassonia stanno costruendo qualcosa che va oltre una candidatura condivisa: un modello di cooperazione scientifica destinato a incidere sulla geografia della ricerca europea nei prossimi decenni.

Previous Story

Oltre l’asse miliatare di Pyongyang: la dipendenza economica che blocca l’escalation Nordcoreana

Next Story

Come il conflitto Usa-Iran sta dilagando nel Golfo 

GoUp