La notte tra il 5 e il 6 luglio ha segnato un nuovo punto di svolta nella campagna missilistica russa contro l’Ucraina. Kiev è stata investita da uno dei più imponenti attacchi aerei degli ultimi mesi, caratterizzato da un impiego coordinato di missili balistici, vettori supersonici, missili da crociera e centinaia di droni. Il dato più significativo, però, non riguarda il numero delle armi impiegate, bensì la capacità delle difese ucraine di contrastarle.
Secondo l’Aeronautica militare ucraina, Mosca ha lanciato 23 missili balistici Iskander-M e derivati del sistema S-400, sei missili Zircon e Oniks, oltre a missili da crociera e numerosi droni d’attacco. Mentre gran parte dei missili da crociera è stata intercettata, nessun missile balistico e nessuno Zircon sono stati abbattuti.
Non si tratta di un cedimento delle capacità operative della difesa aerea ucraina. Il problema è la progressiva scarsità di missili intercettori destinati ai sistemi Patriot, oggi gli unici ad aver dimostrato un’efficacia concreta contro i missili balistici russi. Quando queste munizioni diminuiscono, la protezione delle principali città si riduce drasticamente.
Mosca sembra aver adattato la propria strategia proprio a questa vulnerabilità. Le offensive combinano droni, missili da crociera e vettori balistici con l’obiettivo di saturare le difese aeree e costringere gli operatori a impiegare rapidamente le limitate risorse disponibili. Una volta esauriti gli intercettori, i missili balistici possono colpire quasi senza opposizione.
La natura stessa di queste armi rende la minaccia ancora più grave. Gli Iskander possono superare Mach 6 e seguire traiettorie che complicano l’intercettazione, mentre gli Zircon, sviluppati come missili ipersonici, riducono ulteriormente il tempo disponibile per reagire. Per la popolazione civile, tra il suono delle sirene e l’impatto possono trascorrere soltanto pochi minuti.
Il bilancio dell’attacco conferma questa realtà. Almeno 26 persone hanno perso la vita e circa cento sono rimaste ferite tra Kiev e la regione circostante. Le esplosioni hanno colpito edifici residenziali, infrastrutture civili e strutture pubbliche, costringendo i soccorritori a lavorare per ore tra le macerie.
L’episodio evidenzia un aspetto destinato a incidere sull’evoluzione del conflitto. La disponibilità di batterie Patriot è importante, ma senza un flusso costante di missili intercettori anche i sistemi più avanzati vedono diminuire rapidamente la loro efficacia. La difesa aerea, in una guerra di logoramento come quella ucraina, dipende tanto dalla tecnologia quanto dalla capacità industriale di produrre e rifornire le munizioni necessarie.
Per i Paesi occidentali la questione assume quindi una dimensione strategica. Accelerare la consegna di intercettori significa rafforzare la protezione delle città ucraine e limitare l’efficacia della crescente offensiva balistica russa. Ogni ritardo nelle forniture si traduce in una finestra operativa che Mosca sfrutta per aumentare la pressione militare e colpire obiettivi civili con conseguenze sempre più pesanti
