L’8 giugno 2026, nell’ambito del V Forum Machiavelli Difesa promosso dalla Fondazione Machiavelli, il panel “Dominio e difesa aerea: superiorità multi-dominio nell’era della saturazione” ha offerto una riflessione sull’evoluzione della difesa aerea e missilistica. Il punto emerso dall’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea (SA)Antonio Conserva, e dal successivo confronto con industria e mondo operativo, è che la superiorità aerea non può più essere interpretata come disponibilità di singole piattaforme pregiate, ma come capacità di integrare sensori, comando e controllo, effettori, resilienza industriale e protezione del sistema Paese.
In apertura, il Generale di SA Conserva ha richiamato una percezione diffusa: l’idea che il potere aerospaziale abbia perso centralità a causa della proliferazione di UAV, armamento ipersonico, minacce cyber e sistemi a basso costo. Secondo il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, tale lettura è solo parzialmente corretta. Il mezzo aerospaziale non ha mai risolto da solo una crisi nella sua interezza, ma conserva caratteristiche decisive, quali velocità, ubiquità e capacità di reazione immediata. Ciò che muta non è il valore del potere aerospaziale, ma il contesto in cui esso deve essere esercitato.
A tal proposito, il relatore ha distinto due famiglie di minacce: quelle high-tech, tra cui i sistemi ipersonici, e quelle low-cost, disponibili anche ad attori non statuali. La novità non risiede solo nella tecnologia, ma nel rapporto tra costo, quantità e capacità di saturazione. Se una minaccia obbliga a impiegare effettori da milioni di euro, la difesa rischia di perdere la guerra economica prima ancora di quella militare. Da qui discende la necessità di sviluppare effettori sostenibili, capacità counter-UAS, sensori terrestri e spaziali, e architetture capaci di classificare e prioritizzare le minacce in tempi compressi.
In tale quadro, il Comando e Controllo diventa il vero centro di gravità della difesa aerea. Secondo il Generale di SA Conserva, non basta raccogliere dati: occorre trasformarli in informazioni utilizzabili dal decisore, ossia in actionable intelligence. Sensori persistenti, algoritmi di intelligenza artificiale, reti resilienti e condivisione del dato costituiscono la condizione per passare da una difesa lineare a una architettura reticolare, definibile come kill web. Parallelamente, l’impiego di sistemi d’arma capaci di colpire a grande distanza rende obsoleto il concetto di “base sicura”: infrastrutture critiche, energia, reti digitali e popolazione rientrano ormai nella stessa equazione strategica.
Muovendo da tali premesse, il Generale di Corpo d’Armata (aus.)Francesco Diella ha introdotto la tavola rotonda richiamando il binomio qualità-quantità. Dopo una fase storica occidentale dominata dalla qualità tecnologica, dalla precisione e dall’elettronicaavanzata, la democratizzazione della tecnologia impone oggi una sintesi diversa, nella quale qualità e quantità devono essere considerate insieme.
Giuseppe Cossiga, Presidente di MBDA e AIAD, ha sottolineato che le guerre recenti hanno dimostrato l’insufficiente preparazione dei sistemi occidentali rispetto alla velocità di adattamento del campo di battaglia. Secondo Cossiga, il problema non riguarda solo la disponibilità di nuove capacità, ma la coesistenza tra sistemi legacy e moderni, nonché la lentezza dei processi europei di produzione, innovazione e acquisizione. Il confronto con l’Ucraina è indicativo: laddove Kiev riesce a mettere in campo soluzioni in poche settimane, i sistemi nazionali ed europei faticano a comprimere i tempi decisionali, industriali e amministrativi.
In continuità, Alessandro Ercolani, Amministratore Delegato di Rheinmetall Italia, ha letto il conflitto ucraino su tre livelli: convenzionale, tecnologico e dottrinale. Nel primo si osserva l’impiego di sistemi legacy; nel secondo emergono satelliti, intelligenza artificiale, dati e nuove tecnologie; nel terzo si misura il ritorno della massa, della produzione e dell’adattamento rapido. Secondo Ercolani, ragionare in termini di qualità e quantità richiede un cambio di approccio: aumentare i ratei produttivi, ma anche guardare a campi di battaglia futuri.
Sul versante delle piattaforme, Cristiano Montrucchio, Direttore Operativo di CSFE Eurofighter, ha richiamato il ruolo dell’Eurofighter Typhoon nella difesa dello spazio aereo nazionale. Citando l’espressione secondo cui “la pace si difende dall’alto”, Montrucchio ha ricordato che la sicurezza 24/7 dello spazio aereo italiano è spesso data per scontata, pur essendo garantita da una combinazione complessa di velivoli, supporto logistico, manutenzione, addestramento e capacità industriale. L’Eurofighternon può essere trasformato in un velivolo di quinta o sesta generazione, ma può rimanere rilevante attraverso aggiornamenti avionici, sensoristici, RADAR e capacità counter-UAS. In tale ottica, il progetto Theseus è stato presentato come iniziativa volta ad accelerare l’integrazione di nuove capacità e a fare del Typhoon un ponte tecnologico verso i sistemi di generazione successiva.
Dal punto di vista operativo, il Group Captain Mark Robertson della Royal Air Force ha posto l’accento sul valore del tempo. Secondo Robertson, early warning sensing e persistent tracking consentono di mitigare il rischio di sorpresa, costruire una Recognized Air Picture o Joint Environment Picture affidabile e scegliere il giusto effettore nel momento più idoneo. L’integrazionetra centri di comando e controllo, information sharing e caratterizzazione tempestiva della minaccia è essenziale per massimizzare l’efficacia dell’ingaggio ed evitare lo spreco di risorse pregiate contro minacce marginali.
Guardando al futuro, Cossiga ha indicato nel modello israeliano di difesa stratificata un riferimento utile, pur con limiti di scalabilità rispetto al contesto europeo. La difesa del futuro dovrà combinare satelliti, sensori a lungo raggio, RADAR, intercettori differenziati, sistemi C2 e capacità di prioritizzazione. Tuttavia, secondo Cossiga, l’Europa resta carente in segmenti cruciali, dalla scoperta spaziale dei lanci balistici agli intercettori e ai ratei produttivi. Ercolani ha aggiunto che la direttrice spaziale sarà imprescindibile, così come lo sviluppo di sistemi mobili e multi-strato.
Infine, Robertson ha ricondotto la discussione alla resilienza delle forze, delle infrastrutture e della società. Anche sistemi di difesa aerea molto efficaci non garantiscono l’intercettazione di ogni minaccia. Per questo, la difesa passiva – concealment, camouflage, deception, decoy, dispersione e continuità operativa – non costituisce un retaggio del passato, ma parte integrante della difesa aerea moderna. La vera domanda non è soltanto cosa intercettare, ma quali funzioni essenziali debbano continuare a operare anche dopo un impatto non evitato.
Quanto ai takeaway strategici sulle sfide future, la saturazioneobbliga anzitutto a superare il paradigma del sistema pregiato controminaccia economica. Il C2 integrato diventerà il fulcro dellasuperiorità informativa e della kill web. La difesa dovrà essere multi-strato, mobile, persistente e rigenerabile. La deterrenza dipenderàsempre più dalla capacità industriale di produrre, aggiornare e sostenere rapidamente sistemi e munizionamento. Infine, difesamilitare, infrastrutture critiche, energia, cyber e popolazione civileapparterranno alla stessa architettura di sicurezza.
In conclusione, a detta di chi scrive, la saturazione non è solo un problema tecnico, ma economico-strategico: un UAV a basso costo può non produrre effetti cinetici decisivi e, tuttavia, consumare intercettori, saturare sensori e imporre costi politici. Inoltre, la kill web rappresenta un salto concettuale rispetto alla kill chain solo se rimane resiliente alla guerra elettromagnetica, alla degradazione della connettività e alla compromissione cyber. In altri termini, la superiorità aerea del prossimo decennio sarà inseparabile dalla superiorità nello spettro elettromagnetico.
Ne deriva che il limite europeo non è soltanto capacitivo, ma anche procedurale e culturale. La competizione futura premierà chi saprà ridurre il tempo tra esigenza operativa, sviluppo, acquisizione, sperimentazione e immissione effettiva della capacità presso le unità. Per l’Italia e per l’Europa, la sfida non sarà scegliere tra alta tecnologia e massa, ma costruire una postura capace di integrare entrambe in una deterrenza credibile, sostenibile e resiliente.
Di Francesco Mitrangolo
