Il test missilistico cinese nel Pacifico riaccende le tensioni regionali

Lunedì 6 luglio la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione ha lanciato un missile balistico da un sottomarino nucleare verso il Pacifico, in un’operazione che ha suscitato proteste e preoccupazione in tutta la regione indo pacifica anche se il missile trasportava una testata fittizia, secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Il lancio è avvenuto intorno a mezzogiorno, ora locale, dal Mar Cinese Meridionale verso il Pacifico, come parte di un addestramento definito di routine. 

 

Si tratta di un evento raro. Pechino aveva condotto l’ultimo test nel Pacifico due anni prima, nel 2024, lanciando un missile balistico intercontinentale con testata fittizia, il primo dal 1980 e, il lancio di pochi giorni fa, potrebbe essere il primo caso in cui la Cina spara un missile balistico intercontinentale nel Pacifico da un sottomarino a propulsione nucleare, sebbene questo aspetto resti da confermare con certezza. Secondo alcune ricostruzioni, il precedente più risalente di un lancio cinese da sottomarino data al 1982, quando fu utilizzato un missile JL 1.

 

Anche sul tipo di arma impiegata non c’è conferma ufficiale. Il ministero della Difesa cinese non ha fornito dettagli aggiuntivi sul lancio, né ha identificato il sottomarino, la località di partenza o il tipo di missile utilizzato. Diversi analisti statunitensi ritengono tuttavia che si tratti del JL 3. Jeffrey Lewis, direttore dell’East Asia Nonproliferation Program al Middlebury Institute of International Studies di Monterey, ha dichiarato al New York Times che l’esercito cinese ha molto probabilmente testato proprio questo modello che ha una gittata stimata superiore ai diecimila chilometri, sufficiente a raggiungere la maggior parte del pianeta, compreso il territorio continentale degli Stati Uniti.

 

La risposta dei governi del Pacifico non si è fatta attendere. La ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha definito il test “destabilizzante per la regione”, sottolineando che va inquadrato nel contesto di una rapida espansione militare cinese, priva della trasparenza e delle rassicurazioni sulle intenzioni che la regione si aspetterebbe. Anche la Nuova Zelanda ha espresso preoccupazione, ricordando come il test riporti alla memoria il lancio del 2024 e ribadendo che la regione non dovrebbe permettere che simili prove diventino normali o di routine.

Il Giappone ha reagito con toni altrettanto duri. Il ministero della Difesa giapponese ha espresso preoccupazione per la crescente attività militare cinese, invitando Pechino a “ripensare” i propri test missilisticiaffinché i proiettili non sorvolino il territorio nipponico né creino altri rischi per la sicurezza. È da menzionare che comunque, la Guardia costiera giapponese aveva ricevuto dalle autorità idrografiche cinesi l’informazione che l’area a sud della penisola di Kii, a Honshu, avrebbe potuto essere interessata da detriti del lancio, zona che include parte della zona economica esclusiva giapponese.

 

Anche Washington ha fatto sentire la propria voce, pur non essendo stata avvisata in anticipo come altri partner regionali. Le informazioni disponibili indicano che Giappone, Nuova Zelanda e Australia sono stati notificati preventivamente, ma non gli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che, mentre Washington lavora più che mai per prevenire la proliferazione nucleare, Pechino sta facendo l’opposto, definendo l’espansione dell’arsenale nucleare cinese rapida e opaca, motivo di grande preoccupazione per la regione e per il mondo intero. Gli Stati Uniti hanno inoltre chiesto alla Cina di impegnarsi in colloqui concreti sul controllo degli armamenti e di adottare un meccanismo di notifica regolare per tutti i lanci di missili balistici intercontinentali e spaziali, in linea con gli impegni assunti dagli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

Il ministero della Difesa cinese ha invece minimizzato la portata dell’episodio. Secondo Wang Xuemeng, portavoce della Marina, il test è stata “una parte di routine del programma annuale di addestramento militare cinese” e le nazioni interessate sarebbero state informate in anticipo. L’operazione, ha aggiunto, sarebbe avvenuta “in conformità con il diritto e la prassi internazionali, senza avere come obiettivo alcun paese o bersaglio specifico”. Infine, il portavoce del ministero degli Esteri ha auspicato che i paesi coinvolti evitino “sovrainterpretazioni”.

 

Al di là della singola prova tecnica, gli analisti concordano nel leggere l’episodio come un tassello della più ampia modernizzazione nucleare cinese. Secondo Lewis, il test segnala che la modernizzazione delle forze nucleari cinesi è entrata in una nuova fase. Lyle Morris, senior fellow presso l’Asia Society Policy Institute, ha osservato che il lancio rappresenta il primo caso pubblicamente riconosciuto di test con testata fittizia condotto da un sottomarino nucleare balistico cinese capace di raggiungere una distanza così ampia nel Pacifico, un segnale rivolto agli Stati Uniti: il deterrente nucleare di Pechino non è più basato esclusivamente su missili terrestri.

 

Questo episodio conferma che Cina la dispone di una flotta di sei sottomarini lanciamissili balistici e cinquantanove sottomarini d’attacco a propulsione nucleare. Questi sono numeri destinati probabilmente a crescere, in un quadro regionale nel quale la componente sottomarina della triade nucleare cinese appare sempre più centrale, e nel quale la scarsa trasparenza di Pechino resta il principale motivo di allarme per i governi del Pacifico.

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