Minori e sicurezza digitale: dall’Europa ai social, la sfida è proteggere senza vietare

La grande priorità politica del momento è la tutela dei minori nell’ambiente digitale. Dall’Unione Europea al Regno Unito, istituzioni e governi stanno cercando nuove soluzioni per limitare i rischi legati all’uso delle piattaforme online, dalla dipendenza dai social alla raccolta indiscriminata dei dati personali.

Secondo Emilio Puccio, segretario generale dell’Intergruppo del Parlamento europeo sui diritti dei minori, l’Europa dispone già di una delle normative più avanzate al mondo grazie a strumenti come il Digital Services Act e l’AI Act. La vera sfida, però, non è introdurre divieti generalizzati, ma intervenire sulle funzionalità che possono avere effetti negativi sui più giovani, come gli algoritmi che incentivano un utilizzo compulsivo delle piattaforme e la profilazione commerciale dei minori. Il tema è diventato ancora più attuale dopo l’annuncio del primo ministro britannico Keir Starmer, che intende vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. Il piano prevede anche restrizioni al live streaming, limiti ai contatti con sconosciuti e persino un possibile “coprifuoco digitale” per evitare che gli adolescenti trascorrano intere notti davanti agli schermi.

Al centro del dibattito c’è un principio ormai condiviso: la responsabilità della sicurezza online deve ricadere sulle aziende che progettano e gestiscono i servizi digitali. Non sono gli utenti a dover dimostrare di essere stati danneggiati, ma le piattaforme a dover provare di aver adottato tutte le misure necessarie per proteggere i minori.

Questo approccio è già una realtà nel settore del gioco online regolamentato in Italia. I siti di casinò certificati dall’ADM, infatti, sono sottoposti a norme particolarmente severe per impedire l’accesso ai minori. La registrazione richiede procedure di identificazione dell’utente e verifiche documentali che consentono di accertare la maggiore età del giocatore. I siti autorizzati adottano inoltre sistemi di controllo che impediscono l’apertura di conti di gioco da parte di soggetti minorenni e collaborano costantemente con le autorità per contrastare fenomeni di abuso e accessi irregolari. Si tratta di un modello di responsabilità che pone l’operatore al centro della tutela dell’utente, in linea con la filosofia regolatoria promossa dall’Unione Europea.

La differenza rispetto ai circuiti illegali è sostanziale: le piattaforme prive di licenza, spesso raggiungibili attraverso canali non regolamentati, non offrono le stesse garanzie in termini di verifica dell’età, protezione dei dati e sicurezza degli utenti. Per questo motivo, il contrasto all’illegalità passa anche attraverso la promozione di ambienti digitali controllati e trasparenti.

La discussione sul rapporto tra giovani e tecnologia è destinata a proseguire e, anzi, entrerà nel vivo nei prossimi mesi anche in Italia, dove è in discussione una legge per vietare i social agli under 16. L’esperienza maturata in alcuni settori regolamentati, però, dimostra che la protezione dei minori non dipende soltanto dai divieti, ma soprattutto dalla capacità delle aziende di assumersi responsabilità concrete, adottando strumenti efficaci di prevenzione, verifica e controllo. È questa la direzione verso cui sembra muoversi anche l’Europa, che vuole costruire un mondo digitale più sicuro, in cui innovazione e tutela dei più giovani possano finalmente convivere.

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