Una scorta a cavallo e folle accuratamente coreografate con fiori e bandiere, ritratti giganti dei due presidenti e un saluto a 21 cannonate hanno accolto il presidente cinese Xi Jinping negli scorsi giorni a Pyongyang, dove non metteva piede dal 2019. Il 2026 segna il 65° anniversario del Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza tra Cina e Corea del Nord, firmato nel 1961, e la visita ha usato questa cornice simbolica per ribadire la solidità di un’alleanza che, negli ultimi anni, aveva mostrato qualche incrinatura. Si tratta anche del primo viaggio all’estero di Xi nel 2026, una scelta che segnala il peso politico attribuito a questo appuntamento.
Durante la visita sono stati firmati accordi economici e di cooperazione, senza però annunciare passi concreti sul disarmo nucleare. Xi si è limitato ad affermare che i due paesi dovrebbero rafforzare la cooperazione strategica e difendere con fermezza la rispettiva sovranità e i rispettivi interessi in materia di sicurezza, senza sollevare obiezioni sul programma atomico nordcoreano. Kim, da parte sua, ha dichiarato che Corea del Nord e Cina manterranno la loro amicizia come “il compito strategico di massima priorità”, rivendicando apertamente un arsenale per il quale il paese è sotto sanzioni ONU da vent’anni. Sul piano economico, Xi avrebbe offerto pacchetti di aiuti che includono forniture di riso e fertilizzanti, la ripresa del turismo di gruppo cinese verso la Corea del Nord e progetti economici congiunti.
Dietro agli impegni formali, tuttavia, la visita perseguiva anche un altro obiettivo: riaffermare un rapporto che negli ultimi anni si è fatto più complesso. Kim ha progressivamente rafforzato il proprio asse con la Russia, cedendo munizioni e truppe in cambio di tecnologia militare avanzata e sostegno diplomatico, e ha accelerato il programma nucleare allontanandosi dal vicino cinese. Pechino osserva questo avvicinamento con preoccupazione: una Corea del Nord sempre più integrata nell’orbita russa riduce la leva cinese sulla penisola e rischia di destabilizzare un equilibrio regionale che la Cina ha interesse a mantenere sotto controllo.
In questo contesto, la visita di Xi persegue almeno due obiettivi paralleli. Il primo è consolidare il fronte anti-Washington offrendo a Pyongyang un sostegno incrollabile, anche per contenere l’approfondirsi dei legami tra Kim e Mosca. Il secondo riguarda un possibile ruolo di mediazione: alcuni analisti ritengono che la Cina stia cercando di costruire un canale attraverso cui riaprire il dialogo tra Washington e Pyongyang, anche alla luce dei segnali di disponibilità che Trump avrebbe inviato in questa direzione. Si tratta però di un’ipotesi ancora tutta da verificare, e la Corea del Nord continua a insistere che Washington abbandoni prima la precondizione della denuclearizzazione.
Per comprendere questa postura della Cina nei confronti della Corea del Nord è fondamentale guardare ai loro rapporti come il prodotto di decenni di storia condivisa e interessi divergenti. Il loro legame si è consolidato durante la guerra di Corea (1950–1953), quando Pechino intervenne militarmente a fianco di Pyongyang contro le forze delle Nazioni Unite. Da allora, la Cina è rimasta il principale sostegno economico e diplomatico del regime nordcoreano, fungendo da scudo nei consessi internazionali. Il rapporto non è però privo di tensioni strutturali: Pechino ha più volte mostrato fastidio per le provocazioni nucleari di Kim, che complicano la strategia cinese di stabilità regionale e ne deteriorano le relazioni con Stati Uniti e alleati asiatici.
Il vertice di Pyongyang ha confermato che la Cina considera il mantenimento della propria influenza sul regime nordcoreano una priorità non negoziabile nella competizione geopolitica con gli Stati Uniti. Sia Pechino che Pyongyang sono uscite dal summit rivendicando importanti successi: la visita ha elevato lo status internazionale di Kim Jong Un e ha consolidato l’allineamento nordcoreano con la Cina. I limiti, tuttavia, restano evidenti. Il programma nucleare nordcoreano non è stato affrontato, né poteva esserlo in modo sostanziale: Kim lo considera una garanzia esistenziale del regime, e Xi non ha né la volontà né la leva sufficiente per smantellarlo. Per la Corea del Nord, la visita rappresenta un altro capitolo del suo delicato equilibrismo tra Russia e Cina, nel tentativo di ottenere benefici militari ed economici da entrambi senza dipendere eccessivamente da nessuno dei due. La vera partita si giocherà nelle settimane successive: se la mediazione cinese riuscirà a costruire un canale credibile tra Washington e Pyongyang, o se il vertice resterà, come molti dei suoi predecessori, una cerimonia di facciata senza ricadute concrete sul terreno della denuclearizzazione.
