L’articolo analizza l’impiego intensivo di droni, robot terrestri e piattaforme digitali nella guerra russo-ucraina come trasformazione congiunta dello spazio operativo, dell’organizzazione militare e della sicurezza europea. La domanda di ricerca è duplice: in che modo tali sistemi ridefiniscono il fronte e la posizione del combattente umano? Quale rilievo assume questa trasformazione per le istituzioni italiane ed europee? La robotizzazione del fronte produce una diversa distribuzione della presenza umana all’interno di un’infrastruttura tecnico-militare fondata sulla sorveglianza persistente, sul comando remoto, sull’apprendimento rapido e sulla produzione di dati operativi. Più che singole piattaforme, droni e robot operano all’interno di reti integrate che connettono sensori, comunicazioni, capacità decisionali ed effettori, contribuendo alla trasformazione del campo di battaglia in uno spazio continuamente osservato, misurato e potenzialmente colpibile. Il corpus empirico è costituito da due reportage giornalistici dall’Ucraina. I dati numerici presenti in una sola fonte sono trattati come dichiarazioni riportate e restano distinti dalle grandezze accertate. Le fonti normative e istituzionali provengono da sedi ufficiali. L’analisi descrive una guerra in cui alcune esposizioni fisiche vengono ridotte, soprattutto nella logistica e nell’evacuazione dei feriti, e in cui aumenta la dipendenza da connessioni, piattaforme, sensori e catene decisionali accelerate. Parallelamente, la disponibilità di dati operativi e la rapidità dei cicli di adattamento tra fronte, produzione e innovazione tecnologica modificano il rapporto tra tempo decisionale, efficacia operativa e controllo umano.
La cornice italiana ed europea conferma la rilevanza strategica del fenomeno. L’Italia ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore dell’Ucraina, con priorità per la protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici; il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026 colloca i sistemi drone e antidrone tra le capacità prioritarie della difesa europea. La guerra dei droni assume così il valore di innovazione tattica, banco di prova della difesa europea e terreno di verifica del controllo umano significativo sull’uso della forza negli ambienti bellici digitalizzati, anticipando alcune delle trasformazioni che caratterizzano l’evoluzione della guerra contemporanea verso forme sempre più reticolari, data-driven e multidominio.
L’impiego intensivo dei droni e dei robot terrestri nella guerra russo-ucraina trasforma il fronte in uno spazio profondo, osservato e colpibile. Nei reportage utilizzati come corpus, le forze ucraine descrivono la zona prossima al fronte come una kill zone, ovvero un corridoio di circa 30 chilometri nel quale il rischio deriva dalla portata dei sistemi pilotati a distanza, dalla densità dei sensori aerei e dalla possibilità di colpire oltre la posizione nemica visibile [1]. La tradizionale distinzione tra linea del fronte e retrovia tende progressivamente a dissolversi poiché la capacità di osservazione e di ingaggio si estende ben oltre il contatto diretto tra le forze contrapposte. La guerra dei droni incide sulla logistica, sull’evacuazione sanitaria, sul rapporto tra il combattente e la macchina, sulla produzione industriale, sulla raccolta dei dati e sulla posizione dell’Europa davanti a un conflitto che coinvolge direttamente la propria sicurezza. In questa prospettiva, l’Ucraina diventa un laboratorio bellico nel quale tecnologie relativamente accessibili vengono integrate in cicli decisionali e produttivi estremamente rapidi [1][2]. Più che una semplice innovazione tecnologica, il fenomeno evidenzia l’emergere di una nuova integrazione tra sensori, piattaforme, comunicazioni e processi decisionali, nella quale il valore operativo dipende sempre più dalla capacità di connettere informazioni, decisioni ed effetti sul campo di battaglia. La delega di funzioni operative alle macchine ricolloca l’umano nel campo di battaglia. Il soldato resta esposto, e alcune attività vengono trasferite verso operatori remoti, robot terrestri, piattaforme di video-verifica, software di comando e reti di comunicazione. Questa ricollocazione può ridurre il rischio fisico in singole funzioni e può rendere il campo di battaglia più trasparente, più misurabile e più letale.
La crescente disponibilità di dati operativi e la velocità con cui essi vengono elaborati e trasformati in azione contribuiscono a comprimere i tempi decisionali, rendendo la rapidità di adattamento un fattore sempre più rilevante dell’efficacia militare. La cornice istituzionale estende il rilievo del fenomeno oltre Kyiv. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale afferma che “L’Italia sostiene la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina e contribuisce alla sua autodifesa nei confronti della Federazione russa” [3]. La disciplina italiana del 2026 sulle cessioni in favore dell’Ucraina e le conclusioni del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026 mostrano che la minaccia drone appartiene ormai al lessico normativo e strategico della sicurezza europea [4][5][6]. L’esperienza ucraina assume una rilevanza che trascende il teatro di guerra, configurandosi come un banco di prova per l’evoluzione delle future capacità militari europee, per l’adattamento delle basi industriali della difesa e per la riflessione sul ruolo dell’essere umano all’interno di sistemi bellici sempre più digitalizzati e interconnessi.
Fonti, metodo e limiti
Il materiale esaminato è costituito da due reportage di Cecilia Sala per Stories, Chora Media: La guerra dei droni – parte 1 e La guerra dei droni – parte 2 [1][2]. Si tratta di fonti giornalistiche fondate sull’osservazione diretta e su interviste a militari, produttori, operatori e soggetti collegati all’ecosistema ucraino dei droni. Esse descrivono un segmento dell’esperienza ucraina e vanno trattate come fonti qualitative, con valore documentario e narrativo. L’interesse analitico delle fonti non risiede soltanto nella descrizione degli eventi osservati, ma anche nella capacità di rappresentare le pratiche operative, le percezioni degli attori coinvolti e le modalità con cui le innovazioni tecnologiche vengono integrate nell’esperienza quotidiana del conflitto. Le cifre operative contenute nei reportage, tra cui gli incrementi percentuali della produzione, la quota di armi di produzione ucraina, l’attribuzione ai droni di una parte delle perdite russe e il numero di video caricati su piattaforme militari, sono mantenute come dichiarazioni riferite dai reportage. Esse descrivono l’autopercezione operativa ucraina e la logica organizzativa rappresentata nel materiale esaminato, entro un perimetro giornalistico [1][2]. L’obiettivo dell’analisi non è pertanto la verifica quantitativa di tali dati, bensì l’esame delle dinamiche organizzative, tecnologiche e decisionali che emergono dalla loro rappresentazione e dal loro utilizzo all’interno del sistema militare descritto dalle fonti. Per la parte normativa e istituzionale sono utilizzate fonti ufficiali: la Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, il Consiglio europeo, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa ucraino, EUR-Lex e il Parlamento europeo [3]-[10]. L’analisi mantiene il proprio perimetro sul rapporto tra sistemi tecnici, organizzazione del fronte, sicurezza europea e controllo umano significativo sull’uso della forza. Pur concentrandosi sul caso ucraino, il contributo considera tale esperienza come un osservatorio privilegiato per comprendere tendenze più ampie relative alla crescente integrazione tra tecnologie digitali, processi decisionali e impiego della forza nei conflitti contemporanei.
Delega machinica e controllo umano
Per delega machinica della funzione bellica si intende il trasferimento parziale di attività operative, logistiche, sensorie, informative o letali dal corpo umano esposto sul campo a sistemi tecnici pilotati a distanza, automatizzati o potenzialmente autonomi. La nozione include un continuum che va dal comando remoto esercitato da un operatore umano alla sperimentazione di funzioni autonome in ambienti degradati. La delega non implica necessariamente la sostituzione dell’essere umano, ma può assumere la forma di una redistribuzione delle funzioni tra uomo e macchina, nella quale alcune capacità vengono automatizzate mentre altre vengono amplificate dall’accesso a sensori, dati e strumenti di supporto decisionale. Questa distinzione è essenziale perché la maggior parte dei sistemi descritti nei due reportage resta pilotata da esseri umani, ovvero droni FPV “visuale in prima persona”, robot terrestri per il trasporto delle munizioni, veicoli per l’evacuazione dei feriti, macchine per la posa delle mine e piattaforme di video-verifica [1][2]. Il problema giuridico riguarda la progressiva distribuzione del controllo lungo una catena composta dall’operatore, dall’interfaccia, dal sensore, dalla rete, dalla piattaforma, dal comando e dall’incentivo organizzativo. Il controllo non coincide più esclusivamente con l’atto finale dell’ingaggio, ma si distribuisce lungo un processo che comprende la raccolta delle informazioni, la loro elaborazione, la selezione delle opzioni disponibili e la produzione degli effetti operativi. Il Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n. 300/2008, (UE) n. 167/2013, (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828, regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), all’art. 3, punto 1, definisce il “sistema di IA” come “un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili e che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall’input che riceve come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali” [9]. L’art. 2, par. 3, dell’AI Act delimita il campo di applicazione del regolamento rispetto ai sistemi utilizzati esclusivamente per scopi militari, di difesa o di sicurezza nazionale [9]. La disciplina europea dell’intelligenza artificiale offre dunque una definizione generale utile e lascia l’impiego militare esclusivo entro un diverso perimetro regolatorio. Sul versante politico-giuridico resta rilevante la Risoluzione del Parlamento europeo del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, 2018/2752(RSP). In quella sede il Parlamento europeo richiama il requisito del “controllo umano significativo” nell’uso della forza letale [10]. Nel caso qui esaminato, il controllo riguarda l’intera ecologia decisionale e cioè quello che il sistema rende visibile, che registra come prova, che premia, ovvero che rende operativamente ripetibile. Il controllo umano significativo non può quindi essere valutato esclusivamente in relazione alla presenza formale di un operatore, ma deve essere considerato alla luce dell’intero ambiente sociale e tecnologico entro il quale vengono generate informazioni, formulate decisioni e prodotti effetti.
Trasformazione del fronte
- Dalla linea al volume di minaccia
Nei due reportage il fronte appare come un volume di minaccia. Le fonti descrivono gli spostamenti a piedi, il distanziamento tra i soldati, le pause per ascoltare il ronzio dei droni e il maggiore rischio associato al movimento in automobile rispetto alla marcia [1]. La minaccia proviene dallo spazio aereo basso e spesso sfugge a una localizzazione anticipata. La conseguenza è che il fronte tende a perdere la propria tradizionale configurazione lineare per assumere la forma di uno spazio continuamente osservato, nel quale la vulnerabilità dipende dalla rilevabilità e dalla tracciabilità dei movimenti più che dalla prossimità fisica al nemico. Questa configurazione modifica le forme della protezione. I mezzi guidati da uomini vengono descritti come coperti da gabbie metalliche o da strutture destinate ad allontanare il punto di detonazione dal parabrezza, dall’abitacolo o dal serbatoio [1]. È una protezione rudimentale e adattiva, legata alla geometria dell’impatto più che alla blindatura convenzionale. L’effetto principale è una nuova immobilità. Il campo può apparire vuoto perché i corpi sono nascosti, dispersi o sostituiti in alcune attività da sistemi remoti. Il vuoto visibile segnala una presenza umana compressa, occultata e subordinata alla sorveglianza persistente. La distinzione tra prima linea e retrovia tende progressivamente ad attenuarsi, poiché sensori e vettori a basso costo consentono di osservare e colpire ben oltre la zona di contatto diretto tra le forze contrapposte.
2) Logistica robotizzata
La logistica è il settore in cui la sostituzione selettiva del lavoro militare appare più evidente. I reportage descrivono robot terrestri impiegati per portare munizioni e rifornimenti in profondità nella kill zone, dove il trasporto umano comporterebbe un’esposizione elevata [1]. Il principio operativo è semplice, ovvero, quando una macchina sostituisce un uomo in un compito ripetitivo ad alto rischio, la perdita potenziale si sposta dal corpo umano al sistema tecnico. La sostituzione resta parziale. Il robot deve essere progettato, alimentato, collegato, riparato e guidato. Il reportage riferisce collegamenti radio, rete cellulare e Starlink, e descrive operatori che possono lavorare a distanza dal fronte [1]. La macchina prolunga, quindi, la catena umana e la rende dipendente dalle infrastrutture di comunicazione. La resilienza della funzione logistica dipende pertanto non soltanto dalla disponibilità dei mezzi, ma anche dalla continuità delle reti di comunicazione, delle fonti energetiche e dei sistemi di supporto che ne consentono l’impiego operativo.
3) Evacuazione sanitaria
La robotizzazione può ridurre l’esposizione dei soccorritori e aumentare le possibilità di recupero dei feriti in un ambiente che rende il soccorso strutturalmente più lento. Il reportage descrive il recupero di un ufficiale gravemente ferito dopo 10 ore mediante un veicolo pilotato a distanza, presentato come l’unico mezzo in grado di raggiungerlo preservando altri soldati da una nuova esposizione [1]. L’episodio mostra insieme la funzione protettiva del robot e il deterioramento della temporalità del soccorso. La cosiddetta golden hour, cioè la prima ora dopo il ferimento, diventa difficilmente praticabile quando gli elicotteri e i mezzi dotati di equipaggio operano in una zona saturata da piccoli ordigni volanti. La macchina, quindi, riduce alcune esposizioni individuali all’interno di un ambiente complessivamente più ostile al movimento umano [1]. L’esperienza descritta suggerisce che la superiorità tecnologica non elimina necessariamente i vincoli imposti dal campo di battaglia, ma ne modifica la natura, trasferendo parte del problema dalla protezione fisica alla capacità di mantenere accesso, connessione e mobilità operativa.
4) Produzione, dati e piattaforme
Il secondo reportage collega la guerra dei droni a un mutamento culturale e organizzativo perché mostra figure provenienti dal digitale, dall’attivismo online e dall’ecosistema delle start-up assumere funzioni rilevanti nella produzione e nella gestione della guerra [2]. Questa ricostruzione giornalistica è compatibile con una fonte istituzionale ucraina poiché il Ministero della Difesa ucraino indica che Mykhailo Fedorov è stato nominato Ministro della Difesa il 14 gennaio 2026 e riporta, tra i suoi precedenti incarichi, funzioni governative nel settore della trasformazione digitale [8]. Nei reportage, la produzione dei droni risponde a tre vincoli operativi, ossia l’inferiorità numerica, la scarsità relativa di munizioni e la necessità di un rapido adattamento alle condizioni del fronte. Le cifre sulla crescita produttiva restano dichiarazioni interne al racconto e mantengono valore qualitativo [2]. La capacità bellica dipende dall’integrazione tra produzione, feedback dal fronte, aggiornamento software, correzione hardware e allocazione dei dati. L’elemento distintivo non è soltanto la disponibilità di nuove tecnologie, ma la capacità di ridurre il tempo che separa l’esperienza operativa dall’innovazione tecnica, creando cicli di apprendimento e adattamento particolarmente rapidi.
La piattaformizzazione del combattimento è uno degli elementi più significativi. Il reportage descrive un sistema nel quale i militari caricano filmati dei droni, ottengono punteggi in base ai risultati e spendono quei punti in un catalogo interno di equipaggiamenti [2]. Anche in questo caso, l’esistenza, il funzionamento e i numeri della piattaforma sono trattati come contenuto giornalistico; il dato analitico è che la violenza viene rappresentata come evidenza video, prova amministrativa e credito operativo. Questa dinamica può ridurre alcune opacità dell’approvvigionamento, perché incentiva la produzione di prove e rende più difficile occultare informazioni lungo la catena di comando. Può anche favorire una cultura dell’effetto misurabile, nella quale ciò che produce punteggio e documentazione tende a prevalere su valutazioni qualitative più difficili da formalizzare. Il controllo umano opera, dunque, dentro un’architettura che orienta incentivi, visibilità e accesso alle risorse. La piattaforma non si limita a registrare l’azione militare, ma contribuisce a strutturare il modo in cui le informazioni vengono raccolte, valutate e trasformate in decisioni operative, rendendo sempre più stretto il rapporto tra dati, apprendimento e impiego della forza.
Cornice italiana ed europea
1) Italia: autodifesa ucraina, cessioni e minaccia drone
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale afferma: “L’Italia sostiene la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina e contribuisce alla sua autodifesa nei confronti della Federazione russa” [3]. Il quadro legislativo del 2026 conferma tale impostazione. La Legge 27 febbraio 2026, n. 27, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance” (legge n. 27/2026), è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 49 del 28 febbraio 2026, ed è entrata in vigore il 1° marzo 2026 [4]. Il Testo coordinato del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante “Disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance” (decreto-legge n. 201/2025), all’art. 1, comma 1, dispone: “E’ prorogata, fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari ((e di difesa civile)), con priorità per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici, in favore delle autorità governative dell’Ucraina” [5]. La menzione espressa degli attacchi con droni e cibernetici inserisce la minaccia senza pilota e la dimensione digitale tra le ragioni della continuità del sostegno. La guerra dei droni diventa così una categoria recepita nel lessico normativo italiano della cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti. La formulazione adottata dal legislatore evidenzia inoltre come la protezione dalle minacce emergenti non riguardi esclusivamente la dimensione militare tradizionale, ma richieda un approccio integrato che coinvolga capacità tecnologiche, infrastrutture digitali e resilienza dei sistemi nazionali.
2) Cybersicurezza e Meccanismo di Tallinn
La dimensione cibernetica completa la trasformazione. Il 1° luglio 2026 il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha annunciato che l’Italia “assume la Presidenza di turno del Meccanismo di Tallinn» e che la manterrà «fino a dicembre 2026” [7]. Il comunicato qualifica il Meccanismo di Tallinn come “la principale piattaforma multilaterale di coordinamento per il sostegno alla sicurezza informatica civile dell’Ucraina” [7]. Droni, robot terrestri, comunicazioni satellitari, video, piattaforme e sicurezza informatica formano un unico ambiente operativo. La forza militare dipende dalla continuità tecnica della rete e dalla capacità di proteggere dati, infrastrutture e canali di comando. La crescente interdipendenza tra capacità cinetiche e capacità digitali suggerisce che la vulnerabilità di una rete informatica possa produrre effetti operativi comparabili a quelli derivanti dalla perdita di una piattaforma fisica, rendendo cybersicurezza e difesa sempre più difficili da separare.
3) Consiglio europeo: droni, sistemi antidrone e confini
Le Conclusioni del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026, EUCO 8/26, collocano la minaccia drone dentro la sicurezza dell’Unione europea. Il punto 41 afferma che, “con la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina che continua a costituire una sfida esistenziale per l’Unione europea, la prontezza dell’Europa alla difesa deve essere potenziata in modo decisivo entro il 2030” [6]. Con riferimento ai confini dell’Unione europea, il punto 42 di EUCO 8/26 afferma che l’Unione europea “condanna fermamente il grave incidente, verificatosi il 29 maggio 2026, in cui un drone russo che trasportava esplosivi è precipitato su un edificio residenziale in Romania” [6]. Il punto 45, lett. b), richiama i progressi nei settori prioritari in materia di capacità e menziona espressamente i “progetti nel settore dei sistemi drone e antidrone”, le “capacità in materia di allerta precoce, di difesa aerea e di attacco in profondità di precisione” [6]. Il riferimento simultaneo ai sistemi drone, antidrone, allerta precoce e attacco di precisione evidenzia come la sfida non riguardi una singola tecnologia, ma l’integrazione di sensori, reti, capacità decisionali ed effettori all’interno di architetture operative sempre più interconnesse. Sul fronte ucraino il drone opera come strumento tattico di sopravvivenza e interdizione. Sul piano europeo diventa una componente rilevante della prontezza difensiva, della protezione dei confini e dell’adattamento industriale. La guerra dei droni diventa così una grammatica comune tra operazioni, industria, confine e sicurezza collettiva. Il conflitto ucraino rappresenta non soltanto un banco di prova tecnologico, ma anche un acceleratore della trasformazione della difesa europea, chiamata a sviluppare nuove capacità industriali, operative e organizzative coerenti con un ambiente strategico caratterizzato da crescente digitalizzazione, interconnessione e rapidità di adattamento.
Discussione
1) Il fronte come infrastruttura fisica e informativa
Il primo risultato è spaziale. La kill zone descritta costituisce un’infrastruttura fisica e informativa nella quale movimento, rumore, visibilità e connessione diventano elementi di sopravvivenza. La tradizionale opposizione tra prima linea e retrovia perde chiarezza quando sensori e vettori a basso costo possono osservare e colpire in profondità [1][2]. Il fronte tende così a configurarsi come una rete di relazioni operative nella quale la capacità di raccogliere, trasmettere e utilizzare informazioni assume un’importanza crescente rispetto alla semplice occupazione fisica dello spazio.
2) L’umano redistribuito
Il secondo risultato riguarda l’umano. Il combattente cambia posizione. Il soldato in trincea resta vulnerabile; l’operatore remoto dipende da interfacce e connessioni; il ferito può essere raggiunto da un robot dopo tempi incompatibili con una piena tutela dell’integrità fisica; l’ingegnere entra nella catena bellica perché modifica i sistemi in base al feedback delle truppe; il decisore politico vi entra perché autorizza, finanzia e indirizza il sostegno. La guerra robotizzata è, quindi, una guerra di redistribuzione dell’umano. Il rischio viene spostato, differenziato e mediato dai sistemi tecnici. Più che una progressiva esclusione dell’uomo dal campo di battaglia, emerge una diversa articolazione delle funzioni umane, distribuite lungo una catena che comprende operatori, sviluppatori, analisti, responsabili delle reti, decisori politici e strutture industriali.
3) Il controllo umano significativo oltre l’ultimo comando
Il terzo risultato riguarda il controllo. La distinzione tra comando remoto e autonomia resta essenziale, perché il drone pilotato, il sistema autonomo e il sistema di intelligenza artificiale appartengono a categorie tecniche e giuridiche diverse. La presenza di un operatore umano va letta dentro un ambiente operativo strutturato da sensori, video, punteggi, cataloghi, priorità di comando e vincoli di connessione. Il controllo umano significativo riguarda il modo in cui l’architettura socio-tecnica seleziona i bersagli osservabili, rende premianti determinati effetti, trasforma l’uccisione in prova digitale e converte il risultato in accesso a nuove risorse [2][10]. L’ambiente tecnico orienta il controllo umano attraverso visibilità, incentivi e procedure. Ne consegue che la valutazione del controllo umano non può limitarsi all’atto finale dell’autorizzazione all’impiego della forza, ma deve estendersi all’intero processo che conduce dalla raccolta del dato alla produzione dell’effetto operativo.
4) L’ambivalenza della robotizzazione
L’ambivalenza resta il tratto dominante. I robot possono ridurre l’esposizione di chi trasporta munizioni o recupera feriti. I droni possono fornire sorveglianza e capacità di interdizione in un contesto di asimmetria numerica. Le piattaforme digitali possono ridurre alcune opacità informative. Gli stessi strumenti rendono il campo più osservabile e più letale, comprimono i tempi decisionali, incentivano condotte misurabili e distribuiscono la responsabilità lungo reti difficili da ricostruire. La stessa infrastruttura tecnologica che aumenta l’efficacia operativa accresce infatti la dipendenza da reti di comunicazione, piattaforme digitali, flussi di dati e processi di coordinamento che possono costituire, a loro volta, elementi di vulnerabilità. L’analisi sostiene una lettura sobria della robotizzazione poiché essa accresce al tempo stesso sia le capacità operative che i problemi istituzionali. L’esperienza ucraina suggerisce pertanto che la trasformazione in corso non debba essere interpretata come una semplice sostituzione tecnologica, bensì come una riconfigurazione complessiva delle relazioni tra esseri umani, sistemi tecnici, organizzazioni militari e processi decisionali.
Conclusioni
La diffusione dei droni e dei robot terrestri nella guerra russo-ucraina ridefinisce il campo di battaglia attraverso tre processi: trasformazione del fronte in una profondità sorvegliata e colpibile; ricollocazione del combattente umano entro una rete di operatori remoti, macchine, piattaforme e dati; inserimento della capacità drone dentro la sicurezza europea e la politica italiana di sostegno all’autodifesa ucraina. A tali processi si accompagna una crescente integrazione tra sensori, comunicazioni, capacità decisionali ed effettori, che tende a trasformare il campo di battaglia in un ambiente operativo sempre più interconnesso e dipendente dalla gestione delle informazioni. La guerra dei droni produce una nuova architettura della forza, nella quale l’umano resta necessario e viene spostato, protetto, mediato o vincolato dai sistemi tecnici. La kill zone mostra l’aspetto spaziale della trasformazione; la logistica robotizzata l’aspetto funzionale; la piattaforma a punti l’aspetto amministrativo e informativo; la cornice istituzionale italiana ed europea l’aspetto geopolitico. Il vantaggio operativo tende a dipendere non soltanto dalla disponibilità delle piattaforme, ma dalla capacità di integrare dati, apprendimento e adattamento all’interno di cicli decisionali sempre più rapidi. Il contributo teorico della nozione di delega machinica della funzione bellica consiste nel tenere insieme droni pilotati, robot terrestri, piattaforme digitali, cicli rapidi di innovazione, autonomia potenziale e controllo umano significativo. Essa distingue i sistemi remoti dai sistemi autonomi e riconosce che il controllo umano può essere ridotto o orientato anche quando resta formalmente presente. La delega machinica descrive pertanto non soltanto un trasferimento di funzioni verso sistemi tecnici, ma anche una trasformazione delle modalità attraverso cui esseri umani e macchine cooperano nella produzione degli effetti operativi. Le implicazioni generali sono tre. In primis lo studio della guerra contemporanea deve trattare il fronte come infrastruttura fisica e informativa. In secondo luogo, la valutazione del controllo umano deve estendersi all’intera catena socio-tecnica, dalla raccolta del dato alla distribuzione delle risorse. In ultimo la difesa europea dovrà affrontare congiuntamente produzione industriale, sistemi senza equipaggio, protezione cibernetica, diritto internazionale e responsabilità sull’uso della forza. A ciò si aggiunge la necessità di sviluppare capacità di apprendimento e adattamento sufficientemente rapide da operare in ambienti caratterizzati da innovazione continua, elevata interconnessione e crescente compressione dei tempi decisionali. L’Ucraina è, quindi, il teatro in cui l’impiego su larga scala dei droni rende visibile una nuova grammatica della guerra tecnologica europea. Più che l’affermazione di una singola tecnologia, essa rappresenta l’emergere di un modello di conflitto nel quale reti, dati, automazione e controllo umano interagiscono all’interno di architetture operative sempre più complesse. L’esperienza ucraina anticipa così alcune delle trasformazioni che verosimilmente caratterizzeranno l’evoluzione della difesa europea e della guerra contemporanea nei prossimi decenni. Tale evoluzione appare coerente con interpretazioni strategiche che descrivono il conflitto contemporaneo come un sistema sempre più caratterizzato dall’integrazione tra piattaforme, reti informative, processi decisionali e capacità di adattamento, nel quale il valore operativo dipende dalla connessione tra sensori, decisori ed effettori più che dalla singola piattaforma considerata isolatamente [11].
Di Claudio Caldarola e Pasquale Preziosa
Claudio Caldarola: avvocato, esperto in diritto dell’intelligenza artificiale e della regolazione europea dell’innovazione; Presidente di GP4AI – Global Professionals for Artificial Intelligence Aps-Ets.
Pasquale Preziosa: già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, professore di Geopolitica e Geostrategia, Membro esperto del Comitato Scientifico Eurispes
Riferimenti bibliografici:
- Corpus giornalistico
[1] C. Sala, La guerra dei droni – parte 1, Stories, Chora Media.
[2] C. Sala, La guerra dei droni – parte 2, Stories, Chora Media.
- Fonti normative e istituzionali
[3] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, L’Italia a sostegno dell’Ucraina, pagina istituzionale.
[4] Legge 27 febbraio 2026, n. 27, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorita’ governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonche’ per la sicurezza dei giornalisti freelance”, Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 49 del 28 febbraio 2026.
[5] Testo coordinato del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante “Disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorita’ governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonche’ per la sicurezza dei giornalisti freelance”, art. 1, Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 49 del 28 febbraio 2026.
[6] Consiglio europeo, Conclusioni del 18 e 19 giugno 2026, EUCO 8/26, punti 41, 42, 43 e 45.
[7] Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, L’Italia assume la presidenza di turno del Meccanismo di Tallinn, comunicato del 1° luglio 2026.
[8] Ministry of Defence of Ukraine, Minister of Defence of Ukraine: Mykhailo Fedorov, pagina istituzionale.
[9] Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale e modifica i regolamenti (CE) n. 300/2008, (UE) n. 167/2013, (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1139 e (UE) 2019/2144 e le direttive 2014/90/UE, (UE) 2016/797 e (UE) 2020/1828, regolamento sull’intelligenza artificiale (AI Act), art. 2, par. 3, e art. 3, punto 1, EUR-Lex.
[10] Parlamento europeo, Risoluzione del 12 settembre 2018 sui sistemi d’arma autonomi, 2018/2752(RSP).
[11] Laird, R., The Age of Chaos, in Second Line of Defense, 2026.
