Il 25 giugno 2026 Hun Sen, presidente del Senato cambogiano e leader del Partito del Popolo Cambogiano (CPP), è arrivato a Pechino per una visita ufficiale di tre giorni su invito del Partito Comunista Cinese. La delegazione cambogiana, che comprende alti funzionari del Senato, dell’Assemblea Nazionale e del governo, è attesa a colloqui con il presidente Xi Jinping, con il premier Li Qiang e con Zhao Leji, presidente del Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale Popolare, che ha incontrato Hun Sen già nella prima giornata della visita ribadendo la volontà di Pechino di approfondire il coordinamento strategico e di «perseguire congiuntamente lo sviluppo e la rinascita» dei due paesi. Parallelamente alla visita diplomatica, si è recata a Pechino anche una delegazione della Camera di Commercio cambogiana che conduce una missione commerciale incentrata su infrastrutture, manifattura, agricoltura e tecnologia.
La visita si inserisce in un percorso di rafforzamento delle relazioni bilaterali che negli ultimi anni ha assunto un certo ritmo. In dicembre 2024 Hun Sen era già stato a Pechino, descrivendola come l’amico più fidato della Cambogia. Ad aprile 2026, i ministri degli esteri e della difesa di entrambi i paesi avevano inaugurato il primo dialogo strategico bilaterale nel formato “2+2”, segnalando l’estensione della cooperazione dal piano economico a quello della sicurezza. Il 2026 ricade inoltre nel trentesimo anniversario delle relazioni tra i rispettivi partiti e nel trentacinquesimo dalla prima visita di Hun Sen in Cina, circostanze che la diplomazia cambogiana ha valorizzato per inquadrare il viaggio come simbolo della continuità di un legame definito, nella retorica ufficiale, «amicizia d’acciaio». Inoltre, è prevista anche la firma di un memorandum d’intesa tra il CPP e il PCC, ulteriore segnale dello sviluppo delle relazioni inter-partitiche.
Sul piano economico, la Cina ha un certo peso in Cambogia: Pechino rimane il principale investitore straniero e il primo partner commerciale del paese basti pensare che nei soli primi cinque mesi del 2026 l’interscambio bilaterale ha raggiunto circa 9,39 miliardi di dollari, con un incremento del 22,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Per quanto riguarda le importazioni cambogiane dalla Cina, esse si attestano a circa 8,64 miliardi di dollari, a fronte di circa 753 milioni di dollari di esportazioni verso Pechino, un divario che riflette la strutturale asimmetria del rapporto.
Sullo sfondo della visita si staglia anche la questione del turismo, fondamentale per il turismo cambogiano. A partire dal 15 giugno 2026 e fino al 15 ottobre, i cittadini della Repubblica Popolare Cinese, inclusi i residenti di Hong Kong e Macao, possono entrare in Cambogia senza visto, con soggiorni fino a quattordici giorni e ingressi multipli, previa compilazione della sola e-Arrival Card digitale. Il programma, approvato dal governo cambogiano nel dicembre 2025 e inserito nel quadro dell’Anno del Turismo Cambogia-Cina 2025-2026, è pensato per rilanciare le presenze durante la stagione delle piogge, quando i flussi tendono storicamente a contrarsi. I dati disponibili mostrano che nei primi quattro mesi del 2026 sono entrati in Cambogia circa 331.000 turisti cinesi. Inoltre, le autorità cambogiane stimano che le presenze cinesi potrebbero crescere tra il 20 e il 30 per cento nel corso dell’anno in corso.
Tuttavia, le difficoltà strutturali permangono. I voli diretti tra Cina e Cambogia operano ancora a livelli inferiori di oltre il 53 per cento rispetto al 2019, una lacuna molto più pronunciata rispetto alla media delle rotte Cina-Asia sudorientale, ferma a un calo del 9 per cento. Il ripristino della connettività aerea potrebbe rivelarsi condizione altrettanto necessaria, se non più determinante, rispetto all’esenzione dal visto per garantire la tenuta del programma. Analisti regionali sottolineano inoltre che le agevolazioni di accesso non bastano da sole in un contesto di crescente concorrenza tra le destinazioni del Sud-Est asiatico: Thailandia, Malaysia e Singapore hanno già adottato misure analoghe o più ampie per attrarre il turismo cinese.
Per concludere, al di là della retorica dei «parenti e familiari» evocata dagli esperti cinesi per descrivere il rapporto bilaterale è importante far emergere anche altre voci analitiche che offrono una lettura più pragmatica. Secondo Seng Vanly, analista geopolitico di Phnom Penh, il rapporto riflette una dipendenza economica calcolata: «Phnom Penh fa affidamento sulle risorse finanziarie di Pechino, mentre Pechino cerca un partner affidabile in seno all’ASEAN». In questo senso, la visita di Hun Sen non è soltanto un atto di cortesia diplomatica, ma il rinnovo di un contratto tacito che assicura alla Cina un punto di riferimento stabile nel blocco regionale, e alla Cambogia la copertura politica e il sostegno economico necessari a perseguire i propri obiettivi di sviluppo.
